Bersani : “il treno MdP è partito”

 

E’ arrivata l’estate, il caldo ormai si avverte in tutta pienezza, la siccità comincia a gettare le sue fosche ombre, molti i problemi che assillano gli italiani oltre l’afa incalzante.

Nel fine settimana lavorativa Pierluigi Bersani prova a gettare un po’ d’acqua, ma poi mica tanta, sul clima della politica, anch’esso piuttosto arroventato.

“Il treno è partito, è un’operazione importante, l’ultima chiamata per il centrosinistra per evitare la vittoria del centrodestra”.

 

Così Pier Luigi Bersani, parlando con i giornalisti alla Camera, parlando del neonato Mdp Articolo Uno che per la prima volta ha votato ‘No’ compatto alla Camera e al Senato, al cambiamento dei voucher, operazione che rilancia “un centrosinistra alternativo”.

“E’ ovvio che si necessita di parlare con il Pd e con il suo segretario – aggiunge l’ex leader dem – ma vorrei un patto  su un programma di netta discontinuità rispetto all’immediato trascorso e mi sia consentito dire che è difficile pensare che il testimonial del Pd  sia chi ha sostenuto in questi anni certe politiche”.

(fonte Ansa)

Bersani: un moderato rabbioso

Bersani: un moderato rabbioso

 

L’Italia ha bisogno di Movimenti e Partiti, mi auguro che i Cinque Stelle diventino questo

così Pierluigi Bersani esordisce nella puntata di ieri di Dimartedì su La7, intervistato da Giovanni Floris

E ha continuato:

Mi auguro che i Cinque Stelle  si carichino di responsabilità e di condividere queste responsabilità, che non pensino di far tutto da soli, di occhieggiare un po’ di qui un po’ di lì. Bisogna essere partiti di governo per fare i partiti oggi

La risposta è anche diretta a Di Battista che ha preceduto l’intervista di Bersani ed ha accusato il neo ArticoloUnoMdP – di cui Bersani è tra i leaders costitutori – di aver votato e continuare a votare le proposte del Pd renziano, anche dopo la scissione dal Pd

Per Bersani sarebbe distruttivo andare a votare prima del termine della legislatura ma non considera la cosa impossibile purchè la legge elettorale sia chiara anche se solleva qualche perplessità sul fatto che si dovrebbero fare le liste il 19 agosto in una situazione strabiliante che non ha precedenti

Leader…ship …

Per  Travaglio, intervenuto ad intervistare anch’egli Bersani, tutte queste formazioni politiche  che stanno nascendo non hanno alcun peso se non fosse per la presenza dei leader che stanno in piedi da soli

 Ma che alla fine per poter arrivare al governo devono scendere a compromessi e questa sarebbe l’unica alternativa credibile a Berlusconi e alla destra.

Per Bersani questa è fantapolitica ” Se vogliamo parlare di politica la mia proposta è un centrosinistra discontinuo che abbia  a cuore i temi del lavoro e dei diritti, sulla base di tre o quattro punti programmatici “ ha risposto mettendo in evidenza sanità, fisco e art.18, assicurando che non è vendicativo e non chiamerebbe mai i  5 Stelle in streaming.

Bersani è stato poi intervistato da Giannini che gli ha chiesto se per discontinuità intendesse ‘senza Renzi’

Per Bersani Renzi è il Segretario del Pd e basta ma gli parrebbe singolare che gli si potesse parlare di centrosinistra e  di Imu che venga pagata da chi ha soldi

BERSANI

Io da lontano vedo il popolo del Pd, che non è convinto delle politiche di Renzi, che non gli piace di stare nella palude, dopodiché credo che ci sia bisogno di una destra ma che sia civile. Sono un moderato rabbioso

La puntata integrale al link sottostante

Dimartedì del 6 giugno 2017

 

 

 

 

 

La questione del metodo

La questione del metodo

 

Ci piace che le cose vengano affrontate con serietà, perché di slogan e demagogia ci muore il paese  – così Pierluigi Bersani intervistato da Giannini e Pierluigi Ciocca durante la manifestazione di Fondamenta, in svolgimento a Milano

 

E a margine dell’incontro, intgerrogato dai media ha aggiunto :
“Il governo ha preso una decisione “sbagliata” sui voucher e su questo “deve stare molto attento. La cosa è seria sul piano del metodo democratico. Non mi piace fare minacce. Penso che ragioneranno. Ma avranno capito che su questo ci mettiamo di traverso”.

 

“Ho ritenuto sbagliata la decisione presa sui voucher, nel senso che non c’era bisogno di impedire i referendum – ha detto Bersani – si poteva benissimo marginalizzare all’estremo i voucher, riconducendoli alla cosa originaria e andare dagli italiani e dire: per noi va bene così, abbiamo riformato, abbiamo cambiato, diteci voi italiani se vi piace o no. Invece – ha osservato l’ex ministro dello sviluppo economico,  ministro dell’industria e commercio e ministro dei trasporti – si è sbaraccato tutto per paura del referendum. Adesso pare che si vuole intervenire con il decreto sui lavori occasionali senza neanche discutere con le forze sociali, ripristinando quello che il referendum ha cancellato. E ingannando chi ha raccolto le firme. Queste cose sono inaccettabili, prima che per il merito, per il metodo”.
La discussione in corso al Senato sulla manovra correttiva di bilancio – sostiene inoltre  la Cgil Sardegna – prevede l’introduzione di norme sul lavoro peggiorative in materia di voucher che stravolgerebbero il recente provvedimento legislativo approvato dal Parlamento ed il pronunciamento della Corte di Cassazione

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Acque agitate

Acque agitate

 

 

‘Basta con le invenzioni ad usum delphini, serve un sistema che funzioni, e non l’ennesima e pasticciata invenzione dell’ultima ora’.

Pierluigi Bersani stronca così il ‘Rosatellum’, la proposta di legge elettorale metà proporzionale e metà maggioritaria arrivata ieri dal Pd.

Gli risponde Ettore Rosato:

“La nostra proposta di legge ripercorre quello che abbiamo sempre detto ma la valutazione di Bersani è condizionata da una sorta di rancore verso Matteo Renzi e nulla ha a che fare con il merito”.

Ma Speranza (Mdp) chiude:

‘il Rosatellum non lo votiamo’.

E anche M5s è contrario:

“il Rosatellum e’ una truffa, inganna gli elettori”, dice Roberto Fico.

E slitta dal 29 maggio al 5 giugno l’approdo in aula della legge elettorale: lo ha stabilito la Conferenza dei capigruppo della Camera.

Con il Rosatellum “non si garantisce la governabilità, si lede la rappresentanza e si abbonda nei nominati. Insomma, siamo di nuovo all’eccezionalismo italico, siamo all’ennesima e pasticciata invenzione dell’ultima ora”.

Così Pier Luigi Bersani su fb stronca la proposta del Pd.

“Se ci fosse senso di responsabilità – scrive Bersani – si sentirebbe l’esigenza di presentare agli italiani ormai insofferenti un sistema che avesse già dimostrato di funzionare. Il Mattarellum davvero, oppure il tedesco, oppure il francese, oppure lo spagnolo o il portoghese o l’inglese. Qualcosa che esista insomma. Basta con le invenzioni ad usum delphini”.

“Sulla legge elettorale – evidenzia – ecco la mia personalissima opinione. Adesso che c’è il testo, nero su bianco, della proposta Pd temo che Prodi e Pisapia dovranno riconsiderare le loro pur cautissime aperture. Questa proposta non c’entra un bel nulla con il Mattarellum. Qui c’è una scheda sola, non due. Qui si allude non certo alla coalizione ma piuttosto a confuse accozzaglie a fini elettorali fra forze che il giorno dopo riprendono la loro strada”.

 

 

Bersani #cartabianca (foto)

Bersani #cartabianca (foto)

La passione è una cosa seria

Guai a chi mi tocca il rosso

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Bersani indice di gradimento

Siam mica qui a pettinar le bambole

 

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Per Bersani i ‘fondamentali‘ restano quelli: lavoro, investimenti, democrazia ed equità. Nessun paese può reggersi senza questi equilibri.

Bersani vede l’identità come un fatto negativo, tutto si consuma ed annulla, ma anche si valorizza, nel collettivo.

Socialdemocratico, con marcata tendenza a sinistra, per Bersani l’equilibrio proviene e promana dal sistema imprese. E’ a questo sistema, alle imprese,  che affida il buon andamento economico di un paese, di cui poi si gioveranno tutti.

Politicamente, l’ex Ministro e Segretario Pd, immagina un collettivo permanente, dove la cittadinanza fa rilevare i propri bisogni e/o necessità, come un feedback alle azioni economiche e di governo,  e un gruppo di dirigenti cercano di ‘miscelare‘ le ‘cause‘ per la ‘quadratura del cerchio ‘. In pratica una democrazia con un avanzato stato sociale per migliorare il capitalismo. Liberalismo sociale, deregolamentazione sono per Bersani assiomi imprescindibili ed irrinunciabili.

Per l’on.le Bersani i voucher non vanno eliminati ma il vero pericolo per la società è la destra tradizionalista, nazionalista ed identitaria, soprattutto nella leadership.

Sul Partito Democratico Pierluigi Bersani è stato chiaro: non vorrebbe scissioni ma non accetta un partito con una unica identità, soprattutto se si tratta di identità che guarda molto alla destra.

Bersani è molto popolare e piacciono molto le sue idee in favore  del sociale, incontra qualche problema nelle punte estreme del suo pensiero come appunto la deregolamentazione del sistema economico a fronte di una eccessiva regolamentazione dall’alto della società. Viene molto criticato per la poca puntualità riguardo alcuni passaggi  economici e linee politiche. Ciò dipende dal fatto che l’on.le Bersani è empirico nel pensiero e preferisce affidarsi a esempi concreti. Famose, infatti, sono le sue metafore che arrivano immediate all’immaginario collettivo ma che vanno un po’ oltre gli schemi precostituiti. In questo Pierluigi Bersani è estremamente ‘rivoluzionario’. Inoltre è un ‘buonista‘, con forti aperture e moltissima lungimiranza. Uno dei pochi politici che accetta ‘correzioni’.

Bianca Berlinguer intervista PierLuigi Bersani (Movimento Democratico e Progressista)

Per Bersani il vero pericolo di oggi è la minaccia costituita dalla nuova destra identitaria e nazionalista. E occorre tornare ai fondamentali: come si fa a dare lavoro e restituire credibilità alla democrazia. “Dobbiamo avere un progetto su quattro cose base su cui non si transige, come la protezione”, dice. E ancora: “Basta bonus, dobbiamo garantire che la sanità risponda ai bisogni dei cittadini” La necessità è quella di rivolgersi alle energie civiche: “Torniamo sui diritti del lavoro. Il lavoro è umiliato. Non va bene”. E ribadisce: “Dobbiamo fare investimenti pubblici per dare lavoro, coi tassi più bassi della storia abbiamo aumentato il debito” Sui voucher Bersani ha le idee chiare: “Paolo Gentiloni deve intervenire sui voucher prima del referendum”.

 

 

 

 

 

 

Bersani: ‘Pieno appoggio al governo ma con Renzi non c’è grande amicizia’

Pier Luigi Bersani, Photo by Eric Vandeville/Abaca/LaPresseOnly Italy

“Il governo avrà sempre il nostro sostegno, anzi stiamo procedendo anche a un minimo allargamento. Saremo interlocutori positivi”.

Esordisce così Pierluigi Bersani incontrando i cittadini di Mestre alla presetazione di Mdp

Bersani non ritiene che il distacco del gruppo di parlamentari dal Pd confluiti nel Mdp possa danneggiare l’esecutivo Gentiloni ma è pronto a incalzarlo di suggerimenti.

“Naturalmente al governo chiediamo delle cose – ha spiegato Bersani – ad esempio che il problema dei vaucher vada risolto; sulla scuola vanno messe correzioni serie le stesse che vanno inserite nella politica economica. Bisogna fare investimenti se vogliamo dare lavoro. Non lo si regala con i bonus”.

“Vogliamo che si arrivi al 2018 – ha sottolineato ancora l’ex ministro – perchè non c’è nessuna ragione di traumatizzare un Paese già pieno di problemi. Intanto bisogna preparare un’alternativa possibile a ciò che succede nel mondo che ha pensieri sovranisti, di identità, protezionisti, nazionalisti aggressivi. Non siamo fuori da questa dinamica”.

Mdp, Bersani: con Renzi non c’è mai stata intesa.

L’ex Segretario Pd, riguardo il partito ha avuto parole di disappunto

“Pretendere di riassumere il centro sinistra in un partito e il partito in un capo significa andare contro un muro”

Così l’ormai leader del nuovo Movimento Democratici Progressisti Pierluigi Bersani che parlando a Mestre ha aggiunto “sento moralmente l’esigenza di dirlo”.

Bersani ha ammesso quindi che con Renzi “non c’e’ mai stata una grande intesa. Ma bisogna chiedersi il perche’: quelli che sono venuti dopo di me, da Errani in Regione a Letta al ministero, sono diventati miei grandi amici. Come mai Renzi non lo e’ diventato? Sara’ colpa mia? Ho qualche dubbio. Per ragionare bisogna essere in due – ha aggiunto Bersani – se uno pensa di farlo da solo o in una cerchia molto stretta non riesce a scambiare veramente le opinioni”.

L’ex segretario del Pd, poi,  ha escluso di rimanere convinto dagli inviti fatti da Emiliano, per ora a Rossi e Speranza, di rientrare nel Partito Democratico. “Non vorrei – ha ironizzato – che se rientrassi io e uscisse lui. Perche’ Emiliano, a cui voglio bene, e’ un filino mobile nonostante il fisico”

Bersani ‘Quando la politica è sconfitta non è festa per nessuno’

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Pierluigi Bersani, intervista da Corrado Formigli a PiazzaPulita su La7 ha parlato del M5S, di Padoan e l’economia del paese, di Banche, del Pd attuale e di come lo immaginerebbe.

Un Bersani a tutto tondo, incalzato da Marco Damilano, direttore de L’Espresso  e Mario Giordano, direttore del Tg4.

E proprio all’indirizzo del movimento 5 stelle Bersani ha considerato :

Tutte le volte che in un paese democratico arriva una sconfitta dalla parte della politica non è festa per nessuno, diciamo

Mentre in studio arrivavano notizie riguardo l’interrogatorio di Virginia Raggi

Bisogna lavorare tutti all’aria aperta – ha continuato Bersani – questa storia di blindarsi -… ma no, siete una parte, dovete governare, dovete aprirvi, colloquiare con gli altri.

Bisogna mettersi alla prova e bisogna misurarsi con gli altri in questo paese, non sei da solo

Che sono poi le stesse parole che ha usato all’indirizzo di Renzi, nel pomeriggio da Montecitorio interrogato dai giornalisti Ansa, chiedendo a Renzi cultura costituzionale e unità da sinistra a mondo civismo.

Nel pomeriggio all’Ansa Bersani ha risposto :

“Quando dico Ulivo dico qualcosa che ha una solida cultura costituzionale e punta a mettere insieme la pluralità del centrosinistra. Non possiamo rassegnarci all’idea di un soggetto chiuso nel proprio campo. Serve una pluralità che vada dalla sinistra radicale al civismo. Poi le forme in cui questa idea si potrà realizzare la troveremo.

L’Ulivo che ho in mente non è un revival del passato, è un Ulivo 4.0″. Così Pierluigi Bersani interpellato dall’Ansa a Montecitorio.

Ma non si è sbilanciato nel pomeriggio a chi gli chiedeva considerazioni sulla  proposta da parte di Orfini  di primarie Pd: “Su questo – ha detto con una battuta – non penso niente“.

Sul ruolo dell’Italia in europa ha invece risposto ai microfoni di Radio Radicale  “Questa mina andava disinnescata, non è un problema grandissimo risolvere una cosa così con tutti i miliardi che abbiamo messo e le manovre che abbiamo fatto. Dico: non mettiamoci in procedura di infrazione, ragioniamo con Ue e se dobbiamo alzare la voce alziamola sulle banche e sull’immigrazione. Non dico di non essere virili ma scegliamo il posto giust”.  Ritengo abbastanza paradossale – ha proseguito  – che l’Italia sia in condizioni di spendere la sua forza negoziale, che è un tot, su un oggetto che vale 2-3 miliardi quando abbiamo problemi come le banche e l’immigrazione. Secondo me facciamo una cosa non molto saggia”.

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A Formigli, questa sera durante la trasmissione PiazzaPulita, riguardo il Pd Bersani ha ribadito  ” Non è che noi possiamo arrivare a votare senza fare il punto in casa Pd. Chiedo questo prima di tutto e quindi se non si fa un congresso, si faccia una cosa simile a un congresso che ci metta in condizione di discutere linea e leadership”.

E ha continuato : “Si è perso qualosa del pensiero normale, io non sono perché si precipiti, perché una persona normale si chiederebbe perché andare al voto solo qualche mese prima della scadenza”

Non mi sembra probabile che si possa prendere il 40%. Stiamo vedendo cosa sta succedendo nel mondo o no? E come procederemo con il walfare, con le banche, c’è il terremoto in giro e poi c’è il grave problema del lavoro. Che cosa diremmo?

Poi Bersani ha rimarcato che vede il Pd ‘svuotato’, vorrebbe che si fosse molti di più, consigliando:

Bisogna essere plurali e saldamente democratici e raccogliere anche il meglio della esperienza politica – continuando – Scissione sì o no :

 Quando si chiude un ciclo in tutto il mondo democratico i partiti rendono contendibile la linea politica. Io sono per il voto nel 2018: non tocca a me decidere ma il Pd si levi dalla testa che si possa andare alle elezioni senza aver fatto prima una discussione. Se si apre il congresso non c’è nessuna possibilità che si scinda il Pd, che nasca qualcosa fuori dal Pd. Ma sarebbe stravagante l’idea di andare alle lezioni dritti dopo il referendum e le amministrative e l’Italicum. Allora lì diventa molto probabile” la scissione.

Sulla politica economica del governo ha risposto:

La forza negoziale di un paese è una quantità, io suggerirei che il governo affrontasse il problema

E sulle Banche : “un intervento pubblico, quando è ora di farlo, è ora di farlo – continuando – fare un quadro della situazione a partire dal locale si rischia

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