Acque agitate

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‘Basta con le invenzioni ad usum delphini, serve un sistema che funzioni, e non l’ennesima e pasticciata invenzione dell’ultima ora’.

Pierluigi Bersani stronca così il ‘Rosatellum’, la proposta di legge elettorale metà proporzionale e metà maggioritaria arrivata ieri dal Pd.

Gli risponde Ettore Rosato:

“La nostra proposta di legge ripercorre quello che abbiamo sempre detto ma la valutazione di Bersani è condizionata da una sorta di rancore verso Matteo Renzi e nulla ha a che fare con il merito”.

Ma Speranza (Mdp) chiude:

‘il Rosatellum non lo votiamo’.

E anche M5s è contrario:

“il Rosatellum e’ una truffa, inganna gli elettori”, dice Roberto Fico.

E slitta dal 29 maggio al 5 giugno l’approdo in aula della legge elettorale: lo ha stabilito la Conferenza dei capigruppo della Camera.

Con il Rosatellum “non si garantisce la governabilità, si lede la rappresentanza e si abbonda nei nominati. Insomma, siamo di nuovo all’eccezionalismo italico, siamo all’ennesima e pasticciata invenzione dell’ultima ora”.

Così Pier Luigi Bersani su fb stronca la proposta del Pd.

“Se ci fosse senso di responsabilità – scrive Bersani – si sentirebbe l’esigenza di presentare agli italiani ormai insofferenti un sistema che avesse già dimostrato di funzionare. Il Mattarellum davvero, oppure il tedesco, oppure il francese, oppure lo spagnolo o il portoghese o l’inglese. Qualcosa che esista insomma. Basta con le invenzioni ad usum delphini”.

“Sulla legge elettorale – evidenzia – ecco la mia personalissima opinione. Adesso che c’è il testo, nero su bianco, della proposta Pd temo che Prodi e Pisapia dovranno riconsiderare le loro pur cautissime aperture. Questa proposta non c’entra un bel nulla con il Mattarellum. Qui c’è una scheda sola, non due. Qui si allude non certo alla coalizione ma piuttosto a confuse accozzaglie a fini elettorali fra forze che il giorno dopo riprendono la loro strada”.

 

 

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Bersani ‘Quando la politica è sconfitta non è festa per nessuno’

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Pierluigi Bersani, intervista da Corrado Formigli a PiazzaPulita su La7 ha parlato del M5S, di Padoan e l’economia del paese, di Banche, del Pd attuale e di come lo immaginerebbe.

Un Bersani a tutto tondo, incalzato da Marco Damilano, direttore de L’Espresso  e Mario Giordano, direttore del Tg4.

E proprio all’indirizzo del movimento 5 stelle Bersani ha considerato :

Tutte le volte che in un paese democratico arriva una sconfitta dalla parte della politica non è festa per nessuno, diciamo

Mentre in studio arrivavano notizie riguardo l’interrogatorio di Virginia Raggi

Bisogna lavorare tutti all’aria aperta – ha continuato Bersani – questa storia di blindarsi -… ma no, siete una parte, dovete governare, dovete aprirvi, colloquiare con gli altri.

Bisogna mettersi alla prova e bisogna misurarsi con gli altri in questo paese, non sei da solo

Che sono poi le stesse parole che ha usato all’indirizzo di Renzi, nel pomeriggio da Montecitorio interrogato dai giornalisti Ansa, chiedendo a Renzi cultura costituzionale e unità da sinistra a mondo civismo.

Nel pomeriggio all’Ansa Bersani ha risposto :

“Quando dico Ulivo dico qualcosa che ha una solida cultura costituzionale e punta a mettere insieme la pluralità del centrosinistra. Non possiamo rassegnarci all’idea di un soggetto chiuso nel proprio campo. Serve una pluralità che vada dalla sinistra radicale al civismo. Poi le forme in cui questa idea si potrà realizzare la troveremo.

L’Ulivo che ho in mente non è un revival del passato, è un Ulivo 4.0″. Così Pierluigi Bersani interpellato dall’Ansa a Montecitorio.

Ma non si è sbilanciato nel pomeriggio a chi gli chiedeva considerazioni sulla  proposta da parte di Orfini  di primarie Pd: “Su questo – ha detto con una battuta – non penso niente“.

Sul ruolo dell’Italia in europa ha invece risposto ai microfoni di Radio Radicale  “Questa mina andava disinnescata, non è un problema grandissimo risolvere una cosa così con tutti i miliardi che abbiamo messo e le manovre che abbiamo fatto. Dico: non mettiamoci in procedura di infrazione, ragioniamo con Ue e se dobbiamo alzare la voce alziamola sulle banche e sull’immigrazione. Non dico di non essere virili ma scegliamo il posto giust”.  Ritengo abbastanza paradossale – ha proseguito  – che l’Italia sia in condizioni di spendere la sua forza negoziale, che è un tot, su un oggetto che vale 2-3 miliardi quando abbiamo problemi come le banche e l’immigrazione. Secondo me facciamo una cosa non molto saggia”.

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A Formigli, questa sera durante la trasmissione PiazzaPulita, riguardo il Pd Bersani ha ribadito  ” Non è che noi possiamo arrivare a votare senza fare il punto in casa Pd. Chiedo questo prima di tutto e quindi se non si fa un congresso, si faccia una cosa simile a un congresso che ci metta in condizione di discutere linea e leadership”.

E ha continuato : “Si è perso qualosa del pensiero normale, io non sono perché si precipiti, perché una persona normale si chiederebbe perché andare al voto solo qualche mese prima della scadenza”

Non mi sembra probabile che si possa prendere il 40%. Stiamo vedendo cosa sta succedendo nel mondo o no? E come procederemo con il walfare, con le banche, c’è il terremoto in giro e poi c’è il grave problema del lavoro. Che cosa diremmo?

Poi Bersani ha rimarcato che vede il Pd ‘svuotato’, vorrebbe che si fosse molti di più, consigliando:

Bisogna essere plurali e saldamente democratici e raccogliere anche il meglio della esperienza politica – continuando – Scissione sì o no :

 Quando si chiude un ciclo in tutto il mondo democratico i partiti rendono contendibile la linea politica. Io sono per il voto nel 2018: non tocca a me decidere ma il Pd si levi dalla testa che si possa andare alle elezioni senza aver fatto prima una discussione. Se si apre il congresso non c’è nessuna possibilità che si scinda il Pd, che nasca qualcosa fuori dal Pd. Ma sarebbe stravagante l’idea di andare alle lezioni dritti dopo il referendum e le amministrative e l’Italicum. Allora lì diventa molto probabile” la scissione.

Sulla politica economica del governo ha risposto:

La forza negoziale di un paese è una quantità, io suggerirei che il governo affrontasse il problema

E sulle Banche : “un intervento pubblico, quando è ora di farlo, è ora di farlo – continuando – fare un quadro della situazione a partire dal locale si rischia

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Pier Luigi Bersani, direzione Pd : “Spero non ci sia fiducia sui Jobs Act”

 

LA DIREZIONE PD NON VOTA L’ACCORDO RENZI-BERLUSCONI, PASSA LA MOZIONE ORFINI

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Dopo la particolare Direzione Pd, su cui già si è quasi detto tutto, e protestato tutto,  rimane in piedi l’emendamento della minoranza sul Jobs Act. Emendamento sul quale l’area riformista continua a promettere battaglia – abbozzando anche un asse con Sel – soprattutto se il governo opterà per mettere la fiducia sul testo uscito dal Senato.

Non voglio crederlo – dice Bersani.  Esiste un tema di lealtà verso ciò che decide la ditta e un tema di dissenso nel merito,  bisogna trovare una chiave, una mediazione”, è il warning lanciato dall’ex Segretario.

Mentre Teresa Bellanova, sottosegretario al Lavoro, se da un lato apre a un dibattito rapido sul tema dei disciplinari, dall’altro ribadisce la volontà di portare in Aula prima la legge di stabilità e poi il Jobs Act. Ma se sulla riforma del lavoro si allunga l’ombra di una fiducia, la minoranza Dem difficilmente alzerà bandiera bianca.

Ma le anime della minoranza Pd continuano a tenere il punto,  in una direzione che si fa sempre più sfuggente, a dispetto delle affermazioni del Premier “Se la minoranza è una minoranza, ci sarà un motivo”

 Ed è, ancora una volta, il metodo utilizzato dal segretario – la convocazione di una direzione arrivata 48 ore prima – a far scattare la protesta della minoranza che, poco prima dell’incontro al Nazareno, si riunisce a Montecitorio chiedendo che non sia sottoposto a voto il patto Renzi-Cav. Alla riunione, durata circa due ore, partecipano di fatto i principali ‘big’ del dissenso anti-renziano, a cominciare da quel Massimo D’Alema che, in mattinata, annuncia anche lui la propria assenza in direzione per concomitanti impegni. Ma, oltre all’ex premier, in serata si siedono allo stesso tavolo esponenti delle principali aree della sinistra Dem: dall’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani, al capogruppo alla Camera Roberto Speranza, dal ministro Maurizio Martina a Gianni Cuperlo e Pippo Civati. Una riunione che quindi segna il concretizzarsi della ricerca di un fronte comune delle varie aree della minoranza e, al termine della quale, viene posto un primo ‘paletto’ all’accordo Renzi-Berlusconi sulla legge elettorale manifestando “la netta contrarietà ai 100 capilista bloccati”.

Ma se i temi di frizioni sono diversi, è il metodo utilizzato da Matteo Renzi a suscitare non poche perplessità. E il primo a manifestarle è Civati, che in mattinata annuncia l’assenza della delegazione che a lui fa riferimento. “Personalmente, per non mancare di rispetto al Pd ci sarà per ascoltare il segretario”, afferma il deputato Democrat, chiarendo che non voterà, incassando subito la replica del presidente del Pd Matteo Orfini, che cerca subito di spegnere l’incendio: “La Direzione può essere convocata d’urgenza in caso ciò sia reso indispensabile dall’agenda politica. Spero pertanto che chi ha annunciato di non voler partecipare possa rivedere questa decisione”. Nel frattempo, tiene banco per tutto il pomeriggio la ‘trattativa’ tra governo e minoranza sul Jobs Act, dove, in commissione Lavoro, quasi tutti i componenti Pd presentano un emendamento che, ripercorrendo quanto deciso nella direzione sulla riforma del lavoro è volto ad “assicurare la garanzia del reintegro nei casi di licenziamenti discriminatori e per quelli ingiustificati di natura disciplinare, previa qualificazione specifica della fattispecie”.

 

Renzi in Direzione Nazionale Pd “Andremo avanti. Provocatore chi dissente”. Fassina: “I Jobs Act sono una delega in bianco. Non facciamoci caricature”

Renzi direzione nazionale 12 novembre

Una soglia molto alta non è una garanzia di governabilità

Il Premier Renzi in apertura della Direzione Nazionale Pd spiega l’accordo sull’Italicum. Soglia media.

“Un modello che consenta la rappresentanza. In Austria è di media coalizione, in Inghilterra di grande coalizione. Il modello spagnolo non dà la garanzia della governabilità”.

Insomma modello tedesco con premio di maggioranza al 40% e innalzamento della soglia minima, ma su questo punto i contrasti rimangono. Renzi pensa di risolverli martedì quando comincerà in Aula del Senato la discussione del testo  La si chiude così.

L’accordo comporta la volontà di alzare al 40% la soglia per il premio di maggioranza e di introdurre “le preferenze dopo i capilista bloccati in 100 collegi”. Quanto alle “differenze sulla soglia minima e sul premio alla lista invece che alla coalizione” pare non impedirà l’ok “al Senato” entro dicembre.

Marketing di legge elettorale. Il premier, per la validità dell’Italicum,  fa affidamento su un passaggio in meno : quello del Senato. Quindi è prevista anche la chiusura definitiva sulla riforma del Senato. E così l’Italicum, almeno al Nazzareno, si presenta come l’unica soluzione possibile, nello scenario politico che si disegna.

Il premier promette una calendarizzazione entro il 10 dicembre per poi proseguire entro il 31 gennaio.

Sui Jobs Act sembra che il problema sia di mera  “tecnicalità” parlamentare, ma “c’è lo spazio di chiudere rapidamente” con gli ultimi dubbi “sciolti” in sede parlamentare.

“Chi aizza rischia di passare come provocatore”

Il messaggio è soprattutto per la minoranza Pd e per i “civatiani”, questi ultimi non presenti alla direzione.

Alle proteste di Fassina, intervenuto poco dopo, il “moderatore” Orfini – “ex giovani turchi” – ha cercato di calmare gli animi parlando di un mero “qui pro quo” mministrativo nella procedura delle convocazioni

Intenzionato ad andare avanti anche da solo : il premier Renzi ha poi concluso :

“I prossimi tre mesi saranno decisivi” – ha detto Renzi ,

che ha colto anche le perplessità di un  gruppo piddini   dell’Umbria sulla legge elettorale , già insoddisfatti dalle difficoltà tra gli scritti ormai quasi dimezzati.

Fioroni, il primo a prendere la parola dopo Renzi, ha fatto appello a intese condivise, puntando il dito contro lo stravolgimento dell’esistente. Accusando un “braccio di ferro” che serve solo a mettere l’uno contro l’altro, per “rivalsa”

Fioroni

Non la manda giù Stefano Fassina. “Evitiamo di fare caricature, non ci fanno bene”

“Non vorrei elaborare su questo punto (minoranza come provocatore n.d.r.) ma vorrei fare il rilievo sui tempi congrui per arrivare a concludere i programmi”.

“Un secondo punto è la delega sul lavoro: io credo che sia un problema politico ma anche di serietà professionale, perché trattasi di delega in bianco, difronte a lavoratori che stanno perdendo il posto di lavoro. Io credo che fare una forzatura di questo tipo e ridurla alla tecnicalità parlamentare è riduttivo, sono norme che andrebbero prese seriamente in considerazione per la serietà dell’argomento”.

Sulla legge elettorale:

“Mi sembra che i passi siano stati fatti avanti. I capilista, mi pare evidente, è  il punto fondamentale, avremo una camera caratterizzata da soli nominati e non piena autonomia”

Fassina

Pd, Bersani: “Si aboliscono le Province o gli spartineve? Tsunami di demagogia”

 

“Si aboliscono le Province o gli spartineve?”.

Lo ha detto Pierluigi Bersani, stamattina all’incontro tra i sindaci del territorio e i parlamentari piacentini in Provincia. Il direttore generale dell’ente, Vittorio Silva, ha infatti annunciato il blocco del contratto quadro che avrebbe garantito la manutenzione della rete stradale provinciale, pari a 1.111 chilometri di strade. A rischio, dopo i tagli-mannaia previsti dalla legge di stabilità, anche il riscaldamento nelle scuole. Il presidente della Provincia, Francesco Rolleri, ha proposto tavoli di aggiornamento settimanali sulla situazione, con il coinvolgimento dei parlamentari. “Non è facile smontare questo tsunami di demagogia, ma non siamo disposti ad accettare una situazione simile” ha detto Bersani.

In corso Garibaldi si sta facendo il possibile per garantire almeno il sale sulle strade, in caso di gelo. “Aspettiamo di avere dati certi da comunicare ai sindaci – spiega la vicepresidente della Provincia, Patrizia Calza -, ma i tagli si sommano, fino a raggiungere gli 8-9 milioni di euro, se consideriamo il Dl 66 e la Legge di stabilità. Così l’ente non può stare in piedi, non è possibile garantire i servizi essenziali. Valuteremo anche un’eventuale riduzione degli orari di apertura degli uffici, per contenere le spese e ottenere risparmi. Ma non so se basterà”.

“I tagli presentati sono inaccettabili – ha detto il sindaco di Lugagnano, Jonathan Papamarenghi -. Ma la legge Delrio ha avuto sponsor che oggi provano a smarcarsene. Intanto, i nostri territori sono in una situazione drammatica. La viabilità è già in una situazione di non ritorno. I parlamentari davvero si facciano portavoce di questo nostro grido di dolore. La Provincia deve trovare appoggio concreto da chi, oggi, purtroppo se ne è andato prima di ascoltarci dalla sala consiliare”.

(fonte Libertà.it)

 

Raffaele Cantone: “Il vero Sblocca Italia è la lotta alla corruzione” Bersani: “Andava prima risolto il nodo del conflitto d’interessi”

Expo: vertice politico alle 12, poi incontro con Cantone

 

 

“Il vero Sblocca Italia è la lotta alla corruzione”. Lo ha detto il presidente dell’Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone, in visita a Giugliano (Napoli), sua città natale. “Non è una critica allo Sblocca Italia: io credo che lo Sblocca Italia definitivo è la lotta alla corruzione. Quel decreto ha pregi e difetti, molti dei quali sono stati per fortuna, eliminati ma sono convinto che in prospettiva il vero Sblocca Italia è la lotta alla corruzione”.

Cantone è stato ospite di un incontro di formazione per giornalisti organizzato dall’Ordine della Campania, presieduto da Ottavio Lucarelli di Repubblica, presente insieme ad Alfonso Pirozzi dell’Ansa e a Mauro Fellico della Casagit, entrambi esponenti di rilievo del giornalismo giuglianese.

In particolare – ha detto il magistrato – “Merita un plauso l’idea del Governo di riportare a livello centrale le bonifiche dei siti delle zone contaminate. Tuttavia  all’interno di questo decreto ci sono cose inquietanti, prima fra tutte l’idea di nominare come commissario chi e’ gia’ al vertice di una holding”.

Il magistrato, inoltre, oltre a sottolineare il fatto che da Nord a Sud d’Italia si fa ancora molta fatica a parlare di “trasparenza della pubblica amministrazione”, ha poi difeso la Legge Severino – nonostante le feroci critiche dopo il caso De Magistris

Per Cantone il problema è culturale: «Proprio grazie alla Legge Severino, sono state introdotte molte novità sotto l’aspetto della lotta alla corruzione. In particolare – ha detto – sono stati introdotti molti concetti, tra cui l’incompatibilità tra cariche politiche, amministrative e condanne giudiziarie, anche se – ha poi aggiunto – non dovrebbe essere neppure necessario che sia la legge a stabilirlo.

(Fonte Ansa)

Gli fa eco Pier Luigi Bersani, che ha sempre sostenuto l’urgenza di risolvere innanzitutto il nodo del conflitto d’interessi

Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi commentano la decisione del Capo dello Stato di lasciare il suo mandato per fine anno

 

Bersani

 

“Sono sicuro che il Presidente della Repubblica continuerà ad essere utile al paese, come è sempre stato”

Così Pier Luigi Bersani, questa mattina ha commentato la notizia  riportata dalle colonne di Repubblica da Stefano Folli su una possibile uscita anticipata del Capo dello Stato per fine anno.

L’articolo è questo (cliccare per aprire il link): Perché Napolitano lascerà il Quirinale alla fine dell’anno

Nell’articolo si riportano le motivazioni che sottendono la decisione del Presidente Napolitano:

– il termine del semestre europeo

la fatica del compito, sempre più estenuante per un uomo che nel prossimo mese di giugno festeggerà i novant’anni

– l’intenzione di non farsi condizionare dai ritardi della politica e delle riforme, da cui resta profondamente deluso per i rallentamenti e gli insuccessi, anche se spera momentanei

– la non volontà di trovarsi a gestire una nuova crisi politica e di governo, perché non se la sente più di reggere gli sforzi fisici e mentali già sopportati nel recente passato 

–  la non volontà di portare il paese a nuove elezioni anticipate. Non ci sarà più uno scioglimento delle Camere da lui firmato. Toccherà eventualmente al successore decidere in merito. E il presidente ritiene che in democrazia il Parlamento deve essere pronto e capace in ogni momento di eleggere un’altra figura al vertice istituzionale.

Anche il Premier Renzi, a margine della cerimonia per l’abbattimento dell’ultimo diaframma della Variante di Valico, ha commentato la notizia :

“Giorgio Napolitano è e resta un’assoluta garanzia per questo Paese e un punto di riferimento molto importante”.