Bersani : “il treno MdP è partito”

 

E’ arrivata l’estate, il caldo ormai si avverte in tutta pienezza, la siccità comincia a gettare le sue fosche ombre, molti i problemi che assillano gli italiani oltre l’afa incalzante.

Nel fine settimana lavorativa Pierluigi Bersani prova a gettare un po’ d’acqua, ma poi mica tanta, sul clima della politica, anch’esso piuttosto arroventato.

“Il treno è partito, è un’operazione importante, l’ultima chiamata per il centrosinistra per evitare la vittoria del centrodestra”.

 

Così Pier Luigi Bersani, parlando con i giornalisti alla Camera, parlando del neonato Mdp Articolo Uno che per la prima volta ha votato ‘No’ compatto alla Camera e al Senato, al cambiamento dei voucher, operazione che rilancia “un centrosinistra alternativo”.

“E’ ovvio che si necessita di parlare con il Pd e con il suo segretario – aggiunge l’ex leader dem – ma vorrei un patto  su un programma di netta discontinuità rispetto all’immediato trascorso e mi sia consentito dire che è difficile pensare che il testimonial del Pd  sia chi ha sostenuto in questi anni certe politiche”.

(fonte Ansa)

Bersani: Gramsci diceva ‘La storia è maestra ma non ha scolari’ . Farinetti: Il tema è durare, alla politica si sta dando troppa importanza

Bersani: della globalizzazione e dintorni

 

 

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Siamo in un’era dove l’espansione economica non non è più come quella di un trentennio fa. I figli rispetto ai propri genitori sono un 15% più poveri, più sottopagati e più frustrati. Lo dice il 50mo rapporto CENSIS, pubblicato proprio questa mattina. Di ciò si preoccupa Bersani.

Per fare una camicia, un tempo si impiegavano 12 litri di acqua, oggi con i materiali di riciclo se ne impiegano 25 litri. Di questo si preoccupa Farinetti.

Entrambi, senza averne l’aria, pervengono alla stessa conclusione: torniamo indietro.

Dice Oscar Farinetti, ‘Torniamo all’Europa a 4, in 28 siamo troppi’

Non la pensa così, però,  Bersani.

Dopo 20, 25 anni la famosa globalizzazione sta ripiegando e ci porterà molte novità che riguarderanno economia e pensiero

Si è svolta a Serralunga d’Alba (Cuneo), voluta e organizzata dalla Fondazione Mirafiore di Oscar Farinetti, la lectio magistralis di Pierluigi Bersani

Un tavolo con tanti libri alle spalle di Pierluigi, mentre lui è dietro una scrivania ben illuminata. Un collegamento in streaming e Pierluigi inizia

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 Grande affluenza di pubblico ad assistere alla lectio magistralis di Bersani che questa volta usa poche metafore, piuttosto  si passa dalle metafore agli antefatti :

Mia figlia Margherita l’altro giorno ha ricevuto un pacchettino piccolo, piccolo per posta, le chiedo: cos’è quella roba lì.

Papà sai è una di quelle robe tecnologiche, mi è costata 8 euro.

8 euro? faccio. Ma cosa vuoi che ti diano per 8 euro? Se vai dal fruttivendolo vedi quanto costa un chilo di banane: 1 euro, poi continua a guardare e vedi che un chilo di ciliegie costa 8 euro. Sai questo cosa vuol dire? Che dietro quel chilo di banane che viene da così lontano per 1 euro c’è la miseria, mentre ditro il chilo di ciliegie c’è più imprenditorialità.

E così ti rendi conto che anche le metafore di Bersani subiscono l’effetto Renzi e cambiano veste, diventano esempi di vita vissuta, è il new metaforic !

Bersani prende di mira la globalizzazione, il sommerso, lo sfruttamento e l’inflazione e prova a fare un’analisi dettagliata.

Quali sono i punti principali della globalizzazione?  – continua

Punto 1 l’apertura di una frontiera tecnologica nuova e pervasiva

Punto 2 il fatto che impovvisamente gli scambi crescono più del pil e questo procura un effeto frullatore

Poi gli si illuminano gli occhi quando dice : GRAMSCI diceva che la storia è maestra però non ha scolari, grande Gramsci! – prosegue l’ex Segretario Pd.  Noi abbiamo avuto altre globalizzazioni senza rendercene conto : una nel 900, quando si son mossi ungari, arabi e la navigazione e gli scambi sono aumentati.

  [ Pierluigi un po’ si rifà a Eric Hobsbawm ed al suo libro ‘Il secolo breve’ –  dove per l’appunto si parla di una miriade di eventi incredibili verificatisi in un arco temporale veramente breve,  nel libro vengono presi come punti limite e come spartiacque storici del ‘900 la prima guerra mondiale (1914) e il crollo dell’Unione Sovietica (1991). Questi due estremi racchiudono un’epoca fondamentale della recente storia dell’umanità e rappresentano fasi di passaggio molto violente e rapide …. e un po’ … ‘No’!  n.d.a.] .

Un’altra – prosegue Bersani –  nel 1550 quando si è scoperta l’America.

E un’altra ancora, alla fine dell’800, inizi 900. Qualcuno nato lì ha visto prima la bicicletta, poi l’automobile ed il transatlantico, poi ancora l’energia elettrica ed il radio telefono

[E viene da pensare:  lo sfondo per Pierluigi, in fondo,  è sempre l’America, il paese nuovo da dove arrivano le sollecitazioni più travolgenti]

Ciò che caratterizza l’inizio di questi passaggi di globalizzazione è il pensiero ottimistico, dice Bersani, pensi che il mondo va verso il meglio, per esempio quando è stato fissato il meridiano di Greenwich* (*ideato nel 1738, nel 1884 fu considerato ‘ora zero’ Oggi però sembra che per effetto dello spostamento dell’asse terrestre il meridiano si sia spostato a più di 100 metri ad est n.d.a.),  ci ha dato una nuova prospettiva sull’orario, e pensiamo anche alle olimpiadi moderne** (**1896 n.d.a.)

E a un certo punto queste globalizzazioni ripiegano e quando ripiegano son problemi, i pensieri positivi diventano aggressivi, la volontà di apertura diventa chiusura – dice Bersani

E perché ripiega, si chiede Bersani, per effetti economici, spiega. Nella nostra globalizzazione, ad esempio,  prima gli scambi crescevano più del 7% poi sono scesi e quello è un segno inequivocabile. Succedono delle cose che accidenti non controlli, cioè ti prendono la mano. Finanza, clima, chi li controlla ? Schiacci un bottone a New York e sposti miliardi chissà dove. Fenomeni che non controlli, il punto qual è? E’ che la democrazia non consegna la merce. La politica diventa una tifoseria –

[‘Finanza fuori controllo, democrazia che non consegna la merce,  politica come tifoseria’ … mi chiedo, ma questa non è una frecciatina all’indirizzo di Renzi? ]

Prosegue Bersani :

La globalizzazione fa delle promesse che non può mantenere. Questa promessa degli scambi ha prodotto una sovra capacità produttiva ed una esasperazione delle disuguaglianze, infine le tecnlogie hanno perso l’effetto dirompente e continuano per implementazioni e sono diventate pervasive. Le tecnlogie portano un ricatto sul lavoro e quindi si affaccia quella cosa che chiamiamo deflazione o stagnazione, cioè tagliano i prezzi ma non aumenta la produzione e quindi il pensiero cambia … e diventa negativo

Il mondo sta girando e bisognerà che noi gli diamo un occhiata. Quelli che hanno in mano il mazzo non stanno consegnando la merce, non ci stanno portando da nessuna parte. C’è un’esigenza di protezione.  Sta venendo fuori un fatto culturale, Trump è l’effetto non la causa. Nasce il concetto di protezione, nel senso di ‘protezione dei miei’

Altra stilettata …

 Noi possiamo rimpannucciare questa Europa qui, solo se diciamo qualcosa al mondo. Una conquista europea è che difronte alla salute non c’è povero o ricco. Ora con la globalizzazione stanno arrivando novità incredibili, ad esempio nel decreto stabilità c’è un fondo sanitario, poi c’è un fondo vincolato per l’epatite c… Io dico che così non va, la mia proposta è : gli stati si tassano e si arriva a un fondo sui salvavita, è la mia idea. Così parli al mondo.  Voglio vedere se dicono no ad una cosa del genere. Intanto gli stai dicendo cosa intendi tu per protezione delle disuguaglianze, poi sui altri problemi possono esserci divergenze

I punti su cui insisterebbe Bersani:

1. Cultura – Orazio diceva : le leggi non possono niente se non ci sono i costumi

2. Flessibilità – La nostra carta da mille anni è la flessibilità nella testa, siamo un paese senza materie prime ma ci siamo inventati la qualità,le arti ed i mestieri

3. Eliminare le diseguaglianze:  ‘Ma il dislivello rimane tra una Europa che ha di media 45 anni e paesi che ora vengon fuori e hanno di media 22, 25 anni’ – dice Bersani

4. Non svilimento del lavoro

5. Fedeltà fiscale ed i fondamentali del walfare per ridurre la forbice

6. E Investimenti che vengono dal lavoro

E Bersani prosegue :

Si è aperto nel mondo un grande tema sociale nel mondo che sta avendo effetti politici e sociali e da questo tema bisogna vedere come venirne fuori

A come venirne fuori ci pensa Oscar Farinetti, imprenditore e dirigente d’azienda italiano fondatore della catena Eataly ed ex proprietario della catena di grande distribuzione UniEuro, sensibilmente orientato per il .

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Comincia con un bel Nebbiolo che offre a Bersani ma i cui proventi ha intenzione di offrire ad Amatrice. ‘E’ stata una vendemmia abbondantissima’, ha detto Farinetti. E racconta la storia dell’origine del mondo, la prende ancora più alla lontana di Bersani e si cimenta con il racconto di Lucy (la prima donna della preistoria) del marito e del figlio, alle prese con la scoperta del fuoco, da paragonare alla nascita delle tecnologie, passando per il pensiero ‘negativo’, ‘Probabilmente siamo alla prossima fine del mondo, perchè ci sarà una fine del mondo’ -ha detto Farinetti …. e quindi ha terminato con la considerazione che Nel durare  c’è  la qualità della vita!

Replica Bersani:

Se lo scenario è da ripensare tenendo fermo il lavoro, io non credo che basterà, perché nello striscione ‘basta lavoro ci sono le macchine’, c’è un’intuizione: l’esigenza di regolazione dal basso, bisogna metterci dentro un’intelligenza, c’è già un pezzo di società che è esposto alla grandissima in un senso così, sta cambiando l’universo del lavoro, e c’è gente che percepisce ancora il lavoro dal lato dell’utilizzatore, del consumatore.

Bersani fa riferimento ad un altro antefatto che ha narrato nella prima parte della lectio: un giorno gli è capitato di vedere una manifestazione per strada dove in prima linea c’era uno striscione con su scritto: basta lavoro ci sono le macchine, mentre prima si facevano gli scioperi gridando ‘basta macchine vogliamo lavoro’, e l’ex Segretario Pd, già Ministro dell’Industria è rimasto sensibilmente impressionato.

Urge una risoluzione di primo approccio e non sui trent’anni, perché c’è gente che è già tagliata fuori. C’è solo il Papa che parla di periferie. Sono 800 mila i posti di lavoro persi nell’edilizia, dove sono questi qui, han perso il segnale radar

Una gran battuta di mani da parte del pubblico chiude la lectio mentre Bersani invoca un altro bicchiere di Nebbiolo per far brindisi e Farinetti consiglia a tutti il libro di Philip Kotler Ripensare il capitalismo

Gli astanti se ne vanno delusi perchè pensavano di ascoltare un lungo discorso sul  Referendum.

Mi chiedo : ma perchè cosa hanno fatto tutto il tempo?

E comunque un libro vorrei suggerirvelo io : La democrazia in America di Alexis de Tocqueville

Tocqueville ha individuato precocemente gli aspetti della legislazione americana che più avevano rivoluzionato i tradizionali assetti sociali, prima fra tutte la legge sulle successioni che aboliva il maggiorascato, cioè la consuetudine di tramandare i tre quarti del patrimonio al figlio primogenito: così si veniva a distribuire la ricchezza smantellando, senza colpo ferire, i grandi possedimenti.
Ma Tocqueville ha anche intuito perfettamente che un buon pacchetto di norme giuridiche non bastano a fare una democrazia, se un paese non possiede radicate tradizioni e un profondo rapporto col proprio passato, in altre parole se difetta di cultura.
I contraltari politici, cioè l’associazionismo e il decentramento amministrativo, una magistratura autonoma e una stampa libera, sono i cardini e la garanzia del buon funzionamento della democrazia, ma possono non bastare a contrastare le derive di un sistema in cui una massa omologata può imporre la «tirannia della maggioranza» calpestando valori etici e morali. E vedeva già allora dietro l’angolo i pericoli del populismo e del cesarismo, in cui il potere «ama che i cittadini siano contenti, purché non pensino che a stare contenti».

Una riforma che non convince

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PIERLUIGI BERSANI ALLA FESTA DELL’UNITA’ DI RAVENNA

Ormai il dibattito sul referendum entra sempre più nel vivo. Tutte le Feste dell’Unità sono interessate da questa riforma che sembra inciderà molto sul paese. La Costituzione è sempre stata un Carta Fondamentale in qualunque luogo essa sia stata formulata, è il canovaccio sul quale poi si tesse tutta la vita sociale della Nazione. Essa, Costituzione, si chiama così ovunque. E ovunque viene accettata come impostazione solida, come struttura portante, su cui poi la politica ‘ordisce le sue trame’ nell’ambito dei limiti e degli schemi posti. La Costituzione raramente viene modificata. In America, ad esempio, è la stessa dal ‘700 e le modifiche vengono apportate aggiungendo emendamenti alla Costituzione, senza cambiarne gli articoli.

Questa idea di fondo sta orientando sempre più il pensiero di Bersani. Prevedere un Senato di non eletti, come in fondo  lo è  lo stesso Presidente del Consiglio, e tanti altri in questa legislatura un po’ ‘anomala’, e fare di questo aspetto una caratteristica fondante la struttura del paese, fa storcere sempre più il naso anche ai più appassionati del Pd.

Ma soprattutto la riforma sembra voler andare contro il volere popolare, nonostante sia ammantata della buona intenzione di ridurre i costi della politica. La Democrazia costa e la crisi ha cominciato a far vacillare anche il concetto stesso di democrazia.

“Qualche errore di assetto istituzionale si può rimediare- ha detto Bersani parlando a Ravenna, intervistato da Giorgio Meletti, Il Fatto quotidiano –  Ma se si prende una strada sbagliata sul tema della democrazia, non si sa dove si va a finire. I senatori devono essere eletti e l’Italicum va cambiato. Altrimenti non sono disposto ad appoggiare la riforma”. “Non sono disponibile ad accettare che il Senato sia la risultanza di tavolini regionali nei quali tu fai l’assessore e io faccio il senatore perché mi serve l’immunità”.

 

Orlando: ‘Se il Parlamento non funziona la gente sta male’ 
“La Costituzione serve anche per fare il pane, non c’è la Costituzione da una parte e il pane dall’altra, chi lo sostiene fa un ragionamento agghiacciante”. Andrea Orlando replica così a Pier Luigi Bersani. “Se il parlamento non funziona, la gente sta male – sottolinea – Chi sostiene che non si mangia pane e Costituzione sbaglia, è un ragionamento fatto anche durante la Costituente con il Paese sotto alle macerie e le pause dei costituenti alla mensa della Croce rossa, lo faceva il movimento de l’Uomo qualunque che raccoglieva le spoglie del partito fascista”.

Ma Pierluigi Bersani è intervenuto soprattutto sull’aspetto economico che sta caratterizzando questo governo. E se Padoan rassicura che la ripresa ci sarà, l’ex Segretario Pd sollecita, dopo i dati Istat sulla crescita zero

 “Invece di togliere l’Imu a tutti e dare 500 euro a tutti i 18enni, compreso chi non ne ha bisogno, si dovrebbe puntare sull’investimento pubblico”. E’ necessario “ridurre la forbice sociale, tramite welfare e fisco progressivo”.

PIERLUIGI BERSANI
PIERLUIGI BERSANI

Intanto tutto il Pd è in ‘movimento’

“E’ giusto arrivare informati al referendum costituzionale per non avere poi il giorno dopo gente che si penta per la scelta effettuata, come è successo con la Brexit”, sostiene Maria Elena Boschi, intervenuta ad un incontro di Democrazia Solidale, organizzato da Lorenzo Dellai. Il ministro promuove l’invito ad andare a votare e ricorda l’insegnamento dei nonni contadini che l’hanno “abituata che la domenica ci si veste bene e si va a a votare, per rispetto di quel che si va a fare”. E a sostegno di un’informazione “paritaria, il più possibile uguale per entrambe le posizioni” il presidente del Senato Pietro Grasso lancia un appello proprio dalla Festa nazionale del Pd a Catania.

 

Senato : in dirittura d’arrivo il ddl concorrenza. Ma le lenzuolate di Bersani non sembrano poi così a rischio …

Pierluigi bersani e renzi

Faccio una premessa da reporter

L’obbligo alla ricetta digitale non piace a tutti, soprattutto farmacisti – proprio stamane mi è capitato di rilevare un leggero disappunto da parte di un farmacista che aveva il Pc bloccato e quindi andava con il pensiero a cosa potrebbe accadere quando le ricette saranno solo digitali ed i pc si bloccheranno per qualche contrattempo sulla linea telefonica o altro  – quello che stiamo vievendo non è certamente un tempo facile e non si riesce ancora a parlare della migliore globalizzazione possibile.

Ma tant’è si è costretti ad andare avanti.

E allora andiamo avanti:

Diceva Bersani, tempo fa (per l’esattezza il 21 dicembre 2015), in una intervista ad Alessandro De Agelis su Huffington Post che

la sinistra deve alzar lo sguardo da un lato sulla dimensione del mondo se vuole salvare l’universalismo, dall’altro se vuole assorbile le inflessioni populiste e isolazioniste deve riprendere contatto con la vita comune dei cittadini mettendosi dalla loro parte anche contro meccanismi di establishment e di elite.

E le parole di Bersani avevano il fondo della saggezza, che purtroppo non sempre viene intercettato.

Bersani è uomo di principi e principio, più che di mediazioni ma quando si tratta di dialogo è anche capace di cedere dal lato del cittadino. E le sue lenzuolate ne sono state l’esempio più popolare.

Diceva Bersani, in quel 21 dicembre 2015, intervistato in occasione della continuata affermazione del partito Podemos alle elezioni spagnole,

c’è una sinistra di stampo socialdemocratico, socialista, riformista che ha preso uno schiaffone con la globalizzazione. Globalizzazione che ha minato le situazioni di forti servizi, alta fiscalità e alti salari. Poi è arrivata la crisi e l’Europa del grande compromesso sociale si è trovata sbragata, indebolita, divisa. È chiaro che la rottura di questo equilibrio che, ripeto, inizia prima della crisi, viene pagato dalle forze che hanno costruito il welfare europeo, cioè quel peculiare punto di equilibrio tra società ed economia. Questi processi portano a Podemos ma non solo.

(…)

una critica all’establishment e un riflesso isolazionista. In tutti questi casi che ha elencato (Ciudadanos, Le Pen, Tsipras) ci sono queste due cose. E infatti sono fenomeni che trovano radici popolari.

(…)

Direi che l’Italia, non da oggi, è piuttosto in anticipo sui fenomeni… Nell’ultimo secolo è successo diverse volte compreso il 2013 con l’irriompere del movimento Cinque stelle. Per questo dico: attenzione.

Attenzione agli ‘stop and go’ della storia, attenzione al Vico, attenzione ai fondamentalismi o radicalismi che portano alle estremizzazioni. Il pensiero è che a volte l’ascolto dell’elettorato, del cittadino comune, è la migliore soluzione per dirigere il tempo che si vive.

E così, come scrive Antonio Pitoni su La Stampa di oggi, 29 febbraio 2016, A nove anni dall’ultima «lenzuolata» targata Pier Luigi Bersani e a quasi 4 dal Cresci Italia del 2012, si torna a parlare di liberalizzazioni nel ddl concorrenza all’esame della Commissione Industria del Senato. 

Ma se per Antonio Pitoni ed i membri della Commissione del Senato le cose sembrano essersi messe male dal lato delle lenzuolate, dal lato della cittadinanza alcuni risultati che stanno passando in sede referente, sembrano dare maggiore ragione alla cittadinanza, per esempio è stato ritirato l’emendamento 46.27 che faceva obbligo di iscrizione all’Albo odotoiatri, almeno del Direttore sanitario, per esercitare la professione sia in strutture sanitarie che private.

E qui Bersani docet.

Ritirato anche l’emendamento che rende non replicabile e non sostituibile il premio assicurativo. Detto questo andiamo a vedere da vicino i cambiamenti sulle assicurazioni auto previsti dal ddl in esame

Il comma 1 inserisce nel CAPITOLO i nuovi articoli 132 bis (Obblighi informativi degli Intermediari) e 132 – ter (Sconti obbligatori).
L’articolo 132 -bis prescrive l’obbligo per gli intermediari, prima della sottoscrizione di un contratto RC Auto, di informare il consumatore in modo corretto, trasparente ed esaustivo sui premi offerti da tutte le imprese di cui sono mandatari relativamente al contratto base. Gli intermediari forniscono l’indicazione dei premi offerti dalle imprese di assicurazione mediante collegamento telematico al preventivatore: esso sarà consultabile nei siti internet dell’IVASS e del MiSE e senza obbligo di rilascio di supporti cartacei.

Quindi trasparenza sì, ma non c’è obbligo in caso di ‘negligenza’ d’informazione da parte del contraente. Bisognerà essere affidati ad un’Assicurazione ‘veramente amica’.

Ancora :

L’IVASS adotta disposizioni attuative in modo da garantire l’accesso e la risposta per via telematica, sia ai consumatori che agli intermediari, esclusivamente per i premi applicati dalle imprese di assicurazione per il contratto base relativo ad autovetture e motoveicoli. Con le stesse disposizioni sono definite le modalità attraverso le quali, ottenuti i preventivi sulla base delle informazioni inserite nel servizio informativo, è consentita la conclusione del contratto, a condizioni non peggiorative rispetto a quanto indicato nel preventivo stesso, o presso un’agenzia della compagnia ovvero, per le imprese che lo prevedano, attraverso un collegamento diretto al sito internet di ciascuna compagnia di assicurazione. Il contratto stipulato in assenza della dichiarazione di avvenuta ricezione di informazioni è affetto da nullità, rilevabile solo in favore dell’assicurato.

ASSICURAZIONI AUTO

Il comma 1 inserisce nel CAP i nuovi articoli 132 bis (Obblighi informativi degli Intermediari) e 132 – ter (Sconti obbligatori).
L’articolo 132 -bis prescrive l’obbligo per gli intermediari, prima della sottoscrizione di un contratto RC Auto, di informare il consumatore in modo corretto, trasparente ed esaustivo sui premi offerti da tutte le imprese di cui sono mandatari relativamente al contratto base. Gli intermediari forniscono l’indicazione dei premi offerti dalle imprese di assicurazione mediante collegamento telematico al preventivatore: esso sarà consultabile nei siti internet dell’IVASS e del MiSE e senza obbligo di rilascio di supporti cartacei. L’IVASS adotta disposizioni attuative in modo da garantire l’accesso e la risposta per via telematica, sia ai consumatori che agli intermediari, esclusivamente per i premi applicati dalle imprese di assicurazione per il contratto base relativo ad autovetture e motoveicoli. Con le stesse disposizioni sono definite le modalità attraverso le quali, ottenuti i preventivi sulla base delle informazioni inserite nel servizio informativo, è consentita la conclusione del contratto, a condizioni non peggiorative rispetto a quanto indicato nel preventivo stesso, o presso un’agenzia della compagnia ovvero, per le imprese che lo prevedano, attraverso un collegamento diretto al sito internet di ciascuna compagnia di assicurazione. Il contratto stipulato in assenza della dichiarazione di avvenuta ricezione di informazioni è affetto da nullità, rilevabile solo in favore dell’assicurato.

L’articolo 132 – ter, poi, disciplina le diverse condizioni che, qualora accettate dall’assicurato, danno luogo ad uno sconto del prezzo della polizza determinato dall’impresa nei limiti stabiliti dall’IVASS:
– ispezione del veicolo; scatola nera; meccanismo che impedisce l’avvio del motore per elevato tasso alcolemico.

Lo sconto è obbligatorio al ricorrere di almeno una delle predette condizioni, da verificare in precedenza o contestualmente alla stipula o al rinnovo. Lo sconto non può essere inferiore a una percentuale determinata dall’IVASS – entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge in esame, come precisato dal comma 2- sulla base del prezzo della polizza altrimenti applicato. Resta fermo l’obbligo di rispettare i parametri stabiliti dal contratto di assicurazione. La percentuale di sconto è maggiorata per le regioni a maggiore tasso di sinistrosità. L’entità della riduzione dei premi in caso di accettazione delle condizioni limitative per il cliente deve essere pubblicata dall’impresa di assicurazione sul proprio sito internet.
Qualora l’impresa non rispetti l’obbligo di riduzione del premio è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 40.000 euro e la riduzione automatica del premio.

Le imprese devono evidenziare, per ciascuna condizione, l’ammontare dello sconto praticato in caso di accettazione da parte del contraente.
Si conferma il valore probatorio delle scatole nere, mentre l’articolo 6 modifica la procedura di identificazione dei testimoni in caso di sinistri con soli danni a cose, al fine di evitare che si facciano valere testimonianze prodotte in un momento successivo a quello della denuncia del sinistro (cd. testimoni di comodo)

Il comma 3 conferma la facoltà per l’assicurato di ottenere l’integrale risarcimento per la riparazione a regola d’arte del veicolo danneggiato avvalendosi di imprese abilitate di autoriparazione di propria fiducia. In tal caso l’impresa di autoriparazione deve fornire la documentazione fiscale e una idonea garanzia sulle riparazioni effettuate, con una validità non inferiore a due anni per tutte le parti non soggette a usura ordinaria.
Il comma 4 prevede la definizione di linee guida finalizzate a determinare gli strumenti, le
procedure, le soluzioni realizzative e gli ulteriori parametri tecnici per l’effettuazione delle riparazioni a regola d’arte.

Un altro articolo importante è il 5 (Misure relative all’assegnazione delle classi di merito) reca una ulteriore ipotesi di sconto significativo sul prezzo della polizza nel caso in cui l’assicurato contragga più polizze sottoscrivendo una clausola di guida esclusiva.
Il comma 1, modificando l’articolo 134 del CAP, prevede la garanzia della parità di trattamento a parità delle caratteristiche di rischio, vietando la distinzione in funzione della durata del rapporto. Si prevede, inoltre, che in caso di variazione peggiorativa della classe di merito, gli incrementi di premio debbano comunque essere inferiori a quelli altrimenti applicabili, qualora l’assicurato faccia installare la scatola nera; se gli occorre un sinistro, le variazioni peggiorative apportate alla classe di merito e i conseguenti incrementi del premio devono essere inferiori a quelli altrimenti applicati.

All’articolo 10 (Ulteriori misure di contrasto delle frodi assicurative)
Il comma 1 integra l’articolo 148 del CAP estendendo i casi nei quali, sussistendo elementi che siano sintomo di frode, si applica una specifica procedura che consente all’impresa di assicurazioni di non presentare offerta di risarcimento. In particolare si prevede che gli elementi sintomi di frode si possano ricavare in primo luogo dall’archivio informatico integrato dell’IVASS (in luogo della banca dati sinistri, previsto dalla vigente formulazione).
Qualora l’impresa rifiuti di formulare l’offerta di risarcimento, l’assicurato può proporre l’azione di risarcimento davanti al giudice solo dopo aver ricevuto le determinazioni conclusive dell’impresa o, in mancanza, allo spirare del termine di sessanta giorni di sospensione della procedura. Resta salvo il diritto del danneggiato di ottenere l’accesso agli atti nei termini previsti dall’articolo 146, salvo il caso di presentazione di querela o denuncia.
Il testo poi integra l’articolo 201 del Codice della strada al fine di consentire l’accertamento della violazione dell’obbligo dell’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi attraverso gli appositi dispositivi o apparecchiature di rilevamento, non essendo necessaria la contestazione immediata delle violazioni del codice della strada, mediante il confronto dei dati rilevati riguardanti il luogo, il tempo e l’identificazione dei veicoli con quelli risultanti dall’apposito elenco dei veicoli a motore non assicurati verso terzi.
Infine, si prevede che, ove sia rilevata la violazione dell’obbligo dell’assicurazione per la responsabilità civile verso terzi per mezzo di appositi dispositivi o apparecchiature di rilevamento, non è necessaria la presenza degli organi di polizia stradale se l’accertamento avviene mediante dispositivi o apparecchiature che sono stati omologati ovvero approvati per il funzionamento in modo completamente automatico. Qualora, in base alle risultanze del raffronto dei dati, risultasse che al momento del rilevamento il veicolo era sprovvisto della copertura
assicurativa obbligatoria, si applica la sanzione prevista dal codice della strada per la circolazione senza la copertura dell’assicurazione.

PENSIONI INTEGRATIVE
Articolo 16 (Forme pensionistiche complementari)
Il comma 1 dell’articolo 16 reca alcune modifiche alla disciplina delle forme pensionistiche complementari, con riguardo ai profili del diritto all’anticipo della prestazione nel caso di cessazione dell’attività lavorativa (comma 1, lettera a)) e dei riscatti della posizione individuale maturata e del relativo regime tributario (comma 1, lettera b)).
Il comma 2- introdotto dalla Camera -prevede la convocazione di un tavolo di consultazione per avviare un processo di riforma delle forme pensionistiche complementari.
Inoltre che la Camera ha soppresso due norme, proposte nel testo originario del disegno di legge: la prima consentiva che ai fondi pensione destinati a specifiche categorie aderissero, in forma individuale o collettiva, anche soggetti non appartenenti alla categoria di riferimento del fondo; la A.S. n. 2085 .
La seconda sopprimeva il rinvio ai limiti ed alle modalità stabiliti dai contratti o accordi collettivi, anche aziendali, per la portabilità dell’eventuale contributo a carico del datore di lavoro (nell’ambito dell’esercizio del diritto alla portabilità della posizione individuale maturata)

TELEFONIA

Articolo 18 (Eliminazione di vincoli per il cambio di fornitore di servizi di telefonia, di reti televisive e di comunicazioni elettroniche)

L’articolo 18, comma 1, elimina una serie di vincoli che sono oggi presenti nei contratti con i fornitori di servizi di telefonia, televisivi e di comunicazioni elettroniche in generale. Si prevede che le spese e gli altri oneri comunque previsti in caso di recesso o trasferimento dell’utenza ad altro operatore debbano essere commisurati al valore del contratto e che vadano in ogni caso resi noti al consumatore al momento della pubblicizzazione dell’offerta e della sottoscrizione del contratto, nonché l’obbligo di comunicarli, in via generale, all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, esplicitando analiticamente la composizione di ciascuna voce e la rispettiva giustificazione economica, in modo da permettere ad AGCOM un più efficace controllo preventivo delle spese richieste per il recesso; si prevede che le modalità di recesso dal contratto stipulato con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, nonché il passaggio ad altro gestore, siano semplici e di immediata attuazione e, soprattutto, analoghe alle forme utilizzate per l’attivazione di un contratto, così da facilitare il recesso; qualora il contratto comprenda offerte promozionali esso non può avere durata superiore a ventiquattro mesi e, nel caso di risoluzione anticipata, si dispone l’applicazione dei medesimi obblighi informativi e i medesimi limiti agli oneri per il consumatore, mentre gli eventuali costi di uscita devono essere equi e proporzionati al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta; si dispone l’obbligo per i gestori dei servizi di telefonia e di comunicazioni elettroniche, di acquisire il previo consenso espresso per l’eventuale addebito al cliente del costo di servizi in abbonamento offerti da terzi; si estende il potere dell’AGCOM di vigilare sull’attuazione delle citate disposizioni demandandole anche la competenza a stabilire le disposizioni di attuazione sull’obbligo del previo consenso espresso per l’addebito di servizi da terzi e si estende inoltre il potere sanzionatorio.

Il comma 2 modifica il Codice delle comunicazioni elettroniche circa i contenuti obbligatori del contratto, stabilendo che debbano essere indicate eventuali commissioni dovute in caso di recesso anticipato.

Sono contemplati nel ddl concorrenza anche i famosi pagamenti digitali

Articolo 22( Misure per favorire i pagamenti digitali)

1. Al fine di promuovere la massima diffusione dei pagamenti digitali ed elettronici, ivi inclusi i micropagamenti con credito telefonico, dando nuovo impulso allo sviluppo e alla fruizione dei servizi culturali e turistici, per l’acquisto di biglietti per l’accesso a istituti e luoghi  di cultura o per manifestazioni culturali, di spettacolo e intrattenimento, in deroga alle normative di settore, possono essere applicate le stesse modalità previste dall’articolo 8, comma 3, del decreto – legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221.
Il pagamento digitale può essere utilizzato anche per i sistemi di mobilità e trasporto

E le chiamate verso l’estero
Articolo 24 (Tariffazione delle chiamate verso numerazioni non geografiche)
1. Per i servizi a pagamento forniti tramite telefonate verso numerazioni non geografiche la tariffazione della chiamata ha inizio solo dalla risposta dell’operatore.
L’articolo 24 si riferisce alla tariffazione delle chiamate verso numerazioni non geografiche, ossia le numerazioni per cui è prevista una tariffazione differenziata ed indipendente dalla collocazione geografica del chiamante, stabilendo che la tariffazione abbia inizio solo dalla risposta dell’operatore.
Le chiamate verso numerazioni non geografiche raggruppano diverse tipologie di servizi che presentano varie tariffazioni, talvolta onerose. Rientrano ad esempio in tale ambito:
a)i servizi a sovrapprezzo (899, 892, 895, 894 e 89111), di cui agli articoli 20 e 21 della delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 52/12/CIR del 3 maggio 2012 ;
b)i servizi ad addebito ripartito previsti dall’articolo 17 della citata delibera;
c)i servizi di numero unico o personale (178, 199) previsti dall’articolo 18 della delibera, per i quali il cliente deve essere preventivamente informato del costo;
La disposizione è volta ad evitare che siano posti in capo all’utente i costi della chiamata nel caso in cui vi sia un intervallo di tempo tra l’inizio della chiamata medesima e la risposta dell’operatore.

«Al momento sono stati esaminati i primi 39 articoli dei 52 di cui si compone il ddl concorrenza, ma contiamo di chiudere la discussione e di licenziare il testo per l’Aula nel giro di una quindicina di giorni». (dichiarazione di un componente la Commissione)

Un passaggio cruciale, insomma, quello di domani, per sbloccare il provvedimento di iniziativa governativa che, a quasi un anno dalla sua presentazione in Parlamento, non ha ancora visto la luce. Tenuto conto che, dopo le modifiche del Senato, occorrerà almeno una terza lettura alla Camera.  (Pitoni -La Stampa)

Il testo è di iniziativa del Ministrodello sviluppo economico Federica Guidi di concerto con il Ministro della salute Beatrice Lorenzin , il Ministro dell’economia e finanze Pietro Carlo Padoan , Ministro della giustizia Andrea Orlando

Relatori in Commissione Sen. Salvatore Tomaselli (PD) e  Sen. Luigi Marino (AP (NCD-UDC))

Senato, Bencini (IDV) “Come dice Bersani, lo sa anche un bambino” ….

regionali-15

 

E così mentre la Camera dei Deputati discute sul conflitto d’interessi

TESTO UNIFICATO DELLE PROPOSTE DI LEGGE: BRESSA; FRACCARO ED ALTRI; CIVATI ED ALTRI; TINAGLI ED ALTRI; DADONE ED ALTRI; RIZZETTO ED ALTRI; SCOTTO E ALTRI; RUBINATO E CASELLATO: DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CONFLITTI DI INTERESSI (A.C. 275-1059-1832-1969-2339-2634-2652-3426-A/R)

Oggi all’esame l’art.6 : A.C. 275-A/R – Articolo 6

Su cui si sono registrati numerosi mal di pancia e … ‘sofismi‘ …

Da registrare che le uniche ‘compatibilità’ ammesse sono quelle legate alle ‘cariche politiche’. Insomma se sei ‘politco’ puoi andare e fare tutto, tutti gli altri risultano ‘incompatibili’ con più cariche, ma se optano per la carica ‘politica’ possono continuare a percepire le indennità  precedenti.

E ancora : la incompatibilità emerge solo tra ‘pubblico’ e ‘privato’ ma comunque spetta sempre ad un’Autorità da istituire la facoltà di dirimere eventuali controversie.  Una norma salva Senatori New Age insomma ! 

E’ tempo di campagna elettorale !

ARTICOLO 6 DEL TESTO UNIFICATO DELLA COMMISSIONE

Art. 6.
(Incompatibilità).

  1. La titolarità di una carica di governo nazionale è incompatibile con:
a) qualunque carica o ufficio pubblico, diverso dal mandato parlamentare, non ricoperto in ragione della funzione di governo svolta;
b) qualunque impiego pubblico o privato;
c) l’esercizio di attività professionali o di lavoro autonomo, anche in forma associata o societaria, di consulenza e arbitrali, anche se non retribuito;
d) l’esercizio di attività imprenditoriali, anche per interposta persona o attraverso società fiduciarie;
e) qualunque carica, ufficio o funzione comunque denominati, ovvero l’esercizio di compiti di gestione, in imprese o società pubbliche o private, in enti di diritto pubblico, anche economici, o in fondazioni ad eccezione di quelli ricoperti in ragione della funzione di governo svolta.

  2. Sussiste incompatibilità anche quando le cariche, le attività e, in ogni caso, le funzioni di cui al comma 1 sono svolte o ricoperte all’estero.
3. L’imprenditore, per evitare la dichiarazione di incompatibilità, d’intesa con l’Autorità, accede all’applicazione di una delle misure per la prevenzione dei conflitti di interessi di cui agli articoli 8 e 9.
4. Per gli effetti di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo, si applica l’articolo 2639 del codice civile, ai fini dell’identificazione dell’amministratore di fatto.
5. I titolari delle cariche di governo non possono, nell’anno successivo alla cessazione del loro ufficio, svolgere attività di impresa, assumere incarichi presso imprese private o presso imprese o enti pubblici o sottoposti a controllo pubblico, se non previa autorizzazione dell’Autorità che, considerata l’attività precedentemente svolta in qualità di titolari della carica di governo, accerti l’insussistenza di conflitti di interessi. L’autorizzazione si intende favorevolmente rilasciata qualora, entro il quindicesimo giorno dalla data di ricevimento della richiesta, l’Autorità non si sia pronunciata in senso negativo.
6. L’accertamento della violazione del divieto di cui al comma 5 comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria corrispondente al doppio del vantaggio economico ottenuto dall’impiego o dall’attività professionale o imprenditoriale o dalla funzione vietati. Si intende per vantaggio economico il profitto conseguito dall’impiego o dall’attività professionale o imprenditoriale o dalla funzione vietati.
7. I dipendenti pubblici e privati che assumono una carica di governo nazionale sono collocati in aspettativa o nell’analoga posizione prevista dagli ordinamenti di provenienza e secondo le rispettive norme, con decorrenza dal giorno del giuramento o comunque dell’effettiva assunzione della carica, senza pregiudizio della propria posizione professionale e di carriera. Si applicano le disposizioni concernenti l’aspettativa per mandato parlamentare vigenti nei rispettivi ordinamenti.
8. I titolari delle cariche di governo iscritti in albi o elenchi professionali sono sospesi di diritto dai relativi albi professionali per la durata della carica di governo.
9. Dopo l’assunzione di una delle cariche di governo nazionali, i titolari possono percepire compensi o indennità esclusivamente per attività prestate in precedenza e comunque soltanto quando essi risultino determinati in misura fissa dalla legge o da atti regolamentari ovvero determinati o determinabili in base a criteri che siano già stati esattamente fissati dall’accordo sottoscritto dalle parti, recante data certa antecedente all’assunzione della carica pubblica. In caso di accertamento della violazione del divieto di cui al precedente periodo, l’Autorità applica una sanzione amministrativa pecuniaria corrispondente al doppio del vantaggio economico ottenuto dall’impiego o dall’attività professionale o imprenditoriale o dalla funzione vietati. Si intende per vantaggio economico il profitto conseguito dall’impiego o dall’attività professionale o imprenditoriale o dalla funzione vietati.
10. Fermo restando quanto previsto dai commi 7 e 8, l’Autorità accerta, anche tramite proprie verifiche, entro trenta giorni dal ricevimento delle dichiarazioni di cui all’articolo 5, le situazioni di incompatibilità di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo e ne dà comunicazione all’interessato, invitandolo a comunicare, entro i trenta giorni successivi, l’opzione tra il mantenimento della carica di governo e il mantenimento della posizione incompatibile. A decorrere dalla data della comunicazione, il titolare della carica di governo che si trovi in una delle situazioni di incompatibilità di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo è tenuto all’obbligo di astensione di cui all’articolo 7.
11. Della comunicazione dell’invito a optare vengono informati dall’Autorità il Presidente della Repubblica, i Presidenti delle Camere e il Presidente del Consiglio dei ministri. La comunicazione dell’invito a optare è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale.
12. Nel caso di mancato esercizio dell’opzione di cui al comma 10 entro il termine prescritto, si intende che l’interessato abbia optato per la posizione incompatibile con la carica di governo.
13. Nel caso di cui al comma 12, l’Autorità informa del mancato esercizio dell’opzione il Presidente della Repubblica, i Presidenti delle Camere, il Presidente del Consiglio dei ministri e l’interessato. Del mancato esercizio dell’opzione è pubblicata notizia nella Gazzetta Ufficiale. A decorrere dalla data di pubblicazione, gli atti compiuti dal titolare della carica di governo nazionale sono nulli.

PROPOSTE EMENDATIVE RIFERITE ALL’ARTICOLO 6 DEL TESTO UNIFICATO

ART. 6.
(Incompatibilità).

  Al comma 10, sopprimere il secondo periodo.
6. 42. Centemero, Sisto.

  Al comma 10, sostituire il secondo periodo con il seguente: Avverso tale comunicazione, al fine della verifica della situazione di incompatibilità comunicata, l’interessato, nei trenta giorni successivi la ricezione della comunicazione, può rivolgersi all’autorità giudiziaria amministrativa competente, anche in via d’urgenza.
6. 38. Sisto, Centemero.

  Sopprimere il comma 11.
6. 41. Sisto, Centemero.

  Al comma 11, premettere le parole: In difetto di declaratoria di illegittimità,.
6. 39. Sisto, Centemero.

  Al comma 11, sopprimere il secondo periodo.
6. 40. Centemero, Sisto.

  Al comma 12, aggiungere, in fine, il seguente periodo: A decorrere dal giorno successivo alla scadenza del medesimo termine, gli atti compiuti dal titolare della carica di governo nazionale sono nulli.

  Conseguentemente, al comma 13, sopprimere il terzo periodo.
6. 19. D’Ambrosio, Nuti, Cecconi, Toninelli, Cozzolino, Dadone, Dieni.

  Al comma 12, aggiungere, in fine, il seguente periodo: La mancata rimozione delle cause di incompatibilità determina la decadenza di diritto dall’incarico ricoperto, adottata nel rigoroso rispetto delle procedure e delle competenze degli organi competenti alla nomina.
*6. 36. Scotto, Quaranta, D’Attorre, Costantino, Airaudo, Franco Bordo, Duranti, Daniele Farina, Fassina, Fava, Ferrara, Folino, Fratoianni, Carlo Galli, Giancarlo Giordano, Gregori, Kronbichler, Marcon, Melilla, Nicchi, Paglia, Palazzotto, Pannarale, Pellegrino, Piras, Placido, Ricciatti, Sannicandro, Zaccagnini, Zaratti.

  Al comma 12, aggiungere, in fine, il seguente periodo: La mancata rimozione delle cause di incompatibilità determina la decadenza di diritto dall’incarico ricoperto, adottata nel rigoroso rispetto delle procedure e delle competenze degli organi competenti alla nomina.
*6. 128. Cecconi, Fraccaro, Dadone, Nuti, Cozzolino, Dieni, D’Ambrosio, Toninelli.

  Aggiungere, in fine, il seguente comma:
14. Quando la comunicazione dell’Autorità ai sensi dell’articolo 5, comma 10, lettera c), dei commi 11 e 13 del presente articolo e dell’articolo 7, comma 6, riguarda il Presidente del Consiglio dei ministri, è informato il Ministro cui spetta la supplenza ai sensi dell’articolo 8 della legge 23 agosto 1988, n. 400.
6. 400. La Commissione.
(Approvato)

Angelo Cera (NCD) State attuando la dissoluzione dello Stato, e scegliete la mediocrità della poltica.

Ora al di là del fatto che le dichiarazioni vengono espresse per motivi puramente politici e di contesa politica, in esse alcune volte si ravvisa il fondo della verità, che emerge almeno nelle discussioni accalorate.

L’utilitarismo e finalismo della politica, svuota le parole del loro senso più vero e lo applica al ‘tatticismo’. Forse questo è il peccato originale in capo alla nostra politica italiana. Ma forse è così in tutto il mondo.

Quindi mentre alla Camera si svolge questo particolarissimo dibattito che intravvede ‘il dirigismo’ politico di stampo ‘2008’ …

Al Senato si parla di stepchild adoption.

 

 

senato

[Per chi segue Bersani, leggere la dichiarazione, più in basso, di Bencini (IDV)

Discussione della questione di fiducia

PRESIDENTE.L’ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 2081, 14, 197, 239, 314, 909, 1211, 1231, 1316, 1360, 1745, 1763, 2069 e 2084.

Ricordo che nella seduta di ieri il Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento ha posto la questione di fiducia sull’approvazione dell’emendamento 1.10000, interamente sostitutivo degli articoli del disegno di legge n. 2081.

Do la parola al presidente della 5a Commissione, senatore Tonini, perché riferisca all’Assemblea sui profili di copertura finanziaria dell’emendamento 1.10000.

TONINI (PD). Signor Presidente, colleghi senatori, la Commissione bilancio ha preso in esame il maxiemendamento 1.10000, naturalmente per ciò che riguarda i profili di copertura finanziaria, e ha constatato che l’emendamento è corredato da una relazione tecnica del Ministero della giustizia, bollinata dalla Ragioneria generale dello Stato. Non ci sono variazioni rispetto al testo che la Commissione aveva già preso in esame, ai fini dell’esame in Assemblea, ovvero il testo del disegno di legge a prima firma della senatrice Cirinnà, e, in particolare, per quanto riguarda la stima degli oneri previsti dal maxiemendamento, si resta nelle cifre già previste. Quindi, per quanto riguarda la somma delle tre voci che comportano oneri – minor gettito IRPEF per detrazione fiscali, maggiori prestazioni per assegni al nucleo familiare e maggiori prestazioni pensionistiche di reversibilità – l’onere previsto è di 3,7 milioni di euro per il 2016, che crescono fino ad arrivare, a regime, nel 2025, a 22,7 milioni di euro.

Questi oneri sono coperti regolarmente, come certificato dalla Ragioneria dello Stato. C’è anche da osservare che il maxiemendamento sposta, naturalmente, come era necessario fare, la copertura dall’anno 2015 – come era previsto nel testo esaminato precedentemente – al 2016: quindi la Commissione bilancio ha dato un parere assolutamente favorevole, dal punto di vista dei profili finanziari.

D’ALI’ (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D’ALI’ (FI-PdL XVII). Signor Presidente, desidero intervenire sull’ordine dei lavori. Intanto, nel ringraziare il presidente Tonini per la sua comunicazione, ho l’obbligo di rammentare che il parere è stato assunto a maggioranza, quindi con il nostro voto contrario, come era già accaduto in occasione della prima valutazione dell’impatto economico di questa norma sulle nostre finanze pubbliche, che a nostro giudizio è assolutamente sottostimato.

Intervengo anche per fare un richiamo alla prassi, signor Presidente, perché ormai i richiami al Regolamento sono assolutamente inutili in questa Assemblea. La buona prassi dei corretti rapporti istituzionali tra Governo e Parlamento, tante volte messa in atto dal vice ministro Morando in occasione delle manovre finanziarie, vuole che il Governo illustri le differenze che il maxiemendamento apporta rispetto al testo base. Non abbiamo un testo base, ma per un assunto conosciuto da tutti, all’interno e all’esterno dell’Assemblea, il testo base, ancorché non esitato dalla Commissione, è quello che porta la prima firma della senatrice Cirinnà. Sarebbe correttezza istituzionale che il Governo illustri all’Assemblea il maxiemendamento, che apporta dei cambiamenti e, soprattutto, contiene una nuova serie di richiami normativi, di non facile lettura. Auspico dunque che il rappresentante del Governo voglia, anche succintamente, illustrare all’Assemblea quali sono le differenze tra il testo già conosciuto e il testo proposto dal Governo, su cui è stata posta la questione di fiducia.

PRESIDENTE. Senatore D’Alì, come sa, l’illustrazione degli emendamenti e dei maxiemendamenti è una potestà e non un obbligo. Ieri non c’è stata l’illustrazione del maxiemendamento e dunque, non avendo richieste in questo senso da parte del Governo, procediamo alla discussione sulla questione di fiducia.

MALAN (FI-PdL XVII). Si vergognano e hanno ragione!

D’ALI’ (FI-PdL XVII). È un’ulteriore scorrettezza.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Signor Presidente, questa mattina mi sono recato presso la sede della Corte costituzionale, dove sono stato ricevuto cortesemente dal capo della segreteria, il dottor Visconti. Sia in Commissione, prima, che in Aula, dopo, ho chiesto che prima di questa discussione il Senato fosse informato della memoria che il Governo ha presentato alla Corte costituzionale su una materia che specificamente interessa questo disegno di legge. Noi con questa legge diamo una delega al Governo a modificare e riordinare le «norme in materia di diritto internazionale privato, prevedendo l’applicazione della disciplina dell’unione civile tra persone dello stesso sesso regolata dalle leggi italiane (…)».

Com’è noto (da «la Repubblica» ma non dal Senato), il Governo in quella memoria ha scritto che ritiene che la stepchild adoption in Italia sia già in vigore e che si possa applicare. Cioè il Governo non ha sposato la normativa e la giurisprudenza in vigore, ma si è schierato su una interpretazione innovativa. Dalla Presidenza della Commissione non ho avuto risposta, e neanche dalla Presidenza del Senato ho avuto risposta.

Questa mattina mi hanno detto che esamineranno giuridicamente, visto che ieri il problema si è concluso con la dichiarazione di inammissibilità, per sapere se in mattinata possono rendere nota la posizione del Governo. Nel rapporto di leale collaborazione, questo Governo per mesi ci ha detto, sia in Commissione che in Aula, che si rimetteva all’Aula e che su questa materia non aveva alcuna posizione. Adesso sappiamo invece che diamo la delega a un Governo che ci ha già detto una tesi, per iscritto con una memoria, secondo cui, anche eliminando la stepchild adoption da questo testo, comunque la ritiene introdotta nell’ordinamento italiano.

Credo che sia un diritto dei senatori e del Senato avere questo documento prima della discussione generale, perché non siamo in grado di intervenire se il Governo non ci mette prima a conoscenza dei suoi atti formali, che non sono stati presentati al bar ma alla Corte costituzionale. E mi meraviglio anche che, pur avendo io sollevato il problema formalmente più volte, dalla Presidenza ci sia un muro di gomma: non arriva nessuna risposta, né positiva né negativa. Ci dica la Presidenza se ritiene che il Senato e i senatori, nel rapporto Governo-Parlamento (almeno finché c’è il Parlamento), non possano venire a conoscenza degli atti del Governo. Ce lo dica, ma non ricorra al muro di gomma e non ci faccia arrivare fino a stasera. Devo fare un intervento muto in discussione generale? Devo entrare nel merito di una delega a un Governo che già scavalca tutto questo dibattito arrivando a delle conclusioni che nell’ordinamento non ci sono?

Signor Presidente, le chiedo davvero, per la dignità delle istituzioni, di dare una risposta e di mettere il Senato in grado di leggere quello che i giornalisti di «la Repubblica» hanno pubblicato, ma che il Senato non ha ancora avuto.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo per associarmi alla richiesta del senatore Giovanardi. Si tratta di un aspetto importantissimo perché, sia dal punto di vista della fiducia sia dal punto di vista del testo (che dice chiaramente che resta in vigore l’attuale regime per quanto riguarda le adozioni), è fondamentale sapere che cosa ha detto il Governo, che pone la fiducia su un testo su cui rinvio a dopo ogni commento perché sintetizzarli in pochi secondi significherebbe sacrificare le enormità contenute in questo testo. I primi che dovrebbero chiederlo sono coloro che si apprestano a votare la fiducia

E voglio rassicurare i signori della maggioranza e del Governo che evidentemente non ci sarà nessun voto, per cui rimane fermo il vostro proposito di soffocare la voce del Senato e dei cittadini italiani nel loro insieme, ma almeno devono far sapere che cosa il Governo ha detto alla Corte costituzionale su un tema così importante.

PRESIDENTE. Colleghi, i rapporti tra il Senato e la Corte costituzionale sono disciplinati dall’articolo 139 del nostro Regolamento. Il rapporto tra il Governo e la Corte costituzionale è un rapporto in cui il Senato è parte terza. Se il Governo lo ritiene, può dare le risposte che ritiene opportuno dare in questa sede, ma non c’è certo un ruolo cogente che il Senato può esercitare.

MALAN (FI-PdL XVII). La decenza.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)): Stanno lì con la testa bassa e non rispondono…

PRESIDENTE. Senatore Giovanardi, se non si alza qualcuno del Governo per dare una risposta, l’unica cosa che lei può fare è esercitare il suo diritto di voto in sede…

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). E questo sarebbe un dibattito! (Vivaci commenti dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Il senatore Giovanardi ha sottoposto una legittima richiesta al Governo e, altrettanto legittimamente, il Governo può non rispondere. Questo non deve essere motivo per creare una tensione che sicuramente non farà guadagnare nulla a questo dibattito.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Presidente, intervengo per ricalcare quello che lei ha detto e per dire al senatore Giovanardi di aversene pace.

Il Governo non risponde; esercita la sua scelta di non rispondere e con questo dà una risposta. Questa è una sede politica. Prendiamo atto che il Governo non risponde. Poi, ciascuno ne tragga le debite e opportune considerazioni. Senatore Giovanardi, questo è: il suo Governo non risponde.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Non è il mio Governo. Sono all’opposizione.

PRESIDENTE.Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia.

È iscritta a parlare la senatrice Bencini. Ne ha facoltà. (Commenti del senatore Giovanardi).

BENCINI (Misto-Idv). Signor Presidente, quando il senatore Giovanardi avrà finito il suo one-man-show comincio.

Non so se votando in Aula saremmo riusciti ad avere la legge sulle unioni civili nella sua compiutezza. Forse, se invece di sparare al canguro lo avessimo salvato, oggi non saremmo qui a ripetere la discussione generale sul maxiemendamento, che chiede la fiducia su un disegno di legge che era di iniziativa parlamentare e, soprattutto, in tema di diritti civili e che avrebbe dovuto trovare una platea di assensi anche diversa da quella governativa. Probabilmente, come sottolinea Bersani, dire che è sempre meglio qualcosa rispetto a niente è troppo facile. Lo sa anche un bambino. Forse ha ragione. Il punto è stato però trovare una sintesi che garantisse numeri certi e affidabili, dopo che qualcuno ha fatto melina trattenendo e rilasciando intenzioni di voto a intermittenza: ora sì, ora no, ora ni, ora so. Alla fine, hanno perso la palla che è stata colta al balzo da chi sicuramente conosce le tattiche politiche meglio di molti che sono qui da poco tempo, un assist perfetto che rafforza il Governo. Come è andata a finire lo sappiamo. È scritto in questo maxiemendamento in cui vengono divelte alcune parti della legge, tra cui quella, la più discussa, dell’adozione del figlio naturale del coniuge nell’unione civile, che ha generato nei benpensanti reazioni urticanti al pensiero che un bimbo possa essere amato e «rallevato», come si dice a Firenze, da due persone dello stesso sesso rivendicandone la potestà genitoriale, cosa che potrebbe creare ulteriore disagio in questo Parlamento, in quanto tale pratica deve essere fatta ed è prerogativa solo degli eterosessuali. Ancora, è stato divelto l’obbligo di fedeltà – reticenza cattolica – che continua però a sussistere nel matrimonio, ma non nell’unione civile perché ovviamente deve essere ben distinta dal matrimonio, che è visto come sacramento evidentemente. Per alcuni è solo questo perché le unioni civili non sono sacre, ma probabilmente blasfeme e promiscue, sempre secondo il pensiero di alcuni.

In tutti i casi, torno al «troppo facile» e al «lo sa anche un bambino», come ha detto Bersani ieri. Credo che il punto in cui siamo arrivati oggi non sia troppo facile, ma la migliore legge ottenibile con questo tipo di Parlamento e di maggioranza con la quale il PD si trova a governare, dal momento che le unioni civili erano un obiettivo politico del PD, oggi partito di Governo, che aveva palesato ovviamente nella sua campagna elettorale, come anche il Movimento 5 Stelle. Questi però se ne sono dimenticati e, invece di rispondere alla voce della coscienza, rispondono alla voce del padrone. Se questo era un obiettivo per loro, non lo era certo per il Nuovo Centrodestra, che non esisteva ante la XVII legislatura: si è formato in itinere e non era certo il suo obiettivo politico.

Quindi, come ben ha precisato ieri la senatrice Finocchiaro, essendo per il Partito Democratico materia essenziale per attuare il proprio programma di Governo, può essere presentato un maxiemendamento e posta la questione di fiducia anche sui diritti civili. Una novità, ma questo è quanto. Non è fuori dalle regole.

In quest’Aula oggi io rappresento Italia dei Valori e, per quanto questo compromesso di legge sia al ribasso rispetto all’antecedente, lungamente discusso, credo che non possiamo esimerci dal dare l’assenso su di esso, colmando una mancanza di diritti e doveri per le coppie omosessuali, che da troppo tempo attendono di avere una unione legalizzata.

Sicuramente, questo disegno di legge non accontenterà al cento per cento coloro ai quali è destinato. Auspico, quindi, che in tempi brevi si possano sciogliere i nodi che sono stati estromessi, rispondendo concretamente alle realtà familiari che oggi esistono e che sono le famiglie arcobaleno, e non solo.

Inoltre, io auspico che in un futuro prossimo le unioni civili possano divenire matrimoni egalitari, come quelli nella proposta che io ho sottoscritto nel giugno 2013, insieme al Movimento 5 Stelle, e che avrebbe voluto un tipo di unione molto più ampia di quella che ci si era prospettata in questi giorni. Quindi, ovviamente, vale il mio assenso alla nuova versione di questa unione.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, oggi abbiamo fallito, tutti. Ha fallito l’Italia. Noi siamo gli ultimi, come dice un libro che, raccogliendo dati Istat e vari studi, mette in evidenza come l’Italia rispetto al resto d’Europa sia ultima in tantissimi campi.

È ultima per quel che riguarda l’infanzia, la tutela dell’infanzia, e con questo voto in quest’Aula ne stiamo dando riprova.

Per la spesa per le famiglie è ultima. Per gli asili nido e le scuole materne, per l’istruzione, per l’insegnamento, per il lavoro, per la governabilità, per la ricerca. Persino per il turismo siamo ultimi. Siamo primi, e quindi ultimi, in Europa per la presenza di corruzione. Siamo ultimi in giustizia. Siamo ultimi perché buttiamo nelle discariche il 40 per cento dei nostri rifiuti. Siamo ultimi per adeguamento digitale e siamo ultimi per i diritti irrinunciabili, per i diritti civili.

Ci sono due questioni molto gravi nel voto di oggi. Da una parte, si pone la fiducia su un disegno di legge parlamentare. Se lo facciamo vuol dire che è possibile. Ma, sicuramente, non è cosa eticamente giusta e augurabile. E poi perché, con questo super emendamento, la maggioranza si piega alla minoranza, agli interessi e alla mentalità più bieca di una minoranza che ha trascinato in Commissione e in quest’Aula i diritti fondamentali, su temi di uno squallore tale che non ha rispettato la dignità umana.

La maggioranza del Partito Democratico ha predisposto questo super emendamento con Alfano, con Verdini, con Giovanardi. Ha scritto questo emendamento con loro, con i detrattori dei diritti. Eppure, i numeri c’erano tutti. 199 senatori avrebbero votato sì a questa legge! (Commenti dal Gruppo PD).

Solo 121 avrebbero votato no. Qualche giorno fa, su «Il Fatto Quotidiano» il primo titolo era un «Perché?» enorme. Perché?

Perché si decide diversamente quando i numeri ci sono e la maggioranza può votare un provvedimento che anche gli Uffici del Senato hanno valutato potersi discutere e porre in votazione in una sola settimana di lavoro? Perché era una cosa già decisa. C’è premeditazione in questo omicidio. Ripeto: c’è premeditazione nell’omicidio di questa legge. (Applausi dal Gruppo M5S).

Come ha detto un deputato del Partito Democratico (non io o senatori del mio Gruppo), il PD è un partito inesistente ed incapace e alla fine decide sempre e solo Renzi. (Commenti dal Gruppo PD). È vero, perché parlando con alcuni di voi mi è stato detto in maniera inequivocabile che qualunque osservatore politico, anche mediocre, avrebbe saputo da subito che il Movimento 5 Stelle non avrebbe mai potuto votare un canguro per 500 emendamenti.

Se si sapeva, si voleva porre la questione su due punti fondamentali. In primo luogo, provare a corrompere, nel senso di contaminare e non di compiere un passaggio di denari o altri vantaggi. Se il canguro fosse passato, il Movimento 5 Stelle si sarebbe piegato con un’alternativa assolutamente difficile, rinunciando cioè ad un diritto fondamentale, il diritto parlamentare, e ad un’etica importantissima e irrinunciabile, quale quella della democrazia. Come anche Berlinguer seppe dire nel 1977 in Russia, il diritto alla democrazia è uno dei diritti irrinunciabili.

Siamo stati coerenti, eppure devo dire che con la presentazione di 6.000 emendamenti anche io avevo perso un attimo l’asse, emergendo dubbi e tentazioni. Fortunatamente – ringrazio il mio Gruppo – è stata però tenuta ferma in maniera molto chiara la barra. (Commenti dal Gruppo PD). In Assemblea, di fronte alla riduzione del numero degli emendamenti a 500, fu proprio il collega Alberto Airola che, guardandomi in faccia, mi disse che, con 500 emendamenti, il canguro non si sarebbe votato né allora, né mai. (Applausi dal Gruppo M5S). Io gli sono grata, perché egli dissipò il mio dubbio e la mia angoscia di quel momento. Inquinarsi e corrompersi non è mai una vittoria e quella che avremmo portato a casa sarebbe stata una falsa vittoria.

Il superemendamento presentato ci viene adesso a raccontare che la maggioranza di Governo ha scelto un’altra maggioranza. Aveva i numeri e si è alleata con altri; aveva i numeri e ha voluto fare questa legge con Verdini, che adesso richiede poltrone, e con Alfano, che adesso parla di una vittoria. Il Governo ha umiliato il Parlamento, ponendo la fiducia su un provvedimento riguardante un diritto fondamentale, ed ha umiliato gli italiani, svilendo un provvedimento che era già ai minimi termini e il più moderato nel panorama europeo, con la conseguenza che adesso l’Italia è ultima anche su questo fronte insieme alla Grecia.

C’è un insulto in questa legge. Sì, è stata stralciata la stepchild adoption ma c’è una cosa più grave. Io credo al fatto che nella legge n. 183 del 1984, all’articolo 44, questa possibilità è già data. Ma c’è un insulto insito negli altri articoli laddove si dice che non vi è obbligo di fedeltà. Ciò vuol dire che si sta valutando per gli omosessuali una diversa eticità. Non starò qui a valutare se sia cosa giusta ed eticamente importante che ci sia questo vincolo ma voglio sottolineare il fatto che questo divieto, presente nel matrimonio, non venga riconosciuto per le unioni civili e questa è discriminazione ed è grave, è assolutamente grave. (Applausi dal Gruppo M5S).

Io ho vergogna, oggi, di essere in questo Parlamento che pone la fiducia su un disegno di legge di iniziativa parlamentare ed ho vergogna perché non siamo riusciti a portare a casa una legge che dia dignità ai cittadini perché la persona e la dignità della persona vengono prima di tutto. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bocchino. Ne ha facoltà.

BOCCHINO (Misto-AEcT). Signor Presidente, noi ci troviamo all’epilogo della storia di questo disegno di legge che è stato piuttosto dibattuto e combattuto durante il suo iter parlamentare. Ebbene, questa storia finisce ancora una volta in uno dei modi peggiori sia nel merito di questo maxi emendamento, che rappresenta un ulteriore peggioramento di un disegno di legge che io definivo anche prima di compromesso al ribasso, ma anche, purtroppo, nel metodo. Infatti, per una serie di condizioni politiche sulle quali adesso mi soffermerò, siamo arrivati all’ennesima apposizione della questione di fiducia e ad una trattativa politica giocata tutta nell’ambito della maggioranza sulla quale, con questa apposizione, il Parlamento, ancora una volta, non si può esprimere.

Però, signor Presidente, io credo che valga la pena ripercorrere le tappe che ci hanno portato, ancora una volta, a questo risultato. A mio parere, infatti, vi sono delle importanti differenze che si sono verificate e che contraddistinguono questo disegno di legge rispetto a tanti altri sui quali è stata apposta la questione di fiducia sulla quale ricordo che ci siamo sempre opposti per una questione di metodo e di merito.

Questa volta non posso fare a meno di ricordarle che vi è stato un periodo, anche abbastanza lungo – circa tre settimane – in cui quest’Aula era effettivamente sovrana perché il dibattito era interamente nelle mani di noi senatori. Ricordo che il Governo, dopo aver chiarito la propria posizione riguardo agli emendamenti, si era rimesso interamente all’Aula quindi la questione era interamente nelle nostre mani. Vi è stato quindi un periodo (mi riferisco alle settimane a cavallo tra gennaio e febbraio) in cui vi erano delle posizioni piuttosto definite. Non solo noi senatori di L’Altra Europa, con i colleghi di SEL abbiamo sempre avuto una posizione molto netta a favore del disegno di legge ma vi era anche, ad esempio, la posizione del Movimento 5 Stelle che era piuttosto netta. I colleghi del Movimento dicevano sempre, consistentemente, in quel periodo che avrebbero votato il disegno di legge Cirinnà senza emendamenti. Non vi erano addirittura fronde cattoliche al loro interno e quindi avrebbero votato compatti.

D’altro canto anche il centrodestra era piuttosto compatto e, in maniera molto coerente, si è sempre espresso in termini negativi su questo disegno di legge, ponendo in essere tutte le pratiche emendative e ostruzionistiche per portare a casa il risultato che dal loro punto di vista – per quanto io non lo condivida – era legittimo e consisteva nel cercare di demolire, per quanto possibile, questo disegno di legge.

Poi però, ad un certo punto, si è verificato un punto di rottura perché mentre la posizione di una parte del Parlamento è sempre stata piuttosto coerente, è arrivato un primo dietrofront, quello relativo alla libertà di coscienza nel Gruppo del Movimento 5 Stelle che ha sparigliato una prima volta le carte in tavola.

Ora, è vero che sulla carta i numeri c’erano, ma è anche vero – e qui rispondo alla senatrice Nugnes – che il percorso parlamentare di questo disegno di legge si preannunciava piuttosto difficile ed accidentato, sia per il grande numero di emendamenti che erano stati proposti, sia per il fatto che alcuni di questi erano dei canguri, sia per il fatto che erano state preannunciate delle votazioni segrete. Per cui il rischio di demolire la legge Cirinnà era effettivamente concreto e reale. Ecco perché un cambiamento di fronte così importante, avvenuto il 6 febbraio da parte di quel Gruppo politico, ha essenzialmente posto una tensione piuttosto alta, che ha visto tutti i commentatori politici giustamente ritenere l’approvazione del disegno di legge Cirinnà, così com’era stato presentato, piuttosto difficile ed accidentata.

Questo ci ha portato immediatamente alla vicenda del canguro, che apre a questo punto una riflessione molto importante e tutta politica. Ci si chiede, ancora una volta, se vengono prima le questioni procedurali o le questioni di merito; se viene prima effettivamente la dignità della persona – come ha detto la senatrice Nugnes, tra l’altro contraddicendosi – o vengono prima le questioni procedurali. La scelta di quel Gruppo parlamentare a quel punto era decisiva e fondamentale per approvare il disegno di legge, così com’era stato proposto dalla senatrice Cirinnà; l’approvazione del provvedimento aveva bisogno del voto del Gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle. Ebbene, si è deciso di porre la questione procedurale prima della dignità delle persone. Ricordiamoci che in quel momento avremmo avuto la possibilità di introdurre i diritti civili per gli omosessuali in questo Paese, per i quali tra l’altro ci siamo sempre battuti, sia nel Movimento 5 Stelle, sia anche dopo; si è invece preferito far valere una questione procedurale proprio sulla pelle dei cittadini LGBT. Nel momento in cui l’ennesimo voltafaccia, naturalmente calato dall’alto, ha fatto cambiare idea sulla proposta di votazione del canguro (Commenti della senatrice Bottici), in quel momento, dal punto di vista politico, si è abdicato al proprio ruolo di portatori di istanze dei cittadini, con i quali noi tra l’altro abbiamo sempre lavorato, e si è posta in primo piano la questione procedurale, abdicando alla coerenza. (Commenti dal Gruppo M5S).

Quindi, se noi ci troviamo di fronte ad una situazione in cui il Governo Renzi, con i soliti metodi che ben conosciamo, ha posto la questione di fiducia e ha fatto un accordo con il centrodestra, che è stato tra l’altro rivalutato proprio dalla vostra posizione, una delle colpe politiche più rilevanti ce l’ha proprio il Movimento 5 Stelle, che con questo ennesimo voltafaccia non ha fatto altro che rimettere in gioco ancora una volta la legge, costringendo di fatto il nostro beneamato Presidente del Consiglio ad usare i suoi spregiudicati metodi per ammazzare ancora una volta la discussione parlamentare, che da quel punto di vista si era in qualche modo autoazzoppata, e per giungere ad un risultato che, come abbiamo visto dalle manifestazioni di piazza che ci sono state anche ieri, mortifica ancora una volta la dignità dei cittadini LGBT.

Si impone quindi una riflessione politica. Portare avanti le istanze dei cittadini, per i quali noi siamo stati mandati in Parlamento e ai quali non interessa nulla se i diritti civili vengono approvati con il canguro o senza canguro, deve venire sempre prima di qualsiasi questione procedurale, altrimenti è soltanto un tradimento delle aspettative dei nostri elettori. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Uras. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, quello che dispiace oggi più di ogni altra cosa è l’impossibilità del Parlamento di esprimersi sul merito del testo di legge in esame, perché la strumentalità ha prevalso sul dovere di dare una risposta ai cittadini e sul dovere di organizzare il diritto del nostro Stato in modo più corrispondente ai valori della nostra Carta costituzionale. Quello che si è scelto lo si è scelto purtroppo per un’insufficienza che si è registrata in quest’Aula e per le strumentalità che sono state poste da un’opposizione interna alla maggioranza di Governo.

Hanno quindi prevalso ragioni di schieramento, hanno prevalso ragioni di polemica politica e il merito di questo provvedimento è stato sacrificato ancora una volta insieme al ruolo del Parlamento, che esce sconfitto. Quest’aula, che come noi tutti sappiamo, subisce una forte trasformazione nelle funzioni e nel ruolo in ragione della prossima riforma costituzionale, oggi aveva la possibilità di compiere un atto politico rilevante di giustizia, ma non lo compie. Compirà invece un altro atto: si esprimerà la fiducia, l’ennesima fiducia, al Governo in carica.

Io dico questo perché, nell’azione pessima che un pezzo di destra ha esercitato nella discussione attorno a questo provvedimento e che riguarda una consapevole volontà di lesione dei diritti dei cittadini, quel pezzo di destra ottiene due cose. La prima è lo stralcio dell’articolo 5, che invece poteva essere demandato alla decisione, anche tenendo conto dei problemi di coscienza di ciascuno di noi, del Parlamento come espressione della volontà sovrana del popolo. L’altra è il principio di fedeltà che è stato espunto dall’articolo che riguarda l’unione civile tra persone dello stesso sesso.

Questo principio di fedeltà è così importante per quella destra, perché strumentalmente pensa che possa incidere sulle procedure di riconoscimento dei diritti di adozione e perché quella destra antica, pesante, espressione di una cultura sorpassata, vuole mantenere nella relazione affettiva tra le persone questa cappa della proprietà: la fedeltà come esercizio di una proprietà esclusiva. Ha l’idea che hanno esattamente quelli che sono espressione di una cultura in cui la donna è oggetto (Applausi della senatrice Mangili). Noi pensiamo che questa volontà che è stata accolta esprime un principio che purtroppo, diffuso anche nell’attuale cultura di questo Paese, è una delle concause del femminicidio. È una cosa da espungere non da un provvedimento come questo, ma dalla cultura che ci appartiene e che riguarda ogni tipo di relazione. Ai compagni del Partito Democratico dico che se fossi stato direttamente impegnato in questa discussione, questo aspetto non lo avrei consentito. (Applausi della senatrice De Petris).Questa richiesta l’avrei rigettata. È strumentale, è espressione di una vergogna culturale che noi dobbiamo abbandonare.

Lo dico perché, all’indomani della decisione su questo provvedimento, noi tutti dovremmo incominciare a lavorare per migliorarlo e dovremmo incominciare a lavorare sulla questione delle adozioni, perché, ancora una volta i bambini – anche questa è una vergogna – non sono al centro della discussione che affrontiamo quando si tratta di parlare di adozioni. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Carraro. Ne ha facoltà.

CARRARO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, appartengo al Gruppo di Forza Italia per convinzione e perché così hanno deciso coloro i quali mi hanno eletto. Il Partito di Forza Italia si era dichiarato contrario al disegno di legge Cirinnà, lasciando però libertà di coscienza – com’è logico per un partito democratico – su un tema che riguarda i diritti delle persone.

Nella discussione generale, due settimane fa, avevo dichiarato il mio favore al disegno di legge sulle unioni civili, perché mi sembrava giusto farlo. Avevo auspicato però che vi fossero due modifiche: la prima tendente a sottolineare che non si trattava di un matrimonio, non perché ci debba essere una discriminazione, ma per evitare il pericolo che la legge stessa fosse incostituzionale. La seconda modifica che avrei auspicato era quella di stralciare le adozioni, non perché gli omosessuali non potessero adottare, ma per poter lavorare ad un provvedimento organico sulle adozioni, posto che adesso isingle non possono adottare o hanno delle difficoltà enormi. Adottare nel nostro Paese certe volte è quasi più difficile che scalare una montagna di cinquemila metri.

Le modifiche del Governo sostanzialmente accolgono i suggerimenti che avevo dato, anche se – devo dire la verità – esteticamente mi piace poco che si tolga l’obbligo alla fedeltà per le unioni civili, quasi come se i matrimoni avessero un qualcosa di etico e invece quel tipo di unione ne fossero privi: lo capisco poco.

Purtroppo il Governo ha deciso di porre la questione di fiducia. Ieri il presidente Grasso, rispondendo al senatore Calderoli, attuale Presidente dell’Assemblea, ha detto che l’aspetto prioritario (dal momento che era comunque ammissibile il maxiemendamento) è che il Governo può, in qualsiasi momento, accertare se sussista il rapporto fiduciario tra Governo e Parlamento. Questo è l’aspetto prevalente della votazione che esprimiamo oggi ed è quello che ieri il presidente Grasso ha detto a lei, senatore Calderoli, quando sedeva in un altro banco.

Per questo motivo, pur condividendo il fatto che debbano esservi le unioni civili, voterò contro questo provvedimento. Non commento, perché non vale la pena: da una parte sono lieto che finalmente le unioni civili possano essere aperte anche alle persone omosessuali, dall’altra mi spiace che questa azione positiva avvenga in un clima di strappo e di tensione. Ripeto: convintamente esprimerò il mio no alla fiducia, perché in me prevale la convinzione che questo Governo non meriti la fiducia.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà.

MARTELLI (M5S). Signor Presidente, io credo che questa maggioranza stia ottenendo esattamente la legge che voleva fin dall’inizio e, dopo tutto, credo pure il popolo italiano, nella sua media. Ma non c’è da stupirsi, perché noi abbiamo in casa il Vaticano. Quando tu hai in casa una religione, ben difficilmente riesci a muoverti in modo indipendente. Tutte le religioni, infatti, checché se ne dica, non sono né democratiche, né libertarie. Sono religioni, prevedono un pensiero unico, con tanto di manuale, stile servizio militare: esattamente come nel servizio militare, devi fare determinate cose. Alla fine, quindi, questo è.

Però alcune cose devono essere dette. La prima cosa è che, comunque, se uno crede di avere un’idea avanzata di quello che può essere una tutela civile per una formazione sociale, deve anche avere il coraggio di presentare un disegno di legge così e non quella cosa che si chiamava originariamente disegno di legge Cirinnà.

Facciamo un esempio. Il primo esempio è che in Italia non si è mai avuto il coraggio di mettere in discussione il fatto che il matrimonio debba essere una cosa binaria, a due; anzi, questa cosa viene continuamente venduta come famiglia naturale. Ma naturale di che? La natura non prevede questo; la natura ha sempre previsto qualcos’altro. Il matrimonio binario è una costruzione sociale, data da un certo tipo di religione.

Se uno voleva veramente fare qualcosa di avanzato – come per esempio fanno i buddisti – doveva prevedere qualcosa di plurimo. Perché non possono sposarsi più persone stipulando accordi multipli? Questo è un livello di tutela sociale. Se veramente si dice che l’amore deve essere libero, allora anche quattro o cinque o sei persone devono potersi sposare, con le evidenti economie di scala che si otterrebbero in termini di tutela dei minori. Infatti, se un bambino ha più genitori, non è più ostaggio delle eventuali liti tra due.

L’altra osservazione fondamentale è che, se il matrimonio funziona tanto bene, allora perché vi è stato bisogno addirittura di fare il divorzio sempre più rapido? Se il matrimonio fosse una cosa naturale, non ci sarebbe bisogno di una cosa innaturale come il divorzio. Già in questo si capisce che di naturale questa famiglia non avrebbe niente.

Per quanto riguarda le persone dello stesso sesso che volessero contrarre questo tipo di vincolo, due o più, si sarebbe dovuto prevedere la stessa cosa che è prevista per formazioni sociali in cui i sessi erano variamente mischiati, quindi la possibilità di adottare. Voi, anche nel disegno di legge originale, avete previsto che le persone dello stesso sesso avessero più limitazioni: il loro livello di tutela sociale era più basso. Se uno vuole pensare di fare una cosa avanzata, porta tutti al massimo livello possibile: dà il matrimonio a tutti. Avete fatto una riforma costituzionale che cambia 50 articoli, perché non fare 51 e cambiare anche l’articolo 29? Matrimonio per tutti. Invece no; quindi c’era già l’intenzione di tenere certi tipi di formazioni sociali più in basso. Questa è l’ipocrisia di fondo che ha portato a tutto questo.

Non veniteci a dire che voi siete i paladini dei diritti, come li chiamate (che diritti non sono, perché sono tutele), perché è falso.

Poi avete completamente tralasciato un’altra categoria sociale che è fatta dalle persone che non vogliono legarsi con nessuno: i singoli. Perché un singolo non deve poter adottare? Il massimo livello di tutela cui può arrivare è quello: non può autosposarsi, ma per lo meno un figlio potrebbe adottarlo. No, naturalmente, neanche questo avete previsto.

Pertanto, quello che prevedevate all’inizio era assolutamente una farsa e siete riusciti addirittura a scendere. Questa è la dimostrazione che vi è solo del grande conservatorismo vestito di perbenismo. Quello che ho già avuto modo di dire – non in questo contesto, ma in altri – era questo. Se veramente si voleva cercare di educare anche il cittadino italiano verso qualcosa di più avanzato, bisognava prevedere qualcosa per passi, perché purtroppo una Nazione su certi argomenti è pronta a ricevere una legge coerente con l’educazione che è stata portata avanti. Se noi italiani siamo un popolo reazionario e conservatore, alla fine ci siamo trovati in questa condizione e quindi siamo disposti a recepire solo determinate cose e non altre.

La posizione che ho espresso adesso forse è condivisa da una persona su 10.000 in Italia. Ma sono comunque posizioni che devono essere tenute in considerazione. In mancanza di questo, dovevate prevedere fin da subito che questa legge, così com’era, lo stesso Governo non l’avrebbe voluta. E quindi avete voluto inserire la zeppa dell’articolo 5, perché in questo modo avreste avuto l’alibi. È sempre il solito gioco: due passi avanti e uno indietro.

Non so fino a che punto gli italiani ci saranno cascati. Con questa scusa avete dato un ulteriore pretesto al Governo di entrare spaccando la gamba, e di fare un ulteriore ribassamento di tutto quanto, con buona pace di tutti. Del resto, se su questo le destre e le sinistre si sono trovate unite un dubbio a qualcuno dovrebbe venire: o è la svolta destra del PD, che in realtà è sempre andato a destra; semplicemente si è reso conto che addirittura c’è scritto «strada chiusa», quindi si continua ad andare a destra (Applausi della senatrice Mangili), oppure c’è una svolta a sinistra delle destre che in realtà non c’è. Queste sono le questioni su cui bisognerebbe riflettere, ma prima di tutto è un percorso educativo. È per quello che ve lo dico.

Se veramente volete che gli italiani abbiano una concezione della tutela sociale un po’ più alta bisogna cominciare a togliere la mano forte delle religioni che vi ha portati a questo e che continuerà a portarvi a questo inevitabilmente. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Orellana. Ne ha facoltà.

ORELLANA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, siamo ora giunti all’epilogo di questo provvedimento in questo ramo del Parlamento. Siamo giunti finalmente a votare il testo del disegno di legge Cirinnà, seppure con un unico voto e con qualche cambiamento del testo. Cambiamenti non di poco conto sicuramente, che danno da riflettere. Prima di passare a un commento di questo testo premetto qualche commento sull’iter parlamentare del provvedimento.

Il tema del riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali è approdato in Commissione giustizia sin dall’inizio della legislatura. La Commissione giustizia ha esaminato testi, ha audito esperti, ha valutato e soppesato differenti opzioni fin quando non si è deciso di procedere con un testo base preparato dal relatore, ovvero la collega Cirinnà. Con queste poche parole ho riassunto circa un paio d’anni di attività in Commissione. Su questo testo base si è poi proceduto con la presentazione degli emendamenti. Se ben ricordo, ne sono stati presentati oltre 3.000, dei quali meno della metà dichiarati ammissibili dal Presidente. Si è tentato di votare i restanti 1.500 emendamenti circa ma, dopo tante sedute, alcune anche serali, in cui l’ostruzionismo di chi si opponeva è stato forte, duro e anche efficace, si erano fatti pochissimi passi avanti. Ogni emendamento era corredato, a norma di Regolamento, dal commento di due, tre e persino quattro senatori, ognuno per dieci minuti; dai venti ai quaranta minuti per singolo emendamento. Si riuscivano a votare solo pochi emendamenti a seduta. Era evidentemente una strada non percorribile.

Faccio un inciso: ne parlo da testimone diretto in quanto sono stato membro della Commissione giustizia dall’aprile all’ottobre del 2015, ovvero proprio nella fase finale dell’esame delle unioni civili in Commissione giustizia. Si è passati, quindi, obtorto collo a questo disegno di legge n. 2081, che in buona sostanza ripropone il testo base della Commissione e che è stato portato direttamente all’attenzione dell’Assemblea.

L’impegno ostruzionistico – mi riferisco agli oltre 5.000 emendamenti della Lega, ma non solo – si è di fatto ripetuto anche in quest’Aula, che è impegnata su questo provvedimento dal 28 gennaio scorso. Oggi è 25 febbraio, quasi un mese è passato e si è riusciti a votare solo le pregiudiziali di costituzionalità e la proposta di non passaggio all’esame degli articoli. Solo due votazioni in quasi quattro settimane: decisamente poco. Si è arrivati, quindi, all’epilogo di questa settimana che per certi versi si può riassumere nell’applicazione del terzo principio della dinamica, ovvero ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. All’azione ostruzionistica è corrisposto la reazione della questione di fiducia.

A parte le ardite analogie, si è giunti all’apposizione della questione di fiducia da parte del Governo sul testo Cirinnà, seppur modificato – vedremo come – pur di chiudere un iter che si preannunciava troppo lungo, quindi incompatibile con i lavori del Senato. Una necessaria chiusura dell’iter parlamentare che consentirà alla maggioranza dei senatori di votare e finalmente – mi auguro – approvare i diritti contenuti in questo provvedimento e non cedere così ad una minoranza che, seppure esigua, stava nei fatti vietando alla maggioranza di esprimersi. Su questo, ovvero sulle prerogative, sul diritto-dovere delle opposizioni di esprimersi con la massima tutela possibile e sull’altrettanto importante diritto della maggioranza di poter decidere e votare, penso la nostra democrazia dovrebbe riflettere.

Ritornando al contenuto del provvedimento, commento solo sulla più importante modifica introdotta dal maxiemendamento, ovvero avere espunto l’adozione del configlio. Comprendo che questa decisione si è rivelata necessaria per poter procedere con l’approvazione del testo da parte della maggioranza – di cui pure faccio parte – ma considero questa scelta un errore poiché nega diritti proprio ai minori che, invece, andrebbero più di tutti tutelati con diritti certi. Lasceremo ancora alla via giurisprudenziale la definizione di ogni singolo caso senza aver ben definito e garantito, con una chiara e semplice adozione, la continuità affettiva di entrambi i genitori.

Una continuità affettiva che è sacrosanto vada garantita il più possibile ai minori. Ripeto che si tratta di un errore, ma mi consola sapere che, quando sarà approvata in via definitiva questa legge, non saranno più possibili tante odiose discriminazioni per le coppie dello stesso sesso. Non accadrà più quanto è successo al mio amico Cesare, che ha potuto confidare solo nella comprensione e nel buon cuore dei medici e degli infermieri per poter stare vicino al suo Loris, suo compagno convivente per 39 anni, nelle tre settimane di rapida malattia che l’anno scorso l’hanno portato al decesso. Una comprensione costellata, però, continuamente da domande tipo: «Scusi, ma lei chi è?» o che l’hanno portato a subire le imposizioni di chi dice: «Scusi, ma possono rimanere solo i parenti», che aggiungevano umiliazione e sofferenza a chi già si arrovellava nella preoccupazione sulla salute del proprio compagno. Mai più, questo non deve avvenire mai più. Per tanti nostri connazionali questa legge servirà proprio a questo: ad eliminare discriminazioni, a garantire diritti e a imporre doveri, semplicemente. (Applausi dal Gruppo Misto e dei senatori Buemi e Gatti).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, l’Aula vuota testimonia che ormai la polpa e il cuore dell’argomento sono stati eviscerati e quindi, naturalmente, che i giochi sono fatti. Questo naturalmente è un peccato, perché si è parlato molto di tattica, ma si è parlato troppo poco di quanto ha significato fino ad ora questo provvedimento. Non si è parlato dei valori e di quello che sta dietro al provvedimento.

Mi consenta dunque, signor Presidente, di elencare nel mio intervento i protagonisti che sono emersi in questo dibattito parlamentare, partendo da un’affermazione fatta poc’anzi dal senatore Bocchino, che ha ricordato come per qualche giorno, per qualche settimana, questa Assemblea è tornata protagonista. Vede, signor Presidente, il senatore ha fatto un riferimento, ma manca una parte del ragionamento. L’Assemblea è tornata protagonista, ma come utile sciocca in un percorso che era già delineato. Anzi, il fatto che il Governo abbia scelto di lasciar andare il disegno di legge nella palude, gli è servito per dimostrare una volta di più l’incapacità del Parlamento di fare sintesi e di giungere a delle soluzioni, che in teoria dovrebbero andare nell’interesse dei cittadini, dimostrando così che è l’azione del Governo – ovvero di Renzi, che interviene tagliando con la spada il nodo gordiano – a risolvere la situazione. Così non è, perché ci siamo accorti che quello che ha fatto il Governo in questa circostanza è stato mettere in campo una manovra squisitamente tattica, con uno scopo diversivo rispetto ai problemi del Paese. In queste settimane i dibattiti e i talk show, tanto condannati, ma tanto frequentati da ciascuno di noi ‑ e ciascuno di noi ne ha quindi la responsabilità, insieme alla stampa – si sono occupati del dibattito sulle unioni civili e di cosa sia la stepchild adoption, con l’Accademia della Crusca che è dovuta intervenire per chiarire che si tratta dell’adozione del figliastro, mentre aggiungo che sarebbe più corretto dire che si tratta dell’adozione del figlio di N.N. Questo è infatti la stepchild.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Che cosa dice?

CANDIANI (LN-Aut). Evidentemente c’è ancora chi non sa neanche tradurre dall’inglese.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Imbroglione!

TOSATO (LN-Aut). Scusi, signor Presidente, ha detto «imbroglione»!

PRESIDENTE. Senatore Buemi, che cosa ha detto?

BENCINI (Misto-Idv). I figli sono di chi li cresce, non di chi li fa.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Chi li compra! (Commenti dei senatori Martelli e Nugnes). Sono delle compravendite! Comprare!

PRESIDENTE. Il senatore Candiani, se non insulta e non trascende, è libero di dire quello che vuole.

CANDIANI (LN-Aut). La ringrazio, ma non occorre, signor Presidente. Vorrei ricordare a qualcuno che, per sapere come è fatto un uovo, non occorre essere una gallina. Quindi, lo ricordi il senatore Buemi, prima di dire certe cose.

Ciò detto, è vero che si sta confondendo il diritto con il desiderio, perché un conto sono i diritti civili di una coppia di persone, un conto è il desiderio di avere un figlio, che non è un diritto. Il desiderio di avere un figlio non è un diritto, ma il diritto di un figlio ad avere un genitore madre e un genitore padre è naturale, perché ciascuno di noi è nato da una padre e da una madre.

Allora anche qui vi è un grande inganno che viene nascosto dietro questa storia dell’adozione del figliastro, così qualcuno è più contento utilizzando quella formula; si nasconde quello che è già accaduto e che è già realtà. Donne prese in affitto, inseminate artificialmente con un ovulo che non è il loro, con un seme che viene da un terzo esterno, che partoriscono un figlio che poi viene tolto alla madre che l’ha partorito e preso in adozione – questo il desidero che sta dietro e in fondo – da una terza coppia non fatta da un uomo e da una donna. Questa non è una famiglia, ma qualcos’altro. Si deve parlare dei valori. Ciascuno ha diritto di vivere la propria vita come vuole, ma non si può negare ad un figlio di nascere da un padre e da una madre. Semplice, naturale. Naturale.

Chi sono i protagonisti di questa scena? Suo malgrado, è stato protagonista, anche in questa circostanza, il presidente Grasso che, dopo essersi sentito appellare arbitro Moreno, non è riuscito purtroppo a togliersi questa immagine di persona che non difende l’Istituzione, ma che si piega a seconda della circostanza e, un po’ con opportunismo, prende posizione dopo che i disegni sono delineati. È un po’ l’immagine, visto che stiamo parlando di matrimoni, di don Abbondio: non riesce a prendere posizione, ma cerca di barcamenarsi da una parte all’altra.

L’unico risultato finale è un ulteriore deperimento della credibilità dell’Istituzione che dovrebbe difendere. Non sappiamo e non sapremo mai realmente se quegli emendamenti cosiddetti canguro sarebbero stati inammissibili o meno, perché l’abbiamo letto solo sui giornali: non c’è stato un provvedimento formale del Presidente che ne ha dichiarato l’inammissibilità qui in Aula. Questo purtroppo non lo sapremo mai, ed è una grave mancanza da parte del Presidente, nel rispetto non nostro ma dell’Istituzione, perché questa dovrebbe rispettare, in funzione anche del futuro, perché i precedenti poi diventano importanti.

E se il canguro è andato bene quando si trattava di approvare la legge elettorale, mentre non va più bene quando si tratta di coppie di fatto, c’è un’incongruenza di fondo. Il presidente Grasso avrebbe fatto bene a sgombrare il campo definitivamente rispetto a questo canguro. E ritorna ancora questo curioso animale, che è un altro protagonista della vicenda. Mancherebbero gli struzzi all’elenco in questa vicenda: quelli che mettono la testa sotto la sabbia. Ne abbiamo visti tanti, e tanti ce ne saranno anche in questa circostanza che voteranno la fiducia oggi pomeriggio, nascondendo la testa sotto la sabbia.

Questa sarà la legge degli struzzi, di quelli che dicono: non sono d’accordo, ma sono contentissimo. Grazie, ministro Alfano, per avere piegato il Governo Renzi a qualcosa che non ha cambiato nei sensi e nei fatti quella che era l’origine. Perché ci sarà una legge che lascia parte per via giurisprudenziale la legittimazione di rapporti tra padri e figli, o meglio tra genitori e figli (non si capisce che cosa sarà), nati al di fuori della famiglia, in maniera illegittima. E sarebbe stato doveroso da parte del Parlamento, o meglio del Governo, prendendo atto del dibattito, agire con un decreto-legge subito, definendo che l’utero in affitto è un reato universale. L’adozione è una cosa e la concezione è un’altra cosa, ed è questa la differenza fondamentale. L’adozione e la concezione sono due concetti totalmente differenti. Stiamo parlando di valori, non di diritti in questi casi.

Come dicevamo, emergono questi animali: i canguri e gli struzzi (gli struzzi del ministro Alfano). Qual è il prezzo pagato in queste notti? Il prezzo è già stato pagato prima. Qui sono stati ancora più abili e veloci di Giuda, che dopo aver tradito si è fatto dare trenta denari e poi si è impiccato. Questi si sono impiccati all’albero di Renzi ancora prima: una volta che hanno scelto e deciso di rimanere nel Governo in cambio di qualche strapuntino da Sottosegretario, da Presidente o Vice Presidente di Commissione, da Ministro.

Questa è la coerenza, che in politica conta o dovrebbe contare tra i valori fondanti. C’è un altro presente-assente protagonista: i cattolici impegnati in politica, i cattodem, quelli che sono nel partito NCD di Alfano o un po’ dappertutto. Dov’è la coerenza? Se siete coerenti, prendete il senso più recondito di ciò che vi è arrivato come indicazione dalla chiesa cattolica e applicatelo e votate contro la fiducia al Governo. Non si può dire che si è contro una parte di questo provvedimento e poi però si vota la fiducia al Governo. La congruenza va a farsi benedire: se la pianta è avvelenata; il frutto che nasce sul ramo destro non è migliore di quello che nasce sul ramo sinistro. È tutto avvelenato. Qui c’è una doppia morale. È tutto relativo e questo relativismo sta mandando a mollo oggi la nostra società. È per il relativismo che non si riconoscono più ai cittadini che fanno i sacrifici i diritti e si equiparano gli ultimi arrivati con i primi, quelli che stanno in fila con quelli che saltano la fila. Si equiparano i diritti naturali ai desideri, che sono altra cosa.

Un altro protagonista che non ci può sfuggire è il presidente Renzi, molto abile nel costituire alleanze di Governo prima con Verdini o pensando di fare leva sul Movimento 5 Stelle o facendo dire al presidente Zanda che c’è ostruzionismo da parte della Lega in Aula e che, quindi, bisogna tagliare di netto questo dibattito per andare velocemente ad approvare una legge che il Paese attende da tanto. L’ostruzionismo della Lega però viene poi smascherato da noi stessi ritirando 4.500 emendamenti e lasciando solo emendamenti di merito per approvare in Parlamento una legge che tratti dei diritti e dei doveri e che parli anche dei contenuti che stiamo elencando. Allora, viene allo scoperto il bluff, che il PD non ha una posizione; che ci sono tatticismi; che viene utilizzata questa legge – come dicevo inizialmente – per deviare l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi veri del Paese. Alla fine avremo sicuramente qualche coppia di fatto in più legittima, ma non avremo certamente coppie di fatto con un lavoro o un reddito. Ci sono temi paradossali; non li definisco ridicoli perché la parola è riduttiva. Mi riferisco alla questione della reversibilità. Quando dall’altra parte è ormai palese ed evidente che lo Stato toglierà la reversibilità a chi ce l’ha già per diritto, a chi ha pagato i contributi, a chi si trova ad essere vedovo o vedovo rispetto al coniuge che ha lavorato tutta una vita e ha versato contributi per una pensione che non può più ricevere; qui, viene detto dalla Commissione bilancio, in maniera garibaldina e superficiale, che c’è la copertura. Produrrà un effetto molto semplice: questa sarà la scusa per dire che, non essendoci i soldi per pagare le pensioni di reversibilità a tutti, non ci saranno pensioni di reversibilità per nessuno. Questa è una modalità semplice per equiparare i diritti: non si dà più niente a nessuno.

Presidente, questi sono inganni che non ci sono sfuggiti. Noi abbiamo tenuto una posizione coerente. Ci saremmo aspettati dal Governo una posizione limpida e il non aver svelato quel rapporto tra la Corte costituzionale e il Governo, come abbiamo chiesto questa mattina, rende ancora più torbida la fine di questo dibattito. Come la collega Stefani evidenzierà nel suo intervento, la stepchild adoption è rimasta per via giurisprudenziale. Qui dentro non è cambiato nulla, solo la forma. Da Azzeccagarbugli hanno mantenuto nel provvedimento gli stessi elementi iniziali, rimodellandoli, così che per via giurisprudenziale, come avviene sempre in questo Paese, il Parlamento e il legislatore saranno superati dalla prassi. A questo punto, nella prossima legislatura non resterà che prendere atto di quello che è avvenuto nel Paese e legalizzare ciò che per natura non può essere. Presidente, non si parla più di valori, come dicevo, ma di tattica. Ci sono protagonisti che avrebbe fatto meglio a stare zitti. Senza voler mancare di rispetto a nessuno, il senatore Lo Giudice poteva risparmiarsi le interviste rilasciate in televisione.

Avrebbe fatto un favore a se stesso e anche agli altri. Non ha reso un favore al Paese soprattutto dare l’immagine di legislatore che si pone davanti all’opinione pubblica dicendo che vive una situazione illegittimamente ottenuta e che con questo provvedimento si aspetta sia sanata.

Non va bene. Soprattutto se si parla di bambini. Non funziona questa parte che, lo ripeto, è cosa differente dai diritti delle coppie di fatto. L’adozione è una cosa; il concepimento è un’altra.

Quanto poi alla presenza di improbabili soggetti, anche qui, se il relatore fosse stato di un’altra levatura, probabilmente anche in questo caso si sarebbe potuto fare molto meglio. Già gli impuntamenti non servono a nessuno, ma qui troppo si è visto in funzione della piazza, e in funzione di una piazza che, per una parte, è stata sostenuta abbondantemente dai mezzi di comunicazione, a partire da quelli del servizio pubblico. Penso alla cosiddetta piazza arcobaleno, che ha trovato ospitalità in ogni modo e in ogni occasione, compreso il Festival di Sanremo.

Invece, la grande iniziativa organizzata dalle famiglie in piazza qualche settimana fa è scivolata via sulla stampa. Addirittura, una conferenza stampa tenutasi qui in Senato neppure è rientrata nelle notizie riportate dai telegiornali e nelle televisioni di Stato, se non in maniera marginale nelle varie ed eventuali.

Signor Presidente, non ci siamo. Anche la scelta di utilizzare il maxiemendamento su questo provvedimento non mi dà l’idea di qualcuno che, in maniera molto forte, taglia il nodo gordiano che non riesce a sciogliersi da solo, ma di qualcuno che, alla fine, utilizza la tattica per piegare alla propria esigenza di potere e di Governo il legittimo dibattito parlamentare.

Questo non interesserà all’esterno e al Paese, ma ricordiamo che è un esercizio di democrazia non secondario. Oggi molti possono essere portati a pensare che sia meglio avere l’uomo forte al comando che decide, ma ricordiamo che gli esempi che abbiamo avuto in questo Paese e che ci sono stati nella storia di chi prende e decide o, addirittura, decide chi deve essere felice o come si deve essere felice, non producono esempi di democrazia ma di degenerazioni della democrazia.

Dico ai colleghi senatori del Partito Democratico che l’opposizione è necessaria alla democrazia. E come noi abbiamo presentato quegli emendamenti che avremmo voluto vedere dibattuti qui dentro, a voi domani sarà impedito, come vi è stato già impedito, di esprimere un’opinione differente, e sarete piegati.

Ormai, oltre che al canguro, dovete abituarvi a pensare che al Governo interessa che ci siano parlamentari che seguono una politica: quella dello struzzo, di chi metto la testa sotto la sabbia e si nasconde facendo finta che la realtà esterna non esista. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Saluto a rappresentanze di studenti

PRESIDENTE. Saluto la rappresentanza di studenti e docenti dell’Istituto secondario di primo grado «Piero Gobetti» di Borgomanero, in provincia di Novara, e una rappresentanza di studenti e docenti del Collegio vescovile «Pio X» di Torino, che oggi assistono ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
2081 , 14 , 197 , 239 , 314 , 909 , 1211 , 1231 , 1316 , 1360 , 1745 , 1763 , 2069 e 2084
e della questione di fiducia (ore 10,50)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mauro Mario. Ne ha facoltà.

MAURO Mario (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Signor Presidente, io credo possa essere utile questa parte finale della nostra discussione, semmai discussione vi è stata, per entrare di entrare nel merito di ciò che è stato scritto.

Il primo dato di cui dobbiamo prendere atto è che noi non stiamo più parlando della legge Cirinnà. La legge Cirinnà non esiste più, ma c’è una iniziativa del Governo. Questo meriterebbe, da parte di vuole entrare nel merito della norma che viene proposta senza pregiudiziali ideologiche, un po’ di attenzione.

Essendo diventata la legge una iniziativa del Governo, essendo quindi la legge una legge Renzi-Alfano, bisogna capire se i rimedi tentati sono dei rimedi buoni o se sono una toppa peggiore del buco.

La mia convinzione, alla luce di ciò che è stato scritto dal Governo nel maxiemendamento, è che prima avevamo un testo incostituzionale, mentre oggi abbiamo un testo incostituzionale ed anche irrazionale.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 10,52)

(Segue MAURO Mario). Abbiamo un testo incostituzionale perché, avendo eliminato gli obblighi di fedeltà previsti nel disegno di legge originario, la norma risulta essere ulteriormente discriminatoria nei confronti delle coppie eterosessuali di fatto. Infatti, prima alle coppie eterosessuali di fatto non venivano riconosciuti diritti anche perché non vi erano obblighi di fedeltà che regolassero il rapporto. Oggi abbiamo coppie omosessuali a cui non sono richiesti gli obblighi di fedeltà, ma a cui vengono concessi diritti.

Ciò è oggettivamente discriminante nei confronti delle coppie di fatto eterosessuali e rappresenta un particolare non trascurabile. Infatti, nel momento in cui si va a disegnare lo scenario di coloro che – mi si perdoni il gioco di parole – hanno diritto a diritti, alle coppie eterosessuali di fatto i diritti vengono negati in quanto il loro rapporto è segnato dall’assenza di obblighi di fedeltà, mentre ad una coppia omosessuale, pure non tenuta all’osservanza dell’obbligo di fedeltà, i diritti vengono concessi, così creando un’evidente contraddizione.

Inoltre, visto che nel maxiemendamento si è mantenuta la concessione alle coppie omosessuali del divorzio e del conseguente diritto al mantenimento, qualcuno mi deve spiegare su quale base si divorzia e si concede il mantenimento, visto che non vi sono obblighi di fedeltà.

Quindi, la norma oltre, ad essere palesemente incostituzionale, è anche fondamentalmente irrazionale. È come se gli statisti uomini di Governo – il ministro Alfano ed il presidente del Consiglio Renzi – che hanno operato in questa fase, si fossero innamorati del titolo della norma, senza entrare nel merito dei capitoli che la devono definire, finendo per ordire una norma che, per contraddizioni di natura sia razionale, che costituzionale, è di per sé inefficace.

Vorrei fare un’ulteriore considerazione sulla base delle dichiarazioni di membri della maggioranza. La presidente Finocchiaro ha detto che si poteva procedere con il voto di fiducia, perché il Governo ha il diritto di apporre la fiducia nel momento in cui reputa essenziale la realizzazione di pezzi del programma di Governo. In questo senso, vanno prese le difese del ministro Alfano, che non ha ceduto con fermezza all’ultimo momento. Se questo è un pezzo del programma di Governo, il ministro Alfano ne è sempre stato consapevole ed ha ceduto a prescindere, condividendo un pezzo di programma di Governo che contraddice in re ipsa la ragione sociale del partito che ha messo in piedi. Si tratta, cioè, di una contraddizione di natura politica.

Vi è un’altra contraddizione sul piano del bilancio. Questa mattina il presidente Tonini ci ha ricordato che c’è la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato sulla capienza finanziaria del provvedimento. Occorre fare attenzione perché la bollinatura è conseguenza dell’orientamento del Governo, palesato nei giorni scorsi, di voler mettere mano alle pensioni di reversibilità, contraendo i diritti di coloro che già ne godono per fare spazio a dei nuovi diritti. Oggi il Governo nega questa posizione, ma questo è l’orientamento che era stato comunicato ai funzionari della Ragioneria generale dello Stato, i quali hanno detto in modo incontrovertibile che si potrà certamente coprire la norma perché si sa dove andare a prendere i soldi. Questo problema rimane sul tappeto, in quanto la contraddizione non è stata risolta dal Governo e pesa come una spada di Damocle su coloro che attualmente godono del diritto alla pensione di reversibilità.

Vi è un ulteriore elemento da considerare per capire se stiamo valutando il provvedimento nel merito e non solo sulla base di pregiudizio ideologico, dividendoci astrattamente tra conservatori e progressisti, senza capire che quando si fa una cattiva legge non si rende servigio ad alcuno dei diritti realmente esigibili dai cittadini italiani. Con troppa leggerezza valutiamo il fatto che, attraverso la procedura di unione civile, si avrà diritto alla cittadinanza e alla pensione di reversibilità.

Lo facciamo pensando all’Italia come fosse la Norvegia ma non è così. Nel concreto la fragilità della norma esporrà ad una serie di violazioni che renderanno la norma stessa, nella sua apparenza manifesta alla cittadinanza italiana, come un privilegio concesso ad alcuni invece che come un diritto da andare giustamente ad esigere. Ciò sarà frutto di nuove contraddizioni.

Tutto questo accade perché non si è voluto lasciare spazio al Parlamento perché faccia il suo mestiere, perché emendi, perché entri nel merito, perché dia una prospettiva di sana condivisione e di convivenza civile ai problemi e alle contraddizioni del nostro tempo. Si è voluto, cioè, imporre un’agenda, un ritmo e degli elementi particolari che sono di per se fattore di contraddizione per la nostra società.

Credo che chi semini vento, raccolga tempesta e che quindi coloro che si sono prodotti nel disseminare a piene mani zizzania nel nostro contesto politico e sociale, altro non faranno che alimentare gli elementi di uno scontro sociale che al nostro Paese non potrà portare che male. (Applausi del senatore Consiglio).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D’Alì. Ne ha facoltà.

D’ALI’ (FI-PdL XVII). Signor Presidente, veramente in queste ultime ore e in questi ultimi giorni stiamo assistendo a qualcosa di assolutamente mai visto precedentemente. Certo, ormai in questo Senato non si creano più precedenti perché il Senato stesso non esisterà più tra pochi mesi e quindi ci si diverte a massacrare l’istituzione, i Regolamenti e anche le prassi di correttezza. Questa mattina, infatti, ho chiesto al Governo se per caso non ritenesse corretto illustrare le differenze tra il proprio testo e quello che era fino ad ora noto a quest’Aula e sul quale si doveva discutere. Silenzio più assoluto: non ne hanno il coraggio ma forse non ne hanno neanche la capacità perché questo testo è talmente mal scritto che sarebbe difficile anche evidenziarne alcuni aspetti concreti e sostanziali.

Questa legislatura, cari colleghi della maggioranza perché ormai è inutile rivolgersi ad un Governo che si vanta di due anni di demolizione del Paese, purtroppo la ascriverete alla storia di questa Repubblica non come una legislatura riformista ma come legislatura demolitrice. State demolendo le istituzioni, dividendo il Paese. In economia avete demolito il sistema bancario e state dando ulteriori picconate. Dal punto di vista territoriale avete diviso il Paese e state demolendo il Mezzogiorno cui continuate a togliere risorse senza che se ne possa vedere un recupero e non portate avanti alcuna politica di sviluppo veramente innovativo.

Adesso state distruggendo la nostra società perché, vedete, la parte più inquietante di questo disegno di legge non è tanto quella delle cosiddette unioni civili e di come la state regolando, cioè svincolandola, come diceva il senatore Mauro, da ogni obbligo di chi vi partecipa. La parte più inquietante è quella relativa alla contrattualistica delle convivenze. Non mi meraviglio che da ogni passaggio che si fa sempre più emerga la matrice materialista del concetto che hanno le sinistre della regolazione dei rapporti sociali. Siamo infatti arrivati al punto che si va dal notaio. Anzi, mi compiaccio con il Nuovo Centrodestra perché l’unico risultato di cambiamento sostanziale di questa legge che ha ottenuto è che si può andare anche da un avvocato. È evidente che in quel gruppo alberga la lobby degli avvocati che interviene assolutamente ogni qual volta c’è da prendere qualche posizione di vantaggio dal punto di vista professionale. Questa è l’unica vera sostanziale variante.

La tragica verità di questa regolazione contrattuale delle convivenze di fatto è che tutti ormai accederanno sicuramente a questo istituto. Dite di voler difendere il matrimonio ma il matrimonio non esiste più: difendete il nulla perché quando questa legge sarà definitiva, nessuno più accederà all’istituto matrimoniale, a meno che non abbia solo un interesse estetico alla festa collegata spesso a questo avvenimento perché potrà averne tutti i vantaggi senza averne nessun obbligo e avendo una libertà sostanziale che non è data neanche in un contratto di locazione.

Il recesso unilaterale dal contratto di convivenza di fatto, così come ipotizzato da questa normativa, consentirà a chiunque di sfilarsi da questo contratto addirittura senza preavviso; almeno nei contratti di locazione c’è un obbligo di preavviso e c’è un obbligo di mantenimento dell’impegno assunto.

Al confronto di quello che si prevede qua, il famoso e tanto contrastato nel tempo (ormai credo non più) ripudio della religione musulmana diventa un ostacolo difficile da affrontare. Molto più facilmente, qua si va da un notaio o anche da un avvocato (per come sicuramente il Nuovo Centrodestra ha chiesto che si facesse) per fare un contratto e poi, dall’oggi al domani, si può recedere tranquillamente e tutto salta per aria. Questa è la società che ci consegnerete.

Se a questo aggiungiamo tutti gli annessi e connessi di tutte le riforme demolitrici che state portando avanti in ordine alla cittadinanza, in ordine al ricongiungimento familiare, in ordine alla brevità dello stesso scioglimento dei vincoli matrimoniali, noi, tra quindici anni al più tardi (la mia è una previsione ottimistica), avremo una società italiana composta non più da cittadini di origine italiana, perché è chiaro che in questo Paese le leggi hanno anche un loro possibile utilizzo strumentale (e forse in questo Paese purtroppo più che in altri). L’utilizzo strumentale del combinato disposto delle norme sulla contrattualizzazione della convivenza, sulla possibilità delle unioni civili, sul nuovo ius soli che vi apprestate a votare e su tutto ciò che scardina l’assetto sociale del nostro Paese ci porterà a queste conseguenze e porterà in più il caos generale nei rapporti sociali. Altro che adozioni, alle quali si può comunque accedere, perché il richiamo alla legge esistente è assolutamente inequivocabile.

Vi siete arrogati il diritto, non so a quale titolo, di custodire alcuni valori della nostra società, che avete invece tradito ancora una volta, come in altre occasioni avete fatto. La facciata di questa norma, con l’eliminazione del famoso articolo 5 (che però, se leggiamo bene tra i commi, di fatto non è stato completamente eliminato), la facciata che voi sbandierate in giro sarà una facciata che ancora una volta, alla resa dei conti, alla resa della praticabilità e alla resa della possibilità di operare determinate prassi, rivelerà tutta la sua ipocrisia. Questo è quello che state ottenendo: una legge ipocrita.

Sarebbe stato molto più corretto dire, con un solo articolo, che il matrimonio è accessibile anche alle coppie omosessuali. Almeno si sarebbero assunti obblighi e doveri che già sono in capo ai coniugi nella concezione tradizionale del matrimonio. Penso che anche quella parte influente, che oltre le sponde di questo fiume cerca di incidere sulla politica italiana, ancora una volta abbia toppato dal punto di vista della difesa dei suoi valori antichi e sicuramente importanti. Non ci può essere infatti accondiscendenza su questo tipo di stravolgimento della società. Ce ne renderemo conto e ve ne renderete conto presto, quando vi troverete dinanzi un Paese diverso non in meglio, ma diverso certamente in peggio, dal punto di vista dei rapporti sociali, dal punto di vista della tenuta dei rapporti sociali e dal punto di vista della tenuta della nazionalità, per quello che ancora vale e per chi ancora in essa crede. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Cristofaro. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Signor Presidente, svolgerò giusto qualche considerazione, in quest’Aula purtroppo abbastanza vuota (non è una novità). Vorrei cominciare dal fatto che, pur comprendendo la propaganda e l’esigenza di usare qualche parolone, trovo davvero un po’ fuori luogo – se posso dire così – il trionfalismo di cui ho avuto modo di leggere in queste ore del Presidente del Consiglio e dello stato maggiore del Governo e del PD rispetto all’epilogo di questa vicenda.

Noi siamo stati per un sacco di anni (trent’anni) tra i Paesi di gran lunga più arretrati su un tema come questo.

Ci tocca anche un ulteriore paradosso, tutto italiano: anche quando questa legge si fa, come accadrà di qui a qualche ora, questa cosa però non accade nella gioia, nella felicità, nella rivendicazione di un risultato ottenuto di tutti quelli che da anni, da decenni, si battono per questo (i militanti, le associazioni, quelli che sono davanti a questo Senato da molte settimane), ma purtroppo nella delusione, nello sconforto, nell’amarezza e, se fossi il Presidente del Consiglio, mi chiederei perché succede tutto questo.

In tre anni di legislatura io non ho mai fatto cenno a quello che sto per dire, anche perché non amo la propaganda, ma una volta tanto voglio dire che sono proprio orgoglioso di militare nell’unico Gruppo e nell’unico partito di questo Paese che su questa vicenda non ha avuto nessuna ambiguità, non ha avuto tentennamenti, e che ha detto, come dimostra ciò che è accaduto, con chiarezza e nettezza che l’approvazione di questa legge era molto più importante di qualunque polemica politica, di qualunque posizionamento e che appunto sarebbe stata cosa giusta e saggia se questo atteggiamento fosse stato di tutti. Naturalmente è una magra consolazione, perché rimane l’amarezza per l’epilogo.

Certo, sarebbe stato bello se l’interesse generale fosse stato messo davanti a quello particolare. Noi abbiamo detto con chiarezza dal primo momento che saremmo stati disponibili a fare tutto per approvare questa legge e devo dire che non mi convincono nemmeno i tanti commenti, che leggo in queste ore e che si sprecano sulla Rete, delle opposte tifoserie che fanno la gara a vedere chi è più responsabile, chi ha più colpe in questa vicenda. Una tifoseria dice che ha sbagliato il Movimento 5 Stelle a non votare il canguro; l’altra risponde che ha sbagliato il Partito Democratico a non seguire la via parlamentare, quasi a cercare un pretesto, a mettere la fiducia al primo intoppo e al primo momento di difficoltà. Scusate davvero se ve lo dice un piccolo partito che conta molto meno di voi (poi cercherò di spiegare i motivi per cui lo faccio), ma, per parafrasare il Presidente del Consiglio, state sereni, è colpa di entrambi allo stesso modo e cercherò di dirvi perché.

Io penso che avete proprio perso un’occasione storica, perché in questo Parlamento c’erano tutte le condizioni, non semplicemente per avere una legge sulle unioni civili, ma per farla fino in fondo; una legge non dimezzata, che poteva guardare finalmente all’interesse generale e che, per esempio, poteva mettere i bambini (di cui abbiamo discusso in quest’Aula) una volta tanto al centro di una legislazione attenta e adeguata, che credo sarebbe servita molto. Hanno invece prevalso i tatticismi, l’ambiguità; forse ha prevalso anche la paura nel leggere qualche sondaggio, il clima che si era determinato in questo Paese. Lo sapete – e lo dico ai due principali schieramenti di questo Paese – che avete rinunciato a fare una battaglia culturale fino in fondo. Questo è il punto secondo me più serio di questa vicenda ed è la ragione della nostra amarezza. Approvare questa legge così è un arretramento rispetto alla possibilità che poteva esserci in quest’Aula, rispetto al tipo di maggioranza che poteva determinarsi in quest’Aula.

Anche la fiducia che è stata posta ha una caratteristica molto particolare: è davvero al tempo stesso una forzatura e un cedimento. Di solito la fiducia o è una cosa o l’altra; invece in questo caso è una forzatura, anche perché mi si deve spiegare – non l’ho ancora capito bene – come si fa nel giro di così poche ore a passare dalla libertà di coscienza alla fiducia, che sono due concetti così diversi tra loro da diventare addirittura opposti. Allo stesso tempo, però, è anche un cedimento, perché il testo che uscirà dalla fiducia che sarà votata stasera è evidentemente più arretrato del disegno di legge così come usciva dalla Commissione e così come lo avevamo cominciato a discutere.

Vorrei però dire quello che penso rispetto all’epilogo che si è determinato in quest’Aula in tutti questi giorni e in queste ore.

Quei giorni difficili che abbiamo vissuto, il no del Movimento 5 Stelle al canguro, poi la scelta del Partito Democratico di ricorrere alla fiducia, sono, appunto, l’ultimo atto di questo elemento di responsabilità che vi contesto.

Penso che l’errore vero in questa vicenda sia stato quello di non alzare una diga, uno sbarramento. Noi abbiamo subito in tutti questi mesi un fuoco messo in campo in particolare dalle forze di destra in diverse manifestazioni. Purtroppo nel nostro Paese abbiamo anche questa particolarità, quella di avere le destre di gran lunga più arretrate del mondo su un tema come questo (ma ci tocca) e quando, per l’appunto, quelle forze politiche hanno costruito del tutto strumentalmente un racconto che non aveva alcuna attinenza con la realtà, confondendo argomenti diversi tra loro, ebbene voi avreste dovuto alzare un muro: voi, i principali partiti di questo Paese, che avreste dovuto avere la forza e la massa critica sufficiente per resistere a questo racconto strumentale. Invece, purtroppo, questo muro non l’avete alzato.

Avreste dovuto farlo, per esempio, quando si è cominciata ad inserire la clamorosa strumentalizzazione che confondeva adozioni e maternità surrogata, facendo diventare un ragionamento serissimo un unico calderone; avreste dovuto alzare un muro quando veniva fatto credere strumentalmente al Paese che si stava modificando la legge n. 40; avreste dovuto alzare un muro quando, per esempio, si raccontava in maniera falsa e strumentale che le coppie gay avrebbero potuto accedere alle adozioni e alla maternità surrogata in qualunque parte del mondo, anche nei Paesi del Sud del mondo, approfittando della povertà, quando è noto che possono farlo soltanto in Canada e negli Stati Uniti e comunque sono il 5 per cento del totale. (Commenti del senatore Giovanardi).

PRESIDENTE. Senatore De Cristofaro, dovrebbe concludere il suo intervento.

DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Sto finendo Presidente, lo capisco che la verità qualche volta brucia.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Bugiardo!

PRESIDENTE. No, ha avuto già due minuti in più del tempo che il suo Gruppo le ha assegnato. Non è la verità che brucia. È in extratime già da due minuti.

DE CRISTOFARO. Mi lasci concludere, Presidente.

Ebbene, credo che dinanzi a questo racconto fantasioso e strumentale la responsabilità vostra sia stata tutta qui e forse avete avuto paura di perdere qualche voto. Addirittura abbiamo sentito parlare, proprio per la difficoltà e la paura di questi elementi, dell’ipotesi di alzare le pene per chi ricorre alla maternità surrogata. Insomma avete contribuito a creare una grande confusione.

Le sconfitta delle ultime ore è l’epilogo che c’è stato in Aula: l’errore gigantesco del Movimento 5 Stelle di non votare l’altro giorno assieme al resto dell’Aula e l’errore gigantesco del Governo di mettere la fiducia nascono da questa paura, da questo elemento. Viene il dubbio, chissà, che qualcuno sperasse che questa roba potesse accadere nel segreto dell’urna e che, invece dello stralcio dell’articolo 5, potesse esservi la bocciatura dell’articolo 5, magari a voto segreto e, appunto, potendosi rinfacciare la responsabilità. Questo però non è successo e almeno bisognerà metterci la faccia.

Credo che sia un peccato, perché questo Parlamento una volta tanto aveva tutta la possibilità di costruire una legge che vorrebbe potuto rappresentare veramente un elemento di svolta, fino in fondo, in questo Paese. (Applausi dal Gruppo Misto).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Puglia. Ne ha facoltà.

PUGLIA (M5S). Signor Presidente, siamo giunti all’atto finale di questo provvedimento e possiamo dire che il Partito Democratico vota le unioni civili con Alfano e Verdini e che Alfano vota le unioni civili con la sinistra; non dico Verdini perché è un fatto normale e non sollecita alcuna riflessione.

Signor Presidente, voglio parlare di metodo. Ho sentito la collega Cirinnà, che era la firmataria dell’estinto disegno di legge (perché il disegno di legge è ormai governativo, parliamoci chiaramente), che qualche settimana fa diceva: «Io mi dimetto nel momento in cui nel provvedimento viene tolto l’articolo 5, la stepchild adoption. Mi dimetto!». Adesso l’articolo 5 non c’è, la stepchild adoption non c’è e la senatrice Cirinnà esulta con Alfano. (Applausi dei senatori Cappelletti e Rizzotti).

Alfano, da parte sua, aveva detto no, assolutamente, a questo provvedimento. Ora, con l’accordo fatto, dichiara: «Grande risultato».

Signor Presidente, io veramente a volte mi sento un po’ spaesato. Anche la settimana scorsa ho visto tutto e il contrario di tutto; ho visto un partito, il PD, che è sempre tutto e il contrario di tutto, che alla stampa diceva: «Bisogna votare il disegno di legge Cirinnà» e poi in Aula non ha voluto votare. Mi sono domandato: ma come è possibile? Se ho capito qualcosa, nel momento in cui uno vuole votare un provvedimento, all’atto in cui si decide se rimandare o meno, dice: no, non voglio rimandare, voglio votare. E invece no, ha rimandato. Anche in questo caso, ancora una volta, rimango spiazzato.

Ma chi sta al di fuori, ovviamente, non riesce bene a capire i giochini, anche perché c’è la stampa che trasforma tutto. In realtà, infatti, l’obiettivo alla fine era proprio che doveva – doveva! – accordarsi con il fidato Alfano e trasformare il disegno di legge Cirinnà in un disegno di legge “Alfanà”.

La stampa. Io veramente, quando ci penso, mi arrabbio, ovviamente dentro di me. Voglio portare un esempio di mala informazione. C’era la foto del collega Airola che veniva abbracciato dal collega Castaldi (Movimento 5 Stelle l’uno e l’altro), mentre la stampa lo trasformava con «L’abbraccio di Calderoli ad Airola. Ecco il complotto del Movimento 5 Stelle con la Lega». Vergognatevi! (Applausi della senatrice Mangili). Era l’abbraccio di Castaldi che stava vicino al suo collega di Movimento: Castaldi e Airola.

Il Movimento 5 Stelle ha presentato zero emendamenti e chi sta in quest’Aula sa bene il significato, sa bene cosa vuol dire questa azione: vuol dire che il provvedimento ci stava bene così. È vero, c’era qualcuno che non lo avrebbe votato nel Movimento 5 Stelle: sono io, ma ero da solo, quindi i voti c’erano. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Rizzotti).

E allora perché la stampa, che conosce bene il funzionamento del Parlamento, non ha dato risalto al Movimento 5 Stelle, quando ha presentato zero emendamenti? Perché non ha dato risalto a questa particolarità? Invece no. Tuonava: «Dietrofront del Movimento 5 Stelle». Ma di cosa? Su cosa? Sul canguro? Ma non si è votato. Il canguro non si è votato. Inoltre, il famoso canguro, il Movimento 5 Stelle non lo voleva e sappiamo benissimo perché. Non è che non lo voleva improvvisamente: non lo voleva qualche anno fa, non lo voleva qualche mese fa e non lo voleva neanche adesso. Si chiama coerenza. Coerenza, questa parola strana in quest’Aula. Anche la stampa probabilmente dovrebbe ricordarsela. (Applausi dal Gruppo M5S. Richiami del Presidente).

Alla fine il Senato avrebbe dichiarato il canguro non votabile perché inammissibile. Non il Movimento 5 Stelle, ma il Senato della Repubblica.

Presidente, vorrei ricordare che le leggi si fanno in Parlamento perché il Parlamento è il rappresentante del popolo, perché la sovranità appartiene al popolo. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Panizza. Ne ha facoltà.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, durante la discussione generale avevo detto come non mi piaceva la qualità del dibattito scatenatosi in quest’Aula, come nel Paese. Tutto aveva assunto i contorni dello scontro tra tifoserie: le une sorde verso le ragioni delle altre. Avevo sottolineato come, da moderato in politica e per carattere, speravo in un dibattito più alto, in un confronto vero, e invece ci eravamo ritrovati con inviti categorici al rispetto della Costituzione, da una parte e dall’altra, tra chi issava in una curva la bandiera dell’articolo 2 e chi nell’altra quella dell’articolo 29. Sempre in quella sede avevo ribadito come sentivo importante il conforto di un altro articolo della nostra Costituzione, quello della libertà di mandato dei parlamentari, che mi impediva di accettare il testo nella versione originale.

In queste settimane io e altri colleghi del mio Gruppo, con tanti altri esponenti della maggioranza, abbiamo portato avanti una battaglia a viso aperto, senza paura e forti delle nostre ragioni. Non siamo saliti sulle barricate, non ci siamo prestati a letture di carattere ideologico, ma abbiamo sempre provato a confrontarci nel merito della questione, provando sempre a rimanere sui binari del buonsenso E il buonsenso mi diceva e mi dice che la norma sulle adozioni, così come era stata formulata, poteva tramutarsi nel cavallo di Troia per introdurre la maternità surrogata. Un tema – ci tengo a ribadirlo – che non riguarda solo le coppie dello stesso sesso, ma anche e soprattutto gli eterosessuali. Per questo ben venga adesso, come annunciato dal presidente Zanda, un provvedimento di riordino sulla disciplina delle adozioni. Un tema che, come abbiamo visto in queste settimane, ha profonde e complesse implicazioni etiche e giuridiche, scollegate dalle unioni civili.

Credo e spero che il Parlamento saprà ritrovare la serenità necessaria per affrontare un tema di tale complessità, che merita di avere come punto di prospettiva quello dei minori, dei loro diritti e delle loro tutele, e con il quale si deve chiedere un impegno grande anche di carattere culturale per contrastare la pratica della maternità surrogata, estendendo la punibilità del reato anche quando è stato commesso all’estero. Non posso, allora, che salutare positivamente il maxiemendamento.

Il Governo, al di là delle ragioni che l’hanno spinto a intervenire, ha costruito un testo equilibrato, che riconosce i diritti di tutte le coppie, facendo superare al nostro Paese il ritardo per il quale è stato oggetto di condanna al livello europeo. Dispiace solo il modo con cui si è arrivati a tutto questo.

Bisognava cercare sin dal primo momento una sintesi all’interno della maggioranza, sapendo che le voci che si levavano dal suo interno contro la norma sulle adozioni non erano un atto di posizionamento politico ma davano voce al sentimento che via via diveniva maggioritario nell’opinione pubblica: l’idea, cioè, che i diritti non potevano più essere rimandati, ma che era pericoloso confonderli con temi che hanno una rilevanza etica enorme, che non riguardano solo le coppie dello stesso sesso. L’importante comunque – come si dice in questi casi – è l’approdo, a prescindere dalla tortuosità del viaggio.

Mi sia consentita, infine, una considerazione politica. Ricorrere al soccorso del Movimento 5 Stelle avrebbe costituito un precedente pericoloso e una frattura con le forze politiche moderate, che lealmente e responsabilmente garantiscono la governabilità. L’aver riportato nell’alveo della maggioranza il provvedimento è stato un fatto positivo non solo per il testo che ne è scaturito ma anche perché si è rafforzata tutta la coalizione che sostiene il Governo. Questo è per me un fatto molto importante.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Rivolgo il saluto dell’Assemblea a studenti e docenti dell’Istituto di istruzione superiore «Arimondi-Eula» di Savigliano, in provincia di Cuneo, che stanno seguendo i nostri lavori. Benvenuti al Senato. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
2081 , 14 , 197 , 239 , 314 , 909 , 1211 , 1231 , 1316 , 1360 , 1745 , 1763 , 2069 e 2084
e della questione di fiducia (ore 11,26)

Il Minidossier di Openpolis – Renzi ed il suo governo

PREMIERATO ALL’ITALIANA

 

Direzione_Pd

E’ ormai diventata prassi che la stragrande maggioranza delle leggi approvate dal nostro parlamento siano di iniziativa del governo. Nell’attuale legislatura, come nella scorsa, circa l’80% delle leggi approvate sono state proposte dai vari esecutivi che si sono succeduti.
Un premierato all’italiana, come provocatoriamente ha intitolato Openpolis – Associazione per l’osservazione dell’attività parlamentare – un MiniDossier stilato appositamente per il governo Renzi che sta trasformando di fatto la natura del nostro assetto costituzionale. Perché se formalmente l’Italia è una repubblica parlamentare, i numeri evidenziano come qualcosa stia cambiando.
Oltre 500 le leggi approvate nelle ultime due legislature. In pochi casi l’iniziativa del Parlamento è andata a buon fine mentre quella del Governo è stata approvata nel 80% dei casi, la maggior parte delle volte per questioni di fiducia.
Il peso dell’esecutivo nella presentazione e produzione delle leggi è evidente.

Mentre le proposte di deputati e senatori diventano legge lo 0,87% delle volte, per quelle del governo la percentuale sale al 32,02%. Infatti Nell’attuale legislatura, i disegni di legge di iniziativa parlamentare sono stati più di 5.000, di cui solo 30 sono diventati legge. Proposte che sono state depositate nella stragrande maggioranza dei casi (73,33%) da membri del
Partito Democratico. Pochi i ddl che completano tutti gli step necessari per diventare legge, ma soprattutto in tempi molto più lenti rispetto alle proposte del governo

DIAMO I NUMERI

In media dal momento della presentazione a quello dell’approvazione finale, passano 151 giorni, se si tratta di una proposta del governo, e 375 se si tratta di un’iniziativa parlamentare. Non stupisce quindi che la top 10 delle leggi “lumaca” sia composta per il 90% da ddl avanzati da deputati e senatori, e che la top 10 delle leggi “lepre” solamente da proposte del governo.

Altro elemento analizzato è il contenuto di questi testi. Nelle ultime due legislature sono state approvate 565 leggi. Il 36,28% di esse erano ratifiche di trattati internazionali, il 26,55% conversione di decreti leggi. Questo vuole che 6 volte su 10 una legge che viene approvata da Camera e Senato non nasce internamente al Parlamento, ma viene sottoposta all’aula “semplicemente” per eventuali modifiche o bocciature

PERCENTUALE DI SUCCESSO

Dei migliaia dei disegni di legge che vengono depositati ogni legislatura, una percentuale bassissima diventa effettivamente legge. In media se in un mese vengono depositate oltre 180 proposte di legge, solamente 6 completamente l’iter.
Le iniziative del governo hanno una percentuale di successo molto più alta rispetto a quelle dei parlamentari: 32% vs. 0,87%

Nella XVI Legislatura del Governo Berlusconi sono state approvate il 33,74% delle leggi presentate dal governo vs. lo 0,75% delle leggi di iniziativa parlamentare.

Sempre nella XVI Legislatura del Governo Monti sono state approvate il 33,62% delle leggi presentate dal governo vs. il 2,62% delle leggi presentate dal parlamento (è stato il ‘governo più democratico’ quello che però aveva la maggiore attività nelle forze di centrodestra)

Nella XVII legislatura del governo Letta sono state approvate il 32,32% delle leggi di iniziativa governativa (è stato il governo meno incisivo da questo punto di vista) vs. lo 0.18% delle leggi di iniziativa parlamentare (anche dal lato del parlamento è stata la legislatura meno incisiva sul fronte delle leggi).
Le leggi che però sono state presentate quasi interamente dal governo Letta, hanno avuta diversa fortuna con il governo Renzi. Infatti :

Nella XVII legislatura del Governo Renzi sono state approvate il 28% delle leggi di iniziativa governativa vs. lo 0,88% delle leggi di iniziativa parlamentare ma c’è un dato virtuale che potrebbe far salire la percentuale all’8,33% (la più alta rispetto agli ultimi due governi, quindi la percentuale parlamentare ‘più democratica’) per i processi decisionali ancora in corso. Però di queste leggi in approvazione d’iniziativa parlamentare è il Partito Democratico ad aver assunto l’iniziativa maggioritaria con il 73% delle leggi presentate

Fra i governi presi in considerazione, l’apice è stato raggiunto con il governo di Enrico Letta, periodo in cui il parlamento aveva presentato solamente l’11% delle leggi approvate.

Nelle ultime due legislatura solamente un ddl di iniziativa popolare (ossia parlamentare) è diventato legge. Trattasi di uno dei 30 testi unificati nel provvedimento diventato poi l’Italicum

La percentuale di successo dei disegni di legge, divisi per iniziativa

 

1

 

2

 

Chi ha presentato le leggi approvate nella XVI e XVII Legislatura

 

3 bis

 

I gruppi che hanno presentato le leggi di iniziativa parlamentare nella XVII Legislatura

1

 

TIPI DI LEGGE approvate nelle ultime due legislature

 

1

I DECRETI

La conversione in legge dei decreti è una delle attività principali del nostro parlamento. Succede molto raramente che un testo deliberato dal Consiglio deiMinistri non venga poi approvato da Camera e Senato.
Negli ultimi 4 governi, il più “efficiente” è stato è stato quello di Enrico Letta, con solamente il 12% dei decreti decaduti

REGIONI

Nelle ultime due legislature le regioni italiane hanno presentato 119 disegni di legge. Di questi, solamente 5 hanno completato l’iter, e tutti nello scorso quinquennato. Tre dei cinque erano modifiche agli statuti regionali (di Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e
Sardegna), uno è stato approvato come testo unificato (in materia di sicurezza stradale), mentre l’ultimo è stato assorbito nella riforma del federalismo fiscale sotto il Governo Berlusconi
1

 

 

Di durata …. ecosostenibile

4

 

Il collegato ambientale in discussione nell’Aula  della Camera dei Deputati sta facendo una ‘figura un po’ magretta’, light si potrebbe dire per stare in tema.

Non sembra avere quel respiro ampio, innovativo, finestra sul futuro, come vorrebbe far credere.

Un attento esame, come sta avvenendo in queste ore alla Camera da parte di tutti i gruppi parlamentari, mostra alcuni limiti d’interesse, si potrebbe dire.

Eppure alcune voci sono serie ed importantissime. Sarebbe stato gradito qualche passo più in avanti, qualche passo oltre …

Conclusione sembra un governo per lo più ‘ingabbiato’, limitato su alcune innovazioni, o politiche e/o politiche ambientali, virtuose.

PierLuigi Bersani nicchia durante l’intervista al #Corrierelive di ieri sera. Lui dice che il governo durerà fino al 2018 ma aggingere ‘dipende da Renzi, però’.

Per il momento il governo sembra accativarsi alcune categorie, alcuni gruppi sociali ma non riesce ad avere quel respiro ampio che coinvolge un po’ tutti.

IL COLLEGATO AMBIENTALE IN DISCUSSIONE

– La greeneconomy del governo

Aree marine, tutela della natura e sviluppo sostenibile

L’articolo 1 interviene in materia di responsabilità per danni all’ambiente marino causati dalle navi e dagli impianti, nel caso di avarie o incidenti, anche prevedendo che il proprietario del carico si munisca di una polizza assicurativa a copertura integrale dei rischi anche potenziali. Quindi che vuol significare? Da un lato c’è l’obbligo di dichiarare i carichi pericolosi ma dall’altro rendo light l’obbligo bastando una semplice copertura assicurativa !

L’articolo 2, introdotto dal Senato, interviene sulla disciplina riguardante la destinazione delle somme corrispondenti all’incremento dell’aliquota di prodotto annualmente versata per la concessione di coltivazione di idrocarburi in mare.

Insomma basta che pagate, poi cercate di stare attenti! E’ qui che viene qualche dubbio sulle previsioni di Bersani.

L’articolo 3 contiene disposizioni finalizzate a garantire l’aggiornamento (previsto dall’art. 34, comma 3, del D.Lgs. 152/2006, ma fino ad oggi mai effettuato), con cadenza almeno triennale, della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, che dovrà considerare anche gli aspetti inerenti alla «crescita blu» del contesto marino.

E questa potrebbe essere una sottolineatura importante.

L’articolo 4, introdotto dal Senato,apporta modifiche alla disciplina istitutiva dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), contenuta nell’art. 37 della legge n. 99/2009, provvedendo, tra l’altro, a specificare ulteriormente i compiti dell’ENEA, quale Agenzia nel settore dell’efficienza energetica.

Una riforma che passa ‘sottobanco’ ? E perchè? Potrebbe essere una discussione interessante invece

L’articolo 5 destina, nel limite di 35 milioni di euro, la quota di risorse di competenza del Ministero dell’ambiente, per la realizzazione di un programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, nell’ambito dei progetti a cui è possibile destinare il 50% dei proventi delle aste del sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas-serra (ai sensi dell’art. 19, comma 6, del D.Lgs. 13 marzo 2013, n. 30). Lo stesso articolo assegna alla regione Emilia-Romagna un contributo di 5 milioni di euro per l’anno 2016 per il recupero e la riqualificazione ad uso ciclo-pedonale del tracciato dismesso dell’asse ferroviario Bologna-Verona. Viene altresì considerato sempre indennizzabile l’infortunio c.d. in itinere qualora si sia verificato a seguito dell’utilizzo della bicicletta nel percorso casa-lavoro, nonché prevista l’emanazione di apposite linee guida per favorire l’istituzione nelle scuole della figura del mobility manager.

L’articolo 6, introdotto dal Senato, amplia l’elenco delle zone in cui è consentita l’istituzione di parchi marini e riserve marine attraverso l’aggiunta delle aree di Banchi Graham, Terribile, Pantelleria e Avventura nel Canale di Sicilia, limitatamente alle parti rientranti nella giurisdizione nazionale, nonché reca uno stanziamento di 800.000 euro per l’anno 2015, per la più rapida istituzione delle aree marine protette, e uno stanziamento di un milione di euro, a decorrere dal 2016, per il potenziamento della gestione e del funzionamento delle aree marine protette istituite.

L’articolo 10 modifica il D.Lgs. 30/2013 – con cui è stata recepita nell’ordinamento nazionale la disciplina relativa al sistema europeo per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra (EU-ETS) – al fine di includere, nel novero degli interventi a cui è possibile destinare il 50% dei proventi delle aste del sistema EU-ETS, la compensazione dei costi sostenuti per aiutare le imprese in settori e sottosettori ritenuti esposti a un rischio elevato di rilocalizzazione delle emissioni di anidride carbonica. Gli aiuti in questione sono destinati con priorità alle imprese in possesso della certificazione ISO 50001. Un’altra modifica riguarda la copertura dei costi delle attività poste in essere dall’ISPRA per l’amministrazione dei registri ove vengono contabilizzate le quote di emissione e i relativi trasferimenti.

L’articolo 11 prevede che i dati ambientali raccolti ed elaborati dagli enti e dalle agenzie pubblici e dalle imprese private siano rilasciati su richiesta degli enti locali in formato open data.

L’articolo 72 disciplina la definizione della Strategia nazionale delle Green Community attraverso la predisposizione di un piano di sviluppo sostenibile volto alla valorizzazione delle risorse dei territori rurali e montani (in diversi campi, dall’energia da fonti rinnovabili al turismo, dalle risorse idriche al patrimonio agroforestale) in rapporto con le aree urbane.

Valutazione di impatto ambientale e sanitario

L’articolo 8 contiene disposizioni che intervengono sulle procedure delle autorizzazioni ambientali riguardanti lo scarico in mare di acque derivanti da attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi o gassosi in mare, nonché l’immersione in mare di materiali di escavo di fondali marini e la movimentazione dei fondali marini derivante dall’attività di posa in mare di cavi e condotte. Per tali tipologie di interventi, assoggettati alla valutazione di impatto ambientale (VIA), si prevede che le autorizzazioni ambientali siano rilasciate dalla stessa autorità competente per il provvedimento che conclude motivatamente il procedimento di valutazione medesima. Per gli interventi riguardanti lo scarico in mare di acque derivanti da attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi o gassosi in mare viene previsto che le autorizzazioni ambientali siano istruite a livello di progetto esecutivo.

L’articolo 9 prevede la predisposizione, da parte del proponente, di una valutazione di impatto sanitario (VIS) per i progetti riguardanti le raffinerie di petrolio greggio, gli impianti di gassificazione e liquefazione, i terminali di rigassificazione di gas naturale liquefatto, nonché le centrali termiche e gli altri impianti di combustione con potenza termica superiore a 300 MW, nell’ambito dei procedimenti di valutazione di impatto ambientale (VIA) statale.

L’argomento viene ripreso all’articolo 41 che prevede norme per lo snellimento delle procedure relative alla valutazione di incidenza (VINCA), richiesta dal D.P.R. 357/1997 per le aree protette dalla c.d. direttiva habitat.

Energia

L’articolo 12 apporta alcune modifiche alla disciplina dei sistemi efficienti di utenza (SEU), di cui al D.Lgs. 115/2008 (si tratta di impianti elettrici alimentati da fonti rinnovabili ovvero in assetto cogenerativo ad alto rendimento, per il consumo di un solo cliente finale). In particolare nella definizione di SEU è soppresso il tetto, per l’impianto elettrico, della potenza nominale non superiore a 20 MWe e complessivamente installata sullo stesso sito. Si interviene inoltre sulla disciplina relativa ai SEU realizzati in data antecedente alla data di entrata in vigore del decreto n. 115/2008. Si prevede altresì che ai sistemi di autoproduzione di energia elettrica con ciclo ORC (Organic Rankine Cycle) alimentati dal recupero di calore prodotto da cicli industriali e da processi di combustione spetteranno determinati titoli di efficienza energetica.

L’articolo 13 amplia l’elenco dei sottoprodotti di origine biologica utilizzabili negli impianti a biomasse e biogas ai fini dell’accesso ai meccanismi di incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili (di cui alla Tabella 1-A dell’allegato 1, annesso al D.M. 6 luglio 2012), includendovi i sottoprodotti della trasformazione degli zuccheri tramite fermentazione, nonché i sottoprodotti della produzione e della trasformazione degli zuccheri da biomasse non alimentari, e i sottoprodotti della lavorazione o raffinazione di oli vegetali.

L’articolo 14, introdotto nel corso dell’esame al Senato, interviene sulla disciplina dei procedimenti di autorizzazione per le reti nazionali di trasporto dell’energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici (contenuta nell’articolo 1-sexies del D.L. n. 239/2003), in particolare con riferimento all’attraversamento di beni demaniali da parte di opere della rete di trasmissione nazionale.

L’articolo 15, introdotto nel corso dell’esame al Senato, contiene una norma di interpretazione autentica in merito all’applicazione degli incentivi relativi alle fonti rinnovabili nei confronti degli impianti di cogenerazione abbinati al teleriscaldamento connessi ad ambienti a destinazione agricola (si tratta degli impianti di cui all’art. 3, comma 4-bis, del D.L. n. 78/2009).

L’articolo 24 interviene sulla disciplina di attuazione dei meccanismi di incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili diversi dai fotovoltaici (decreto del MISE del 6 luglio 2012). Con riferimento all’accesso ai meccanismi incentivanti per impianti a biomasse e biogas, rientrano tra i sottoprodotti utilizzabili della lavorazione del legno solo quelli non trattati. Sono eliminati per il calcolo forfettario dell’energia imputabile alla biomassa, sia il legno proveniente da attività di demolizione che il legno da trattamento meccanico dei rifiuti e sono esclusi dal citato sistema incentivante per la produzione di energia da fonti rinnovabili taluni rifiuti provenienti da raccolta differenziata, il legno e i rifiuti pericolosi, ad eccezione di alcuni tipi di rifiuti.

L’articolo 71 promuove l’istituzione delle “Oil free zone“, aree territoriali nelle quali si prevede la progressiva sostituzione del petrolio e dei suoi derivati con energie da fonti rinnovabili, demandando le modalità di organizzazione di tali aree alla legislazione regionale.

L’articolo 73 esclude l’applicazione dei requisiti tecnici e costruttivi (previsti dalla parte II dell’allegato IX alla parte V del D.Lgs. 152/2006) fatta eccezione per quelli relativi agli “apparecchi indicatori” (previsti dal numero 5 del medesimo allegato), per gli impianti termici civili alimentati da gas combustibili rientranti nel campo di applicazione della norma UNI 11528 (impianti a gas di portata termica maggiore di 35kw – progettazione, installazione e messa in servizio).

Acquisti verdi

L’articolo 16 riduce le garanzie previste a corredo dell’offerta nei contratti pubblici relativi a lavori, servizi o forniture, per gli operatori in possesso di specifiche registrazioni di tipo ambientale (EMAS e Ecolabel). Lo stesso articolo integra, inoltre, i criteri di valutazione delle offerte economicamente più vantaggiose inserendovi il possesso del marchio Ecolabel, la considerazione dell’intero ciclo di vita di opere, beni e servizi, nonché la compensazione delle emissioni di gas serra associate alle attività dell’azienda.

L’articolo 17 prevede che il possesso di determinate certificazioni di tipo ambientale (EMAS e Ecolabel, certificazioni ISO 14001 e 50001), costituiscano titoli preferenziali richiesti nell’assegnazione di contributi, agevolazioni e finanziamenti in materia ambientale.

L’articolo 18 disciplina l’applicazione dei “criteri ambientali minimi” (CAM) negli appalti pubblici per le forniture e negli affidamenti dei servizi nell’ambito delle categorie previste dal Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione (PANGPP).

Questa sembra una norma davvero eccellente. Come la seguente

Ulteriori disposizioni in materia di criteri ambientali minimi sono contenute nell’articolo 19, riguardante l’applicazione di criteri ambientali minimi negli appalti pubblici, assegnando all’Osservatorio dei contratti pubblici il monitoraggio dell’applicazione dei criteri ambientali minimi disciplinati nei relativi decreti ministeriali e del raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della Pubblica amministrazione (PAN GPP), e nell’articolo 20, introdotto nel corso dell’esame al Senato, che prevede, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge, che le lampade ad incandescenza utilizzate nelle lanterne semaforiche siano sempre sostituite – quando se ne presenti la necessità – da lampade a basso consumo energetico.

L’articolo 21che prevede l’istituzione di uno Schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale, al fine di promuovere la competitività del sistema produttivo italiano nel contesto della crescente domanda di prodotti ad elevata qualificazione ambientale sui mercati nazionali ed internazionali.

L’articolo 23 contiene una serie di misure finalizzate a incentivare l’acquisto di prodotti derivanti da materiali “post consumo” riciclati o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi. A tale fine, si prevede, per un verso, la stipula di accordi e contratti di programma, tra soggetti pubblici e privati, e, per l’altro, sono dettati principi per la definizione di un sistema di incentivi per la produzione, l’acquisto e la commercializzazione di tali prodotti.

Gestione dei rifiuti
Raccolta differenziata

L’articolo 32 contiene disposizioni volte a incrementare la raccolta differenziata e il riciclo. In particolare gli obiettivi di raccolta differenziata (RD) possono essere riferiti al livello di ciascun comune invece che a livello di ambito territoriale ottimale (ATO). Un’addizione del 20% al tributo speciale per il deposito dei rifiuti solidi in discarica (c.d.” ecotassa“) viene posta direttamente a carico dei comuni che non abbiano raggiunto le percentuali di RD. Il superamento di determinati livelli di RD fa scattare riduzioni del predetto tributo speciale. Viene altresì disciplinato il calcolo annuale del grado di efficienza della RD e la relativa validazione.

Purtroppo c’è da considerare l’aggravio ai Comuni, dove finirà per pesare? …

L’articolo 45 consente l’introduzione di incentivi economici, da parte delle regioni, per incrementare la raccolta differenziata e ridurre la quantità dei rifiuti non riciclati nei comuni. Viene altresì prevista l’adozione di programmi regionali di prevenzione dei rifiuti (o, in alternativa, la verifica della coerenza dei programmi regionali già approvati) e la promozione di campagne di sensibilizzazione.

 Ecotassa e tassa rifiuti

Gli articoli 34 e 35, introdotti dal Senato, intervengono sulla disciplina della c.d. ecotassa (dettata dai commi 24 e seguenti dell’art. 3 della L. 549/1995), al fine di estendere il tributo anche ai rifiuti inviati agli impianti di incenerimento senza recupero energetico e di modificare la destinazione del gettito derivante dal tributo. Vengono altresì assoggettati al pagamento dell’ecotassa, nella misura ridotta del 20%, in ogni caso, tutti gli impianti classificati esclusivamente come impianti di smaltimento mediante incenerimento a terra.

L’articolo 36, introdotto nel corso dell’esame al Senato, prevede la possibilità per i Comuni di prevedere riduzioni tariffarie ed esenzioni della tassa sui rifiuti in caso di effettuazione di attività di prevenzione nella produzione di rifiuti. Le riduzioni tariffarie dovranno essere commisurate alla quantità di rifiuti non prodotti (nuova lettera e-bis) del comma 659 della L. 147/2013).

L’articolo 42 modifica le modalità (stabilite dal comma 667 dell’art. 1 della L. 147/2013) con cui disciplinare i criteri per la realizzazione da parte dei comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico o di sistemi di gestione finalizzati ad attuare un effettivo modello di tariffa commisurata al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati.

Disposizioni incidenti sulla disciplina della c.d. ecotassa sono inoltre contenute nel succitato articolo 32.

Compostaggio

L’articolo 37 contiene disposizioni finalizzate ad incentivare il compostaggio aerobico, sia individuale che di comunità, tramite l’applicazione di una riduzione della tassa sui rifiuti per le utenze domestiche e non domestiche (attività agricole e vivaistiche) che effettuano il compostaggio aerobico individuale, nonché attraverso la semplificazione del regime di autorizzazione degli impianti dedicati al c.d. compostaggio di comunità di rifiuti biodegradabili derivanti da attività agricole e vivaistiche o da cucine, mense, mercati, giardini o parchi, che hanno una capacità di trattamento non eccedente 80 tonnellate annue.

L’articolo 38, introdotto nel corso dell’esame al Senato, prevede l’incentivazione delle pratiche di compostaggio di rifiuti organici effettuate sul luogo stesso di produzione, come l’autocompostaggio e il compostaggio di comunità, e consente ai comuni di applicare riduzioni della tassa sui rifiuti (TARI). Lo stesso comma prevede l’emanazione di un decreto interministeriale volto a stabilire i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per il compostaggio di comunità di rifiuti organici. Viene altresì introdotta nel testo del c.d. Codice ambientale (D.Lgs. 152/2006) la definizione di “compostaggio di comunità” ed estesa alle utenze non domestiche la nozione di autocompostaggio.

Rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) e rifiuti di pile e accumulatori.

L’articolo 43 contiene disposizioni in materia di rifiuti elettrici ed elettronici (RAEE) e di rifiuti di pile e accumulatori. Tra le varie disposizioni contenute si segnalano quelle volte a disciplinare la riassegnazione al Ministero dell’ambiente dei proventi derivanti dalle tariffe connesse all’attività di monitoraggio e vigilanza sui RAEE nonché alle attività svolte in materia di pile e accumulatori (tenuta del registro, vigilanza e controllo). Viene altresì stabilito che nelle more dell’emanazione del decreto ministeriale che dovrà determinare criteri e modalità di trattamento dei RAEE (ulteriori rispetto a quelli fissati dalla normativa vigente contenuta nel D.Lgs. 49/2014), continuano ad applicarsi gli accordi, conclusi dal Centro di coordinamento RAEE (CdC RAEE) con le associazioni di categoria dei soggetti recuperatori, per i soggetti che vi hanno aderito. Viene inoltre chiarito, riguardo all’obbligo, per i sistemi individuali e collettivi, di dimostrare il possesso di un sistema di gestione della qualità, che il possesso delle certificazioni ISO 9001 e 14001 è alternativo (e non contestuale, come potrebbe sembrare dal testo attualmente vigente) alla certificazione EMAS. Riguardo ai rifiuti di pile a accumulatori viene precisato, all’interno del Codice dell’ambiente, che ad essi si applica la disciplina speciale prevista dal D.Lgs. 188/2008, di attuazione della disciplina dell’UE.

L’articolo 41, inoltre, detta disposizioni per una corretta gestione del “fine vita” dei pannelli fotovoltaici, per uso domestico o professionale, immessi sul mercato successivamente all’entrata in vigore della legge, prevedendo l’adozione di un sistema di garanzia finanziaria e di un sistema di geolocalizzazione.

Smaltimento in discarica

L’articolo 46 dispone l’abrogazione dell’art. 6, comma 1, lettera p), del D.Lgs. 36/2003, che prevede il divieto di smaltimento in discarica dei rifiuti con potere calorifico inferiore (PCI) superiore a 13.000 kJ/Kg.

E qui sembra che i ‘favori alle discariche’ siano qualcuno in più..

L’articolo 47, introdotto nel corso dell’esame al Senato, interviene sulla disciplina degli obiettivi e delle modalità di adozione dei programmi regionali per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da conferire in discarica.

L’articolo 48 prevede l’individuazione, da parte dell’ISPRA, dei criteri tecnici da applicare per stabilire quando non ricorre la necessità di trattamento dei rifiuti prima del loro collocamento in discarica.

Altre disposizioni

L’articolo 25 include i rifiuti in plastica compostabile (compresi i prodotti sanitari assorbenti non provenienti da ospedali e assimilati, previo idoneo processo di sanificazione, qualora necessario) tra i materiali ammendanti (compostato misto) che rientrano nei fertilizzanti.

L’articolo 26, introdotto nel corso dell’esame al Senato, prevede che l’utilizzazione agronomica dei fertilizzanti correttivi (disciplinati dal D.Lgs. 75/2010) e, in particolare, dei gessi di defecazione e del carbonato di calcio di defecazione, qualora ottenuti da processi che prevedono l’utilizzo di materiali biologici classificati come rifiuti, deve garantire il rispetto dei limiti di apporto di azoto nel terreno come definiti nel Codice di buona pratica agricola.

L’articolo 27 detta disposizioni in materia di pulizia dei fondali marini, prevedendo l’individuazione dei porti marittimi dotati di siti idonei in cui avviare operazioni di raggruppamento e gestione di rifiuti raccolti durante le attività di pesca, turismo subacqueo o di gestione delle aree marine protette, attraverso accordi di programma.

L’articolo 29 contiene una serie di disposizioni eterogenee in materia di vigilanza sulla gestione dei rifiuti che riguardano il trasferimento di funzioni del cessato Osservatorio nazionale sui rifiuti e l’inquadramento nei ruoli del Ministero dell’ambiente del personale in posizione di comando/distacco presso lo stesso Ministero. Sono altresì previste una modifica puntuale alla disciplina del SISTRI, nonché la disciplina della pubblicazione dei piani regionali di gestione dei rifiuti e le informazioni la cui fruibilità deve essere garantita ai fini dello svolgimento dell’attività di vigilanza sulla gestione dei rifiuti. Completa l’articolo in esame una norma di semplificazione, per gli imprenditori agricoli, delle procedure relative alla tenuta e compilazione del formulario di identificazione dei rifiuti.

Insomma un ‘fritto misto’

L’articolo 30 prevede, per i produttori iniziali o i detentori dei rifiuti di rame e di metalli ferrosi e non ferrosi che non provvedono al loro trattamento, un obbligo di consegna a determinati soggetti e stabilisce, altresì, che non si applica alla raccolta e al trasporto di tali rifiuti il regime semplificato che, di regola, vige per il trasporto di rifiuti effettuato dai soggetti abilitati allo svolgimento delle attività medesime in forma ambulante.

L’articolo 33, introdotto nel corso dell’esame al Senato, consente ai comuni, con sede giuridica nelle isole minori o nel cui territorio insistono isole minori, di istituire un contributo di sbarco (che sostituisce la vigente imposta di sbarco) pari a 2,5 euro (elevabile fino a 5 euro) al fine di sostenere e finanziare gli interventi di raccolta e di smaltimento dei rifiuti nonché gli interventi di recupero e di salvaguardia ambientale nelle isole minori.

L’articolo 39 introduce, in via sperimentale (per la durata di 12 mesi) e su base volontaria del singolo esercente, il sistema del vuoto a rendere su cauzione per gli imballaggi contenenti birra o acqua minerale serviti al pubblico da alberghi e residenze di villeggiatura, ristoranti, bar e altri punti di consumo (nuovo art. 219-bis del D.Lgs. 152/2006).

Ma!

L’articolo 40 è volto a contrastare il fenomeno dell’abbandono nell’ambiente dei rifiuti di prodotti da fumo di altri rifiuti di piccolissime dimensioni (scontrini, fazzoletti di carta, gomme da masticare, …), prevedendo il divieto di abbandono di tali rifiuti nel suolo, nelle acque e negli scarichi (e apposite sanzioni pecuniarie in caso di inosservanza) e prevede che i comuni installino nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione sociale appositi raccoglitori per la raccolta dei mozziconi dei prodotti da fumo.

Eh!

L’articolo 44 interviene nella disciplina relativa all’emanazione delle ordinanze contingibili e urgenti nel settore dei rifiuti, precisando, in particolare che devono sempre essere comunque rispettate le disposizioni contenute nelle direttive dell’Unione europea.

L’articolo 49, introdotto nel corso dell’esame al Senato, interviene sulla disciplina delle operazioni di miscelazione dei rifiuti non espressamente vietate dall’art. 187 del cd. Codice ambientale (D.Lgs. 152/2006), al fine di consentirne l’effettuazione anche in assenza di autorizzazione; nonché di prevedere che le medesime operazioni, anche qualora effettuate da soggetti in possesso di autorizzazione alla gestione dei rifiuti, non possano essere sottoposte a prescrizioni o limitazioni non previste dalla legge.

 L’articolo 50, inserito dal Senato, introduce una disciplina per l’utilizzo, nell’attività di recupero ambientale, di solfati di calcio ottenuti da neutralizzazione di correnti acide liquide o gassose generati da lavorazioni industriali (nuovi commi 6-bis e 6-ter dell’art. 298-bis del D.Lgs. 152/2006).

L’articolo 69 riscrive le disposizioni volte a semplificare il trattamento dei rifiuti speciali relativi a talune attività economiche (estetisti, tatuatori, agopuntori, ecc.), estendendone l’applicazione anche alle imprese agricole di cui all’art. 2135 del codice civile.

Una disposizione inerente il settore dei rifiuti è altresì contenuta nel comma 3 dell’art. 60 e riguarda la tenuta dei registri di carico e scarico relativi ai rifiuti prodotti dalle attività di manutenzione delle reti relative al servizio idrico integrato e degli impianti a queste connessi (nuovo comma 3-bis dell’art. 190 del Codice dell’ambiente).

L’articolo 66 consente ai comuni, per finalità di riutilizzo di prodotti e di preparazione per il riutilizzo dei rifiuti, l’individuazione di appositi spazi presso i centri di raccolta (definiti dalla lettera mm) del comma 1 dell’art. 183 del D.Lgs. 152/2006), per l’esposizione temporanea finalizzata allo scambio tra privati cittadini di beni usati e funzionanti direttamente idonei al riutilizzo (nuovo comma 1-bis) dell’art. 180-bis del decreto legislativo n. 152/2006).

Bonifiche e danno ambientale

AMIANTO

L’articolo 31 modifica la disciplina delle transazioni finalizzate al ripristino ambientale dei siti di interesse nazionale (SIN) e al risarcimento del danno ambientale, introdotta nell’ordinamento dall’art. 2 del D.L. 208/2008 (che viene conseguentemente abrogato), provvedendo a ricollocarla all’interno del cd. Codice ambientale (nuovo articolo 306-bis del D.Lgs. 152/2006).

L’articolo 56 istituisce un credito d’imposta per gli anni 2017-2019 (nel limite di spesa di 5,7 milioni di euro per ciascuno degli anni considerati), per le imprese che effettuano nell’anno 2016 interventi (di importo unitario non inferiore a 20.000 euro) di bonifica dall’amianto su beni e strutture produttive. Al fine di promuovere la realizzazione di interventi di bonifica di edifici pubblici contaminati da amianto, viene altresì prevista l’istituzione, presso il Ministero dell’ambiente, del Fondo per la progettazione preliminare e definitiva degli interventi di bonifica di beni contaminati da amianto, con una dotazione finanziaria di 17,5 milioni di euro per il triennio 2016-2018.

L’articolo 78, introdotto nel corso dell’esame al Senato, modifica le vigenti norme relative all’utilizzo dei materiali derivanti dalle attività di dragaggio di aree portuali e marino-costiere poste in siti di bonifica di interesse nazionale (SIN), da un lato, modificando il novero dei possibili utilizzi e le caratteristiche delle strutture di destinazione, dall’altro, disciplinando le modalità tramite le quali è possibile giungere all’esclusione, dal perimetro del SIN, delle aree interessate dai dragaggi (nuove lettere c) e d) del comma 2 dell’art. 5-bis della legge 84/1994).

Difesa del suolo

L’articolo 51 contiene un’ articolata disciplina volta prevalentemente alla riorganizzazione dei distretti idrografici in materia di difesa del suolo, modificando in particolare diversi articoli del Codice dell’ambiente (D.Lgs 152 del 2006). La norma introduce la definizione di Autorità di bacino distrettuale e di Piano di bacino distrettuale; reca la disciplina  dell’Autorità di bacino distrettuale; stabilisce che il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare assume le funzioni di indirizzo e coordinamento con le altre Autorità, avvalendosi dell’ISPRA; prevede la possibilità di una articolazione territoriale a livello regionale (sub-distretti). Vengono inoltre ridefiniti i distretti idrografici e differito al 31 dicembre 2016 il termine per l’approvazione regionale dei piani di tutela. Si assegna inoltre alle Autorità di bacino, in concorso con altri enti competenti, la predisposizione del programma di gestione dei sedimenti a livello di bacino idrografico.

L’articolo 52 prevede un meccanismo per agevolare, anche attraverso la messa a disposizione di risorse finanziarie (10 milioni di euro per l’anno 2016), la rimozione o la demolizione, da parte dei comuni, di opere ed immobili abusivi, realizzati nelle aree classificate a rischio idrogeologico elevato o molto elevato ovvero esposti a rischio idrogeologico, sulla base di un elenco del Ministero dell’ambiente, adottato annualmente dalla Conferenza Stato-Città e autonomie locali. E’ previsto inoltre che non sono subordinate a permesso di costruire le opere dirette a soddisfare esigenze meramente temporanee o ricomprese in strutture ricettive all’aperto per la sosta e il soggiorno dei turisti, previamente autorizzate sotto il profilo urbanistico, edilizio e, ove previsto, sotto quello paesaggistico, in conformità alle normative regionali di settore. Si dispone infine che i commissari straordinari, per accelerare la progettazione e la realizzazione degli interventi necessari all’adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazionepossano delegare un apposito soggetto attuatore (attraverso una modifica del comma 7 dell’articolo 7 del D.L. 133/2014).

L’articolo 54introdotto nel corso dell’esame al Senato, modifica in più punti il testo unico in materia edilizia (D.P.R. n. 380/2001) al fine di richiamare nelle varie disposizioni e procedure la normativa, gli interessi e i vincoli collegati alla tutela dell’assetto idrogeologico. Si prevede, inoltre, che agli atti e procedimenti riguardanti la tutela dal rischio idrogeologico non si applichi la disciplina generale sul silenzio assenso.

L’articolo 55, introdotto nel corso dell’esame al Senato, prevede, al fine di consentire la celere predisposizione del Piano nazionale contro il dissesto idrogeologico, favorendo le necessarie attività progettuali, l’istituzione, presso il Ministero dell’ambiente, del Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico e demanda ad un apposito D.P.C.M. (da adottare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge) la definizione delle modalità di funzionamento del Fondo medesimo.

Risorse idriche e acque reflue

L’articolo 58 prevede, a decorrere dal 2016, l’istituzione, presso la Cassa conguaglio per il settore elettrico, di un Fondo di garanzia per il settore idrico, per gli interventi finalizzati al potenziamento delle infrastrutture idriche in tutto il territorio nazionale, alla cui alimentazione viene destinata una specifica componente della tariffa del servizio idrico integrato, determinata dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico (AEEGSI), indicata separatamente in bolletta.

L’articolo 59 disciplina i contratti di fiume, inserendo l’articolo 68-bis al D.Lgs. 152/2006 (cd. Codice dell’ambiente).Tali contratti concorrono alla definizione e all’attuazione degli strumenti di pianificazione di distretto a livello di bacino e sottobacino idrografico, quali strumenti volontari di programmazione strategica e negoziata che perseguono la tutela, la corretta gestione delle risorse idriche e la valorizzazione dei territori fluviali, unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale di tali aree.

L’articolo 60 prevede che l’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico (AEEGSI), sentiti gli enti di ambito, assicuri agli utenti domestici del servizio idrico integrato in condizioni economico-sociali disagiate l’accesso a condizioni agevolate alla fornitura della quantità di acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni fondamentali. Al fine di assicurare la copertura dei conseguenti oneri, si dispone che l’Autorità definisca le necessarie modifiche all’articolazione tariffaria per fasce di consumo o per uso determinando i criteri e le modalità per il riconoscimento delle agevolazioni.

L’articolo 61, introdotto nel corso dell’esame al Senato, prevede che l’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico (AEEGSI) adotti – entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, nell’esercizio dei propri poteri regolatori e sulla base dei principi e dei criteri definiti con D.P.C.M. – direttive per il contenimento della morosità degli utenti del servizio idrico integrato, al fine, in particolare, di salvaguardare la copertura dei costi e garantire il quantitativo minimo vitale di acqua necessario. Alla medesima Autorità è demandata la definizione delle procedure per la gestione della morosità e per la sospensione della fornitura.

L’articolo 62 prevede che la misura del sovracanone dovuto dai concessionari di derivazione d’acqua per produzione di forza motrice nei bacini imbriferi montani (BIM) è dovuta nella misura prevista per le concessioni di grande derivazione idroelettrica (comma 1). Si dispone poi la decorrenza dell’obbligo di pagamento dei sovracanoni per le concessioni di derivazione idroelettrica assegnate a decorrere dal 1° gennaio 2015 (comma 2) e che i sovracanoni BIM siano dovuti anche se non funzionali alla prosecuzione di interventi infrastrutturali da parte dei comuni e dei bacini imbriferi montani (comma 3). L’articolo 62, comma 4, specifica in particolare le ulteriori condizioni che fanno salve le gestioni del servizio idrico in forma autonoma esistenti, in deroga alla disciplina generale (articolo 147 del cd. Codice dell’Ambiente).Tali condizioni riguardano l’approvvigionamento idrico da fonti qualitativamente pregiate; la presenza di sorgenti ricadenti in aree protette o beni paesaggistici e l’utilizzo efficiente della risorsa e la tutela del corpo idrico. Tali nuove fattispecie derogatorie si aggiungono a quella prevista che fa salve le gestioni autonome esistenti nei comuni montani con popolazione inferiore a 1.000 abitanti.

L’articolo 63 fa salve le competenze in materia di servizio idrico della Regione autonoma Valle d’Aosta, la quale provvede alle finalità del Capo VIII (Disposizioni per garantire l’accesso universale all’acqua) della presente legge, ai sensi dello Statuto speciale e delle relative norme di attuazione.

L’articolo 65 prevede l’assimilazione delle acque reflue di vegetazione dei frantoi oleari alle acque reflue domestiche, ai fini dello scarico in pubblica fognatura. Lo scarico di acque di vegetazione in pubblica fognatura è ammesso (per i frantoi che trattano olive provenienti esclusivamente dal territorio regionale e da aziende agricole i cui terreni insistono in aree scoscese o terrazzate) ove non si ravvisino criticità nel sistema di depurazione.

Capitale naturale e contabilità ambientale

L’articolo 67 istituisce il Comitato per il capitale naturale, presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, disciplinandone le funzioni e la composizione, al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi sociali, economici e ambientali coerenti con l’annuale programmazione finanziaria e di bilancio dello Stato. L‘articolo 68 istituisce il Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi e dei sussidi ambientalmente favorevoli, presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per la raccolta dei dati e delle informazioni sugli incentivi, sulle agevolazioni, sui finanziamenti agevolati, nonché sulle esenzioni da tributi, direttamente finalizzati alla tutela dell’ambiente. Infine, l’articolo 70 delega il Governo all’introduzione di sistemi di remunerazione dei servizi ecosistemici e ambientali (PSEA), stabilendone i principi e criteri direttivi.

Materiali da scavo e di estrazione

L’articolo 28 interviene sul regolamento n. 161/2012, che disciplina l’utilizzazione delle terre e rocce da scavo, al fine di sopprimere, con una modifica all’articolo 1, comma 1, lettera b), nella definizione di “materiali da scavo” il riferimento ai residui di lavorazione di materiali lapidei (marmi, graniti, pietre, ecc.) anche non connessi alla realizzazione di un’opera e non contenenti sostanze pericolose (quali ad esempio flocculanti con acrilamide o policrilamide).

L’articolo 53, introdotto nel corso dell’esame al Senato, stabilisce che i materiali litoidi prodotti come obiettivo primario e come sottoprodotto dell’attività di estrazione effettuata in base a concessioni e pagamento di canoni sono assoggettati alla normativa sulle attività estrattive.

Animali selvatici e domestici

L’articolo 7, introdotto nel corso dell’esame al Senato, detta disposizioni per il contenimento della diffusione del cinghiale nelle aree protette e vulnerabili e relativamente alle autorizzazioni per il prelievo dello storno (sturnus vulgaris), al controllo delle popolazioni di talpe, ratti, nutrie e specie arvicole, nonché all’installazione degli appostamenti fissi.

Questa norma sembra senza senso ..↑

L’articolo 75, introdotto nel corso dell’esame al Senato, prevede la rivalutazione, con cadenza triennale, entro il 31 dicembre, della misura dei diritti speciali di prelievo istituiti in attuazione della Convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione (CITES).

L’articolo 77, introdotto nel corso dell’esame al Senato, prevede l’impignorabilità degli animali di affezione o da compagnia del debitore, nonché degli animali impiegati ai fini terapeutici o di assistenza del debitore, del coniuge, del convivente o dei figli.

Impianti radio e sorgenti sonore

In base all’articolo 64, i soggetti presentatori delle istanze di autorizzazione, o delle segnalazioni certificate di inizio attività (SCIA), per l’installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici e per gli impianti di completamento della rete di banda larga mobile, si devono fare carico degli oneri sostenuti dai soggetti pubblici competenti ad effettuare i controlli di cui all’art. 14 della legge 36/2001 (quindi delle ARPA), purché i loro pareri siano resi nei termini prescritti (nuovi commi da 1-bis) ad 1-quinquies) dell’art. 93 del Codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al D.lgs n.259/2003).

L’articolo 76, introdotto nel corso dell’esame al Senato, proroga di sei mesi (vale a dire al 25 novembre 2016) il termine per l’esercizio della delega, concessa dall’art. 19, comma 1, della L. 161/2014 (Legge europea 2013-bis), per l’emanazione di uno o più decreti legislativi per il riordino dei provvedimenti normativi vigenti in materia di tutela dell’ambiente esterno e dell’ambiente abitativo dall’inquinamento acustico prodotto dalle sorgenti sonore fisse e mobili.

Urbanistica ed espropri

L’articolo 22, introdotto nel corso dell’esame al Senato, modifica l’articolo 9 del nuovo testo della legge generale sui libri fondiari (allegato al R.D. 499/1929), al fine di inserire nel novero dei diritti che possono essere intavolati o prenotati nel libro fondiario anche i contratti contemplati dall’art. 2643, numero 2-bis, del codice civile, vale a dire quelli che trasferiscono, costituiscono o modificano i diritti edificatori comunque denominati, previsti da normative statali o regionali, ovvero da strumenti di pianificazione territoriale.

L’articolo 74, introdotto nel corso dell’esame al Senato, disciplina l’espropriabilità dei beni gravati da uso civico, prevedendo che tali beni possano essere espropriati solo dopo che sia stato pronunciato il mutamento di destinazione d’uso, salvo il caso in cui l’opera pubblica o di pubblica utilità sia compatibile con l’esercizio dell’uso civico (nuovo comma 1-bis dell’articolo 4 del D.P.R. n.327/2001).

Salvabanche, Bersani: “Contrario alla sfiducia ma ci vuole più umiltà”← link
Bersani: generale corresponsabilità, dove la norma mette i paletti. ‘Un medico non ti dà la pomata per bocca’←link 

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