L’Europa che vorremmo

dibattito europeo

 

Le elezioni si avviano a conclusione. Trovo che il dibattito in Eurovisione tra i 5 candidati alla guida della Commissione europea sia stato mediaticamente indovinato e comunque ben collocato e strutturato. Ne è risultato un confronto non pedante ma agile con picchi di freschezza e attualità. dibattito in EurovisionCerto la socialità dell’evento, una prima assoluta nel suo genere in Eurovision, l’uso dell’hastag #TellEurope, le domande interessanti, l’ormai collaudata bravura della nostra Direttrice di Rai News 24 Monica Maggioni, Monica Mggionihanno fatto del confronto un talk show popolar europeo.  Sebbene una rielaborazione più in grande dell’anteprima italiana, l’ho rivisto volentieri. A dire il vero pensavo non mi avrebbe attratto più di tanto, in quanto già vissuto e partecipato. Invece l’incalzare delle domande della ferratissima Monica Maggioni (ricordiamo il confronto Sky per le primarie PD del 2012 che vide contrapporsi Bersani, Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci e che diede la vittoria a Pier Luigi Bersani, quindi uno schema che non sottolinea età, aspetto o genere ma semplicemente i contenuti politici di cui ci si fa portatori) ha finito per coinvolgermi nuovamente e spingermi all’ulteriore partecipazione. La spinta motivazionale alla partecipazione è una molla incredibile e molto democratica, nonché molto vicina ai giovani, grandi fruitori dei social network e anche grandemente smaliziati sull’uso di essi. Eppure è una spinta che può avere risvolti fortemente negativi: a parte il pericolo di non conoscere bene l’interlocutore (cosa che nel caso del dibattito politico tv non sussiste) vi è un altro più sottile e insinuante pericolo : rimanere invischiati in un meccanismo psicologico “direttoriale” difficile da gestire, ecco perché è importantissimo che la scuola insegni alle giovani generazioni opportunità e pericoli, oggi più forti che mai, sull’uso delle così dette piazze telematiche. Ci troviamo ormai a vivere in un mondo aperto, intraducibile agli usuali schemi, tutto si modifica affinchè tutto rimanga com’è. La scuola non deve perdere la sua bussola di guida alle generazioni future. Il mondo di domani è ancora nelle sue mani, checchè se ne dica.

Tornando al confronto europeo ho estratto una particolare impressione che per ognuno dei candidati mi ha colpito.

jean claude junckerJunker:  mi è parso composto, moderato, razionale ma anche un po’ lento per i tempi attuali

TsiprasTsipras: sembrava un po’ a disagio

verhofstadtVerhofstadt: battagliero e mediaticamente efficace, molto incisivo

ska kellerKeller: la più giovane, ha centrato il suo liet motiv sull’ambiente, oggi importantissimo

martin schulzSchultz: puo’ apparire filogermanico, in realtà ha sottolineato un tema fondamentale della nostra società, come ci mostrano le ultime vicende di Expò2015, è alla base dell’ambiente stesso – inteso in senso sociale o precipuo – : equità e giustizia sociale, che vuol dire anche legalità e trasparenza. E’ evidente che con questi temi si declinano tutte le attività di una grande comunità come quella europea.

Dunque si possono conciliare  economia, sostenibilità e giustizia sociale?  Il problema non è da poco e rientra nella sfera della salvaguardia dei diritti umani. Possiamo oggi tutelare i diritti fin qui così faticosamente conquistati, ed a caro prezzo, ed impedire loro di recedere sia a livello europeo e tanto più locale ?

Ad esempio rientra nella questione della democrazia e tutela dei diritti, nonché nella sfera della sostenibilità sociale, capire come utilizzare i fondi europei per rilanciare sviluppo e competitività o per gestire l’immigrazione di tanti disperati in fuga dalle proprie vite, da paesi che sembrano senza futuro, per andare incontro ad una morte orribile in alcuni casi. In quest’ultimo caso non  è solo un problema etico di sostenibilità da risolvere, è un dovere assoluto per i paesi più progrediti, su cui  poggia la costruzione sociale del mondo di domani.

Queste le sfide più importanti della Comunità Europea. A queste domande sociali forse gli stessi candidati non hanno saputo rispondere appieno perché solo nel governare, nella governance, si possono trovare le risposte più giuste. E allora il voto diventa una volta di più un voto politico. Politicamente quale Europa vogliamo? Dal 25 maggio lo sapremo meglio.

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