EXPO MILANO 2015

 

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Milano da bere, Milano da amare, Milano universale.

Europa delle regioni vuol significare unità di territori diversi nel più ampio spazio continentale. Vuol significare variabilità di realtà e straordinario patrimonio di colture. Milano è al centro di questo patrimonio, cuore della Lombardia, una delle 55 euroregioni transfrontaliere. Quale città migliore per una esposizione universale: cuore di un’Europa che a sua volta, oggi più che mai, è cuore del mondo. Nasce così il progetto Expo Milano 2015.

Una esposizione internazionale delle produzioni agroalimentari ma anche delle tecniche di coltivazione da immaginare sempre più integrate con l’ambiente e proiettate in un futuro sano, che salvaguardi il diritto fondamentale per tutti  alla salute e ad una alimentazione sicura e certificata,  puntando soprattutto alla sostenibilità dell’agricoltura : tecnologie, imprese al femminile, greeneconomy ed innovazioni, agroalimentare. reti, infrastrutture … insomma il mondo di domani così come lo vogliamo disegnare. Un balzo in avanti che vede la partecipazione di quasi tutti i paesi del mondo  : dall’America alla Cina, oltre 130 conferme e poi corporate, società civile (Caritas, WWF, Save the children …) Organizzazioni internazionali.

Ma nonostante tutto Milano trasecola e tentenna, la Milano da bere, degli uffici e dell’alta finanza, rallenta, batte la fiacca e resta a guardare, sospesa nel giudizio, non sembra convinta. Toscani “attacca”, i cantieri ritardano, i trasporti  restano incerti. La Milano cuore dell’Europa non mostra il cipiglio fiero della città mitteleuropea, arranca sulla crisi come una qualunque cittadina di provincia. Lo sguardo sul futuro diventa una questione di governance e di scelte.

Uno sguardo oltre oceano ci mostra che le liberalizzazioni negli Stati Uniti hanno prodotto buoni risultati; in molti paesi europei, applicate ai trasporti, stanno trasformando le strutture tecnico-economiche. E in Italia?

Ha detto Roberto Azzano, practice leader di NetConsulting (azienda di consulenza e di analisi sul mercato dell’Informatica, delle Telecomunicazioni e dei Media):

 “In Italia – nell’ultimo periodo – una serie di interventi legislativi e innovativi hanno prodotto effetti positivi per le tecnologie dell’innovazione: sono ad esempio la lotta al contante, le liberalizzazioni, la certificazione di sostenibilità energetica. Queste però vanno poi declinate in una realtà dove – seguendo l’esempio fatto dal rappresentante di NetConsulting – è vero che bisogna mettere i pannelli solari sui tetti delle scuole, ma è altrettanto vero che il 25% delle scuole ha bisogno di interventi di manutenzione straordinaria e urgente, altrimenti i pannelli rischiano di venire giù”.

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Quindi è’ vero che Milano è la migliore candidata pe l’Expo 2015 ma è anche vero che la città deve tornare ad avere l’ossatura adatta ad un capoluogo del nord, perchè senza adeguate infrastrutture sarà difficile tradurre questa esperienza di Expo2015 in un evento positivo. Ma non disperiamo. Se la tecnologia è il nodo, la tecnologia potrà essere la sola risposta al nodo.

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Le innovazioni tecnologiche raggiunte negli ultimi anni hanno  senza dubbio spianato la strada alla globalizzazione ed internazionalizzazione della comunicazione e della informazione. Un simile presupposto comporta un’abbreviazione della cultura, detta appunto cultura convergente, cultura interdisciplinare, modulistica e dati a pacchetto. Un’abbreviazione che significa semplicemente: immediatezza e fruibilità; accessibilità e democrazia; opportunità e personalizzazione. Quindi la globalizzazione sembra volerci ricordare che i tratti distintivi del genere umano sono, e resteranno sempre, la specializzazione e l’inventiva, soprattutto la salvaguardia della specie, il mantenimento ed il progresso nella lotta all’adattamento ambientale . La composizione e scomposizione della realtà che segue i nuovi assetti sociali. Una sorta di lavoro di pachwork della vita che ognuno di noi può interpretare secondo un’ottica personale, secondo il proprio modo di utilizzare la “cassetta degli attrezzi”. E ciò non esclude assonanze e dati oggettivi. Una costruzione del sociale appena agli inizi. Siamo definitivamente entrati nel terzo millennio. L’interattività è l’assioma principale ma è anche la nuova base fondante i diritti rinnovati. Questa è la nostra modernità ora. Antichi ed imprescindibili diritti che chiedono di essere declinati secondo la revisione e reinterpretazione dell’umano che utilizza nuove risorse e nuovi strumenti. Dalla clava al pc attraverso tremila anni di storia. Cosa ne scaturirà non possiamo prevederlo ma è sicuro che il nostro immediato ci suggerisce di non temere troppo la nuova era anche se si aprono innanzi a noi problematiche ancora inesplorate.

Sono passati pochi anni da quando si diceva che il computer avrebbe sottratto il lavoro manuale, portando al collasso l’economia. E ciò forse è stato vero ma è anche vero che probabilmente da questa irresistibile affermazione delle innovazioni tecnologiche potrebbero emergere nuove offerte, nuovi assetti, nuovi orizzonti. In fondo è l’ottimismo che ci ha guidati attraverso i secoli.

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