Femminicidio, come raccontarlo attraverso i media

 

Organizzato dall’Ordine Giornalisti del Lazio, si terrà il prossimo 15 marzo un corso di aggiornamento per giornalisti  sui temi gender.

Il femminicidio negli ultimi anni ha alzato il suo trend statistico.

Le donne, il loro mondo, il loro impegno, la loro libertà, tornano alla ribalta come se fosse un tema di ‘scottante’  attualità. Eppure dovrebbe ormai essere tacito che non vi è differenza di sesso nell’accesso ai diritti ed alle possibilità.

Continui stop and go fanno dell’argomento ancora una materia che ruota attorno ai tabù, sociali e personali.

Lo sappiamo tutti, non dovrebbe essere così. Sarà effetto delle crisi economiche che dappertutto stanno segnando gli Stati, sarà la globalizzazione che ci sta travolgendo invece di essere adeguatamente indirizzata verso la ‘sostenibilità sociale’. Fatto sta che gli eventi mondiali si riversano per prima cosa e ancora una volta sui soggetti più ‘fragili’ loro malgrado : donne e bambini

Ma la cosa più nefasta sono le violenze che girano attorno le donne, soprattutto violenze domestiche, soprattutto violenze morali. Violenze che come un boomerang ritornano all’interno della famiglia, si riversano sui congiunti, sui figli, sulle persone care, senza soluzione di continuità.

Quale l’impegno ed il dovere del giornalista nei riguardi del fenomeno? Come raccontare la violenza subita dalle donne, o anche compiuta,  senza intaccare la sfera privata e  la sfera delle violenze morali che incidono sulle varie vicende? Quale dovrebbe essere il ruolo dell’informazione nella narrazione della violenza sulle donne. Quale la deontologia e l’uso di un corretto linguaggio per evitare la divulgazione di stereotipi nell’informazione.

Se ne parlerà al Teatro di Torre Argentina in Roma con la Presidente della Camera Laura Boldrini e  Paola Spadari, Silvia Resta, Luisa Betti Dakli, Maria Monteleone, Carlo Picozza, Elisabetta Rosi, Teresa Manente, Andrea Coffari, Maria Lepri, Beppe Giulietti

 

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Donne, donne, donne …

 

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Nel corso della storia, l’emancipazione della donna ha avuto una connotazione sempre più rilevante.
Se infatti sino all’inizio del secolo scorso, la donna era relegata al solo ruolo di madre e moglie sottomessa, oggi si impone attivamente in tutti gli ambiti della società, con fermezza e successo.
Nonostante questo, c’è ancora bisogno di ricordare i diritti inviolabili della donna, motivo dell’origine della festa della donna.

Il potere delle donne è spesso determinante per le dinamiche sociali ma si esprime ancora troppo spesso nascostamente e per via indiretta. E’ nella maggior parte dei casi un potere di “cura”.

Eppure nonostante gli avanzamenti nella conquista dei diritti femminili –  che nel corso della storia sono costati “lacrime e sangue” –  negli ultimi tempi di globalizzazione tout court e  forse per effetto delle contaminazioni dei paesi meno progrediti su questi temi, si registra un tentativo di arretramento dei passi fin ora intrapresi e così faticosamente difesi

L’Italia, bisogna riconoscere non è tra i paesi più arretrati sull’argomento ma bisogna sottolineare che non è neanche tra i più progrediti.

Solo per fare un esempio numerico pur rappresentando il 58% dei laureati, le ricercatrici universitarie sono 10mila su 24mila, le professoresse associate 5.600 su 16mila, le ordinarie 3mila su 14.457 e sono solo 5 le donne su 78 sono rettori in tutta Italia.

Per non parlare della Pubblica Amministrazione, lì il dato è il più tristemente infelice rispetto a tutti gli altri settori

Secondo il rapporto IRPA (Istituto per le Ricerche nella Pubblica Amministrazione) del 2013 – presentato al Forumpa dell’agosto 2013

 

In base all’Indice globale (Global gender gap index), elaborato dal World Economic Forum, nel 2012 l’Italia si è collocata all’80° posto su 135 Paesi in riferimento alla disparità di genere. Il punteggio ottenuto dall’Italia è stato di 0,673 (laddove 1 equivale alla parità di genere). Il Global gender gap index costituisce un indicatore complesso, costruito sulla base di quattro parametri differenti: la partecipazione e le opportunità in ambito economico; la rappresentanza politica (in termini di cariche politiche ricoperte); l’istruzione; la salute (intesa come probabilità di sopravvivenza). Se si escludono questi ultimi due parametri – che, nei Paesi ad economia ad avanzata, costituiscono degli obiettivi già raggiunti – e si esaminano esclusivamente i primi due, la situazione dell’Italia, dal punto di vista della parità di genere, appare ancora peggiore: in relazione alla partecipazione economica, il nostro Paese si colloca al 101° posto (con un punteggio di 0,591); quanto alla rappresentanza politica, l’Italia è 71° (con un punteggio di 0,135).

Purtroppo abbiamo ancora tanti problemi da risolvere per dipanare la matassa delle problematiche relative ai diritti femminili

8 marzo, il Papa all’Angelus: “Un mondo che emargina le donne è sterile”←  (link a Rai news )

La differenza di genere incide ancora molto nel vecchio continente. Secondo Eurostat, nel 2013 la differenza tra i salari nell’UE era del 16 per cento. Solo il 33 per cento delle lavoratrici ricopre un incarico manageriale. Le donne e il lavoro in Europa. ← INFOGRAFICA A cura di Eliano Rossi

Pagine di storia recente : Bersani: “Porteremo in Parlamento il 40% di donne” ← (Video Sky)