Bersani: Gramsci diceva ‘La storia è maestra ma non ha scolari’ . Farinetti: Il tema è durare, alla politica si sta dando troppa importanza

Bersani: della globalizzazione e dintorni

 

 

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Siamo in un’era dove l’espansione economica non non è più come quella di un trentennio fa. I figli rispetto ai propri genitori sono un 15% più poveri, più sottopagati e più frustrati. Lo dice il 50mo rapporto CENSIS, pubblicato proprio questa mattina. Di ciò si preoccupa Bersani.

Per fare una camicia, un tempo si impiegavano 12 litri di acqua, oggi con i materiali di riciclo se ne impiegano 25 litri. Di questo si preoccupa Farinetti.

Entrambi, senza averne l’aria, pervengono alla stessa conclusione: torniamo indietro.

Dice Oscar Farinetti, ‘Torniamo all’Europa a 4, in 28 siamo troppi’

Non la pensa così, però,  Bersani.

Dopo 20, 25 anni la famosa globalizzazione sta ripiegando e ci porterà molte novità che riguarderanno economia e pensiero

Si è svolta a Serralunga d’Alba (Cuneo), voluta e organizzata dalla Fondazione Mirafiore di Oscar Farinetti, la lectio magistralis di Pierluigi Bersani

Un tavolo con tanti libri alle spalle di Pierluigi, mentre lui è dietro una scrivania ben illuminata. Un collegamento in streaming e Pierluigi inizia

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 Grande affluenza di pubblico ad assistere alla lectio magistralis di Bersani che questa volta usa poche metafore, piuttosto  si passa dalle metafore agli antefatti :

Mia figlia Margherita l’altro giorno ha ricevuto un pacchettino piccolo, piccolo per posta, le chiedo: cos’è quella roba lì.

Papà sai è una di quelle robe tecnologiche, mi è costata 8 euro.

8 euro? faccio. Ma cosa vuoi che ti diano per 8 euro? Se vai dal fruttivendolo vedi quanto costa un chilo di banane: 1 euro, poi continua a guardare e vedi che un chilo di ciliegie costa 8 euro. Sai questo cosa vuol dire? Che dietro quel chilo di banane che viene da così lontano per 1 euro c’è la miseria, mentre ditro il chilo di ciliegie c’è più imprenditorialità.

E così ti rendi conto che anche le metafore di Bersani subiscono l’effetto Renzi e cambiano veste, diventano esempi di vita vissuta, è il new metaforic !

Bersani prende di mira la globalizzazione, il sommerso, lo sfruttamento e l’inflazione e prova a fare un’analisi dettagliata.

Quali sono i punti principali della globalizzazione?  – continua

Punto 1 l’apertura di una frontiera tecnologica nuova e pervasiva

Punto 2 il fatto che impovvisamente gli scambi crescono più del pil e questo procura un effeto frullatore

Poi gli si illuminano gli occhi quando dice : GRAMSCI diceva che la storia è maestra però non ha scolari, grande Gramsci! – prosegue l’ex Segretario Pd.  Noi abbiamo avuto altre globalizzazioni senza rendercene conto : una nel 900, quando si son mossi ungari, arabi e la navigazione e gli scambi sono aumentati.

  [ Pierluigi un po’ si rifà a Eric Hobsbawm ed al suo libro ‘Il secolo breve’ –  dove per l’appunto si parla di una miriade di eventi incredibili verificatisi in un arco temporale veramente breve,  nel libro vengono presi come punti limite e come spartiacque storici del ‘900 la prima guerra mondiale (1914) e il crollo dell’Unione Sovietica (1991). Questi due estremi racchiudono un’epoca fondamentale della recente storia dell’umanità e rappresentano fasi di passaggio molto violente e rapide …. e un po’ … ‘No’!  n.d.a.] .

Un’altra – prosegue Bersani –  nel 1550 quando si è scoperta l’America.

E un’altra ancora, alla fine dell’800, inizi 900. Qualcuno nato lì ha visto prima la bicicletta, poi l’automobile ed il transatlantico, poi ancora l’energia elettrica ed il radio telefono

[E viene da pensare:  lo sfondo per Pierluigi, in fondo,  è sempre l’America, il paese nuovo da dove arrivano le sollecitazioni più travolgenti]

Ciò che caratterizza l’inizio di questi passaggi di globalizzazione è il pensiero ottimistico, dice Bersani, pensi che il mondo va verso il meglio, per esempio quando è stato fissato il meridiano di Greenwich* (*ideato nel 1738, nel 1884 fu considerato ‘ora zero’ Oggi però sembra che per effetto dello spostamento dell’asse terrestre il meridiano si sia spostato a più di 100 metri ad est n.d.a.),  ci ha dato una nuova prospettiva sull’orario, e pensiamo anche alle olimpiadi moderne** (**1896 n.d.a.)

E a un certo punto queste globalizzazioni ripiegano e quando ripiegano son problemi, i pensieri positivi diventano aggressivi, la volontà di apertura diventa chiusura – dice Bersani

E perché ripiega, si chiede Bersani, per effetti economici, spiega. Nella nostra globalizzazione, ad esempio,  prima gli scambi crescevano più del 7% poi sono scesi e quello è un segno inequivocabile. Succedono delle cose che accidenti non controlli, cioè ti prendono la mano. Finanza, clima, chi li controlla ? Schiacci un bottone a New York e sposti miliardi chissà dove. Fenomeni che non controlli, il punto qual è? E’ che la democrazia non consegna la merce. La politica diventa una tifoseria –

[‘Finanza fuori controllo, democrazia che non consegna la merce,  politica come tifoseria’ … mi chiedo, ma questa non è una frecciatina all’indirizzo di Renzi? ]

Prosegue Bersani :

La globalizzazione fa delle promesse che non può mantenere. Questa promessa degli scambi ha prodotto una sovra capacità produttiva ed una esasperazione delle disuguaglianze, infine le tecnlogie hanno perso l’effetto dirompente e continuano per implementazioni e sono diventate pervasive. Le tecnlogie portano un ricatto sul lavoro e quindi si affaccia quella cosa che chiamiamo deflazione o stagnazione, cioè tagliano i prezzi ma non aumenta la produzione e quindi il pensiero cambia … e diventa negativo

Il mondo sta girando e bisognerà che noi gli diamo un occhiata. Quelli che hanno in mano il mazzo non stanno consegnando la merce, non ci stanno portando da nessuna parte. C’è un’esigenza di protezione.  Sta venendo fuori un fatto culturale, Trump è l’effetto non la causa. Nasce il concetto di protezione, nel senso di ‘protezione dei miei’

Altra stilettata …

 Noi possiamo rimpannucciare questa Europa qui, solo se diciamo qualcosa al mondo. Una conquista europea è che difronte alla salute non c’è povero o ricco. Ora con la globalizzazione stanno arrivando novità incredibili, ad esempio nel decreto stabilità c’è un fondo sanitario, poi c’è un fondo vincolato per l’epatite c… Io dico che così non va, la mia proposta è : gli stati si tassano e si arriva a un fondo sui salvavita, è la mia idea. Così parli al mondo.  Voglio vedere se dicono no ad una cosa del genere. Intanto gli stai dicendo cosa intendi tu per protezione delle disuguaglianze, poi sui altri problemi possono esserci divergenze

I punti su cui insisterebbe Bersani:

1. Cultura – Orazio diceva : le leggi non possono niente se non ci sono i costumi

2. Flessibilità – La nostra carta da mille anni è la flessibilità nella testa, siamo un paese senza materie prime ma ci siamo inventati la qualità,le arti ed i mestieri

3. Eliminare le diseguaglianze:  ‘Ma il dislivello rimane tra una Europa che ha di media 45 anni e paesi che ora vengon fuori e hanno di media 22, 25 anni’ – dice Bersani

4. Non svilimento del lavoro

5. Fedeltà fiscale ed i fondamentali del walfare per ridurre la forbice

6. E Investimenti che vengono dal lavoro

E Bersani prosegue :

Si è aperto nel mondo un grande tema sociale nel mondo che sta avendo effetti politici e sociali e da questo tema bisogna vedere come venirne fuori

A come venirne fuori ci pensa Oscar Farinetti, imprenditore e dirigente d’azienda italiano fondatore della catena Eataly ed ex proprietario della catena di grande distribuzione UniEuro, sensibilmente orientato per il .

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Comincia con un bel Nebbiolo che offre a Bersani ma i cui proventi ha intenzione di offrire ad Amatrice. ‘E’ stata una vendemmia abbondantissima’, ha detto Farinetti. E racconta la storia dell’origine del mondo, la prende ancora più alla lontana di Bersani e si cimenta con il racconto di Lucy (la prima donna della preistoria) del marito e del figlio, alle prese con la scoperta del fuoco, da paragonare alla nascita delle tecnologie, passando per il pensiero ‘negativo’, ‘Probabilmente siamo alla prossima fine del mondo, perchè ci sarà una fine del mondo’ -ha detto Farinetti …. e quindi ha terminato con la considerazione che Nel durare  c’è  la qualità della vita!

Replica Bersani:

Se lo scenario è da ripensare tenendo fermo il lavoro, io non credo che basterà, perché nello striscione ‘basta lavoro ci sono le macchine’, c’è un’intuizione: l’esigenza di regolazione dal basso, bisogna metterci dentro un’intelligenza, c’è già un pezzo di società che è esposto alla grandissima in un senso così, sta cambiando l’universo del lavoro, e c’è gente che percepisce ancora il lavoro dal lato dell’utilizzatore, del consumatore.

Bersani fa riferimento ad un altro antefatto che ha narrato nella prima parte della lectio: un giorno gli è capitato di vedere una manifestazione per strada dove in prima linea c’era uno striscione con su scritto: basta lavoro ci sono le macchine, mentre prima si facevano gli scioperi gridando ‘basta macchine vogliamo lavoro’, e l’ex Segretario Pd, già Ministro dell’Industria è rimasto sensibilmente impressionato.

Urge una risoluzione di primo approccio e non sui trent’anni, perché c’è gente che è già tagliata fuori. C’è solo il Papa che parla di periferie. Sono 800 mila i posti di lavoro persi nell’edilizia, dove sono questi qui, han perso il segnale radar

Una gran battuta di mani da parte del pubblico chiude la lectio mentre Bersani invoca un altro bicchiere di Nebbiolo per far brindisi e Farinetti consiglia a tutti il libro di Philip Kotler Ripensare il capitalismo

Gli astanti se ne vanno delusi perchè pensavano di ascoltare un lungo discorso sul  Referendum.

Mi chiedo : ma perchè cosa hanno fatto tutto il tempo?

E comunque un libro vorrei suggerirvelo io : La democrazia in America di Alexis de Tocqueville

Tocqueville ha individuato precocemente gli aspetti della legislazione americana che più avevano rivoluzionato i tradizionali assetti sociali, prima fra tutte la legge sulle successioni che aboliva il maggiorascato, cioè la consuetudine di tramandare i tre quarti del patrimonio al figlio primogenito: così si veniva a distribuire la ricchezza smantellando, senza colpo ferire, i grandi possedimenti.
Ma Tocqueville ha anche intuito perfettamente che un buon pacchetto di norme giuridiche non bastano a fare una democrazia, se un paese non possiede radicate tradizioni e un profondo rapporto col proprio passato, in altre parole se difetta di cultura.
I contraltari politici, cioè l’associazionismo e il decentramento amministrativo, una magistratura autonoma e una stampa libera, sono i cardini e la garanzia del buon funzionamento della democrazia, ma possono non bastare a contrastare le derive di un sistema in cui una massa omologata può imporre la «tirannia della maggioranza» calpestando valori etici e morali. E vedeva già allora dietro l’angolo i pericoli del populismo e del cesarismo, in cui il potere «ama che i cittadini siano contenti, purché non pensino che a stare contenti».

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