Mobilità passiva: quando la cura è altrove

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Diceva Bersani nel suo programma – per le politiche del 2013 – ‘una siringa deve costare lo stesso a Palermo come a Milano’ ma evidentemente non è proprio così.

Infatti secondo un rapporto dell’Ispe, proprio del 2013, la facile deriva verso atteggimenti illegali in sanità porta ad un aumento dei costi standard apocalittici. “In alcune realtà l’Asl diventa un serbatoio di lavoro, da raggiungere non sempre attraverso la meritocrazia, e di conseguenza un serbatoio di voti”.

Poi c’è la criminalità organizzata, “che soprattutto in alcune aree del paese vende servizi a bassa tecnologia alle Asl”.

Dal lato dell’offerta sanitaria, prosegue la ricerca, il problema più grave è “l’elevato grado di discrezionalità nelle scelte aziendali e ospedaliere, che influisce di conseguenza sull’offerta pubblica di servizi e rende difficile la standardizzazione delle prestazioni da erogare”. Per non parlare del “ruolo ingerente della politica, soprattutto regionale, nell’organizzazione dell’offerta sanitaria, nella selezione dei direttori e nell’allocazione delle risorse”.

La realtà della Sanità italiana  è  da sempre offuscata da luci ed ombre e ciò a dispetto delle tante eccellenze che resistono e nonostante la crisi attuale.

Ci vorrebbe un’allentamento del Patto di stabilità degli Enti locali per rafforzare gli sportelli sociali e per un piano di piccole opere a cominciare da scuole e strutture sanitarie’. (Bersani 2013)

Frantumato tra le varie incertezze il SSN italiano rischia di finire agli ultimi posti della classifica europea.

Per ammissione dello stesso Pd, oggi partito di governo:  il sistema italiano è meno finanziato di molti altri in Europa: il fondo sanitario ammonta al 7,1% del PIL quando la media degli stati UE hanno investito in sanità circa il 9% rispetto al valore dei loro PIL.
I dati ci dicono che né il livello né la dinamica della spesa sanitaria del nostro Paese possono essere considerati motivo di allarme per la finanza pubblica. Si tratta di una voce di spesa importante, ma sulla sanità vantiamo uno spread positivo rispetto alla Germania: spendiamo nel pubblico almeno 1,6 punti di PIL in meno e complessivamente – tra pubblico e privato – 2,3 punti in meno.
Nonostante i bassi livelli di spesa, i fondi per la sanità pubblica sono stati sottoposti a ripetuti tagli da parte degli ultimi governi e la Corte dei Conti ha stimato in 31 miliardi i tagli fino al 2015, a cui si uniscono nuovi ticket, previsti dalla manovra del 2011 e che sono entrati in vigore da gennaio 2014, per rastrellare ulteriori 2 miliardi di euro. Il totale fanno manovre pari al 30% della complessiva dotazione annuale del Fondo Sanitario Nazionale.
Gli effetti di questa politica sta provocando una situazione di incertezza e di grandissima difficoltà. 

Le Regioni sono ‘abbandonate’ a se stesse, a volte in forte competizione sul piano dell’offerta sanitaria ma questo stato di cose disorienta il cittadino. Il concetto di ‘autosufficienza territoriale’ deve essere rivisto. Il cittadino deve poter scegliere dove effettuare le sue cure ma, va da sè,  emergenza e cronicità devono trovare risposte territoriali.

E’ per questo necessario fare coesione per ricercare il maggior coordinamento possibile tra le regioni italiane riguardo l’offerta sanitaria, alla ricerca di una sempre maggiore efficienza per una sempre maggiore efficacia delle cure al cittadino. In pratica grandi risultati al minor costo (soprattutto sociale) possibile.

Dopo Milano, Venezia e Genova, questa mattina è toccato a Napoli, aprire le porte al convegno ‘ Mobilità passiva, strumenti per invertire la rotta’. Si tratta di un convegno itinerante tra i maggiori capoluogo di regione d’Italia, per mettere a punto e ricercare le strategie territoriali condivise per una sanità innovativa.

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In realtà è questo il secondo convegno che si svolge a Napoli sul tema della mobilità passiva, con il tandem della Regione Calabria.

Perchè il cambiamento in atto disorienta ormai tutti e tante sono le domande che vengono alla mente: – come cambierà la vita degli operatori sanitari? – come quella degli ammalati? – quali risultati riuscirà ad ottenere la digitalizzazione della sanità? – come si potranno razionalizzare le risorse disponibili?

Intanto i cittadini si trovano a vivere difficoltà inenarrabili: dalle comode eccellenze disponibili ‘sotto casa’, sono costretti a ‘viaggi della speranza’ – quando va tutto bene – in altre regioni, perchè l’offerta si è ridotta drasticamente. Questa è la mobilità passiva.

La crisi dunque “non può e non deve diventare una giustificazione al rovesciamento dei principi dell’universalismo e della solidarietà nella tutela della salute”. Anzi al contrario deve diventare un “impegno primario” che si coniuga “sulle politiche sanitarie e sulle politiche sociali, perché la tutela della salute delle persone non può più tollerare la diffusa scarsa integrazione fra sociale e sanitario”.

Joseph Polimeni  – nominato dal CdM dell’11 dicembre scorso – Commissario ad Acta per l’attuazione del Piano di Rientro dai disavanzi del Settore Sanitario della Regione Campania ha dichiarato nel suo intervento di apertura

Quella della Regione Campania è una realtà complessa . Sono da poco tempo in Regione, tanto diversa dalla Calabria – presente al nostro convegno –  qui ci sono piani di rientro espliciti e piani di rientro sommersi. E’ necessario avere una rete delle strutture esistenti, quindi  ‘No’ alla chiusura di ospedali ma riconversione delle strutture sulla base di una svolta radicale nei servizi ai cittadini e nella medicina del territorio.

In pratica Polimeni sembra intenzionato a mantenere la ‘tecnostruttura’ dirigenziale anzi puntando come Amministrazione all’acquisizione di nuovo personale

Forse è vero sembra più un’operazione di ‘pacificazione elettorale’ ma sembra anche che la Regione Campania sia ‘intenzionata a mettere in campo risorse da investir, anche in tecnologie e strutture’

Sappiamo che il nodo principale che il Presidente De Luca si trova a dover affrontare per il risanamento della Sanità campana è la futura nomina dei dirigenti sanitari

Disse De Luca nel 2015 
"Permane lo scandalo di strutture convenzionate che 
lavorano senza contratto con le Asl: ancora oggi, 
a fine 2015, non ci sono contratti. Occorre 
rivedere e riprogrammare prestazioni e tariffe, 
garantire ai disabili le risorse necessarie, 
far decollare i programmi per la fecondazione assistita 
e cancellare la vergogna di una mobilità passiva che sfiora 
i 300 milioni di euro". 
E ancora:  "rimane sullo sfondo la necessità di rivedere 
i criteri di riparto del fondo sanitario nazionale cambiati 
anni fa da Calderoli e Berlusconi a danno della 
Regione Campania, e applicati ancora quest'anno per non 
averli cambiati entro il 30 aprile 2015". 
Ed ancora, "occorre rivedere a fondo il sistema delle 
forniture e dei servizi introducendo in Soresa elementi 
di efficienza e trasparenza come abbiamo cominciato a fare".
"Occorre dare vita ad una struttura di controllo sull'appropriatezza 
delle prestazioni che incredibilmente è ancora oggi inesistente 
e che sarà messa in piedi sulla base della nuova legge approvata 
qualche giorno fa che ha previsto l'eliminazione dell'Arsan, 
struttura che tutto ha fatto meno che i suoi compiti istituzionali". 

Infatti per inciso : Il Consiglio Regionale della Campania ha approvato a maggioranza, 29 si’ su 43 presenti, la proposta di legge che affida direttamente al presidente della giunta Vincenzo De Luca la nomina di manager e dirigenti in ambito sanitario pescando dall’albo di quanti hanno i requisiti e senza passare per la preselezione dell’anno in Commissione tecnica.

Il centrosinistra si e’ compattato sulla proposta, primo firmatario Raffaele Topo, rigettando quasi tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni.

Sono stati approvati, due emendamenti del capogruppo di Fi, Armando Cesaro, che centrodestra. Nei giorni scorsi il governatore aveva assicurato che non avrebbe comunque fatto nomine in periodo di campagna elettorale. Ma ..

Comunque Polimeni, per dipanare le criticità esplose negli ultimi tempi in sanità, si è dato un tempo ‘come da testi sacri’ – ha detto – di tre anni sperando di non dover assistere più a scene degli ammalati sistemati su barelle di fortuna e lungo i corridoi delle corsie, casi più rosei. E speriamo che in tutto questo bailamme, qualcosa di vero ci sia.

Riccardo Fatarella, dirigente della Regione Calabria,  ha fatto una denuncia più cicostanziata, ha parlato di una mobilità passiva captata dal Nord, pur non negando che nonostante la Regione Calabrai presenti delle eccellenze di tutto riguardo, vi siano realtà complesse e difficili.

Servono finanziamenti statali – secondo Fatarella – che dovrebbero arrivare alle regioni più in difficoltà.

Il convegno, che è in  svolgimento presso l’Auditorium della Giunta Regionale Campana, al Centro Direzionale, Isola C3, e a cui prendono parte i Direttori sanitari di tutte le regioni italiane, nonchè Giovanni Monchiero, membro della XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, verrà concluso dal Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca

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