La Società delle Nazioni specchietto per l’Europa

 

societtà delle nazioni di ginevra

Nonostante i suoi insuccessi, la Società delle Nazioni rimane nella storia degli organismi giuridici sovranazionali di questo secolo, come un’esperienza di notevole importanza, nella quale è anche fondato ravvisare le premesse dell’attuale Organizzazione delle Nazioni Unite, pur comunque, in taluni momenti, contestata. Ma la Società delle Nazioni  non solo costituisce la base degli attuali assetti politici-amministrativi sovranazionali, essa costituisce anche una sorta di monito per i protagonisti attuali presenti sullo scacchiere politico-internazionale, in quanto proprio non ne si vuole doppiare il fallimento.

Forse è per questo motivo che l’Europa Unita non ama concedere spazio di ‘autodeterminazione’ ai paesi aderenti, le cui motivazioni, quindi, non sembrano solo risiedere in  ragioni economiche.

Di fatto molti dei finanziamenti europei non arrivano a destinazione d’uso nell’ambito della cornice dell’autodeterminazione e, sempre di fatto, la cittadinanza europea, tutta, non sembra saper far uso dell’Europa.

Per quanto riguarda la Società delle Nazioni, è riscontrabile una certa continuità, comunque, con l’ONU. Continuità maggiore è insita nella ricerca della pace e come ideale strumento di composizione negoziale delle controversie internazionali. Sorta ufficialmente il 28 aprile del 1919 ma entrata in vigore a pieno titolo solo nel gennaio del 1920, la Società delle Nazioni, aveva alimentato al suo sorgere, speranze ed illusioni, presto tradite dall’incapacità dell’importante organismo di intervenire nelle crisi internazionali. Il suo atto istitutivo fu incluso nei trattati di pace conclusivi della prima guerra mondiale.

Ebbe sede a Ginevra ed ebbe come padre il Presidente democratico americano Woodrow Wilson

slide_5La SdN avrebbe dovuto garantire la pace, la sicurezza, la giustizia e la copperazione a livello mondiale, mettendo in atto tutti i mezzi necessari per la risoluzione pacifica delle controversie internazionali.

Ben presto il suo obiettivo si rivelò fondato sull’utopistica fiducia nella possibilità di trovare consenso unanime ai negoziati dei paesi e l’Organismo finì per cadere nell’inerzia  e nella paralisi, messo ‘in disparte’ dall’irrefrenebaile scatenarsi dei nazzionalismi che confluiranno poi nella Seconda Guerra Mondiale.

Gli organi fondamentali della Società delle Nazioni erano l’Assemblea, formata dai rappresentanti di tutti gli Stati membri, il Consiglio, formato da 9 Stati, 5 dei quali membri permanenti di diritto, il Segretariato con compiti esecutivi e di preparazione dei lavori.

La volontà della SdN si esprimeva attraverso un solo voto, quello dell’unanimità, espressione del principio, forse ingenuamente inteso, dell’uguaglianza degli Stati membri e del rispetto per la sovranità di ciascuno di essi..

Gli Stati, soprattutto europei, erano invece, sovente, divisi ed in contrasto per interessi economici e nazionali che li rendevano forti antagonisti e la SdN finì per diventare mero ‘Ente morale’.

A tradirne le speranze fu anche la decisione degli Stati Uniti di non aderire all’organismo, nonostante fosse stato ideato e realizzato proprio da un Presidente americano. Wilson, infatti fu ostacolato dal Congresso, dove prevalsero le tendenze isolazionistiche e la convinzione che fosse preferibile, per gli interessi dell’economia americana, controllare la grande area del Pacifico piuttosto che il sempre difficile e complicato scenario europeo.

Pertanto la Società delle Nazioni divenne una grande occasione perduta, che forse oggi sarebbe stata salutare.

Dal punto di vista giuridico, la Società delle Nazioni si presentava come un’unione di Stati di diritto internazionale, il suo ordinamento era parte integrante del diritto internazionale, ed i suoi membri erano considerati soggetti di diritto internazionale. Aveva una vera e proprio personalità giuridica internazionale e teneva molto al principio della sovranità degli Stati, senza subordinazione a nessun vincolo – cosa che finì per bloccarla e cosa che l’Europa di oggi teme moltissimo – ostinandosi a voler rispettare la regola dell’unanimità delle decisioni.

Il fallimento della SdN è ravvisabile soprattutto dal calo delle adesioni alla Società stessa: nel 1920 i paesi aderenti erano 41. Quando fu sciolta, ufficialmente nel 1946, i paesi membri erano 34.

Tuttavia, durante il periodo tra le due guerre, per circa un quindicennio, la SdN restò un punto di riferimento della politica internazionale molto autorevole, anche se poi si macchiò di gravi episodi di impotenza:

– nel conflitto cino-giapponese scoppiato nel 1931, con l’invasione nipponica della Manciuria

– nell’aggressione italiana all’Etipopia del 1935, quando si rivelaroo assolutamente inefficaci le sanzioni verso l’Italia fascista, che anzi si avvicinò ancor più alla Germania nazista, con tutto quello che poi ne deriverà.

Anche la guerra civile in Spagna, nel 1936-39 non ebbe nessun freno da parte della SdN, e tutte le crisi che si succedettero nel biennio 1938-39, in conseguenza dell’espansionismo delle potenze dell’Asse, non trovarono alcun impedimento nell’organismo internazionale

socrate morente

 

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