Senato, Bencini (IDV) “Come dice Bersani, lo sa anche un bambino” ….

regionali-15

 

E così mentre la Camera dei Deputati discute sul conflitto d’interessi

TESTO UNIFICATO DELLE PROPOSTE DI LEGGE: BRESSA; FRACCARO ED ALTRI; CIVATI ED ALTRI; TINAGLI ED ALTRI; DADONE ED ALTRI; RIZZETTO ED ALTRI; SCOTTO E ALTRI; RUBINATO E CASELLATO: DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CONFLITTI DI INTERESSI (A.C. 275-1059-1832-1969-2339-2634-2652-3426-A/R)

Oggi all’esame l’art.6 : A.C. 275-A/R – Articolo 6

Su cui si sono registrati numerosi mal di pancia e … ‘sofismi‘ …

Da registrare che le uniche ‘compatibilità’ ammesse sono quelle legate alle ‘cariche politiche’. Insomma se sei ‘politco’ puoi andare e fare tutto, tutti gli altri risultano ‘incompatibili’ con più cariche, ma se optano per la carica ‘politica’ possono continuare a percepire le indennità  precedenti.

E ancora : la incompatibilità emerge solo tra ‘pubblico’ e ‘privato’ ma comunque spetta sempre ad un’Autorità da istituire la facoltà di dirimere eventuali controversie.  Una norma salva Senatori New Age insomma ! 

E’ tempo di campagna elettorale !

ARTICOLO 6 DEL TESTO UNIFICATO DELLA COMMISSIONE

Art. 6.
(Incompatibilità).

  1. La titolarità di una carica di governo nazionale è incompatibile con:
a) qualunque carica o ufficio pubblico, diverso dal mandato parlamentare, non ricoperto in ragione della funzione di governo svolta;
b) qualunque impiego pubblico o privato;
c) l’esercizio di attività professionali o di lavoro autonomo, anche in forma associata o societaria, di consulenza e arbitrali, anche se non retribuito;
d) l’esercizio di attività imprenditoriali, anche per interposta persona o attraverso società fiduciarie;
e) qualunque carica, ufficio o funzione comunque denominati, ovvero l’esercizio di compiti di gestione, in imprese o società pubbliche o private, in enti di diritto pubblico, anche economici, o in fondazioni ad eccezione di quelli ricoperti in ragione della funzione di governo svolta.

  2. Sussiste incompatibilità anche quando le cariche, le attività e, in ogni caso, le funzioni di cui al comma 1 sono svolte o ricoperte all’estero.
3. L’imprenditore, per evitare la dichiarazione di incompatibilità, d’intesa con l’Autorità, accede all’applicazione di una delle misure per la prevenzione dei conflitti di interessi di cui agli articoli 8 e 9.
4. Per gli effetti di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo, si applica l’articolo 2639 del codice civile, ai fini dell’identificazione dell’amministratore di fatto.
5. I titolari delle cariche di governo non possono, nell’anno successivo alla cessazione del loro ufficio, svolgere attività di impresa, assumere incarichi presso imprese private o presso imprese o enti pubblici o sottoposti a controllo pubblico, se non previa autorizzazione dell’Autorità che, considerata l’attività precedentemente svolta in qualità di titolari della carica di governo, accerti l’insussistenza di conflitti di interessi. L’autorizzazione si intende favorevolmente rilasciata qualora, entro il quindicesimo giorno dalla data di ricevimento della richiesta, l’Autorità non si sia pronunciata in senso negativo.
6. L’accertamento della violazione del divieto di cui al comma 5 comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria corrispondente al doppio del vantaggio economico ottenuto dall’impiego o dall’attività professionale o imprenditoriale o dalla funzione vietati. Si intende per vantaggio economico il profitto conseguito dall’impiego o dall’attività professionale o imprenditoriale o dalla funzione vietati.
7. I dipendenti pubblici e privati che assumono una carica di governo nazionale sono collocati in aspettativa o nell’analoga posizione prevista dagli ordinamenti di provenienza e secondo le rispettive norme, con decorrenza dal giorno del giuramento o comunque dell’effettiva assunzione della carica, senza pregiudizio della propria posizione professionale e di carriera. Si applicano le disposizioni concernenti l’aspettativa per mandato parlamentare vigenti nei rispettivi ordinamenti.
8. I titolari delle cariche di governo iscritti in albi o elenchi professionali sono sospesi di diritto dai relativi albi professionali per la durata della carica di governo.
9. Dopo l’assunzione di una delle cariche di governo nazionali, i titolari possono percepire compensi o indennità esclusivamente per attività prestate in precedenza e comunque soltanto quando essi risultino determinati in misura fissa dalla legge o da atti regolamentari ovvero determinati o determinabili in base a criteri che siano già stati esattamente fissati dall’accordo sottoscritto dalle parti, recante data certa antecedente all’assunzione della carica pubblica. In caso di accertamento della violazione del divieto di cui al precedente periodo, l’Autorità applica una sanzione amministrativa pecuniaria corrispondente al doppio del vantaggio economico ottenuto dall’impiego o dall’attività professionale o imprenditoriale o dalla funzione vietati. Si intende per vantaggio economico il profitto conseguito dall’impiego o dall’attività professionale o imprenditoriale o dalla funzione vietati.
10. Fermo restando quanto previsto dai commi 7 e 8, l’Autorità accerta, anche tramite proprie verifiche, entro trenta giorni dal ricevimento delle dichiarazioni di cui all’articolo 5, le situazioni di incompatibilità di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo e ne dà comunicazione all’interessato, invitandolo a comunicare, entro i trenta giorni successivi, l’opzione tra il mantenimento della carica di governo e il mantenimento della posizione incompatibile. A decorrere dalla data della comunicazione, il titolare della carica di governo che si trovi in una delle situazioni di incompatibilità di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo è tenuto all’obbligo di astensione di cui all’articolo 7.
11. Della comunicazione dell’invito a optare vengono informati dall’Autorità il Presidente della Repubblica, i Presidenti delle Camere e il Presidente del Consiglio dei ministri. La comunicazione dell’invito a optare è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale.
12. Nel caso di mancato esercizio dell’opzione di cui al comma 10 entro il termine prescritto, si intende che l’interessato abbia optato per la posizione incompatibile con la carica di governo.
13. Nel caso di cui al comma 12, l’Autorità informa del mancato esercizio dell’opzione il Presidente della Repubblica, i Presidenti delle Camere, il Presidente del Consiglio dei ministri e l’interessato. Del mancato esercizio dell’opzione è pubblicata notizia nella Gazzetta Ufficiale. A decorrere dalla data di pubblicazione, gli atti compiuti dal titolare della carica di governo nazionale sono nulli.

PROPOSTE EMENDATIVE RIFERITE ALL’ARTICOLO 6 DEL TESTO UNIFICATO

ART. 6.
(Incompatibilità).

  Al comma 10, sopprimere il secondo periodo.
6. 42. Centemero, Sisto.

  Al comma 10, sostituire il secondo periodo con il seguente: Avverso tale comunicazione, al fine della verifica della situazione di incompatibilità comunicata, l’interessato, nei trenta giorni successivi la ricezione della comunicazione, può rivolgersi all’autorità giudiziaria amministrativa competente, anche in via d’urgenza.
6. 38. Sisto, Centemero.

  Sopprimere il comma 11.
6. 41. Sisto, Centemero.

  Al comma 11, premettere le parole: In difetto di declaratoria di illegittimità,.
6. 39. Sisto, Centemero.

  Al comma 11, sopprimere il secondo periodo.
6. 40. Centemero, Sisto.

  Al comma 12, aggiungere, in fine, il seguente periodo: A decorrere dal giorno successivo alla scadenza del medesimo termine, gli atti compiuti dal titolare della carica di governo nazionale sono nulli.

  Conseguentemente, al comma 13, sopprimere il terzo periodo.
6. 19. D’Ambrosio, Nuti, Cecconi, Toninelli, Cozzolino, Dadone, Dieni.

  Al comma 12, aggiungere, in fine, il seguente periodo: La mancata rimozione delle cause di incompatibilità determina la decadenza di diritto dall’incarico ricoperto, adottata nel rigoroso rispetto delle procedure e delle competenze degli organi competenti alla nomina.
*6. 36. Scotto, Quaranta, D’Attorre, Costantino, Airaudo, Franco Bordo, Duranti, Daniele Farina, Fassina, Fava, Ferrara, Folino, Fratoianni, Carlo Galli, Giancarlo Giordano, Gregori, Kronbichler, Marcon, Melilla, Nicchi, Paglia, Palazzotto, Pannarale, Pellegrino, Piras, Placido, Ricciatti, Sannicandro, Zaccagnini, Zaratti.

  Al comma 12, aggiungere, in fine, il seguente periodo: La mancata rimozione delle cause di incompatibilità determina la decadenza di diritto dall’incarico ricoperto, adottata nel rigoroso rispetto delle procedure e delle competenze degli organi competenti alla nomina.
*6. 128. Cecconi, Fraccaro, Dadone, Nuti, Cozzolino, Dieni, D’Ambrosio, Toninelli.

  Aggiungere, in fine, il seguente comma:
14. Quando la comunicazione dell’Autorità ai sensi dell’articolo 5, comma 10, lettera c), dei commi 11 e 13 del presente articolo e dell’articolo 7, comma 6, riguarda il Presidente del Consiglio dei ministri, è informato il Ministro cui spetta la supplenza ai sensi dell’articolo 8 della legge 23 agosto 1988, n. 400.
6. 400. La Commissione.
(Approvato)

Angelo Cera (NCD) State attuando la dissoluzione dello Stato, e scegliete la mediocrità della poltica.

Ora al di là del fatto che le dichiarazioni vengono espresse per motivi puramente politici e di contesa politica, in esse alcune volte si ravvisa il fondo della verità, che emerge almeno nelle discussioni accalorate.

L’utilitarismo e finalismo della politica, svuota le parole del loro senso più vero e lo applica al ‘tatticismo’. Forse questo è il peccato originale in capo alla nostra politica italiana. Ma forse è così in tutto il mondo.

Quindi mentre alla Camera si svolge questo particolarissimo dibattito che intravvede ‘il dirigismo’ politico di stampo ‘2008’ …

Al Senato si parla di stepchild adoption.

 

 

senato

[Per chi segue Bersani, leggere la dichiarazione, più in basso, di Bencini (IDV)

Discussione della questione di fiducia

PRESIDENTE.L’ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge nn. 2081, 14, 197, 239, 314, 909, 1211, 1231, 1316, 1360, 1745, 1763, 2069 e 2084.

Ricordo che nella seduta di ieri il Ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento ha posto la questione di fiducia sull’approvazione dell’emendamento 1.10000, interamente sostitutivo degli articoli del disegno di legge n. 2081.

Do la parola al presidente della 5a Commissione, senatore Tonini, perché riferisca all’Assemblea sui profili di copertura finanziaria dell’emendamento 1.10000.

TONINI (PD). Signor Presidente, colleghi senatori, la Commissione bilancio ha preso in esame il maxiemendamento 1.10000, naturalmente per ciò che riguarda i profili di copertura finanziaria, e ha constatato che l’emendamento è corredato da una relazione tecnica del Ministero della giustizia, bollinata dalla Ragioneria generale dello Stato. Non ci sono variazioni rispetto al testo che la Commissione aveva già preso in esame, ai fini dell’esame in Assemblea, ovvero il testo del disegno di legge a prima firma della senatrice Cirinnà, e, in particolare, per quanto riguarda la stima degli oneri previsti dal maxiemendamento, si resta nelle cifre già previste. Quindi, per quanto riguarda la somma delle tre voci che comportano oneri – minor gettito IRPEF per detrazione fiscali, maggiori prestazioni per assegni al nucleo familiare e maggiori prestazioni pensionistiche di reversibilità – l’onere previsto è di 3,7 milioni di euro per il 2016, che crescono fino ad arrivare, a regime, nel 2025, a 22,7 milioni di euro.

Questi oneri sono coperti regolarmente, come certificato dalla Ragioneria dello Stato. C’è anche da osservare che il maxiemendamento sposta, naturalmente, come era necessario fare, la copertura dall’anno 2015 – come era previsto nel testo esaminato precedentemente – al 2016: quindi la Commissione bilancio ha dato un parere assolutamente favorevole, dal punto di vista dei profili finanziari.

D’ALI’ (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D’ALI’ (FI-PdL XVII). Signor Presidente, desidero intervenire sull’ordine dei lavori. Intanto, nel ringraziare il presidente Tonini per la sua comunicazione, ho l’obbligo di rammentare che il parere è stato assunto a maggioranza, quindi con il nostro voto contrario, come era già accaduto in occasione della prima valutazione dell’impatto economico di questa norma sulle nostre finanze pubbliche, che a nostro giudizio è assolutamente sottostimato.

Intervengo anche per fare un richiamo alla prassi, signor Presidente, perché ormai i richiami al Regolamento sono assolutamente inutili in questa Assemblea. La buona prassi dei corretti rapporti istituzionali tra Governo e Parlamento, tante volte messa in atto dal vice ministro Morando in occasione delle manovre finanziarie, vuole che il Governo illustri le differenze che il maxiemendamento apporta rispetto al testo base. Non abbiamo un testo base, ma per un assunto conosciuto da tutti, all’interno e all’esterno dell’Assemblea, il testo base, ancorché non esitato dalla Commissione, è quello che porta la prima firma della senatrice Cirinnà. Sarebbe correttezza istituzionale che il Governo illustri all’Assemblea il maxiemendamento, che apporta dei cambiamenti e, soprattutto, contiene una nuova serie di richiami normativi, di non facile lettura. Auspico dunque che il rappresentante del Governo voglia, anche succintamente, illustrare all’Assemblea quali sono le differenze tra il testo già conosciuto e il testo proposto dal Governo, su cui è stata posta la questione di fiducia.

PRESIDENTE. Senatore D’Alì, come sa, l’illustrazione degli emendamenti e dei maxiemendamenti è una potestà e non un obbligo. Ieri non c’è stata l’illustrazione del maxiemendamento e dunque, non avendo richieste in questo senso da parte del Governo, procediamo alla discussione sulla questione di fiducia.

MALAN (FI-PdL XVII). Si vergognano e hanno ragione!

D’ALI’ (FI-PdL XVII). È un’ulteriore scorrettezza.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Signor Presidente, questa mattina mi sono recato presso la sede della Corte costituzionale, dove sono stato ricevuto cortesemente dal capo della segreteria, il dottor Visconti. Sia in Commissione, prima, che in Aula, dopo, ho chiesto che prima di questa discussione il Senato fosse informato della memoria che il Governo ha presentato alla Corte costituzionale su una materia che specificamente interessa questo disegno di legge. Noi con questa legge diamo una delega al Governo a modificare e riordinare le «norme in materia di diritto internazionale privato, prevedendo l’applicazione della disciplina dell’unione civile tra persone dello stesso sesso regolata dalle leggi italiane (…)».

Com’è noto (da «la Repubblica» ma non dal Senato), il Governo in quella memoria ha scritto che ritiene che la stepchild adoption in Italia sia già in vigore e che si possa applicare. Cioè il Governo non ha sposato la normativa e la giurisprudenza in vigore, ma si è schierato su una interpretazione innovativa. Dalla Presidenza della Commissione non ho avuto risposta, e neanche dalla Presidenza del Senato ho avuto risposta.

Questa mattina mi hanno detto che esamineranno giuridicamente, visto che ieri il problema si è concluso con la dichiarazione di inammissibilità, per sapere se in mattinata possono rendere nota la posizione del Governo. Nel rapporto di leale collaborazione, questo Governo per mesi ci ha detto, sia in Commissione che in Aula, che si rimetteva all’Aula e che su questa materia non aveva alcuna posizione. Adesso sappiamo invece che diamo la delega a un Governo che ci ha già detto una tesi, per iscritto con una memoria, secondo cui, anche eliminando la stepchild adoption da questo testo, comunque la ritiene introdotta nell’ordinamento italiano.

Credo che sia un diritto dei senatori e del Senato avere questo documento prima della discussione generale, perché non siamo in grado di intervenire se il Governo non ci mette prima a conoscenza dei suoi atti formali, che non sono stati presentati al bar ma alla Corte costituzionale. E mi meraviglio anche che, pur avendo io sollevato il problema formalmente più volte, dalla Presidenza ci sia un muro di gomma: non arriva nessuna risposta, né positiva né negativa. Ci dica la Presidenza se ritiene che il Senato e i senatori, nel rapporto Governo-Parlamento (almeno finché c’è il Parlamento), non possano venire a conoscenza degli atti del Governo. Ce lo dica, ma non ricorra al muro di gomma e non ci faccia arrivare fino a stasera. Devo fare un intervento muto in discussione generale? Devo entrare nel merito di una delega a un Governo che già scavalca tutto questo dibattito arrivando a delle conclusioni che nell’ordinamento non ci sono?

Signor Presidente, le chiedo davvero, per la dignità delle istituzioni, di dare una risposta e di mettere il Senato in grado di leggere quello che i giornalisti di «la Repubblica» hanno pubblicato, ma che il Senato non ha ancora avuto.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo per associarmi alla richiesta del senatore Giovanardi. Si tratta di un aspetto importantissimo perché, sia dal punto di vista della fiducia sia dal punto di vista del testo (che dice chiaramente che resta in vigore l’attuale regime per quanto riguarda le adozioni), è fondamentale sapere che cosa ha detto il Governo, che pone la fiducia su un testo su cui rinvio a dopo ogni commento perché sintetizzarli in pochi secondi significherebbe sacrificare le enormità contenute in questo testo. I primi che dovrebbero chiederlo sono coloro che si apprestano a votare la fiducia

E voglio rassicurare i signori della maggioranza e del Governo che evidentemente non ci sarà nessun voto, per cui rimane fermo il vostro proposito di soffocare la voce del Senato e dei cittadini italiani nel loro insieme, ma almeno devono far sapere che cosa il Governo ha detto alla Corte costituzionale su un tema così importante.

PRESIDENTE. Colleghi, i rapporti tra il Senato e la Corte costituzionale sono disciplinati dall’articolo 139 del nostro Regolamento. Il rapporto tra il Governo e la Corte costituzionale è un rapporto in cui il Senato è parte terza. Se il Governo lo ritiene, può dare le risposte che ritiene opportuno dare in questa sede, ma non c’è certo un ruolo cogente che il Senato può esercitare.

MALAN (FI-PdL XVII). La decenza.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)): Stanno lì con la testa bassa e non rispondono…

PRESIDENTE. Senatore Giovanardi, se non si alza qualcuno del Governo per dare una risposta, l’unica cosa che lei può fare è esercitare il suo diritto di voto in sede…

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). E questo sarebbe un dibattito! (Vivaci commenti dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Il senatore Giovanardi ha sottoposto una legittima richiesta al Governo e, altrettanto legittimamente, il Governo può non rispondere. Questo non deve essere motivo per creare una tensione che sicuramente non farà guadagnare nulla a questo dibattito.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Presidente, intervengo per ricalcare quello che lei ha detto e per dire al senatore Giovanardi di aversene pace.

Il Governo non risponde; esercita la sua scelta di non rispondere e con questo dà una risposta. Questa è una sede politica. Prendiamo atto che il Governo non risponde. Poi, ciascuno ne tragga le debite e opportune considerazioni. Senatore Giovanardi, questo è: il suo Governo non risponde.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Non è il mio Governo. Sono all’opposizione.

PRESIDENTE.Dichiaro aperta la discussione sulla questione di fiducia.

È iscritta a parlare la senatrice Bencini. Ne ha facoltà. (Commenti del senatore Giovanardi).

BENCINI (Misto-Idv). Signor Presidente, quando il senatore Giovanardi avrà finito il suo one-man-show comincio.

Non so se votando in Aula saremmo riusciti ad avere la legge sulle unioni civili nella sua compiutezza. Forse, se invece di sparare al canguro lo avessimo salvato, oggi non saremmo qui a ripetere la discussione generale sul maxiemendamento, che chiede la fiducia su un disegno di legge che era di iniziativa parlamentare e, soprattutto, in tema di diritti civili e che avrebbe dovuto trovare una platea di assensi anche diversa da quella governativa. Probabilmente, come sottolinea Bersani, dire che è sempre meglio qualcosa rispetto a niente è troppo facile. Lo sa anche un bambino. Forse ha ragione. Il punto è stato però trovare una sintesi che garantisse numeri certi e affidabili, dopo che qualcuno ha fatto melina trattenendo e rilasciando intenzioni di voto a intermittenza: ora sì, ora no, ora ni, ora so. Alla fine, hanno perso la palla che è stata colta al balzo da chi sicuramente conosce le tattiche politiche meglio di molti che sono qui da poco tempo, un assist perfetto che rafforza il Governo. Come è andata a finire lo sappiamo. È scritto in questo maxiemendamento in cui vengono divelte alcune parti della legge, tra cui quella, la più discussa, dell’adozione del figlio naturale del coniuge nell’unione civile, che ha generato nei benpensanti reazioni urticanti al pensiero che un bimbo possa essere amato e «rallevato», come si dice a Firenze, da due persone dello stesso sesso rivendicandone la potestà genitoriale, cosa che potrebbe creare ulteriore disagio in questo Parlamento, in quanto tale pratica deve essere fatta ed è prerogativa solo degli eterosessuali. Ancora, è stato divelto l’obbligo di fedeltà – reticenza cattolica – che continua però a sussistere nel matrimonio, ma non nell’unione civile perché ovviamente deve essere ben distinta dal matrimonio, che è visto come sacramento evidentemente. Per alcuni è solo questo perché le unioni civili non sono sacre, ma probabilmente blasfeme e promiscue, sempre secondo il pensiero di alcuni.

In tutti i casi, torno al «troppo facile» e al «lo sa anche un bambino», come ha detto Bersani ieri. Credo che il punto in cui siamo arrivati oggi non sia troppo facile, ma la migliore legge ottenibile con questo tipo di Parlamento e di maggioranza con la quale il PD si trova a governare, dal momento che le unioni civili erano un obiettivo politico del PD, oggi partito di Governo, che aveva palesato ovviamente nella sua campagna elettorale, come anche il Movimento 5 Stelle. Questi però se ne sono dimenticati e, invece di rispondere alla voce della coscienza, rispondono alla voce del padrone. Se questo era un obiettivo per loro, non lo era certo per il Nuovo Centrodestra, che non esisteva ante la XVII legislatura: si è formato in itinere e non era certo il suo obiettivo politico.

Quindi, come ben ha precisato ieri la senatrice Finocchiaro, essendo per il Partito Democratico materia essenziale per attuare il proprio programma di Governo, può essere presentato un maxiemendamento e posta la questione di fiducia anche sui diritti civili. Una novità, ma questo è quanto. Non è fuori dalle regole.

In quest’Aula oggi io rappresento Italia dei Valori e, per quanto questo compromesso di legge sia al ribasso rispetto all’antecedente, lungamente discusso, credo che non possiamo esimerci dal dare l’assenso su di esso, colmando una mancanza di diritti e doveri per le coppie omosessuali, che da troppo tempo attendono di avere una unione legalizzata.

Sicuramente, questo disegno di legge non accontenterà al cento per cento coloro ai quali è destinato. Auspico, quindi, che in tempi brevi si possano sciogliere i nodi che sono stati estromessi, rispondendo concretamente alle realtà familiari che oggi esistono e che sono le famiglie arcobaleno, e non solo.

Inoltre, io auspico che in un futuro prossimo le unioni civili possano divenire matrimoni egalitari, come quelli nella proposta che io ho sottoscritto nel giugno 2013, insieme al Movimento 5 Stelle, e che avrebbe voluto un tipo di unione molto più ampia di quella che ci si era prospettata in questi giorni. Quindi, ovviamente, vale il mio assenso alla nuova versione di questa unione.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Nugnes. Ne ha facoltà.

NUGNES (M5S). Signor Presidente, oggi abbiamo fallito, tutti. Ha fallito l’Italia. Noi siamo gli ultimi, come dice un libro che, raccogliendo dati Istat e vari studi, mette in evidenza come l’Italia rispetto al resto d’Europa sia ultima in tantissimi campi.

È ultima per quel che riguarda l’infanzia, la tutela dell’infanzia, e con questo voto in quest’Aula ne stiamo dando riprova.

Per la spesa per le famiglie è ultima. Per gli asili nido e le scuole materne, per l’istruzione, per l’insegnamento, per il lavoro, per la governabilità, per la ricerca. Persino per il turismo siamo ultimi. Siamo primi, e quindi ultimi, in Europa per la presenza di corruzione. Siamo ultimi in giustizia. Siamo ultimi perché buttiamo nelle discariche il 40 per cento dei nostri rifiuti. Siamo ultimi per adeguamento digitale e siamo ultimi per i diritti irrinunciabili, per i diritti civili.

Ci sono due questioni molto gravi nel voto di oggi. Da una parte, si pone la fiducia su un disegno di legge parlamentare. Se lo facciamo vuol dire che è possibile. Ma, sicuramente, non è cosa eticamente giusta e augurabile. E poi perché, con questo super emendamento, la maggioranza si piega alla minoranza, agli interessi e alla mentalità più bieca di una minoranza che ha trascinato in Commissione e in quest’Aula i diritti fondamentali, su temi di uno squallore tale che non ha rispettato la dignità umana.

La maggioranza del Partito Democratico ha predisposto questo super emendamento con Alfano, con Verdini, con Giovanardi. Ha scritto questo emendamento con loro, con i detrattori dei diritti. Eppure, i numeri c’erano tutti. 199 senatori avrebbero votato sì a questa legge! (Commenti dal Gruppo PD).

Solo 121 avrebbero votato no. Qualche giorno fa, su «Il Fatto Quotidiano» il primo titolo era un «Perché?» enorme. Perché?

Perché si decide diversamente quando i numeri ci sono e la maggioranza può votare un provvedimento che anche gli Uffici del Senato hanno valutato potersi discutere e porre in votazione in una sola settimana di lavoro? Perché era una cosa già decisa. C’è premeditazione in questo omicidio. Ripeto: c’è premeditazione nell’omicidio di questa legge. (Applausi dal Gruppo M5S).

Come ha detto un deputato del Partito Democratico (non io o senatori del mio Gruppo), il PD è un partito inesistente ed incapace e alla fine decide sempre e solo Renzi. (Commenti dal Gruppo PD). È vero, perché parlando con alcuni di voi mi è stato detto in maniera inequivocabile che qualunque osservatore politico, anche mediocre, avrebbe saputo da subito che il Movimento 5 Stelle non avrebbe mai potuto votare un canguro per 500 emendamenti.

Se si sapeva, si voleva porre la questione su due punti fondamentali. In primo luogo, provare a corrompere, nel senso di contaminare e non di compiere un passaggio di denari o altri vantaggi. Se il canguro fosse passato, il Movimento 5 Stelle si sarebbe piegato con un’alternativa assolutamente difficile, rinunciando cioè ad un diritto fondamentale, il diritto parlamentare, e ad un’etica importantissima e irrinunciabile, quale quella della democrazia. Come anche Berlinguer seppe dire nel 1977 in Russia, il diritto alla democrazia è uno dei diritti irrinunciabili.

Siamo stati coerenti, eppure devo dire che con la presentazione di 6.000 emendamenti anche io avevo perso un attimo l’asse, emergendo dubbi e tentazioni. Fortunatamente – ringrazio il mio Gruppo – è stata però tenuta ferma in maniera molto chiara la barra. (Commenti dal Gruppo PD). In Assemblea, di fronte alla riduzione del numero degli emendamenti a 500, fu proprio il collega Alberto Airola che, guardandomi in faccia, mi disse che, con 500 emendamenti, il canguro non si sarebbe votato né allora, né mai. (Applausi dal Gruppo M5S). Io gli sono grata, perché egli dissipò il mio dubbio e la mia angoscia di quel momento. Inquinarsi e corrompersi non è mai una vittoria e quella che avremmo portato a casa sarebbe stata una falsa vittoria.

Il superemendamento presentato ci viene adesso a raccontare che la maggioranza di Governo ha scelto un’altra maggioranza. Aveva i numeri e si è alleata con altri; aveva i numeri e ha voluto fare questa legge con Verdini, che adesso richiede poltrone, e con Alfano, che adesso parla di una vittoria. Il Governo ha umiliato il Parlamento, ponendo la fiducia su un provvedimento riguardante un diritto fondamentale, ed ha umiliato gli italiani, svilendo un provvedimento che era già ai minimi termini e il più moderato nel panorama europeo, con la conseguenza che adesso l’Italia è ultima anche su questo fronte insieme alla Grecia.

C’è un insulto in questa legge. Sì, è stata stralciata la stepchild adoption ma c’è una cosa più grave. Io credo al fatto che nella legge n. 183 del 1984, all’articolo 44, questa possibilità è già data. Ma c’è un insulto insito negli altri articoli laddove si dice che non vi è obbligo di fedeltà. Ciò vuol dire che si sta valutando per gli omosessuali una diversa eticità. Non starò qui a valutare se sia cosa giusta ed eticamente importante che ci sia questo vincolo ma voglio sottolineare il fatto che questo divieto, presente nel matrimonio, non venga riconosciuto per le unioni civili e questa è discriminazione ed è grave, è assolutamente grave. (Applausi dal Gruppo M5S).

Io ho vergogna, oggi, di essere in questo Parlamento che pone la fiducia su un disegno di legge di iniziativa parlamentare ed ho vergogna perché non siamo riusciti a portare a casa una legge che dia dignità ai cittadini perché la persona e la dignità della persona vengono prima di tutto. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bocchino. Ne ha facoltà.

BOCCHINO (Misto-AEcT). Signor Presidente, noi ci troviamo all’epilogo della storia di questo disegno di legge che è stato piuttosto dibattuto e combattuto durante il suo iter parlamentare. Ebbene, questa storia finisce ancora una volta in uno dei modi peggiori sia nel merito di questo maxi emendamento, che rappresenta un ulteriore peggioramento di un disegno di legge che io definivo anche prima di compromesso al ribasso, ma anche, purtroppo, nel metodo. Infatti, per una serie di condizioni politiche sulle quali adesso mi soffermerò, siamo arrivati all’ennesima apposizione della questione di fiducia e ad una trattativa politica giocata tutta nell’ambito della maggioranza sulla quale, con questa apposizione, il Parlamento, ancora una volta, non si può esprimere.

Però, signor Presidente, io credo che valga la pena ripercorrere le tappe che ci hanno portato, ancora una volta, a questo risultato. A mio parere, infatti, vi sono delle importanti differenze che si sono verificate e che contraddistinguono questo disegno di legge rispetto a tanti altri sui quali è stata apposta la questione di fiducia sulla quale ricordo che ci siamo sempre opposti per una questione di metodo e di merito.

Questa volta non posso fare a meno di ricordarle che vi è stato un periodo, anche abbastanza lungo – circa tre settimane – in cui quest’Aula era effettivamente sovrana perché il dibattito era interamente nelle mani di noi senatori. Ricordo che il Governo, dopo aver chiarito la propria posizione riguardo agli emendamenti, si era rimesso interamente all’Aula quindi la questione era interamente nelle nostre mani. Vi è stato quindi un periodo (mi riferisco alle settimane a cavallo tra gennaio e febbraio) in cui vi erano delle posizioni piuttosto definite. Non solo noi senatori di L’Altra Europa, con i colleghi di SEL abbiamo sempre avuto una posizione molto netta a favore del disegno di legge ma vi era anche, ad esempio, la posizione del Movimento 5 Stelle che era piuttosto netta. I colleghi del Movimento dicevano sempre, consistentemente, in quel periodo che avrebbero votato il disegno di legge Cirinnà senza emendamenti. Non vi erano addirittura fronde cattoliche al loro interno e quindi avrebbero votato compatti.

D’altro canto anche il centrodestra era piuttosto compatto e, in maniera molto coerente, si è sempre espresso in termini negativi su questo disegno di legge, ponendo in essere tutte le pratiche emendative e ostruzionistiche per portare a casa il risultato che dal loro punto di vista – per quanto io non lo condivida – era legittimo e consisteva nel cercare di demolire, per quanto possibile, questo disegno di legge.

Poi però, ad un certo punto, si è verificato un punto di rottura perché mentre la posizione di una parte del Parlamento è sempre stata piuttosto coerente, è arrivato un primo dietrofront, quello relativo alla libertà di coscienza nel Gruppo del Movimento 5 Stelle che ha sparigliato una prima volta le carte in tavola.

Ora, è vero che sulla carta i numeri c’erano, ma è anche vero – e qui rispondo alla senatrice Nugnes – che il percorso parlamentare di questo disegno di legge si preannunciava piuttosto difficile ed accidentato, sia per il grande numero di emendamenti che erano stati proposti, sia per il fatto che alcuni di questi erano dei canguri, sia per il fatto che erano state preannunciate delle votazioni segrete. Per cui il rischio di demolire la legge Cirinnà era effettivamente concreto e reale. Ecco perché un cambiamento di fronte così importante, avvenuto il 6 febbraio da parte di quel Gruppo politico, ha essenzialmente posto una tensione piuttosto alta, che ha visto tutti i commentatori politici giustamente ritenere l’approvazione del disegno di legge Cirinnà, così com’era stato presentato, piuttosto difficile ed accidentata.

Questo ci ha portato immediatamente alla vicenda del canguro, che apre a questo punto una riflessione molto importante e tutta politica. Ci si chiede, ancora una volta, se vengono prima le questioni procedurali o le questioni di merito; se viene prima effettivamente la dignità della persona – come ha detto la senatrice Nugnes, tra l’altro contraddicendosi – o vengono prima le questioni procedurali. La scelta di quel Gruppo parlamentare a quel punto era decisiva e fondamentale per approvare il disegno di legge, così com’era stato proposto dalla senatrice Cirinnà; l’approvazione del provvedimento aveva bisogno del voto del Gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle. Ebbene, si è deciso di porre la questione procedurale prima della dignità delle persone. Ricordiamoci che in quel momento avremmo avuto la possibilità di introdurre i diritti civili per gli omosessuali in questo Paese, per i quali tra l’altro ci siamo sempre battuti, sia nel Movimento 5 Stelle, sia anche dopo; si è invece preferito far valere una questione procedurale proprio sulla pelle dei cittadini LGBT. Nel momento in cui l’ennesimo voltafaccia, naturalmente calato dall’alto, ha fatto cambiare idea sulla proposta di votazione del canguro (Commenti della senatrice Bottici), in quel momento, dal punto di vista politico, si è abdicato al proprio ruolo di portatori di istanze dei cittadini, con i quali noi tra l’altro abbiamo sempre lavorato, e si è posta in primo piano la questione procedurale, abdicando alla coerenza. (Commenti dal Gruppo M5S).

Quindi, se noi ci troviamo di fronte ad una situazione in cui il Governo Renzi, con i soliti metodi che ben conosciamo, ha posto la questione di fiducia e ha fatto un accordo con il centrodestra, che è stato tra l’altro rivalutato proprio dalla vostra posizione, una delle colpe politiche più rilevanti ce l’ha proprio il Movimento 5 Stelle, che con questo ennesimo voltafaccia non ha fatto altro che rimettere in gioco ancora una volta la legge, costringendo di fatto il nostro beneamato Presidente del Consiglio ad usare i suoi spregiudicati metodi per ammazzare ancora una volta la discussione parlamentare, che da quel punto di vista si era in qualche modo autoazzoppata, e per giungere ad un risultato che, come abbiamo visto dalle manifestazioni di piazza che ci sono state anche ieri, mortifica ancora una volta la dignità dei cittadini LGBT.

Si impone quindi una riflessione politica. Portare avanti le istanze dei cittadini, per i quali noi siamo stati mandati in Parlamento e ai quali non interessa nulla se i diritti civili vengono approvati con il canguro o senza canguro, deve venire sempre prima di qualsiasi questione procedurale, altrimenti è soltanto un tradimento delle aspettative dei nostri elettori. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Uras. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, quello che dispiace oggi più di ogni altra cosa è l’impossibilità del Parlamento di esprimersi sul merito del testo di legge in esame, perché la strumentalità ha prevalso sul dovere di dare una risposta ai cittadini e sul dovere di organizzare il diritto del nostro Stato in modo più corrispondente ai valori della nostra Carta costituzionale. Quello che si è scelto lo si è scelto purtroppo per un’insufficienza che si è registrata in quest’Aula e per le strumentalità che sono state poste da un’opposizione interna alla maggioranza di Governo.

Hanno quindi prevalso ragioni di schieramento, hanno prevalso ragioni di polemica politica e il merito di questo provvedimento è stato sacrificato ancora una volta insieme al ruolo del Parlamento, che esce sconfitto. Quest’aula, che come noi tutti sappiamo, subisce una forte trasformazione nelle funzioni e nel ruolo in ragione della prossima riforma costituzionale, oggi aveva la possibilità di compiere un atto politico rilevante di giustizia, ma non lo compie. Compirà invece un altro atto: si esprimerà la fiducia, l’ennesima fiducia, al Governo in carica.

Io dico questo perché, nell’azione pessima che un pezzo di destra ha esercitato nella discussione attorno a questo provvedimento e che riguarda una consapevole volontà di lesione dei diritti dei cittadini, quel pezzo di destra ottiene due cose. La prima è lo stralcio dell’articolo 5, che invece poteva essere demandato alla decisione, anche tenendo conto dei problemi di coscienza di ciascuno di noi, del Parlamento come espressione della volontà sovrana del popolo. L’altra è il principio di fedeltà che è stato espunto dall’articolo che riguarda l’unione civile tra persone dello stesso sesso.

Questo principio di fedeltà è così importante per quella destra, perché strumentalmente pensa che possa incidere sulle procedure di riconoscimento dei diritti di adozione e perché quella destra antica, pesante, espressione di una cultura sorpassata, vuole mantenere nella relazione affettiva tra le persone questa cappa della proprietà: la fedeltà come esercizio di una proprietà esclusiva. Ha l’idea che hanno esattamente quelli che sono espressione di una cultura in cui la donna è oggetto (Applausi della senatrice Mangili). Noi pensiamo che questa volontà che è stata accolta esprime un principio che purtroppo, diffuso anche nell’attuale cultura di questo Paese, è una delle concause del femminicidio. È una cosa da espungere non da un provvedimento come questo, ma dalla cultura che ci appartiene e che riguarda ogni tipo di relazione. Ai compagni del Partito Democratico dico che se fossi stato direttamente impegnato in questa discussione, questo aspetto non lo avrei consentito. (Applausi della senatrice De Petris).Questa richiesta l’avrei rigettata. È strumentale, è espressione di una vergogna culturale che noi dobbiamo abbandonare.

Lo dico perché, all’indomani della decisione su questo provvedimento, noi tutti dovremmo incominciare a lavorare per migliorarlo e dovremmo incominciare a lavorare sulla questione delle adozioni, perché, ancora una volta i bambini – anche questa è una vergogna – non sono al centro della discussione che affrontiamo quando si tratta di parlare di adozioni. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Carraro. Ne ha facoltà.

CARRARO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, appartengo al Gruppo di Forza Italia per convinzione e perché così hanno deciso coloro i quali mi hanno eletto. Il Partito di Forza Italia si era dichiarato contrario al disegno di legge Cirinnà, lasciando però libertà di coscienza – com’è logico per un partito democratico – su un tema che riguarda i diritti delle persone.

Nella discussione generale, due settimane fa, avevo dichiarato il mio favore al disegno di legge sulle unioni civili, perché mi sembrava giusto farlo. Avevo auspicato però che vi fossero due modifiche: la prima tendente a sottolineare che non si trattava di un matrimonio, non perché ci debba essere una discriminazione, ma per evitare il pericolo che la legge stessa fosse incostituzionale. La seconda modifica che avrei auspicato era quella di stralciare le adozioni, non perché gli omosessuali non potessero adottare, ma per poter lavorare ad un provvedimento organico sulle adozioni, posto che adesso isingle non possono adottare o hanno delle difficoltà enormi. Adottare nel nostro Paese certe volte è quasi più difficile che scalare una montagna di cinquemila metri.

Le modifiche del Governo sostanzialmente accolgono i suggerimenti che avevo dato, anche se – devo dire la verità – esteticamente mi piace poco che si tolga l’obbligo alla fedeltà per le unioni civili, quasi come se i matrimoni avessero un qualcosa di etico e invece quel tipo di unione ne fossero privi: lo capisco poco.

Purtroppo il Governo ha deciso di porre la questione di fiducia. Ieri il presidente Grasso, rispondendo al senatore Calderoli, attuale Presidente dell’Assemblea, ha detto che l’aspetto prioritario (dal momento che era comunque ammissibile il maxiemendamento) è che il Governo può, in qualsiasi momento, accertare se sussista il rapporto fiduciario tra Governo e Parlamento. Questo è l’aspetto prevalente della votazione che esprimiamo oggi ed è quello che ieri il presidente Grasso ha detto a lei, senatore Calderoli, quando sedeva in un altro banco.

Per questo motivo, pur condividendo il fatto che debbano esservi le unioni civili, voterò contro questo provvedimento. Non commento, perché non vale la pena: da una parte sono lieto che finalmente le unioni civili possano essere aperte anche alle persone omosessuali, dall’altra mi spiace che questa azione positiva avvenga in un clima di strappo e di tensione. Ripeto: convintamente esprimerò il mio no alla fiducia, perché in me prevale la convinzione che questo Governo non meriti la fiducia.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martelli. Ne ha facoltà.

MARTELLI (M5S). Signor Presidente, io credo che questa maggioranza stia ottenendo esattamente la legge che voleva fin dall’inizio e, dopo tutto, credo pure il popolo italiano, nella sua media. Ma non c’è da stupirsi, perché noi abbiamo in casa il Vaticano. Quando tu hai in casa una religione, ben difficilmente riesci a muoverti in modo indipendente. Tutte le religioni, infatti, checché se ne dica, non sono né democratiche, né libertarie. Sono religioni, prevedono un pensiero unico, con tanto di manuale, stile servizio militare: esattamente come nel servizio militare, devi fare determinate cose. Alla fine, quindi, questo è.

Però alcune cose devono essere dette. La prima cosa è che, comunque, se uno crede di avere un’idea avanzata di quello che può essere una tutela civile per una formazione sociale, deve anche avere il coraggio di presentare un disegno di legge così e non quella cosa che si chiamava originariamente disegno di legge Cirinnà.

Facciamo un esempio. Il primo esempio è che in Italia non si è mai avuto il coraggio di mettere in discussione il fatto che il matrimonio debba essere una cosa binaria, a due; anzi, questa cosa viene continuamente venduta come famiglia naturale. Ma naturale di che? La natura non prevede questo; la natura ha sempre previsto qualcos’altro. Il matrimonio binario è una costruzione sociale, data da un certo tipo di religione.

Se uno voleva veramente fare qualcosa di avanzato – come per esempio fanno i buddisti – doveva prevedere qualcosa di plurimo. Perché non possono sposarsi più persone stipulando accordi multipli? Questo è un livello di tutela sociale. Se veramente si dice che l’amore deve essere libero, allora anche quattro o cinque o sei persone devono potersi sposare, con le evidenti economie di scala che si otterrebbero in termini di tutela dei minori. Infatti, se un bambino ha più genitori, non è più ostaggio delle eventuali liti tra due.

L’altra osservazione fondamentale è che, se il matrimonio funziona tanto bene, allora perché vi è stato bisogno addirittura di fare il divorzio sempre più rapido? Se il matrimonio fosse una cosa naturale, non ci sarebbe bisogno di una cosa innaturale come il divorzio. Già in questo si capisce che di naturale questa famiglia non avrebbe niente.

Per quanto riguarda le persone dello stesso sesso che volessero contrarre questo tipo di vincolo, due o più, si sarebbe dovuto prevedere la stessa cosa che è prevista per formazioni sociali in cui i sessi erano variamente mischiati, quindi la possibilità di adottare. Voi, anche nel disegno di legge originale, avete previsto che le persone dello stesso sesso avessero più limitazioni: il loro livello di tutela sociale era più basso. Se uno vuole pensare di fare una cosa avanzata, porta tutti al massimo livello possibile: dà il matrimonio a tutti. Avete fatto una riforma costituzionale che cambia 50 articoli, perché non fare 51 e cambiare anche l’articolo 29? Matrimonio per tutti. Invece no; quindi c’era già l’intenzione di tenere certi tipi di formazioni sociali più in basso. Questa è l’ipocrisia di fondo che ha portato a tutto questo.

Non veniteci a dire che voi siete i paladini dei diritti, come li chiamate (che diritti non sono, perché sono tutele), perché è falso.

Poi avete completamente tralasciato un’altra categoria sociale che è fatta dalle persone che non vogliono legarsi con nessuno: i singoli. Perché un singolo non deve poter adottare? Il massimo livello di tutela cui può arrivare è quello: non può autosposarsi, ma per lo meno un figlio potrebbe adottarlo. No, naturalmente, neanche questo avete previsto.

Pertanto, quello che prevedevate all’inizio era assolutamente una farsa e siete riusciti addirittura a scendere. Questa è la dimostrazione che vi è solo del grande conservatorismo vestito di perbenismo. Quello che ho già avuto modo di dire – non in questo contesto, ma in altri – era questo. Se veramente si voleva cercare di educare anche il cittadino italiano verso qualcosa di più avanzato, bisognava prevedere qualcosa per passi, perché purtroppo una Nazione su certi argomenti è pronta a ricevere una legge coerente con l’educazione che è stata portata avanti. Se noi italiani siamo un popolo reazionario e conservatore, alla fine ci siamo trovati in questa condizione e quindi siamo disposti a recepire solo determinate cose e non altre.

La posizione che ho espresso adesso forse è condivisa da una persona su 10.000 in Italia. Ma sono comunque posizioni che devono essere tenute in considerazione. In mancanza di questo, dovevate prevedere fin da subito che questa legge, così com’era, lo stesso Governo non l’avrebbe voluta. E quindi avete voluto inserire la zeppa dell’articolo 5, perché in questo modo avreste avuto l’alibi. È sempre il solito gioco: due passi avanti e uno indietro.

Non so fino a che punto gli italiani ci saranno cascati. Con questa scusa avete dato un ulteriore pretesto al Governo di entrare spaccando la gamba, e di fare un ulteriore ribassamento di tutto quanto, con buona pace di tutti. Del resto, se su questo le destre e le sinistre si sono trovate unite un dubbio a qualcuno dovrebbe venire: o è la svolta destra del PD, che in realtà è sempre andato a destra; semplicemente si è reso conto che addirittura c’è scritto «strada chiusa», quindi si continua ad andare a destra (Applausi della senatrice Mangili), oppure c’è una svolta a sinistra delle destre che in realtà non c’è. Queste sono le questioni su cui bisognerebbe riflettere, ma prima di tutto è un percorso educativo. È per quello che ve lo dico.

Se veramente volete che gli italiani abbiano una concezione della tutela sociale un po’ più alta bisogna cominciare a togliere la mano forte delle religioni che vi ha portati a questo e che continuerà a portarvi a questo inevitabilmente. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Orellana. Ne ha facoltà.

ORELLANA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, siamo ora giunti all’epilogo di questo provvedimento in questo ramo del Parlamento. Siamo giunti finalmente a votare il testo del disegno di legge Cirinnà, seppure con un unico voto e con qualche cambiamento del testo. Cambiamenti non di poco conto sicuramente, che danno da riflettere. Prima di passare a un commento di questo testo premetto qualche commento sull’iter parlamentare del provvedimento.

Il tema del riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali è approdato in Commissione giustizia sin dall’inizio della legislatura. La Commissione giustizia ha esaminato testi, ha audito esperti, ha valutato e soppesato differenti opzioni fin quando non si è deciso di procedere con un testo base preparato dal relatore, ovvero la collega Cirinnà. Con queste poche parole ho riassunto circa un paio d’anni di attività in Commissione. Su questo testo base si è poi proceduto con la presentazione degli emendamenti. Se ben ricordo, ne sono stati presentati oltre 3.000, dei quali meno della metà dichiarati ammissibili dal Presidente. Si è tentato di votare i restanti 1.500 emendamenti circa ma, dopo tante sedute, alcune anche serali, in cui l’ostruzionismo di chi si opponeva è stato forte, duro e anche efficace, si erano fatti pochissimi passi avanti. Ogni emendamento era corredato, a norma di Regolamento, dal commento di due, tre e persino quattro senatori, ognuno per dieci minuti; dai venti ai quaranta minuti per singolo emendamento. Si riuscivano a votare solo pochi emendamenti a seduta. Era evidentemente una strada non percorribile.

Faccio un inciso: ne parlo da testimone diretto in quanto sono stato membro della Commissione giustizia dall’aprile all’ottobre del 2015, ovvero proprio nella fase finale dell’esame delle unioni civili in Commissione giustizia. Si è passati, quindi, obtorto collo a questo disegno di legge n. 2081, che in buona sostanza ripropone il testo base della Commissione e che è stato portato direttamente all’attenzione dell’Assemblea.

L’impegno ostruzionistico – mi riferisco agli oltre 5.000 emendamenti della Lega, ma non solo – si è di fatto ripetuto anche in quest’Aula, che è impegnata su questo provvedimento dal 28 gennaio scorso. Oggi è 25 febbraio, quasi un mese è passato e si è riusciti a votare solo le pregiudiziali di costituzionalità e la proposta di non passaggio all’esame degli articoli. Solo due votazioni in quasi quattro settimane: decisamente poco. Si è arrivati, quindi, all’epilogo di questa settimana che per certi versi si può riassumere nell’applicazione del terzo principio della dinamica, ovvero ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. All’azione ostruzionistica è corrisposto la reazione della questione di fiducia.

A parte le ardite analogie, si è giunti all’apposizione della questione di fiducia da parte del Governo sul testo Cirinnà, seppur modificato – vedremo come – pur di chiudere un iter che si preannunciava troppo lungo, quindi incompatibile con i lavori del Senato. Una necessaria chiusura dell’iter parlamentare che consentirà alla maggioranza dei senatori di votare e finalmente – mi auguro – approvare i diritti contenuti in questo provvedimento e non cedere così ad una minoranza che, seppure esigua, stava nei fatti vietando alla maggioranza di esprimersi. Su questo, ovvero sulle prerogative, sul diritto-dovere delle opposizioni di esprimersi con la massima tutela possibile e sull’altrettanto importante diritto della maggioranza di poter decidere e votare, penso la nostra democrazia dovrebbe riflettere.

Ritornando al contenuto del provvedimento, commento solo sulla più importante modifica introdotta dal maxiemendamento, ovvero avere espunto l’adozione del configlio. Comprendo che questa decisione si è rivelata necessaria per poter procedere con l’approvazione del testo da parte della maggioranza – di cui pure faccio parte – ma considero questa scelta un errore poiché nega diritti proprio ai minori che, invece, andrebbero più di tutti tutelati con diritti certi. Lasceremo ancora alla via giurisprudenziale la definizione di ogni singolo caso senza aver ben definito e garantito, con una chiara e semplice adozione, la continuità affettiva di entrambi i genitori.

Una continuità affettiva che è sacrosanto vada garantita il più possibile ai minori. Ripeto che si tratta di un errore, ma mi consola sapere che, quando sarà approvata in via definitiva questa legge, non saranno più possibili tante odiose discriminazioni per le coppie dello stesso sesso. Non accadrà più quanto è successo al mio amico Cesare, che ha potuto confidare solo nella comprensione e nel buon cuore dei medici e degli infermieri per poter stare vicino al suo Loris, suo compagno convivente per 39 anni, nelle tre settimane di rapida malattia che l’anno scorso l’hanno portato al decesso. Una comprensione costellata, però, continuamente da domande tipo: «Scusi, ma lei chi è?» o che l’hanno portato a subire le imposizioni di chi dice: «Scusi, ma possono rimanere solo i parenti», che aggiungevano umiliazione e sofferenza a chi già si arrovellava nella preoccupazione sulla salute del proprio compagno. Mai più, questo non deve avvenire mai più. Per tanti nostri connazionali questa legge servirà proprio a questo: ad eliminare discriminazioni, a garantire diritti e a imporre doveri, semplicemente. (Applausi dal Gruppo Misto e dei senatori Buemi e Gatti).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, l’Aula vuota testimonia che ormai la polpa e il cuore dell’argomento sono stati eviscerati e quindi, naturalmente, che i giochi sono fatti. Questo naturalmente è un peccato, perché si è parlato molto di tattica, ma si è parlato troppo poco di quanto ha significato fino ad ora questo provvedimento. Non si è parlato dei valori e di quello che sta dietro al provvedimento.

Mi consenta dunque, signor Presidente, di elencare nel mio intervento i protagonisti che sono emersi in questo dibattito parlamentare, partendo da un’affermazione fatta poc’anzi dal senatore Bocchino, che ha ricordato come per qualche giorno, per qualche settimana, questa Assemblea è tornata protagonista. Vede, signor Presidente, il senatore ha fatto un riferimento, ma manca una parte del ragionamento. L’Assemblea è tornata protagonista, ma come utile sciocca in un percorso che era già delineato. Anzi, il fatto che il Governo abbia scelto di lasciar andare il disegno di legge nella palude, gli è servito per dimostrare una volta di più l’incapacità del Parlamento di fare sintesi e di giungere a delle soluzioni, che in teoria dovrebbero andare nell’interesse dei cittadini, dimostrando così che è l’azione del Governo – ovvero di Renzi, che interviene tagliando con la spada il nodo gordiano – a risolvere la situazione. Così non è, perché ci siamo accorti che quello che ha fatto il Governo in questa circostanza è stato mettere in campo una manovra squisitamente tattica, con uno scopo diversivo rispetto ai problemi del Paese. In queste settimane i dibattiti e i talk show, tanto condannati, ma tanto frequentati da ciascuno di noi ‑ e ciascuno di noi ne ha quindi la responsabilità, insieme alla stampa – si sono occupati del dibattito sulle unioni civili e di cosa sia la stepchild adoption, con l’Accademia della Crusca che è dovuta intervenire per chiarire che si tratta dell’adozione del figliastro, mentre aggiungo che sarebbe più corretto dire che si tratta dell’adozione del figlio di N.N. Questo è infatti la stepchild.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Che cosa dice?

CANDIANI (LN-Aut). Evidentemente c’è ancora chi non sa neanche tradurre dall’inglese.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Imbroglione!

TOSATO (LN-Aut). Scusi, signor Presidente, ha detto «imbroglione»!

PRESIDENTE. Senatore Buemi, che cosa ha detto?

BENCINI (Misto-Idv). I figli sono di chi li cresce, non di chi li fa.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Chi li compra! (Commenti dei senatori Martelli e Nugnes). Sono delle compravendite! Comprare!

PRESIDENTE. Il senatore Candiani, se non insulta e non trascende, è libero di dire quello che vuole.

CANDIANI (LN-Aut). La ringrazio, ma non occorre, signor Presidente. Vorrei ricordare a qualcuno che, per sapere come è fatto un uovo, non occorre essere una gallina. Quindi, lo ricordi il senatore Buemi, prima di dire certe cose.

Ciò detto, è vero che si sta confondendo il diritto con il desiderio, perché un conto sono i diritti civili di una coppia di persone, un conto è il desiderio di avere un figlio, che non è un diritto. Il desiderio di avere un figlio non è un diritto, ma il diritto di un figlio ad avere un genitore madre e un genitore padre è naturale, perché ciascuno di noi è nato da una padre e da una madre.

Allora anche qui vi è un grande inganno che viene nascosto dietro questa storia dell’adozione del figliastro, così qualcuno è più contento utilizzando quella formula; si nasconde quello che è già accaduto e che è già realtà. Donne prese in affitto, inseminate artificialmente con un ovulo che non è il loro, con un seme che viene da un terzo esterno, che partoriscono un figlio che poi viene tolto alla madre che l’ha partorito e preso in adozione – questo il desidero che sta dietro e in fondo – da una terza coppia non fatta da un uomo e da una donna. Questa non è una famiglia, ma qualcos’altro. Si deve parlare dei valori. Ciascuno ha diritto di vivere la propria vita come vuole, ma non si può negare ad un figlio di nascere da un padre e da una madre. Semplice, naturale. Naturale.

Chi sono i protagonisti di questa scena? Suo malgrado, è stato protagonista, anche in questa circostanza, il presidente Grasso che, dopo essersi sentito appellare arbitro Moreno, non è riuscito purtroppo a togliersi questa immagine di persona che non difende l’Istituzione, ma che si piega a seconda della circostanza e, un po’ con opportunismo, prende posizione dopo che i disegni sono delineati. È un po’ l’immagine, visto che stiamo parlando di matrimoni, di don Abbondio: non riesce a prendere posizione, ma cerca di barcamenarsi da una parte all’altra.

L’unico risultato finale è un ulteriore deperimento della credibilità dell’Istituzione che dovrebbe difendere. Non sappiamo e non sapremo mai realmente se quegli emendamenti cosiddetti canguro sarebbero stati inammissibili o meno, perché l’abbiamo letto solo sui giornali: non c’è stato un provvedimento formale del Presidente che ne ha dichiarato l’inammissibilità qui in Aula. Questo purtroppo non lo sapremo mai, ed è una grave mancanza da parte del Presidente, nel rispetto non nostro ma dell’Istituzione, perché questa dovrebbe rispettare, in funzione anche del futuro, perché i precedenti poi diventano importanti.

E se il canguro è andato bene quando si trattava di approvare la legge elettorale, mentre non va più bene quando si tratta di coppie di fatto, c’è un’incongruenza di fondo. Il presidente Grasso avrebbe fatto bene a sgombrare il campo definitivamente rispetto a questo canguro. E ritorna ancora questo curioso animale, che è un altro protagonista della vicenda. Mancherebbero gli struzzi all’elenco in questa vicenda: quelli che mettono la testa sotto la sabbia. Ne abbiamo visti tanti, e tanti ce ne saranno anche in questa circostanza che voteranno la fiducia oggi pomeriggio, nascondendo la testa sotto la sabbia.

Questa sarà la legge degli struzzi, di quelli che dicono: non sono d’accordo, ma sono contentissimo. Grazie, ministro Alfano, per avere piegato il Governo Renzi a qualcosa che non ha cambiato nei sensi e nei fatti quella che era l’origine. Perché ci sarà una legge che lascia parte per via giurisprudenziale la legittimazione di rapporti tra padri e figli, o meglio tra genitori e figli (non si capisce che cosa sarà), nati al di fuori della famiglia, in maniera illegittima. E sarebbe stato doveroso da parte del Parlamento, o meglio del Governo, prendendo atto del dibattito, agire con un decreto-legge subito, definendo che l’utero in affitto è un reato universale. L’adozione è una cosa e la concezione è un’altra cosa, ed è questa la differenza fondamentale. L’adozione e la concezione sono due concetti totalmente differenti. Stiamo parlando di valori, non di diritti in questi casi.

Come dicevamo, emergono questi animali: i canguri e gli struzzi (gli struzzi del ministro Alfano). Qual è il prezzo pagato in queste notti? Il prezzo è già stato pagato prima. Qui sono stati ancora più abili e veloci di Giuda, che dopo aver tradito si è fatto dare trenta denari e poi si è impiccato. Questi si sono impiccati all’albero di Renzi ancora prima: una volta che hanno scelto e deciso di rimanere nel Governo in cambio di qualche strapuntino da Sottosegretario, da Presidente o Vice Presidente di Commissione, da Ministro.

Questa è la coerenza, che in politica conta o dovrebbe contare tra i valori fondanti. C’è un altro presente-assente protagonista: i cattolici impegnati in politica, i cattodem, quelli che sono nel partito NCD di Alfano o un po’ dappertutto. Dov’è la coerenza? Se siete coerenti, prendete il senso più recondito di ciò che vi è arrivato come indicazione dalla chiesa cattolica e applicatelo e votate contro la fiducia al Governo. Non si può dire che si è contro una parte di questo provvedimento e poi però si vota la fiducia al Governo. La congruenza va a farsi benedire: se la pianta è avvelenata; il frutto che nasce sul ramo destro non è migliore di quello che nasce sul ramo sinistro. È tutto avvelenato. Qui c’è una doppia morale. È tutto relativo e questo relativismo sta mandando a mollo oggi la nostra società. È per il relativismo che non si riconoscono più ai cittadini che fanno i sacrifici i diritti e si equiparano gli ultimi arrivati con i primi, quelli che stanno in fila con quelli che saltano la fila. Si equiparano i diritti naturali ai desideri, che sono altra cosa.

Un altro protagonista che non ci può sfuggire è il presidente Renzi, molto abile nel costituire alleanze di Governo prima con Verdini o pensando di fare leva sul Movimento 5 Stelle o facendo dire al presidente Zanda che c’è ostruzionismo da parte della Lega in Aula e che, quindi, bisogna tagliare di netto questo dibattito per andare velocemente ad approvare una legge che il Paese attende da tanto. L’ostruzionismo della Lega però viene poi smascherato da noi stessi ritirando 4.500 emendamenti e lasciando solo emendamenti di merito per approvare in Parlamento una legge che tratti dei diritti e dei doveri e che parli anche dei contenuti che stiamo elencando. Allora, viene allo scoperto il bluff, che il PD non ha una posizione; che ci sono tatticismi; che viene utilizzata questa legge – come dicevo inizialmente – per deviare l’attenzione dell’opinione pubblica dai problemi veri del Paese. Alla fine avremo sicuramente qualche coppia di fatto in più legittima, ma non avremo certamente coppie di fatto con un lavoro o un reddito. Ci sono temi paradossali; non li definisco ridicoli perché la parola è riduttiva. Mi riferisco alla questione della reversibilità. Quando dall’altra parte è ormai palese ed evidente che lo Stato toglierà la reversibilità a chi ce l’ha già per diritto, a chi ha pagato i contributi, a chi si trova ad essere vedovo o vedovo rispetto al coniuge che ha lavorato tutta una vita e ha versato contributi per una pensione che non può più ricevere; qui, viene detto dalla Commissione bilancio, in maniera garibaldina e superficiale, che c’è la copertura. Produrrà un effetto molto semplice: questa sarà la scusa per dire che, non essendoci i soldi per pagare le pensioni di reversibilità a tutti, non ci saranno pensioni di reversibilità per nessuno. Questa è una modalità semplice per equiparare i diritti: non si dà più niente a nessuno.

Presidente, questi sono inganni che non ci sono sfuggiti. Noi abbiamo tenuto una posizione coerente. Ci saremmo aspettati dal Governo una posizione limpida e il non aver svelato quel rapporto tra la Corte costituzionale e il Governo, come abbiamo chiesto questa mattina, rende ancora più torbida la fine di questo dibattito. Come la collega Stefani evidenzierà nel suo intervento, la stepchild adoption è rimasta per via giurisprudenziale. Qui dentro non è cambiato nulla, solo la forma. Da Azzeccagarbugli hanno mantenuto nel provvedimento gli stessi elementi iniziali, rimodellandoli, così che per via giurisprudenziale, come avviene sempre in questo Paese, il Parlamento e il legislatore saranno superati dalla prassi. A questo punto, nella prossima legislatura non resterà che prendere atto di quello che è avvenuto nel Paese e legalizzare ciò che per natura non può essere. Presidente, non si parla più di valori, come dicevo, ma di tattica. Ci sono protagonisti che avrebbe fatto meglio a stare zitti. Senza voler mancare di rispetto a nessuno, il senatore Lo Giudice poteva risparmiarsi le interviste rilasciate in televisione.

Avrebbe fatto un favore a se stesso e anche agli altri. Non ha reso un favore al Paese soprattutto dare l’immagine di legislatore che si pone davanti all’opinione pubblica dicendo che vive una situazione illegittimamente ottenuta e che con questo provvedimento si aspetta sia sanata.

Non va bene. Soprattutto se si parla di bambini. Non funziona questa parte che, lo ripeto, è cosa differente dai diritti delle coppie di fatto. L’adozione è una cosa; il concepimento è un’altra.

Quanto poi alla presenza di improbabili soggetti, anche qui, se il relatore fosse stato di un’altra levatura, probabilmente anche in questo caso si sarebbe potuto fare molto meglio. Già gli impuntamenti non servono a nessuno, ma qui troppo si è visto in funzione della piazza, e in funzione di una piazza che, per una parte, è stata sostenuta abbondantemente dai mezzi di comunicazione, a partire da quelli del servizio pubblico. Penso alla cosiddetta piazza arcobaleno, che ha trovato ospitalità in ogni modo e in ogni occasione, compreso il Festival di Sanremo.

Invece, la grande iniziativa organizzata dalle famiglie in piazza qualche settimana fa è scivolata via sulla stampa. Addirittura, una conferenza stampa tenutasi qui in Senato neppure è rientrata nelle notizie riportate dai telegiornali e nelle televisioni di Stato, se non in maniera marginale nelle varie ed eventuali.

Signor Presidente, non ci siamo. Anche la scelta di utilizzare il maxiemendamento su questo provvedimento non mi dà l’idea di qualcuno che, in maniera molto forte, taglia il nodo gordiano che non riesce a sciogliersi da solo, ma di qualcuno che, alla fine, utilizza la tattica per piegare alla propria esigenza di potere e di Governo il legittimo dibattito parlamentare.

Questo non interesserà all’esterno e al Paese, ma ricordiamo che è un esercizio di democrazia non secondario. Oggi molti possono essere portati a pensare che sia meglio avere l’uomo forte al comando che decide, ma ricordiamo che gli esempi che abbiamo avuto in questo Paese e che ci sono stati nella storia di chi prende e decide o, addirittura, decide chi deve essere felice o come si deve essere felice, non producono esempi di democrazia ma di degenerazioni della democrazia.

Dico ai colleghi senatori del Partito Democratico che l’opposizione è necessaria alla democrazia. E come noi abbiamo presentato quegli emendamenti che avremmo voluto vedere dibattuti qui dentro, a voi domani sarà impedito, come vi è stato già impedito, di esprimere un’opinione differente, e sarete piegati.

Ormai, oltre che al canguro, dovete abituarvi a pensare che al Governo interessa che ci siano parlamentari che seguono una politica: quella dello struzzo, di chi metto la testa sotto la sabbia e si nasconde facendo finta che la realtà esterna non esista. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Saluto a rappresentanze di studenti

PRESIDENTE. Saluto la rappresentanza di studenti e docenti dell’Istituto secondario di primo grado «Piero Gobetti» di Borgomanero, in provincia di Novara, e una rappresentanza di studenti e docenti del Collegio vescovile «Pio X» di Torino, che oggi assistono ai nostri lavori. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
2081 , 14 , 197 , 239 , 314 , 909 , 1211 , 1231 , 1316 , 1360 , 1745 , 1763 , 2069 e 2084
e della questione di fiducia (ore 10,50)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mauro Mario. Ne ha facoltà.

MAURO Mario (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Signor Presidente, io credo possa essere utile questa parte finale della nostra discussione, semmai discussione vi è stata, per entrare di entrare nel merito di ciò che è stato scritto.

Il primo dato di cui dobbiamo prendere atto è che noi non stiamo più parlando della legge Cirinnà. La legge Cirinnà non esiste più, ma c’è una iniziativa del Governo. Questo meriterebbe, da parte di vuole entrare nel merito della norma che viene proposta senza pregiudiziali ideologiche, un po’ di attenzione.

Essendo diventata la legge una iniziativa del Governo, essendo quindi la legge una legge Renzi-Alfano, bisogna capire se i rimedi tentati sono dei rimedi buoni o se sono una toppa peggiore del buco.

La mia convinzione, alla luce di ciò che è stato scritto dal Governo nel maxiemendamento, è che prima avevamo un testo incostituzionale, mentre oggi abbiamo un testo incostituzionale ed anche irrazionale.

Presidenza del vice presidente GASPARRI (ore 10,52)

(Segue MAURO Mario). Abbiamo un testo incostituzionale perché, avendo eliminato gli obblighi di fedeltà previsti nel disegno di legge originario, la norma risulta essere ulteriormente discriminatoria nei confronti delle coppie eterosessuali di fatto. Infatti, prima alle coppie eterosessuali di fatto non venivano riconosciuti diritti anche perché non vi erano obblighi di fedeltà che regolassero il rapporto. Oggi abbiamo coppie omosessuali a cui non sono richiesti gli obblighi di fedeltà, ma a cui vengono concessi diritti.

Ciò è oggettivamente discriminante nei confronti delle coppie di fatto eterosessuali e rappresenta un particolare non trascurabile. Infatti, nel momento in cui si va a disegnare lo scenario di coloro che – mi si perdoni il gioco di parole – hanno diritto a diritti, alle coppie eterosessuali di fatto i diritti vengono negati in quanto il loro rapporto è segnato dall’assenza di obblighi di fedeltà, mentre ad una coppia omosessuale, pure non tenuta all’osservanza dell’obbligo di fedeltà, i diritti vengono concessi, così creando un’evidente contraddizione.

Inoltre, visto che nel maxiemendamento si è mantenuta la concessione alle coppie omosessuali del divorzio e del conseguente diritto al mantenimento, qualcuno mi deve spiegare su quale base si divorzia e si concede il mantenimento, visto che non vi sono obblighi di fedeltà.

Quindi, la norma oltre, ad essere palesemente incostituzionale, è anche fondamentalmente irrazionale. È come se gli statisti uomini di Governo – il ministro Alfano ed il presidente del Consiglio Renzi – che hanno operato in questa fase, si fossero innamorati del titolo della norma, senza entrare nel merito dei capitoli che la devono definire, finendo per ordire una norma che, per contraddizioni di natura sia razionale, che costituzionale, è di per sé inefficace.

Vorrei fare un’ulteriore considerazione sulla base delle dichiarazioni di membri della maggioranza. La presidente Finocchiaro ha detto che si poteva procedere con il voto di fiducia, perché il Governo ha il diritto di apporre la fiducia nel momento in cui reputa essenziale la realizzazione di pezzi del programma di Governo. In questo senso, vanno prese le difese del ministro Alfano, che non ha ceduto con fermezza all’ultimo momento. Se questo è un pezzo del programma di Governo, il ministro Alfano ne è sempre stato consapevole ed ha ceduto a prescindere, condividendo un pezzo di programma di Governo che contraddice in re ipsa la ragione sociale del partito che ha messo in piedi. Si tratta, cioè, di una contraddizione di natura politica.

Vi è un’altra contraddizione sul piano del bilancio. Questa mattina il presidente Tonini ci ha ricordato che c’è la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato sulla capienza finanziaria del provvedimento. Occorre fare attenzione perché la bollinatura è conseguenza dell’orientamento del Governo, palesato nei giorni scorsi, di voler mettere mano alle pensioni di reversibilità, contraendo i diritti di coloro che già ne godono per fare spazio a dei nuovi diritti. Oggi il Governo nega questa posizione, ma questo è l’orientamento che era stato comunicato ai funzionari della Ragioneria generale dello Stato, i quali hanno detto in modo incontrovertibile che si potrà certamente coprire la norma perché si sa dove andare a prendere i soldi. Questo problema rimane sul tappeto, in quanto la contraddizione non è stata risolta dal Governo e pesa come una spada di Damocle su coloro che attualmente godono del diritto alla pensione di reversibilità.

Vi è un ulteriore elemento da considerare per capire se stiamo valutando il provvedimento nel merito e non solo sulla base di pregiudizio ideologico, dividendoci astrattamente tra conservatori e progressisti, senza capire che quando si fa una cattiva legge non si rende servigio ad alcuno dei diritti realmente esigibili dai cittadini italiani. Con troppa leggerezza valutiamo il fatto che, attraverso la procedura di unione civile, si avrà diritto alla cittadinanza e alla pensione di reversibilità.

Lo facciamo pensando all’Italia come fosse la Norvegia ma non è così. Nel concreto la fragilità della norma esporrà ad una serie di violazioni che renderanno la norma stessa, nella sua apparenza manifesta alla cittadinanza italiana, come un privilegio concesso ad alcuni invece che come un diritto da andare giustamente ad esigere. Ciò sarà frutto di nuove contraddizioni.

Tutto questo accade perché non si è voluto lasciare spazio al Parlamento perché faccia il suo mestiere, perché emendi, perché entri nel merito, perché dia una prospettiva di sana condivisione e di convivenza civile ai problemi e alle contraddizioni del nostro tempo. Si è voluto, cioè, imporre un’agenda, un ritmo e degli elementi particolari che sono di per se fattore di contraddizione per la nostra società.

Credo che chi semini vento, raccolga tempesta e che quindi coloro che si sono prodotti nel disseminare a piene mani zizzania nel nostro contesto politico e sociale, altro non faranno che alimentare gli elementi di uno scontro sociale che al nostro Paese non potrà portare che male. (Applausi del senatore Consiglio).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D’Alì. Ne ha facoltà.

D’ALI’ (FI-PdL XVII). Signor Presidente, veramente in queste ultime ore e in questi ultimi giorni stiamo assistendo a qualcosa di assolutamente mai visto precedentemente. Certo, ormai in questo Senato non si creano più precedenti perché il Senato stesso non esisterà più tra pochi mesi e quindi ci si diverte a massacrare l’istituzione, i Regolamenti e anche le prassi di correttezza. Questa mattina, infatti, ho chiesto al Governo se per caso non ritenesse corretto illustrare le differenze tra il proprio testo e quello che era fino ad ora noto a quest’Aula e sul quale si doveva discutere. Silenzio più assoluto: non ne hanno il coraggio ma forse non ne hanno neanche la capacità perché questo testo è talmente mal scritto che sarebbe difficile anche evidenziarne alcuni aspetti concreti e sostanziali.

Questa legislatura, cari colleghi della maggioranza perché ormai è inutile rivolgersi ad un Governo che si vanta di due anni di demolizione del Paese, purtroppo la ascriverete alla storia di questa Repubblica non come una legislatura riformista ma come legislatura demolitrice. State demolendo le istituzioni, dividendo il Paese. In economia avete demolito il sistema bancario e state dando ulteriori picconate. Dal punto di vista territoriale avete diviso il Paese e state demolendo il Mezzogiorno cui continuate a togliere risorse senza che se ne possa vedere un recupero e non portate avanti alcuna politica di sviluppo veramente innovativo.

Adesso state distruggendo la nostra società perché, vedete, la parte più inquietante di questo disegno di legge non è tanto quella delle cosiddette unioni civili e di come la state regolando, cioè svincolandola, come diceva il senatore Mauro, da ogni obbligo di chi vi partecipa. La parte più inquietante è quella relativa alla contrattualistica delle convivenze. Non mi meraviglio che da ogni passaggio che si fa sempre più emerga la matrice materialista del concetto che hanno le sinistre della regolazione dei rapporti sociali. Siamo infatti arrivati al punto che si va dal notaio. Anzi, mi compiaccio con il Nuovo Centrodestra perché l’unico risultato di cambiamento sostanziale di questa legge che ha ottenuto è che si può andare anche da un avvocato. È evidente che in quel gruppo alberga la lobby degli avvocati che interviene assolutamente ogni qual volta c’è da prendere qualche posizione di vantaggio dal punto di vista professionale. Questa è l’unica vera sostanziale variante.

La tragica verità di questa regolazione contrattuale delle convivenze di fatto è che tutti ormai accederanno sicuramente a questo istituto. Dite di voler difendere il matrimonio ma il matrimonio non esiste più: difendete il nulla perché quando questa legge sarà definitiva, nessuno più accederà all’istituto matrimoniale, a meno che non abbia solo un interesse estetico alla festa collegata spesso a questo avvenimento perché potrà averne tutti i vantaggi senza averne nessun obbligo e avendo una libertà sostanziale che non è data neanche in un contratto di locazione.

Il recesso unilaterale dal contratto di convivenza di fatto, così come ipotizzato da questa normativa, consentirà a chiunque di sfilarsi da questo contratto addirittura senza preavviso; almeno nei contratti di locazione c’è un obbligo di preavviso e c’è un obbligo di mantenimento dell’impegno assunto.

Al confronto di quello che si prevede qua, il famoso e tanto contrastato nel tempo (ormai credo non più) ripudio della religione musulmana diventa un ostacolo difficile da affrontare. Molto più facilmente, qua si va da un notaio o anche da un avvocato (per come sicuramente il Nuovo Centrodestra ha chiesto che si facesse) per fare un contratto e poi, dall’oggi al domani, si può recedere tranquillamente e tutto salta per aria. Questa è la società che ci consegnerete.

Se a questo aggiungiamo tutti gli annessi e connessi di tutte le riforme demolitrici che state portando avanti in ordine alla cittadinanza, in ordine al ricongiungimento familiare, in ordine alla brevità dello stesso scioglimento dei vincoli matrimoniali, noi, tra quindici anni al più tardi (la mia è una previsione ottimistica), avremo una società italiana composta non più da cittadini di origine italiana, perché è chiaro che in questo Paese le leggi hanno anche un loro possibile utilizzo strumentale (e forse in questo Paese purtroppo più che in altri). L’utilizzo strumentale del combinato disposto delle norme sulla contrattualizzazione della convivenza, sulla possibilità delle unioni civili, sul nuovo ius soli che vi apprestate a votare e su tutto ciò che scardina l’assetto sociale del nostro Paese ci porterà a queste conseguenze e porterà in più il caos generale nei rapporti sociali. Altro che adozioni, alle quali si può comunque accedere, perché il richiamo alla legge esistente è assolutamente inequivocabile.

Vi siete arrogati il diritto, non so a quale titolo, di custodire alcuni valori della nostra società, che avete invece tradito ancora una volta, come in altre occasioni avete fatto. La facciata di questa norma, con l’eliminazione del famoso articolo 5 (che però, se leggiamo bene tra i commi, di fatto non è stato completamente eliminato), la facciata che voi sbandierate in giro sarà una facciata che ancora una volta, alla resa dei conti, alla resa della praticabilità e alla resa della possibilità di operare determinate prassi, rivelerà tutta la sua ipocrisia. Questo è quello che state ottenendo: una legge ipocrita.

Sarebbe stato molto più corretto dire, con un solo articolo, che il matrimonio è accessibile anche alle coppie omosessuali. Almeno si sarebbero assunti obblighi e doveri che già sono in capo ai coniugi nella concezione tradizionale del matrimonio. Penso che anche quella parte influente, che oltre le sponde di questo fiume cerca di incidere sulla politica italiana, ancora una volta abbia toppato dal punto di vista della difesa dei suoi valori antichi e sicuramente importanti. Non ci può essere infatti accondiscendenza su questo tipo di stravolgimento della società. Ce ne renderemo conto e ve ne renderete conto presto, quando vi troverete dinanzi un Paese diverso non in meglio, ma diverso certamente in peggio, dal punto di vista dei rapporti sociali, dal punto di vista della tenuta dei rapporti sociali e dal punto di vista della tenuta della nazionalità, per quello che ancora vale e per chi ancora in essa crede. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore De Cristofaro. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Signor Presidente, svolgerò giusto qualche considerazione, in quest’Aula purtroppo abbastanza vuota (non è una novità). Vorrei cominciare dal fatto che, pur comprendendo la propaganda e l’esigenza di usare qualche parolone, trovo davvero un po’ fuori luogo – se posso dire così – il trionfalismo di cui ho avuto modo di leggere in queste ore del Presidente del Consiglio e dello stato maggiore del Governo e del PD rispetto all’epilogo di questa vicenda.

Noi siamo stati per un sacco di anni (trent’anni) tra i Paesi di gran lunga più arretrati su un tema come questo.

Ci tocca anche un ulteriore paradosso, tutto italiano: anche quando questa legge si fa, come accadrà di qui a qualche ora, questa cosa però non accade nella gioia, nella felicità, nella rivendicazione di un risultato ottenuto di tutti quelli che da anni, da decenni, si battono per questo (i militanti, le associazioni, quelli che sono davanti a questo Senato da molte settimane), ma purtroppo nella delusione, nello sconforto, nell’amarezza e, se fossi il Presidente del Consiglio, mi chiederei perché succede tutto questo.

In tre anni di legislatura io non ho mai fatto cenno a quello che sto per dire, anche perché non amo la propaganda, ma una volta tanto voglio dire che sono proprio orgoglioso di militare nell’unico Gruppo e nell’unico partito di questo Paese che su questa vicenda non ha avuto nessuna ambiguità, non ha avuto tentennamenti, e che ha detto, come dimostra ciò che è accaduto, con chiarezza e nettezza che l’approvazione di questa legge era molto più importante di qualunque polemica politica, di qualunque posizionamento e che appunto sarebbe stata cosa giusta e saggia se questo atteggiamento fosse stato di tutti. Naturalmente è una magra consolazione, perché rimane l’amarezza per l’epilogo.

Certo, sarebbe stato bello se l’interesse generale fosse stato messo davanti a quello particolare. Noi abbiamo detto con chiarezza dal primo momento che saremmo stati disponibili a fare tutto per approvare questa legge e devo dire che non mi convincono nemmeno i tanti commenti, che leggo in queste ore e che si sprecano sulla Rete, delle opposte tifoserie che fanno la gara a vedere chi è più responsabile, chi ha più colpe in questa vicenda. Una tifoseria dice che ha sbagliato il Movimento 5 Stelle a non votare il canguro; l’altra risponde che ha sbagliato il Partito Democratico a non seguire la via parlamentare, quasi a cercare un pretesto, a mettere la fiducia al primo intoppo e al primo momento di difficoltà. Scusate davvero se ve lo dice un piccolo partito che conta molto meno di voi (poi cercherò di spiegare i motivi per cui lo faccio), ma, per parafrasare il Presidente del Consiglio, state sereni, è colpa di entrambi allo stesso modo e cercherò di dirvi perché.

Io penso che avete proprio perso un’occasione storica, perché in questo Parlamento c’erano tutte le condizioni, non semplicemente per avere una legge sulle unioni civili, ma per farla fino in fondo; una legge non dimezzata, che poteva guardare finalmente all’interesse generale e che, per esempio, poteva mettere i bambini (di cui abbiamo discusso in quest’Aula) una volta tanto al centro di una legislazione attenta e adeguata, che credo sarebbe servita molto. Hanno invece prevalso i tatticismi, l’ambiguità; forse ha prevalso anche la paura nel leggere qualche sondaggio, il clima che si era determinato in questo Paese. Lo sapete – e lo dico ai due principali schieramenti di questo Paese – che avete rinunciato a fare una battaglia culturale fino in fondo. Questo è il punto secondo me più serio di questa vicenda ed è la ragione della nostra amarezza. Approvare questa legge così è un arretramento rispetto alla possibilità che poteva esserci in quest’Aula, rispetto al tipo di maggioranza che poteva determinarsi in quest’Aula.

Anche la fiducia che è stata posta ha una caratteristica molto particolare: è davvero al tempo stesso una forzatura e un cedimento. Di solito la fiducia o è una cosa o l’altra; invece in questo caso è una forzatura, anche perché mi si deve spiegare – non l’ho ancora capito bene – come si fa nel giro di così poche ore a passare dalla libertà di coscienza alla fiducia, che sono due concetti così diversi tra loro da diventare addirittura opposti. Allo stesso tempo, però, è anche un cedimento, perché il testo che uscirà dalla fiducia che sarà votata stasera è evidentemente più arretrato del disegno di legge così come usciva dalla Commissione e così come lo avevamo cominciato a discutere.

Vorrei però dire quello che penso rispetto all’epilogo che si è determinato in quest’Aula in tutti questi giorni e in queste ore.

Quei giorni difficili che abbiamo vissuto, il no del Movimento 5 Stelle al canguro, poi la scelta del Partito Democratico di ricorrere alla fiducia, sono, appunto, l’ultimo atto di questo elemento di responsabilità che vi contesto.

Penso che l’errore vero in questa vicenda sia stato quello di non alzare una diga, uno sbarramento. Noi abbiamo subito in tutti questi mesi un fuoco messo in campo in particolare dalle forze di destra in diverse manifestazioni. Purtroppo nel nostro Paese abbiamo anche questa particolarità, quella di avere le destre di gran lunga più arretrate del mondo su un tema come questo (ma ci tocca) e quando, per l’appunto, quelle forze politiche hanno costruito del tutto strumentalmente un racconto che non aveva alcuna attinenza con la realtà, confondendo argomenti diversi tra loro, ebbene voi avreste dovuto alzare un muro: voi, i principali partiti di questo Paese, che avreste dovuto avere la forza e la massa critica sufficiente per resistere a questo racconto strumentale. Invece, purtroppo, questo muro non l’avete alzato.

Avreste dovuto farlo, per esempio, quando si è cominciata ad inserire la clamorosa strumentalizzazione che confondeva adozioni e maternità surrogata, facendo diventare un ragionamento serissimo un unico calderone; avreste dovuto alzare un muro quando veniva fatto credere strumentalmente al Paese che si stava modificando la legge n. 40; avreste dovuto alzare un muro quando, per esempio, si raccontava in maniera falsa e strumentale che le coppie gay avrebbero potuto accedere alle adozioni e alla maternità surrogata in qualunque parte del mondo, anche nei Paesi del Sud del mondo, approfittando della povertà, quando è noto che possono farlo soltanto in Canada e negli Stati Uniti e comunque sono il 5 per cento del totale. (Commenti del senatore Giovanardi).

PRESIDENTE. Senatore De Cristofaro, dovrebbe concludere il suo intervento.

DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Sto finendo Presidente, lo capisco che la verità qualche volta brucia.

GIOVANARDI (GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL)). Bugiardo!

PRESIDENTE. No, ha avuto già due minuti in più del tempo che il suo Gruppo le ha assegnato. Non è la verità che brucia. È in extratime già da due minuti.

DE CRISTOFARO. Mi lasci concludere, Presidente.

Ebbene, credo che dinanzi a questo racconto fantasioso e strumentale la responsabilità vostra sia stata tutta qui e forse avete avuto paura di perdere qualche voto. Addirittura abbiamo sentito parlare, proprio per la difficoltà e la paura di questi elementi, dell’ipotesi di alzare le pene per chi ricorre alla maternità surrogata. Insomma avete contribuito a creare una grande confusione.

Le sconfitta delle ultime ore è l’epilogo che c’è stato in Aula: l’errore gigantesco del Movimento 5 Stelle di non votare l’altro giorno assieme al resto dell’Aula e l’errore gigantesco del Governo di mettere la fiducia nascono da questa paura, da questo elemento. Viene il dubbio, chissà, che qualcuno sperasse che questa roba potesse accadere nel segreto dell’urna e che, invece dello stralcio dell’articolo 5, potesse esservi la bocciatura dell’articolo 5, magari a voto segreto e, appunto, potendosi rinfacciare la responsabilità. Questo però non è successo e almeno bisognerà metterci la faccia.

Credo che sia un peccato, perché questo Parlamento una volta tanto aveva tutta la possibilità di costruire una legge che vorrebbe potuto rappresentare veramente un elemento di svolta, fino in fondo, in questo Paese. (Applausi dal Gruppo Misto).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Puglia. Ne ha facoltà.

PUGLIA (M5S). Signor Presidente, siamo giunti all’atto finale di questo provvedimento e possiamo dire che il Partito Democratico vota le unioni civili con Alfano e Verdini e che Alfano vota le unioni civili con la sinistra; non dico Verdini perché è un fatto normale e non sollecita alcuna riflessione.

Signor Presidente, voglio parlare di metodo. Ho sentito la collega Cirinnà, che era la firmataria dell’estinto disegno di legge (perché il disegno di legge è ormai governativo, parliamoci chiaramente), che qualche settimana fa diceva: «Io mi dimetto nel momento in cui nel provvedimento viene tolto l’articolo 5, la stepchild adoption. Mi dimetto!». Adesso l’articolo 5 non c’è, la stepchild adoption non c’è e la senatrice Cirinnà esulta con Alfano. (Applausi dei senatori Cappelletti e Rizzotti).

Alfano, da parte sua, aveva detto no, assolutamente, a questo provvedimento. Ora, con l’accordo fatto, dichiara: «Grande risultato».

Signor Presidente, io veramente a volte mi sento un po’ spaesato. Anche la settimana scorsa ho visto tutto e il contrario di tutto; ho visto un partito, il PD, che è sempre tutto e il contrario di tutto, che alla stampa diceva: «Bisogna votare il disegno di legge Cirinnà» e poi in Aula non ha voluto votare. Mi sono domandato: ma come è possibile? Se ho capito qualcosa, nel momento in cui uno vuole votare un provvedimento, all’atto in cui si decide se rimandare o meno, dice: no, non voglio rimandare, voglio votare. E invece no, ha rimandato. Anche in questo caso, ancora una volta, rimango spiazzato.

Ma chi sta al di fuori, ovviamente, non riesce bene a capire i giochini, anche perché c’è la stampa che trasforma tutto. In realtà, infatti, l’obiettivo alla fine era proprio che doveva – doveva! – accordarsi con il fidato Alfano e trasformare il disegno di legge Cirinnà in un disegno di legge “Alfanà”.

La stampa. Io veramente, quando ci penso, mi arrabbio, ovviamente dentro di me. Voglio portare un esempio di mala informazione. C’era la foto del collega Airola che veniva abbracciato dal collega Castaldi (Movimento 5 Stelle l’uno e l’altro), mentre la stampa lo trasformava con «L’abbraccio di Calderoli ad Airola. Ecco il complotto del Movimento 5 Stelle con la Lega». Vergognatevi! (Applausi della senatrice Mangili). Era l’abbraccio di Castaldi che stava vicino al suo collega di Movimento: Castaldi e Airola.

Il Movimento 5 Stelle ha presentato zero emendamenti e chi sta in quest’Aula sa bene il significato, sa bene cosa vuol dire questa azione: vuol dire che il provvedimento ci stava bene così. È vero, c’era qualcuno che non lo avrebbe votato nel Movimento 5 Stelle: sono io, ma ero da solo, quindi i voti c’erano. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Rizzotti).

E allora perché la stampa, che conosce bene il funzionamento del Parlamento, non ha dato risalto al Movimento 5 Stelle, quando ha presentato zero emendamenti? Perché non ha dato risalto a questa particolarità? Invece no. Tuonava: «Dietrofront del Movimento 5 Stelle». Ma di cosa? Su cosa? Sul canguro? Ma non si è votato. Il canguro non si è votato. Inoltre, il famoso canguro, il Movimento 5 Stelle non lo voleva e sappiamo benissimo perché. Non è che non lo voleva improvvisamente: non lo voleva qualche anno fa, non lo voleva qualche mese fa e non lo voleva neanche adesso. Si chiama coerenza. Coerenza, questa parola strana in quest’Aula. Anche la stampa probabilmente dovrebbe ricordarsela. (Applausi dal Gruppo M5S. Richiami del Presidente).

Alla fine il Senato avrebbe dichiarato il canguro non votabile perché inammissibile. Non il Movimento 5 Stelle, ma il Senato della Repubblica.

Presidente, vorrei ricordare che le leggi si fanno in Parlamento perché il Parlamento è il rappresentante del popolo, perché la sovranità appartiene al popolo. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Panizza. Ne ha facoltà.

PANIZZA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, durante la discussione generale avevo detto come non mi piaceva la qualità del dibattito scatenatosi in quest’Aula, come nel Paese. Tutto aveva assunto i contorni dello scontro tra tifoserie: le une sorde verso le ragioni delle altre. Avevo sottolineato come, da moderato in politica e per carattere, speravo in un dibattito più alto, in un confronto vero, e invece ci eravamo ritrovati con inviti categorici al rispetto della Costituzione, da una parte e dall’altra, tra chi issava in una curva la bandiera dell’articolo 2 e chi nell’altra quella dell’articolo 29. Sempre in quella sede avevo ribadito come sentivo importante il conforto di un altro articolo della nostra Costituzione, quello della libertà di mandato dei parlamentari, che mi impediva di accettare il testo nella versione originale.

In queste settimane io e altri colleghi del mio Gruppo, con tanti altri esponenti della maggioranza, abbiamo portato avanti una battaglia a viso aperto, senza paura e forti delle nostre ragioni. Non siamo saliti sulle barricate, non ci siamo prestati a letture di carattere ideologico, ma abbiamo sempre provato a confrontarci nel merito della questione, provando sempre a rimanere sui binari del buonsenso E il buonsenso mi diceva e mi dice che la norma sulle adozioni, così come era stata formulata, poteva tramutarsi nel cavallo di Troia per introdurre la maternità surrogata. Un tema – ci tengo a ribadirlo – che non riguarda solo le coppie dello stesso sesso, ma anche e soprattutto gli eterosessuali. Per questo ben venga adesso, come annunciato dal presidente Zanda, un provvedimento di riordino sulla disciplina delle adozioni. Un tema che, come abbiamo visto in queste settimane, ha profonde e complesse implicazioni etiche e giuridiche, scollegate dalle unioni civili.

Credo e spero che il Parlamento saprà ritrovare la serenità necessaria per affrontare un tema di tale complessità, che merita di avere come punto di prospettiva quello dei minori, dei loro diritti e delle loro tutele, e con il quale si deve chiedere un impegno grande anche di carattere culturale per contrastare la pratica della maternità surrogata, estendendo la punibilità del reato anche quando è stato commesso all’estero. Non posso, allora, che salutare positivamente il maxiemendamento.

Il Governo, al di là delle ragioni che l’hanno spinto a intervenire, ha costruito un testo equilibrato, che riconosce i diritti di tutte le coppie, facendo superare al nostro Paese il ritardo per il quale è stato oggetto di condanna al livello europeo. Dispiace solo il modo con cui si è arrivati a tutto questo.

Bisognava cercare sin dal primo momento una sintesi all’interno della maggioranza, sapendo che le voci che si levavano dal suo interno contro la norma sulle adozioni non erano un atto di posizionamento politico ma davano voce al sentimento che via via diveniva maggioritario nell’opinione pubblica: l’idea, cioè, che i diritti non potevano più essere rimandati, ma che era pericoloso confonderli con temi che hanno una rilevanza etica enorme, che non riguardano solo le coppie dello stesso sesso. L’importante comunque – come si dice in questi casi – è l’approdo, a prescindere dalla tortuosità del viaggio.

Mi sia consentita, infine, una considerazione politica. Ricorrere al soccorso del Movimento 5 Stelle avrebbe costituito un precedente pericoloso e una frattura con le forze politiche moderate, che lealmente e responsabilmente garantiscono la governabilità. L’aver riportato nell’alveo della maggioranza il provvedimento è stato un fatto positivo non solo per il testo che ne è scaturito ma anche perché si è rafforzata tutta la coalizione che sostiene il Governo. Questo è per me un fatto molto importante.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Rivolgo il saluto dell’Assemblea a studenti e docenti dell’Istituto di istruzione superiore «Arimondi-Eula» di Savigliano, in provincia di Cuneo, che stanno seguendo i nostri lavori. Benvenuti al Senato. (Applausi).

Ripresa della discussione dei disegni di legge nn.
2081 , 14 , 197 , 239 , 314 , 909 , 1211 , 1231 , 1316 , 1360 , 1745 , 1763 , 2069 e 2084
e della questione di fiducia (ore 11,26)

Un pensiero su “Senato, Bencini (IDV) “Come dice Bersani, lo sa anche un bambino” ….

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...