Le unioni civili quanto ci costano

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Quello sulle unioni civili è ormai l’arghomento del giorno. Il Ddl Cirinnà vorrebbe risistemarne la ormai evidenza sociale. Al di là del fatto che le unioni civili aumentano di anno in anno la loro incidenza civile.

Nella terminologia ‘unioni civili’ attualmente in Italia rientrano una grande varietà di casistiche di convivenza in coppia: si va dalle coppie di fatto che possono essere anche eterosessuali alle unioni di omosessuali che tendono a formare legame duraturo.

In questa ampia casistica si sviluppano tutta una serie di diritti e doveri che non sono contemplati compiutamente in nessuna legislazione mondiale in quanto ogni evento di diritto che eventualmente possa svilupparsi aderisce al 90% alla normativa esistente.

 Nell’Unione europea il quadro relativo alla legislazione sulle convivenze è oggi molto variegato: alcuni paesi riconoscono la partnership o coabitazione registrata che garantisce diritti e doveri a coppie etero o omosessuali e la parità piena tra uomo e donna e questi diritti possono essere completamente simili a quelli delle coppie sposate, mediamente simili o totalmente assenti, altri paesi come l’Olanda hanno allargato il matrimonio a tutti i tipi di coppie:  è il caso della Geregistreerd Partnerschap. In Francia si chiama PACS (Patto Civile di Solidarietà).

Secondo dati recenti, a regime in Italia il numero delle unioni civili tra persone dello stesso sesso non dovrebbero essere più di 67 mila. Il numero è ricavato da una comparazione con quanto accaduto in Germania – legge a cui il ddl Cirinnà si ispira – e dove, appunto, il numero di coppie che ha beneficiato della legge, secondo un censimento del 2011, è stato quello.

Recentemente la statistica è stata pubblicata su Libero dove si leggeva che sempre paragonandosi a quanto accaduto in Germania, i ragionieri dello Stato italiano stimano che solo il 35 per cento di quelle coppie (23.450) avrebbe il coniuge a carico con relativa possibilità di detrazione fiscale, «e il costo per lo Stato italiano – ha scritto Bechis – salirebbe progressivamente dai 3,2 milioni di euro del 2016 (considerato primo anno di applicazione della normativa), ai 16 milioni di euro a regime previsti nel 2025».
A queste cifre va poi aggiunto l’assegno al nucleo familiare che però, scrive il vicedirettore di Libero, riguarderebbe pochissimi casi «con un costo iniziale di 400 mila euro che a regime salirebbero a 600 mila euro annui».
C’è infine la questione della pensione di reversibilità che verrebbe a costare «non più di 6,1 milioni di euro». Insomma, è la conclusione, secondo la Ragioneria generale dello Stato i costi delle unioni civili non sarebbero eccessivi per le casse pubbliche e ampiamente sostenibili.

 Il problema, avverte Bechis, scatta però se non consideriamo realistica la cifra di partenza. Il servizio Bilancio del Senato, ad esempio, è convinto che le unioni civili sarebbero molte più delle 67 mila previste dalla Ragioneria. In questo caso, anche i costi per lo Stato lieviterebbero. Il servizio Bilancio del Senato non capisce perché l’Italia oggi dovrebbe avere lo stesso risultato della Germania di 5 anni fa solo per qualche «analogia nella regolamentazione». E ricorda che «l’Istat, in una rilevazione riferita alla popolazione omosessuale nella società italiana nell’anno 2011, ha evidenziato che circa un milione di persone si è dichiarato omosessuale o bisessuale» e, avendo registrato solo le risposte di chi è stato d’accordo nel dichiararsi, in realtà potrebbero essere in quella condizione 3 milioni di italiani.

Leggi di Più: Quanto ci verrebbero a costare le unioni civili? | Tempi.it

I paesi europei che non hanno mai approvato una legge a riguardo sono : Albania, Bulgaria, Bielorussia, Bosnia ed Erzegovina, Italia, Lettonia, Lituania, Moldavia, Monaco, Montenegro, Polonia, Macedonia, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Turchia, Ucraina, Città del Vaticano.

E’ singolare notare come i paesi mancanti di legislazione sono paesi a forte crisi economica o forte caratterizzazione religiosa oppure a forte indirizzo comunista.

L’Ilga (International lesbian, gay, bisexual, trans and intersex association) ogni anno pubblica una classifica relativa ai diritti delle persone Lgbt in Europa. Nel 2015 su 49 paesi l’Italia è al 34º posto ed al 22% come rispetto dei diritti umani delle persone lgbt. Le associazioni omosessuali formano delle lobbies molto potenti.

Detto questo c’è da sottolineare, senza entrare nel merito dell’opportunità o meno, le parole della Presidente della Camera Boldrini: “se un partner muore, l’altro ha il dovere di accudire il figlio di questi e allore perchè non trasformare questo dovere in un diritto”

Sono parole bellissime ma che a mio parere non prevedono compiutamente tutto lo scenario che sottendono.

I bambini figli di chi poi convive in coppia omosessuale, sono stati, alla nascita figli di coppia eterosessuale, se la/il bimba/o è passato a vivere con la coppia omosessuale, si potrebbe fare il passaggio di potestà e comunque in questo caso se il/la bimbo/a non ha altri che ne rivendicano la genitorialità si potrebbe prevedere l’adozione. Ma, sempre secondo me, solo in questo caso perchè in tutti gli altri casi il/la bimbo/a risulterebbe figlio di due padri o due madri, in poche parole perderebbe l’identità e non si saprebbe come è nato il/la bimbo/a e qui entriamo in un problema identitario di non poco conto con le relative problematiche delle certificazioni di qualunque senso.

Tutto ciò fino a quando il/la bimbo/a non compie 18 anni, a quel punto è individuo di diritti a sè e potrebbe incorrere in grossi problemi.

Sulle eredità, assistenza, potestà, genitorialità mi sembra che le normative esistano e si potrebbero creare dei suggelli per le coppie di fatto e/o omosessuali.

Insomma per brevità in questa sede mi sembra che la legge debba esserci quale esnsione dei diritti e doveri anche al  registro delle unioni civili, ma che sui bimbi – e fino al 18^ anno di età, le cose dovrebbero essere ben ponderate.

Chi ha soldi, come Michel Jakson, o Elton John, in virtù di una ‘vita facilitata’ da alcuni indiscutibili privilegi, può anche ‘osare’ perchè un domani non dovrebbero mettere a rischio il futuro dei figli ma per chi non ha tanti miliardi di salvaguardia il problema si pone. Ad esempio mettiamo che un bimbo/a, figlio/a di coppia normale si trovi ad essere adottato/a da coppia omosessuale, perdendo l’identità d’origine e mettiamo che il primo genitore diventi ricchissimo/a, quel bimbo/a un domani potrebbe rivolgersi all’attuale genitore chiedendogli del perchè gli ha fatto predere un’opportunità più ampia di benessere.

Quindi secondo me sulle adozioni, da sempre, e per qualunque tipo di coppia, bisognerebbe trovare la soluzione di salvaguardare l’interesse del più debole e non fortemente rappresentato come il/la figlio/a. Come diceva la Meloni stamane in una intervista a Rai News: ‘gli omosessuali possono organizzarsi in comitati e scendere in piazza, ma i bambini chi li rappresenta?’

L’Italia è un paese ‘pedagogista’ per antonomasia, abbiamo avuti il ‘fior fiore’ dei pedagoghi, perchè adesso vogliamo cancellare anche la storia?

Io il ddl Cirinnà prometto lo leggerò ma già so che sulle adozioni sarò fortemente perplessa ma ripeto, alcuni casi che si possono contemplare forse mi troverebbero d’accordo

 

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