Bonaccini: con meno Sud ci sarà anche meno Nord

 

 

 

“Se il Mezzogiorno non arriva galoppando l’Italia non ce la farà. C’è chi crede, anche dalle mie parti, che con meno Sud ci sarà più Nord, ma in realtà con meno Sud ci sarà anche meno Nord”. Così il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, nel corso del suo intervento al convegno ‘Connettere l’Adriatico’, organizzato dalla Regione Abruzzo a Pescara.
“Abbiamo due strade parallele che si devono incrociare: il progetto in sé e il ruolo delle Regioni”, ha spiegato poi il presidente Bonaccini, a proposito del progetto della estensione dei corridoi nella Macroregione Adriatico-Ionica, nel corso del suo intervento. “Noi – ha aggiunto – abbiamo l’occasione e l’opportunità di provare, insieme al Paese e in Europa, ad alzare la voce.
Sul fatto che il “il sud resti una priorità” si dice convinto anche Dario Scannapieco, Vicepresidente della BEI (Banca Europea degli investimenti) e “non ci possiamo nascondere che c’è una carenza degli investimenti da parte delle imprese del Mezzogiorno. Il Sud è nel dna della Bei e c’è nel Mezzogiorno un potenziale che va sfruttato. Ci sono poche medie/grandi imprese e c’è la necessità di sviluppare le infrastrutture. Bisogna seminare”.
Nel 2015 un forte impulso della Bei è stato dato alla collaborazione con l’azionista ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) e gli altri organi centrali dello Stato per ottimizzare l’intervento della Bei in Italia tramite operazioni di finanziamento a programmi governativi innovativi. In particolare, l’anno scorso, ricorda Scannapieco, c’è stato il prestito (950 mln di euro) per l’ammodernamento delle linee ferroviarie nazionali e locali a Rfi, in buona parte nel mezzogiorno; c’è stato il prestito di 300 mln (piano Juncker) a Trenitalia per l’acquisto di nuovi treni; l’accordo quadro con il Governo e il Miur per il Piano Scuole (905 mln), il prestito all’Anas nell’ambito dell’ammodernamento della rete stradale (300 mln).
La Bei, spiega ancora Scannapieco, “continuerà a realizzare investimenti nell’ambito del piano Juncker ma anche al di fuori”. Perché, rileva, “il vero tema è il rilancio degli investimenti”. Il piano “rappresenta solo una parte degli investimenti della banca e grazie ad un fondo di garanzia di 21 mld, l’Efsi, ci possiamo permettere di fare interventi più rischiosi per arrivare, in tre anni, in Europa a sviluppare i 315 miliardi di investimenti”. Attualmente, osserva, “il 35% delle operazioni approvate del nuovo piano Juncker sono in Italia. Siamo partiti bene”. In Italia nel 2015 le operazioni Bei con garanzia Efsi sono state di 1,334 mld di euro che hanno generato investimenti per 7,017 mld.
Grazie all’applicazione per la prima volta di Jaspers, rileva il vicepresidente della Bei, in Italia è stato recuperato un miliardo di fondi strutturali della programmazione 2007-13 per la realizzazione di 8 grandi progetti nel settore trasporti.
Per Scannapieco, in Italia, è necessario “una maggiore centralizzazione e un miglior coordinamento sul modello di quello che stato fatto con il Piano Scuole” e “serve migliorare le competenze tecniche sia a livello centrale che locale. Lo Stato deve essere capace di prendere gli elementi migliori per la propria amministrazione”. Inoltre bisogna “migliorare l’efficienza della giustizia e delle amministrazioni”.
Il 2016, sottolinea ancora il vicepresidente della Bei, “penso che potrà essere un anno interessante” e “stiamo lavorando con il Governo e con il Cdp per dare un impulso al venture capital”. L’idea per il 2016 è quella “di lanciare nuovi strumenti per attivare nuovi investimenti” e continuare “a rafforzare la collaborazione con gli enti locali per non sprecare i fondi strutturali e per avere progetti realizzati bene”.
La programmazione 2014-20 dovrebbe dare un forte contributo al superamento del divario territoriale che caratterizza il nostro Paese.
Ci sono i fondi regionali, che assicureranno altri 2,4 miliardi ai trasporti in Italia nell’ambito dell’Agenda 2014-2020. C’e’ il piano Juncker, con il suo fondo strategico per gli investimenti, il Feis. E ci sono le risorse dedicate dal budget Ue alle reti Ten-t. E’ proprio dall’integrazione di tutte queste linee di finanziamento, che saranno disponibili nei prossimi anni, che si giocherà la partita dell’Italia sulle risorse dedicate alle infrastrutture e alle reti.
In totale, ci saranno sul piatto oltre 3,5 miliardi di euro, da distribuire in maniera organica. E questa e’ la prima sfida. Ma non e’ la sola: la seconda e’ legata al completamento del vecchio Pon 2007-2013, tra i tasselli della precedente programmazione che hanno sofferto di più. E per superare il gap infrastrutturale italiano un ruolo importante verrà giocato sicuramente dai fondi europei di sviluppo regionale.
Complessivamente gli investimenti del Fesr per le infrastrutture di trasporto in Italia raggiungeranno più di 2,4 miliardi nel 2014-2020, che salgono a oltre tre miliardi se calcoliamo anche il cofinanziamento nazionale. Attenzione particolarmente alta è puntata su quello che è l’eterno problema del divario infrastrutturale tra il Mezzogiorno e il resto d’Italia.
Nel periodo 2014-2020 le risorse del programma nazionale e quelle dei suoi equivalenti regionali per il Sud, infatti, si equivalgono: oltre 1,8 miliardi il primo e quasi 1,7 miliardi i secondi. in Basilicata (67 milioni), Puglia (462 milioni), Calabria (223 milioni), Campania (223 milioni) e Sicilia (683 milioni).
E’ stata, inoltre, fatta una scelta innovativa: le risorse sono state appostate su progetti in grado di garantire da subito buoni livelli di spesa, per evitare i problemi della programmazione 2007-2013. Quindi progetti ‘maturi’ e con un livello di qualita’ molto elevato. Rileggendo i numeri dei fondi nazionali e regionali secondo un criterio di tipologia delle infrastrutture, si scoprono altre cose molto interessanti. Il grosso delle risorse comunitarie dedicate al Mezzogiorno, tra Pon e Por, sara’ impiegato per le ferrovie: 1,4 miliardi di euro, il 56% del totale (soprattutto sulle linee Napoli-Bari e Palermo-Messina- Catania).
Altro dato molto rilevante è che al secondo posto ci siano i porti: 480 milioni, pari al 20 per cento (con potenziamenti in particolare dei porti di Gioia Tauro, Taranto, sistema Napoli-Salerno e Augusta).
Si articola così la cura voluta dal ministro Graziano Delrio.
Ai trasporti intermodali, quelli che integrano diversi mezzi, andra’ l’11%, equivalente a 281 milioni di euro.
Ai sistemi di trasporto intelligente vanno 181 milioni, il 7% del totale.
Per le strade ci sarà appena il 6% delle risorse, pari a 136 milioni di euro. Una grande novita’ rispetto al passato.
La combinazione di misure, però, non finisce qui.
Sul tavolo di questa programmazione c’è, per la prima volta, anche il piano Juncker, che punta a raccogliere investimenti privati utilizzando la leva delle garanzie comunitarie.
Senza dimenticare i progetti finanziati dal budget dedicato dall’Ue alle Reti Ten-t, che può avere un grande peso per l’Italia. Finora dei 333,4 milioni messi a disposizione dal Ten-T abbiamo saputo usufruire solo di 107,1 milioni, lasciando in sospeso progetti centrali (tunnel del Brennero, Torino-Lione, alta velocità Roma-Napoli, ammodernamento della stazione di Brescia, etc.).

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