E parliamone: il Trattato sul Partenariato transatlantico e la ricchezza delle famiglie italiane

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La seconda tappa del confronto sul Partenariato Transatlantico, commercio e investimenti tra Europa e Usa,  organizzato dall’associazione Italiacamp, si è svolta a Napoli, nella splendida cornice della sede di via Partenope dell’Università napoletana Federico II, difronte al mare, tra i cui scogli emerge maestoso e massiccio, Castel dell’Ovo

“TTIPXTE? Parliamone”, è stato il titolo del convegno.

“Nel luglio 2013 si è svolta a Washington la prima sessione negoziale per la conclusione di un grande accordo di libero scambio economico Usa ‐ UE: il Partenariato transatlantico su commercio ed investimenti ( Transatlantic Trade and Investment Partnership , TTIP). La TTIP si presenta come un accordo di ampia portata che abbraccia la questione delle barriere non tariffarie al commercio di beni e servizi nel mondo,  l’accesso alle commesse pubbliche, la definizione di nuovi e più ambiziosi standard in alcuni settori industriali e gli investimenti. In base ad alcune stime, la felice conclusione della TTIP porta a ricadute estremamente positive su occupazione e crescita da entrambe le sponde dell’Atlantico. La Commissione europea ritiene che di qui al 2027 il PIL dell’UE beneficerà di un aumento annuo medio dello 0,4%, e quello americano dello 0,5%. Altre stime parlano di elevati aumenti del PIL pro capite ( quasi il 5% in più per l’Italia).
Inoltre, grazie al TTIP, Usa ed UE recupereranno produttività sul piano della definizione degli standard e delle regole del commercio internazionale”.
L’accordo, relativo al TTIP, fu sottoscritto il 5 ottobre scorso, attorno ad alcuni capisaldi: apertura dei mercati agroalimentari, in particolare di Canada e Giappone, che hanno accettato in extremis una riduzione delle barriere all’ingresso di derivati del latte esteri, e  norme più severe sui brevetti a vantaggio di società farmaceutiche e tecnologiche. Quell’accordo si chiama TPP – Trattato di Partenariato del Pacifico. I Paesi membri del Tpp sono Stati Uniti, Giappone, Australia, Brunei, Canada, Cile, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.
Non tutti sanno che, in base a questo Trattato, TPP,  il brevetto potrebbe essere una modalità per agirare, in molti settori mercantilistici, il problema della tracciabilità ed originalità del prodotto. I Paesi membri del Tpp sono Stati Uniti, Giappone, Australia, Brunei, Canada, Cile, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.

A quel punto l’attenzione è stata rivolta all’altro progetto di grande accordo commerciale: il Patto transatlantico con l’Europa, il Ttip,  Transatlantic Trade and Investment Partnership, i cui negoziati sono altrettanto complicati, sono in corso dal 2013 ed di cui si è parlato al Convegno napoletano, grazie alla Associazione Italia Camp.

Ma questo progetto TTIP  potrà incidere molto sulla economia e salute delle famiglie italiane, sulla difesa dei marchi originali e sulla commercializzazione dei prodotti ‘autentici’ per salubritià e tipicità, compresi i prodotti farmaceutici.  E sulle economie mondiali.

Dal punto di vista strategico, forgia una nuova alleanza per contenere la crescente influenza economica nella regione della Cina, che è rimasta esclusa dal negoziato ed è impegnata a creare un proprio patto economico asiatico.
L’economia è ormai al centro di tutti gli argomenti di cronaca, compresa la COP21.
La ricchezza delle famiglie mondiali, il mantenimento degli standar di vita, la possibilità di ampliare a fasce sempre più numerose di popolazione l’accesso a salute e diritti, è lo scenario di fondo della definizione e discussione di questi Trattati internazionali.
L’Italia è al centro di questi dibattiti, in quanto, più dell’Oriente, è culla di civiltà e eticità
L’Italia dovrebbe essere in primo piano su questi dibattiti per ‘responsabilità propria’
La cosa fondamentale sarebbe riuscire a implementare l’osservanza delle libertà, ma soprattutto diritti umani. Essi dovrebbero essere uguali per tutti, salvaguardando gli stili di vita, le possibilità ed opportunità differenti in ogni paese.
Difficile far comprendere e compenetrare etnie diverse, più semplice fissare bene i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
5Al Convegno di Napoli hanno partecipato anche studenti e professori del Pansini. Si è svolto su Tavoli tematici ed ha visto una vivace partecipazione dei ragazzi interessatissimi all’argomento.
Ogni tavolo ha poi stilato due domande finali che sono state rivolte ai Parlamentari europei che hanno concluso l’incontro.
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Scandalo su Bruxelles: ha scritto Exxon i testi del TTIP?
Se confermati tutti i sospetti, uno scandalo di portata continentale ha appena investito i più alti livelli di governo dell’Unione europea. Uno scoop del Guardian rivela che la Commissione avrebbe concesso ad Exxon l’accesso a documenti riservati riguardanti il TTIP, il gigantesco accordo commerciale USA-Ue. Testi che l’opinione pubblica è impossibilitata conoscere, per via delle procedure non trasparenti previste dal negoziato. Non è così per le multinazionali del fossile, secondo le e-mail ottenute dalla testata londinese, che mostrano una volta di più come uno dei nodi cruciali da sciogliere per chiudere il partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti sia proprio quello dell’energia. L’Unione europea ha fatto pressioni sugli Stati Uniti sin dal 2013 per aggiungere un capitolo dedicato al futuro TTIP, preoccupata degli impatti della crisi ucraina sulla sicurezza energetica. Lo dimostrano i testi trapelati in più di un’occasione. Bruxelles chiede a Washington di aprire le condotte del gas  da scisti ricavato con il fracking, nonché di levare il bando all’export di petrolio greggio che gli USA hanno stabilito negli anni ’70. L’esecutivo europeo sembra disposto a tutto per una trasfusione di combustibili fossili: anche a concedere alle aziende più inquinanti l’ingresso alle segrete stanze del negoziato. Perfino, forse, a far scrivere direttamente ai loro esperti i testi legali di un trattato con ricadute su ogni aspetto della vita di 800 milioni di persone.     Il Guardian riporta, infatti, che i funzionari europei hanno chiesto «input concreti» da parte dei raffinatori di petrolio per redigere il capitolo energia del TTIP, con la raccomandazione di facilitare le importazioni di petrolio e gas. Secondo gli esperti del settore, però, costruire le infrastrutture necessarie per mettere gli Stati Uniti in condizione di esportare costerebbe 100 miliardi di dollari. Con quella stessa cifra, fa sapere la Fondazione europea per le energie rinnovabili, si potrebbero costruire 12 milioni di turbine eoliche. Un nuovo rapporto di Transport & Environment mostra che il tentativo ri rendere l’energia fossile più economica con il TTIP porterebbe ad una crescita dei consumi e parallelamente all’aumento delle emissioni, cui si vanno a sommare quelle del trasporto oltreoceano, danneggiando lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Inoltre, verrebbero messi in crisi gli obiettivi 2030 del Pacchetto clima-energia approvato dall’Ue.     Secondo le organizzazioni che difendono l’ambiente e la società civile, le e-mail ottenute dal Guardian mostrano un rapporto straordinario e sconvolgente tra l’Unione europea e l’industria dei combustibili fossili. La Campagna Stop TTIP Italia affida il suo commento ad un comunicato:
«La presunta riservatezza dei documenti, spacciata dalla Commissione Europea come un male necessario per tutelare le strategie negoziali, in realtà altro non era che un modo per mantenere spazi privilegiati di interazione con gli interessi delle grandi aziende, lontano da occhi indiscreti».
Anche Business Europe, la “Confindustria europea”, ha offerto la costituzione di «punti di contatto» al Dipartimento per l’energia USA, con l’intenzione di fluidificare la trattativa. «Con in corso la COP 21 – notano gli attivisti – queste ulteriori rivelazioni mostrano quanto sia insostenibile la posizione della Commmissione europea nel suo tentativo di giustificare un negoziato inaccettabile».
Exxon è sotto inchiesta del Procuratore generale di New York per aver nascosto i rischi del cambiamento climatico ai suoi azionisti, finanziando ricerche volte a negare il reale impatto del fenomeno sul suo business.

 

 

 

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