‘La Conferenza sul Clima di Parigi: implicazioni per l’Italia e l’Unione Europea’ . Bersani : “Chi è il guardiano della terra?”

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Si è svolto il 19 novembre 2015, il seminario organizzato dal Nens, il centro studi di Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani, dal titolo ‘La Conferenza sul Clima di Parigi: implicazioni per l’Italia e l’Unione Europea’ 

Sono intervenuti: Tullio Fanelli (vice direttore generale Enea), Vincenzo Visco (presidente di NENS), Carlo Carraro (professore ordinario di Econometria e di Economia Ambientale dell’Università Ca’ Foscari Venezia), Francesco La Camera (funzionario del Ministero dell’ Ambiente), Luigi De Paoli (professore di Economia delle fonti di energia all’Università Bocconi), Pier Luigi Bersani (deputato, Partito Democratico), Claudio De Vincenti (sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Partito Democratico), Edo Ronchi (presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile), Andrea Bianchi (direttore delle Politiche Industriali della Confindustria), Gian Luca Galletti (ministro dell’Ambiente e del Territorio e del Mare, Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro), Chicco Testa (presidente di Assoelettrica), Ruggero Paladini .

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Ambiente, Carbone, Cina, Clima, Concorrenza, Consumatori, Consumi, Economia, Enea, Fisco, Governo, Industria, Inquinamento, Mercato, Ministeri, Parigi, Tasse, Ue.

Ma soprattutto si è parlato di emissioni e di possibilità economiche per combattere l’eccesso di emissioni dannose per l’ecosistema. In definitiva si è trattato di un appuntamento che ha voluto essere l’occasione per un confronto con i soggetti politici chiamati a definire la posizione dell’Italia in vista di COP21 – la Conferenza di Parigi sulle tematiche ambientali che si svolgerà il prossimo 30 novembre –  ma anche con gli operatori economici su cui impattano maggiormente le conseguenze della lotta ai cambiamenti climatici.

Fanelli, ha parlato per primo ed ha subito centrato il punto sulla Carbon Tax.

Rispetto agli accadimenti recenti degli atti violenti terroristici, Fanelli ha sostenuto la tesi che certamente saranno un argomento aggiuntivo, ma la Conferenza non dovrà mancare l’obiettivo di ‘raggiungere conclusioni comuni’ sulle problematiche ambientali.

E’ Naturalmente l’auspicio di tutti che questa conferenza sia un grande successo sappiamo che il Governo italiano fortemente impegnato su questo. Però credo che siamo anche tutti consapevoli del fatto che Parigi sarà in ogni caso solo un punto di partenza. Perché il percorso verso davvero una mitigazione delle missioni che sia in grado di contrastare gli effetti è un percorso che ancora richiede strumenti nuovi, complessi e richiede soprattutto un cambiamento  generale dei modi di produrre e di utilizzare l’energia. Questi cambiamenti a loro volta richiedono un coinvolgimento pieno delle imprese ma anche di tutti i cittadini in qualità di consumatori e per raggiungere questo coinvolgimento ancora servono degli strumenti che si chiamano contabilità vera delle emissioni, cosa intendo,  fino ad oggi noi contiamo le emissioni su base territoriale ma sappiamo, siamo consapevoli, che ciò che guida le emissioni sono i nostri consumi. E’ il momento in cui io compro una camicia che determina delle emissioni. E questa camicia può essere prodotta in Europa o in Cina. Questo grande cambiamento, determinato dall’ingresso della Cina  nel WTO  in fondo, nel 2001,  ancora non è stato colto nel senso che abbiamo dato fino adesso alle iniziative sui cambiamenti climatici. E dobbiamo approcciare questo nuovo modo di contabilizzare le missioni: contencion base si usa dire. Dobbiamo coinvolgere dicevo, serve l’informazione, l’informazione  ai consumatori oggi è assente. Oggi se io voglio comprare un prodotto a bassa emissione non lo posso fare,  questa informazione io credo che sia un diritto per i cittadini. Come arrivare a questa informazione è uno dei temi. Crediamo che in tempi ragionevoli occorra arrivare a una forma di tassazione che essa stessa sia il mezzo per la contabilizzazione e  la formazione. Spendo un minuto per spiegarlo. Se io compro questa camicia,  questa camicia mi sarà venduta da un soggetto che a sua volta la compra da un produttore di camicie che a sua volta compra da qualcuno i tessuti per fare la camicia. Se esistesse un’imposta proporzionale alle emissioni che chiamiamo ICA (Imposta sul carbone aggiunto ) il produttore di bottoni che produce un milione di bottoni pagherà per quell’emissione associata. Alla fine questa informazione potrebbe arrivare al consumatore,  con un elevato grado di affidabilità. E’ un procedimento complesso che richiede normativa e organizzazione ma se ci siamo organizzati sull’IVA ci possiamo organizzare anche su quella che noi chiamiamo imposta sul carbonio aggiunto, oCAT imposta sul carbone. Sono proposte che hanno bisogno di consenso e di organizzazione e che non devono distrarre naturalmente dal conseguire a breve accordi vincolanti che ci consentano di avviare seriamente il percorso di riduzione delle emissioni. Quindi credo che occasioni come questa in cui discutiamo certamente di Parigi debbano essere anche occasioni in cui già pensiamo anche al dopo Parigi. Per questo ringrazio veramente tutti per la partecipazione a questo evento lascio naturalmente la parola al presidente Visco, che come Presidente del network condurrà questo incontro e vi ringrazio tutti grazie.

Visco :

Non ho molto da aggiungere  in fase di presentazione del convegno salvo  ringraziare  tutti i partecipanti e in particolare l’ENEA per l’ospitalità. Esprimo una qualche perplessità in verità,  io non ho l’impressione che questa tematica negli ultimi anni sia in qualche modo emersa dall’attenzione sia della politica che dall’opinione pubblica italiana, oltre gli attentati di Parigi. E però anche prima non c’era stata nessuna segnalazione di attenzione su quello che dovrebbe essere invece un evento importante. Io ricordo che era 1998, c’era ancora il Governo Prodi, sono proprio vecchie questioni che si ripropongono in una dimensione globale del fenomeno, c’era appunto un problema : portare la sintesi di un approccio che pensasse a una transazione  sul carbone sostanzialmente rispetto ad una sul mercato delle emissioni, dove il problema poi è sempre quello delle soluzioni adottate a livello locale che creano poi difetti indesiderati, come vedemmo  dalle reazioni al CIPE, la resistenza nella Centrale al Carbone, per la progressività della tassazione. Ma c’è una contraddizione di fondo  quindi adesso, ritorniamo in qualche modo quel dibattito lì, che oggi si collega anche a un problema più serio più delicato come quello di tassare prodotti e non prodotti all’interno del Paese in base appunto al contenuto di carbonio,  che non abbiamo in origine nel nostro paese e quindi va  trasportato, è un problema di dazi e cose del genere e temo che sia una questione di un qualche rilievo.  Comunque io o mi fermo qui. Adesso darei la parola a Claudio De Vincenti. Grazie

De Vincenti

Buon pomeriggio a tutti mi tocca fare l’intervento da seduto perché altrimenti ho qualche difficoltà ad azionare anche le slide e spero  che si vedano lassù. Ringrazio per l’invito ringrazio tutti voi perché è la prima volta che partecipo ad un vostro evento e mi fa molto piacere. E’ molto facile parlare in questa occasione in cui parliamo di proposte idee e progetti e pure di quello che succederà dopo Parigi perché quello che succede a Parigi e tutto sommato sufficientemente ben definito. Quello su cui bisognerebbe continuare a ragionare appunto è su  quello che succederà dopo. Si aprirà una discussione sulla  tassazione del carbone come implementarla e su come renderla complementare con esistenti interventi ad esempio con il  sistema dei permessi di emissione che oggi adotta la Commissione europea. Io però faccio una cosa un po’diversa perché di questi temi parleranno coloro che mi seguiranno. Invece vorrei  fare una valutazione sull’Accordo di Parigi,  su quelli che sono i contenuti oggi noti dell’Accordo di Parigi. Nella discussione magari dirò anche la mia sul prezzo del carbone e su come applicarlo Ho avuto modo di leggere la reazione professor De Paoli che è particolarmente stimolante la sentirete dopo e poi  io interverrò ancora. L’intento della mia presentazione è essenzialmente quello di fare un po’ il panorama di quella che è allo stato attuale delle negoziazioni l’Accordo di Parigi e come Parigi riesce a cambiare questa traiettoria, questo percorso paradossale che stiamo perseguendo. Cambiando l’approccio. Cito le parole della giurista francese per  il cambiamento climatico nominata dal Governo francese. Ed è stata una mossa intelligente quella di dare un ruolo di coordinamento ben definito a una persona che negozia l’asse con i capi di Stato di tutto il mondo su questa questione. Ha lavorato molto partendo da un approccio diverso rispetto a quello di Kyoto:  un trattato che diceva ‘questi sono gli obiettivi se sei d’accordo firmi oppure non firmare’. Qui a rovescio, la giurista francese,  invece ha detto, in sostanza, che  ogni Paese porti quelli che sono i suoi impegni su obiettivi sufficienti di riduzione emissioni e vediamo se sono sufficientemente commisurati agli altri e così via. E’ modo progressivo abbastanza efficace per controllare le emissioni. Quindi invece di un sistema di obiettivi è un trattato  in cui i Paesi che aderiscono si ritrovano in  una logica di MIPAF. In questi percorsi progressivi ci si avvicina a Parigi e quindi è un primo passo cui seguiranno molte altre decisioni importanti nella direzione del riuso delle emissioni…

Insomma la discussione è stata seria, approfondita e rilevante nei contenuti. Tralascio per ordini di tempo e spazio gli altri interventi, pure importantissimi e riporto le conclusioni di Pier Luigi Bersani

Bene chiudiamo questo incontro dicendo che ha fatto bene Paladini a ricordare che Nens sta producendo proposte non banali, tutte all’attenzione del Governo,  che si dice, stia facendo qualche valutazione approfondita, vediamo se qualcosa sbucherà lì dentro. Credo che continuando a lavorarci  possa starci anche un avanzamento, diciamo, della discussione di oggi che, naturalmente, merita ancora degli approfondimenti che vedremo di organizzare. Io adesso dico quel che penso, insomma. Noi davanti a Parigi sappiamo già come finisce: saluteremo un passo avanti e staremo tutti quanti a dire: è un passo avanti. Perché lo sarà effettivamente. Dopo di che sappiamo che siamo naturalmente lontani dal mettere avanti un processo che ci garantisca degli obiettivi. E già il segnale è venuto,  qualcuno lo ricordava, da questo G20 di Antalya perché han provato a mettere qualcosina nel comunicato son riusciti solo a rimasticare Copenaghen, poi non ci han messo niente neanche in termini di affermazione intorno all’esigenza di impegni che siano vincolanti o comunque di verifiche e così quindi concluderemo, possiamo già concludere: si fa quel che si può, è già qualcosa ma non si fa quel che ci vuole o ci vorrebbe, insomma è questo il punto fondamentale. C’è questa giurista francese che dopo questi avvenimenti  in Francia ha detto una battuta che mi ha colpito, dice che il terrorismo pone gli stessi problemi che pone il cambiamento climatico. Chi è il guardiano della terra?

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E’ tutto lì:  dov’è il criterio di regolazione? E  anche:  ‘ma abbiamo deciso che è il problema numero 1’? sia nel campo dell’Isis che dell’ambiente, o no?

Perché credo che sia questo,  un po’della fine il punto. Quindi non c’è nel mondo abbastanza governance. Ci sono i problemi e non si mondializzata a sufficienza la governance.

E quindi adesso noi dopo i blocchi, che naturalmente è un sistema che è impensabile a rimpiangere, c’è un mondo più plurale, cicli tecnologici, nuove economie che si affermano, la regolazione dei processi è meno affermabile, insomma.  C’è un’interdipendenza di cui non c’è il bandolo ancora ecco.

Lo vediamo nella pace e nella guerra, lo vediamo nel clima, lo vedremo sicuramente da qui a un po’sui temi dei farmaci e della ricerca sulla genetica, dove il tema del diritto alla vita e alla salute verrà messo in discussione e appariranno nei prossimi decenni sicuramente scardinati in termini di uguaglianza.

Ma insomma venendo noi e al clima,  se ci fosse una, partiamo da questo no,  se ci fosse mai una vera governance a livello mondiale e decidesse di affrontare questo problema,  lo strumento, ce l’ha le mani, lo strumento efficientissimo del mercato, che se smettessimo di considerarlo un dominus che  ci mette in testa il pensiero unico e  riuscissimo a dominare come uno strumento, sarebbe uno strumento formidabile.

Cioè a dire finché una merce, un prodotto, fatto con un più alto livello di emissioni costa meno di una merce o un prodotto fatto più banale, sul livello di emissioni non ne verremmo mai a capo punto e basta.

Questo è il punto e così sta avvenendo un po’nella globalizzazione. Questo tema del clima,  che poi diciamo l’uomo cosa fa, l’incidenza dell’uomo sul clima, è un tema che in realtà è profondamente, intimamente, collegato a quella che adesso è in disuso chiamare la divisione internazionale del lavoro,  i grandi rapporti di scambio. Nei processi di crescita delle condizioni, le disarmonie del mondo insomma, è qui,  in questo collegamento molto stretto, di finanza internazionale del lavoro che vi è la questione climatica.

Ci sono qui dentro i rischi poi di velleitarismo o di volontarismo o di scarsa affidabilità degli impegni.

Perché per esempio i prossimi anni vediamo come facciamo a Parigi ma vediamo come andrà la globalizzazione. Secondo me inciderà notevolmente di più.

Noi per esempio siamo davanti a un passaggio che è difficile interpretare perché mentre si aprono nuovi trattati sul commercio mondiale,  abbiamo un rallentamento piuttosto netto dell’andamento dei processi di globalizzazione e di scambio.

Cioè si stanno rallentando abbastanza con anche dei riflessi protezionistici  non banali. Potremo anche trovarci in una condizione dove per esempio l’esigenza di immettere novità anche su questi temi, dove però immettere qualche strumento di protezione potrebbe diventare non inattuale nei prossimi nei prossimi anni. Quindi vediamo come va ecco. Perché non sarà solo quello che si decide a Parigi ma insomma, come avanzano i processi di globalizzazione. Come la dimensione europea si attrezza,  se ci riesce ad affrontare. Detto tutto questo, qualcosa però bisogna fare perché, lo dico anche a me stesso,  perché anch’io come tanti non sottovaluto, ormai i dati conclamati : cioè non è più possibile avere delle perplessità su quello che sta succedendo.

Siamo già ad un grado in più dal 1880, diceva adesso De Paoli che ricordava gli otto anni passati

I dieci mesi più caldi dei 1629 mesi dal 1880 ad oggi sei sono quelli di quest’anno

E siamo settembre nella ricerca. Cioè, non lo so,  abbiamo le soglie di quattrocento parti per milione di concentrazione di CO2, soglia ormai superata, mentre ormai si moltiplicano  le evidenze innegabili di questo fenomeno è inutile negarlo: ondate di calore, inondazioni, scioglimento dei ghiacci.

Ora qui si dice, mi pare, dicevano un po’ tutti,  e De Paoli l’ha detto a sua volta, insomma, stiamo al metodo,  fin qui abbiamo sperimentato un metodo, diciamo Kyoto, accordi generali con poi diversi Step,  secondo le fasce di paese. In concomitanza con questi metodi noi abbiamo visto che le missioni sono state passate come la palla del rugby in un’azione, diciamo così,  di quelle belle azioni veloci, verso le fasce di paesi sostanzialmente fuori dagli obblighi più stringenti. Questo è avvenuto.

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https://www.radioradicale.it/scheda/459179← link al video completo dell’evento

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