L’ora della terra: tra emergenza ambientale e minacce terroristiche

bersani-visco

 

Questa recrudescenza terroristica degli ultimi giorni ci ha disorientati un po’ tutti, facendoci perdere il filo dei discorsi che stavamo facendo. E’ cambiata l’ottica, la prospettiva e ci siamo ritrovati tutti coinvolti nell’impazzimento generale dell’emergenza e dell’orrore, dividendoci a livello logico-cognitivo tra filoterroristi, ‘obiettori di coscienza’ e inorriditi-costernati-arrabbiati, oppositori dei regimi totalitari del mondo. Il neo bipolarismo. Certo non c’è ragione di essere filo-terrorista, nella maniera più assoluta, eppure c’è chi in segreto considera le ragioni di questa nuova esplosione di violenza che investe inermi cittadini, innocenti e indifesi, per la miseria. Il dialogo è sempre stata l’arma migliore per evitare inutili spargimenti di sangue, ed inutili irrigidimenti di ideologie, ma è evidente che non è possibile, soprattutto allo stato dei fatti. E così c’è chi va ad arruolarsi nelle fila dell’Isis anche tra gli occidentali e chi fa la fila per ricordare con un fiore o una candela le centinaia di morti innocenti che vanno ad ingrossare le liste dei ‘caduti in guerra’ loro malgrado.

Libertà 2015
Libertà 2015

Alla fine la considerazione è che morire – soprattutto per una causa – non interessa più nessuno. Meglio essere ‘eroi’. Abbiamo un po’ perso il filo logico del senso di morte, di futuro, di eroismo ecc… Sembra che non abbiamo più nulla da perdere, nessuno. Si vedono in giro persone che prese da curiosità, incuranti di qualunque pericolo, si recano nei luoghi dei massacri come se ‘partecipassero’ anch’essi alla morte in qualche modo. Possibile che il mondo civile di oggi sia arrivato ad un tal punto di avanzamento che non vede prospettive oltre il momento contingente dell’aulismo partecipativo d’annunziano? Si focalizza a questo punto un problema di governance: la politica non ci sa difendere bene e per certi versi non riesce a costruire un buon tessuto sociale. L’unica scappatoia, l’unica esaltazione è nella morte. Effetto del ‘Patto di Stabilità’ europeo? Probabilmente è proprio così. Un patto di crisi cieco e risoluto che non ha mai voluto tener conto dei risvolti umani del rigore ‘astronomico’. E’ come quando un padre è molto cattivo ed i figli scappano di casa perchè non lo sopportano più. La linea è quella. Quindi una morte sociale come unico segno di ribellione ad un eccesso di irrigidimento egoistico che annienta le prospettive che pazientemente, come formichine diligenti, la società ha costruito nella speranza di un futuro migliore per se stessa e che invece vede realizzarsi solo in alcuni settori o classi sociali. Lasciamo perdere questa implicazione politica. E lasciamo perdere anche le ragioni della governance che certamente non può lasciar passare in sordina fatti criminosi, drammatici e intollerabili quali terrorismo, criminalità e illegalità.
E’ certo che però di morire non interessa nemmeno la governance stessa se sull’ambiente sistematicamente fa orecchie da mercante. L’ambiente è il sociale che viviamo, il climax nel quale ci troviamo, ma anche il clima terrestre nel quale siamo immersi e che coinvolge tutti inevitabilmente, a meno che qualcuno non abbia già pronta una ‘navicella spaziale’ per la sopravvivenza sulla luna o sul qualche altro pianeta.
L’aria è inquinata, i mari sono inquinati, la terra è inquinata … ecco un altro scenario apocalittico! Che però potrebbe non essere tale se si registrasse un’inversione di tendenza da anni attesa ed ormai non più procrastinabile.
Il punto di origine è sempre lo stesso: un progresso civile, morale, politico e religioso, sostenibile e flessibile, adatto a tutte le esigenze ma che tenga conto soprattutto della salute e sopravvivenza umana, del suo futuro. E’ inutile riempirci la bocca della parola ‘giovani’ se poi a quei stessi giovani tagliamo i ponti di un qualunque futuro possibile : sia esso ambientale, umano, sociale o civile, soprattutto sul piano dei diritti umani.

GhanaPer questo si fa sempre più urgente e pressante puntare tutto sul clima e sull’ambiente, principalmente.
Cos’è lo sviluppo sostenibile? E’ uno spazio dove ci sia possibilità di convivenza sociale, ambientale, climatica e civile per tutti. Il riconoscimento delle esigenze, opportunità e sistemi di pensiero. Questo è anche il paradigma principale della globalizzazione.

L’esito della Conferenza sul clima di Parigi non è scontato – dice il sito dell’Enea – A Bonn si è conclusa l’ultima sessione di negoziati tecnici prima della COP21 – si legge -. Ne è uscita una bozza di accordo ancora molto acerba, che segna un passo indietro rispetto agli eventi dell’anno. Il testo diluisce sostanzialmente le disposizioni relative agli obiettivi di mitigazione dei paesi, collettivi e individuali. Inoltre, è incapace di riflettere gli impegni contenuti negli INDC e rappresenta un arretramento rispetto alle aperture di fatto già sul tavolo in tema di progressivo superamento della distinzione tra obblighi dei paesi industrializzati e degli emergenti. Questo dato riconferma che il negoziato fatica a cogliere e a capitalizzare le leve che la politica sta offrendo e i cambiamenti nel settore energetico che di fatto sono già in atto e che non si fermeranno.
Così l’Enea ha avviato anche una campagna informativa #Wearetheclimategeneration ponendosi come partner scientifico di DNS (Do Not Smile), una rete di agenzie di comunicazione ambientale attive in sette paesi, il cui riferimento italiano è Silverback – Greening the Communication. Obiettivo è mettere il cambiamento climatico al centro del dibattito e portare alla COP21 – la conferenza sul clima in programma a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre 2015 – un appello collettivo per fermare il riscaldamento globale. Per potenziare quest’azione sette fotografi famosi hanno immortalato le 3 generazioni di sette famiglie in Italia, Francia, Germania, UK, Belgio, Danimarca e Turchia, per rappresentare il passaggio del testimone tra le persone coinvolte nel cambiamento climatico. Agli scatti d’autore, si aggiungeranno selfie e messaggi che tutti potranno pubblicare sul sito della campagna www.wearetheclimategenera tion.com.

Numerosissime le iniziative che sono sorte in vista della COP21, in tutti i territori e città principali dell’intera terra.

il campo delle idee
Il percorso dell’ENEA verso la COP21 segna anche una tappa importantissima oggi, 19 novembre con il seminario NENS “La Conferenza sul Clima di Parigi: implicazioni per l’Italia e l’Unione Europea”, un tavolo di confronto tra esponenti politici e ricercatori per la definizione della posizione italiana al Summit di Parigi, cui prenderà parte, tra gli altri, Pier Luigi Bersani, mentre il 20 novembre verrà presentato lo studio realizzato da ENEA per WWF Italia, incentrato sull’analisi degli scenari e degli interventi più idonei per la crescita eco-sostenibile della Regione Liguria. Il 25 novembre l’ENEA organizza presso la sua sede a Roma la giornata di formazione per giornalisti “Verso la COP 21: sfide, problemi e possibili interventi”, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Lazio. Mentre la Camera dei Deputati, dopo aver ospitato la presentazione della iniziativa Enea, il 12 novembre scorso, come prima tappa della campagna #wearetheclimategeneration, esponendo 40 immagini delle famiglie scelte come testimonial, il prossimo 27 novembre porterà la galleria dei ritratti alla Stazione Centrale di Milano, in occasione di “Train to Paris – 11 to 11”: un’intera giornata sul clima organizzata da Ferrovie dello Stato Italiane, Silverback ed ENEA. Poi l’iniziativa sarà di nuovo nella Capitale il 29 novembre durante la marcia della Coalizione Italiana per il Clima; infine a Parigi per il Summit.

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“Non nego che le culture politiche tradizionali abbiano fatto fatica a prendere le misure delle tematiche ambientali. E i movimenti verdi, nel portare alla luce problemi vitali per le nostre società, hanno dimostrato come questi problemi fossero spesso più grandi di loro. Tuttavia rifiuto l’identificazione della sinistra con la politica dei ‘no’.  Questa immagine sbagliata è il frutto di una politica di destra che vorrebbe proporsi come il “partito del fare”: la verità è che nell’energia le uniche grandi riforme sono state fatte dalla sinistra, mentre la destra non ha fatto nulla, anzi ha in parte disfatto quello che avevamo avviato. Se oggi abbiamo un nuovo parco di centrali elettriche più efficienti, più pulite e più economiche è perchè con il primo governo Prodi, riuscimmo a liberalizzare il settore elettrico. Grazie a quella riforma sono stati realizzati investimenti privati per oltre 20 miliardi euro, si sono ridotte le emissioni di oltre 20 milioni di tonnellate di CO2 all’anno e, secondo l’Autorità dell’energia, si sono ridotti i costi di 4 miliardi di euro l’anno. Da allora non si è fatto un passo avanti nelle liberalizzazioni del settore energetico, ed invece ce ne sarebbe un gran bisogno, sia nel settore del gas che in quello dei carburanti” (PLBersani)

Già, gas e carburanti, i settori proprio intorno ai quali si sta sviluppando questa guerra globale per mancanza di vision strategica che si chiede a gran voce da molti anni ormai.

Link utili :

Ddl Ambiente – CD e Senato della Repubblica

Collegato ambientale – Camera dei Deputati e Senato della Repubblica

ISPRA

NENS

IL CAMPO DELLE IDEE

FAO – ITALIA

MINISTERO AMBIENTE

MINISTERO POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

 

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