I numeri del cambiamento

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I numeri della PA italiana non sarebbero così tragici se non la facesse da padrone il dispendio di risorse umane ed economiche che per contro fanno lievitare il peso del costo sociale per gestire i public affairs

Ciò si traduce in scarsità di servizi e inefficienza che troverebbe riscontro nel numero non elevatissimo della forza lavoro totale della pubblica amministrazione.

Sappiamo così che a fronte di di 3.344.000 unità di impiegati pubblici italiani ( in calo del 4,8% rispetto al 2009) in Francia sono 5.509.800 (+0,1%) e in UK 5.703.000 ( in calo del 7,6% tenendo conto delle riorganizzazioni avvenute).

Cos’è dunque che rende la nostra pubblica amministrazione così obsoleta e la sua percezione così cattiva da doverne denunciare uno sfascio quotidiano?

La cattiva governance dell’intero apparato amministrativo influisce negativamente sul sociale e sulla qualità della vita di ogni singolo cittadino.

Quindi il dito viene puntato contro le riforme affinchè siano buona riforme. L’ultima del Ministro Brunetta non ha riscosso molto successo.

Ma la pubblica amministrazione diventa un punto nodale in quanto impoverirla o lasciarla in balia degli eventi, di momentanee politiche d’indirizzo o di un non ben definito disegno complessivo genera quel mostro temutissimo e dannosissimo della corruzione, che sta diventando un vero e proprio virus endemico del sistema paese.

Il problema principale sembra essere proprio la qualificazione e la competenza che potrebbero essere le medicine primarie da somministrare ad un “paziente tanto riottoso” al cambiamento di mentalità, o per dirla con un termine di moda, alla “svolta”.

Da una lettura attenta ed esperta è emerso il dato più significativo di tutti: i laureati della pubblica amministrazione italiana sono poco rappresentati. Sul totale dei dipendenti pubblici (30,5% contro il 45% in UK e il 50,7% in Francia) l’istruzione è “debole” anche in ruoli che richiederebbero un titolo di studio superiore (il 49% degli impiegati pubblici amministrativi che si trovano in un posto che richiederebbe una laurea non sono laureati, contro il 4% dei collocati senza laurea, nel mercato privato).

Eppure ancora nessuno ha pensato ad uno scorrimento automatico dei ruoli all’interno dell’organico PA. Un simile tipo di approccio potrebbe semplificare di molto i costi e l’attitudine all’efficienza dei servizi, che ancora non è possibile percepire nell’esplicazione dei compiti amministrativi.

Altri dati ci dicono che i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e assimilati si sono ridotti del 54% dal 2007 al 2012 (registrando un calo netto di 44mila unità), ma al blocco si è sopperito in parte con un contemporaneo aumento degli incarichi libero professionali e di consulenza passati nel 2012 a 70.884 contro i 45.747 del 2007 (+55%; + 25mila unità). E pensare che era proprio quello che la Riforma Brunetta voleva combattere per andare in linea con la legalità, il risparmio e la trasparenza.

In realtà questi dati ci raccontano un’altra storia ben più triste: l’impiegato pubblico, spesso proprio quello qualificato, non viene utilizzato e il più delle volte è demotivato se non addirittura vessato. Al suo posto viene preferita e prevista una consulenza – anche dispendiosa – esterna. Ma non era stata abolita? E allora se nella pubblica amministrazione gli impiegati sono poco qualificati e di loro non ci si fida, perchè i dispendiosi concorsi “esterni”?

E’ il nodo che la Riforma Madia sta cercando di sciogliere anche se la via non sembra proprio diritta

Già all’appuntamento del Forumpa dello scorso anno Luca Attias parlò di valorizzazione delle risorse umane. Ecco, la digitalizzazione e modernizzazione della PA non può avvenire senza la valorizzazione del lavoro e delle persone ad esso preposto. Questo è il motivo di una sempre più richiesta qualificazione e specializzazione, che non deve solo essere intesa come settorialità o competenza di nicchia ma come attitudine alla funzione propria nel quadro più generale delle funzioni pubbliche. Vuol dire organicità e uniformità ma anche flessibilità e modernizzazione di tutto l’apparato amministrativo, orientato alla efficacia delle politiche implementate o da implementare.

Vuol significare dare proprio un taglio lineare alla propensione alla corruzione, tagliare alle radici il sistema d’intreccio tipico delle società che tendono all’involuzione.

Già nel 2013 Pierluigi Bersani segnalava un ulteriore abbassamento degli anticorpi del sistema, nei confronti della corruzione, con fatti di tangenti e il venir meno di comportamenti etici.

La corruzione della Pa è direttamente correlata ad una visione weberiana del funzionamento pubblico unitamente alla diffusissima pratica dello spoil system applicato alla dirigenza soprattutto in tempi di ‘votazioni’

La modernizzazione viene da una mutata visione ‘del lavoro pubblico’

Noi -disse sempre nel 2013 Bersani- dobbiamo invece pretendere che la magistratura vada fino in fondo, chiedere -come ha fatto il presidente della Repubblica con parole sagge- che venga fatta chiarezza con senso di responsabilità, con la consapevolezza della portata di queste iniziative che pero’ non devono avere barriere (..). A nessuno può sfuggire il rilievo di queste cose, ma voglio credere che ci siano buone ragioni. Non mi accodo al complottismo: sono cose di cui si discute da mesi. Non vedo ‘manone’. Non nego che ci possa essere qualche iniziativa un po’ troppo spinta rispetto ad un giusto equilibrio, ma quello che non voglio accettare e’ l’idea che non si debba andare fino in fondo, che ci sia un complotto di qualcuno, qui se c’è del malaffare dobbiamo metterci sul pulito”. E ancora “ Questi lunghi anni della destra ci hanno consegnato una situazione che assomiglia ad una catastrofe sociale ed economica, etica: bisogna riprendere la strada, ci vuole razionalità’ ma anche coraggio. C’è di fondo un disagio, un disamore radicale in giro per il Paese, quindi immagino che ci voglia un governo di combattimento perchè il compito non può essere solo governare, gestire, deve essere anche ricostruire con segnali chiari un rapporto di credibilità con i cittadini”.

Insomma, si possono anche ridurre gli impiegati pubblici, tagliare loro tutti gli stipendi che si vuole, eliminare tutte le carte ed incartamenti possibili ma se non si cambia il sistema di gestione, promozione e valorizzazione della Pubblica Amministrazione, di cambiamenti se ne vedranno assai pochi … anzi ..

 

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