Proposte per uscire dalla crisi. La nuova edizione de Lo Stato Innovatore in uscita ad ottobre negli USA

bersani a napoli

Se il Presidente dell’Accademia dei Lincei Quadrio Curzio rimane molto sorpreso dagli annunci del Ministro dell’Economia e Finanze Pier Carlo Padoan su una ormai quasi certa ripresa dell’Italia nel quadro economico europeo, in virtù delle misure che il governo italiano intende proporre alla Comunità Europea, chiedendosi se si possa essere altrettanto certi della disponibilità dei paesi dell’eurozona ad accettare le misure di economia sociale proposte da Padoan per l’Italia, l’America non non naviga in acque altrettanto sicure. Imminenti le elezioni 2016 del Congresso, gli americani s’interrogano sull’economia di Obama e sulla salute dello Stato americano in generale.

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A tale proposito in Italia, nel 2014, uscì un libro della professoressa Mariana Mazzuccato, Lo Stato Innovatore, che fece meritare all’autrice il Premio New Statesman SPERI in Economia Politica per i suoi lavori sulla crescita intelligente e lo Stato imprenditoriale. Attualmente sta lavorando ad un rapporto per la NASA su partnership pubblico / privato nell’economia della bassa orbita terrestre.
Il suo libro si è collocato in cima alla classifica dei 2013 libri della lista dell’anno del Financial Times e Forbes. Viene tradotto in 9 lingue tra cui l’italiano, tedesco, portoghese, spagnolo, olandese e greco.
Nel libro viene analizzata l’impresa privata, considerata da tutti una forza innovativa, in rapporto allo Stato, bollato come una forza inerziale, troppo grosso e pesante per fungere da motore dinamico. Lo scopo del libro è stato sfatare questo mito.

Ora una nuova versione verrà pubblicata negli Stati Uniti da Public Affairs, il 27 ottobre p.v. (2015), con le revisioni che includono una nuova introduzione in cui la professoressa Mazzucato sostiene che i politici americani hanno bisogno di pensare in grande, e avere il coraggio di sviluppare una storia più sicuri del ruolo dello Stato nell’economia, nella corsa alle elezioni presidenziali del 2016.

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Nel libro viene messa in evidenza che l’economia nazionale, di tutti gli Stati necessita di un settore pubblico molto più incisivo di quello privato, a differenza di quanto da più parti si sostiene. La Mazuccato dimostra, con il solo esempio delle tecnologie, quanto di falso e populista ci sia in questa affermazione. In una serie di studi di casi-tra cui IT, biotech e nanotech-professor Mazzucato dimostra che il settore privato trova il coraggio di investire solo dopo che lo Stato ha realizzato gli investimenti ad alto rischio.

I problemi dello Stato in generale semmai – nel libro non vengono evidenziati ma approfitto di questa sede per farlo – riguardano la trasparenza e affidabilità di uno Stato altamente imprenditoriale dove in presenza o compresenza di una politica che si caratterizza come personalistica, lo Stato tende a gestire in modo ‘privatistico’ i settori di ‘lancio’ dell’economia.

La domanda che si pone in premessa il libro è la seguente :

È lo Stato, nelle economie più avanzate, a farsi carico del rischio d’investimento iniziale all’origine delle nuove tecnologie. È lo Stato, attraverso fondi decentralizzati, a finanziare ampiamente lo sviluppo di nuovi prodotti fino alla commercializzazione. E ancora: è lo Stato il creatore di tecnologie rivoluzionarie come quelle che rendono l’iPhone così ‘smart’: internet, touch screen e gps. Ed è lo Stato a giocare il ruolo più importante nel finanziare la rivoluzione verde delle energie alternative. Ma se lo Stato è il maggior innovatore, perché allora tutti i profitti provenienti da un rischio collettivo finiscono ai privati?

 

 

Che corrisponde esattamente alla mia affermazione precedente : la politica imposta la ‘forma’ dello Stato che di per sé è tutelativo dell’economia sociale, qualora non si scada nel ‘privatistico’ controllo dell’Amministrazione Pubblica.

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