Molto velatamente …

 

 

Il discorso tenuto da Pierluigi Bersani in occasione della commemorazione, alla Camera dei Deputati, di Renato Zangheri,  sindaco di Bologna, morto lo scorso 6 agosto all’età di 90 anni, più che un discorso molto caloroso e denso di commozione per il Sindaco delle mediazioni impossibili, è stato un discorso bello, semplice e al tempo stesso importante, che più che guardare al passato, è sembrato rivolto all’immediatezza dell’oggi, al presente e anche al futuro. Insomma un discorso per la nuora e per la suocera… un discorso per tutti. Un discorso di invito a prendere esempio dalle figure importanti del passato. Perchè il nuovo che avanza ha bisogno di riferimenti illustri, ha bisogno di sapere che qualcun altro ci è passato già e ha risolto con un certo stile …

Bersani Camera per Zangheri quinquies . png

Signora Presidente, cari colleghi, in due-tre minuti non è certo possibile percorrere la vita e le opere di un’intellettuale, di un’amministratore, di un dirigente politico come Renato Zangheri e non c’è neanche spazio per ricordi personali che pure si affollano naturalmente. All’essenziale, dunque. Renato Zangheri è l’idea di una politica e di un’arte di governo che hanno qualcosa a che fare con la cultura, con la storia, con le grandi radici della democrazia italiana.

"Zangheri ha a che fare con le grandi radici della democrazia italiana"
“Zangheri ha a che fare con le grandi radici della democrazia italiana”

Zangheri è inoltre l’idea di una politica e di un’arte di governo che hanno qualcosa a che fare, strettamente con lo stile personale, perchè in chi governa lo stile non è forma, è sostanza.

In particolare noi lo ricordiamo in quegli anni difficili, anni nei quali una svolta autoritaria del nostro paese, non era una fantasia, era un’ipotesi. Anni insanguinati, anni di sangue nei cieli, per strada, sui binari. Anni di bombe e di P38. E l’Emilia Romagna e Bologna, nel mirino, come punto d’attacco per misurare la tenuta della democrazia italilana. E allora ‘Resistere, Resistere, Tenere, Reagire’, senza sbandamenti e mettendo in campo i cittadini, la gente, il popolo, facendolo uscire di casa, e rivendicando fisicamente la città, come luogo della solidarietà e della convivenza.

Bersani Camera per Zangheri bis. png

E allora in quei frangenti, si capisce che fare il Sindaco, no, non basta, devi essere Sindaco, essere Sindaco, e cioè interpretare la tua città, la tua gente ma non genericamente, devi interpretarla sollecitando il meglio che c’è in ciascuno, in tutti e risvegliare il voler essere, il dover essere, la generosità, il coraggio, i valori.

Bersani Camera per Zangheri ter. png
“Devi sollecitare i valori”

Quali valori? I valori di una democrazia che per Zangheriè il terreno della civilizzazione, dell’emancipazione sociale, della solidarietà. E’ il terreno di una politica che provi, testardamente, a creare le condizioni perchè l’uomo sia più umano.

Attaccato Zangheri, dunque, alla sua città, sì! alla sua gente. Ma attaccato in testa non in coda. E lo stile! Io non ho mai sentito Renato alzare la voce, mai. Mai arrogante, sempre autorevole, mai sarcastico, sempre ironico e autoironico. Per esempio davanti a quegli slogan, pure ostili verso di lui, eh, degli ‘Indiani Metropolitani’. Però francamente alcuni di quelli erano irresistibili, irresistibili anche per lui, ci rideva su! Mai retorico, mai sopra le righe, mai enfatico, capace di leggerezza e di solennità ma senza mai sbagliare i tempi e i luoghi della leggerezza e della solennità. Elegante, eloquente, capace di parlare, con quella voce profonda e con quelle parole !

Capace di parlare come nessuno ma anche capace di tacere come nessuno. E io, anzi, voglio dire che il su stile è diventato per me ancora più luminoso negli ultimi anni della sua vita: gli anni imolesi. Anni silenziosi, anni garbati, anni affettuosamente domestici. Insomma, conclusivamente: se nè andato un uomo di una classe davvero difficile da avvicinare e a mio giudizio, se n’è andato l’ultimo, o forse uno degli ultimi, esponenti di quella specie ormai estinta di intellettuali politici, e di politici intellettuali che hanno innervato il meglio della nostra secolare vicenda nazionale. E Dio solo lo sa quanto ne avremmo ancora bisogno.

Grazie Renato e un abbraccio affettuoso alla famiglia

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