Bersani: “I lavoratori hanno diritto a chiedere il salario”. Domenica 20 settembre chiuderà la Festa dell’Unità di Bologna

Poker bersani

Tornano le acque agitate nel Pd. Dallo 0 a 0 si è passati  allo 1 a 0 a favore di un’apertura sulle riforme e oggi l’affondo di Bersani da Brescia sembra voler ribadire la tenuta del campo da parte delle minoranza dem sulle riforme del premier ed in vista della direzione di lunedì prossimo 21 settembre. E così la partita volge sull’1 a 1 palla al centro, a poche ore dalla direzione Pd

“Va rivista la proporzione tra numeri delle due Camere” sembra aver dichiarato Pierluigi Bersani in visita ad a una mostra del museo Santa Giulia di Brescia  aggiungendo «Se io fossi al governo e mi arrivano dei lavoratori pubblici che è un anno che non prendono il 30%direi : vi capisco e poi risolvo» ← link

“Il Pd sta bene e nel Pd ci stiamo tutti e cerchiamo tutti di dare una mano lealmente verso il governo tenendo conto delle diverse sensibilità: non ragioniamo però con i sondaggi, perché c’è una fetta di società che noi non afferriamo e nemmeno i sondaggi”, ha aggiunto Bersani.

Un affondo non da poco che pare abbia rizzare i capelli in testa a tutti i renziani, tanto che la Presidente del Friuli Debora Serracchiani, ha stigmatizzato   : “Le ultime affermazioni di Bersani sono sinceramente incomprensibili e portano a una situazione di inutile divaricazione. Alzare continuamente la posta potrà essere una tattica accettabile a poker, ma sconcertante quando si parla di un tema serissimo come le riforme istituzionali. E’ stato dimostrato che la volontà a dialogare c’era e c’è ma non può essere solo da una parte. Rompere l’intesa non ha senso e spero fino all’ultimo che Bersani non voglia accollarsi il peso di questa responsabilità”

Domenica sera Bersani chiuderà la festa dell’Unità di Bologna (← link),  con una lunga intervista pubblica. Forse le sue parole saranno ancora ‘a muso duro’ considerata l’eterna distanza tra i due Pd ma per Bersani, per far placare ‘il vento’ che agita ‘la Ditta’, “basta un comma condiviso” perché “la gente ha l’impressione che la si porti dove non vuole andare”, come ripete di recente

L’accordo sul comma 5 dell’art.2 del ddl Boschi di Riforma del Senato, non trova pace. La partita ruota tutta intorno all’inserimento di un listino di candidati alle regionali da mandare in Senato e quindi scelti dal popolo e non dai consigli regionali ma le modalità (se il listino debba essere parallelo alle candidature regionali o scelto all’interno dei votati) sono ancora da stabilire.

Il ministro delle Riforme costituzionali, Maria Elena Boschi, dalla Festa dell’Unita di Bologna, dove ha partecipato ad un dibattito proprio sul tema delle riforme – ha auspicato che sulla legge del Senato la condivisione sia ampia, spiegando che il Pd comunque non si sottrae alla discussione. “Quella di lunedi’ e la venticinquesima direzione da quando Renzi e’ segretario del Pd – ha ricordato il ministro – mi sembra che la discussione ci sia ma ad un certo punto – ha concluso – devi prendere la responsabilitàdi arrivare ad una decisione”.

Le dichiarazioni si susseguono ininterrottamente. Le Agenzie hanno un bel da fare.

ORFINI: “Stiamo lavorando da giorni per un accordo sul merito mi sembra siamo vicini. Sull’ipotesi del listino sta maturando una convergenza larga. Credo che dobbiamo lavorare su quello senza impuntature e radicalizzazioni del dibattito”.

GUERINI : “Non capisco questa posizione di Bersani – dice all’Ansa – Sembra quasi che anziché trovare un punto di intesa sul merito della questione, voglia irrigidire le posizioni per rompere. Noi andremo avanti con lo spirito di apertura ma non accettando veti che non servono al Pd. Stiamo facendo di tutto per tenere dentro tutti a partire da lui, ma, ripeto, con i veti non si procede. Noi invece vogliamo andare avanti e lo faremo. Anche perché come si è visto, i voti li abbiamo. E in democrazia i voti contano più dei veti. Spero che tutto il Pd voglia essere protagonista del cambiamento istituzionale di cui il Paese ha bisogno: ci sono le condizioni, non farlo sarebbe un atteggiamento irresponsabile”.

 Le prossime ore saranno fondamentali per portare a buon fine l’accordo e poter presentare martedì sera (dopo la direzione del Pd di lunedì e dopo la riunione dei 25 senatori dissidenti lo stesso martedì) un pacchetto di emendamenti condivisi da almeno tutta la maggioranza, centristi di Angelino Alfano compresi. Probabilmente sono proprio i 25 senatori dissidenti, costretti a votare sì, venerdì scorso, al testo che ha cominciato la discussione in aula in Senato –  dimostrando senso di responsabilità e disciplina di partito –   ad aver avuto un qualche ripensamento. Vedremo 

Oltre al nodo dell’articolo 2, nel Pd si lavora anche al ritorno di alcune funzioni del futuro Senato delle Autonomie, funzioni che erano state  “sfoltite” nel passaggio alla Camera: ossia i poteri di verifica e di controllo (Pa, Ue, attuazione delle leggi dello Stato) e l’iter rafforzato (la Camera può respingere le modifiche proposte dal Senato solo con la maggioranza assoluta) nelle materie relative alla legislazione europea e per tutte le questioni relative all’ordinamento dei poteri e della finanza locale. C’è poi la questione dell’elezione del Presidente della Repubblica, con la minoranza del Pd che chiede di allargare la platea degli elettori ai sindaci e agli amministratori locali. E la questione del Titolo V, anche per andare incontro alle richieste dei governatori e alla “sensibilità” della Lega, che con Roberto Calderoli ha preannunciato milioni di emendamenti. Si ragiona di un intervento sull’articolo 117 (ritocco agli elenchi di materie di competenza delle Regioni) e di un rafforzamento dell’articolo 116 sul federalismo asimmetrico: le Regioni più virtuose potranno chiedere più poteri. Il menù è piuttosto affollato anche senza l’articolo 2. E mercoledì alle 9 scade il termine per la presentazione degli emendamenti per l’Aula.

Bei grattacapi per il governo. Ma Bersani sembra voler essere il primo

Ma anche da parte della destra le cose non si mettono bene: Gasparri “E’ in atto in Senato una vergognosa compravendita” – ha detto al Tg2, dopo l’intervista di ieri ad Affari italiani ← link

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