Senato … se nato …

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Nel corridoio ancora deserto della Corea, a Montecitorio, Pierluigi Bersani allarga le braccia.

“Le riforme? E chi lo sa come va a finire…”, dice all’Adnkronos.

E già! la storia di un eventuale accordo nel Pd sul ddl Boschi è ancora tutta da scrivere. E la minoranza dem attende un segnale di chiarezza da Matteo Renzi. Un segnale che al momento non è ancora arrivato. E pure un eventuale incontro Renzi-Bersani resta fuori dalle agende.

“Non l’ho visto”, assicura l’ex-segretario Pd.

Embelmatico trovar l’ex Segretario Pd, leader della cosìddetta ‘minoranza dem’ nel corridoio della Corea di Montecitorio. Come la penisola coreana è divisa in due –  una dittatura comunista e filo-cinese, ed una democrazia capitalista filo-statunitense – così il partito di governo, al momento, è diviso tra due anime: i ‘social-riformisti’  (Bersani, Damiano, Speranza, Gotor ..) e quelli ‘centro di sinistra’ attualmente al governo (Franceschini, un tempo Letta.. )

Mentre la ‘sinistra-sinistra’ si è defilata con Fassina, Civati e Cuperlo.

I social riformisti vengono definiti anche ‘minoranza dem’ ma questa fino a poco tempo fa comprendeva anche Fassina, Civati e Cuperlo, e quindi i deputati della minoranza erano in realtà in maggioranza all’interno del partito.

Mentre, ironia della sorte, quando Bersani era Segretario Pd, la minoranza dem era quella di Franceschini, poichè, appunto, in numero minore tra deputati e senatori.

Tuttavia sono solo nomi che, come vuole il Manzoni, potrebbero rivelarsi ‘puri purissimi accidenti’.

Voglio dire che in fondo l’idea politica del Pd aleggia in tutte le sue anime, anche se con le dovute differenze tra centro puro e sinistra pura.

Forse è proprio Pierluigi Bersani il più ‘fondamentalista’ di tutti, sul progetto Pd ed è colui che probabilmente lo ha meglio interpretato. Comunque Bersani non intende abbandonare il progetto Pd, questo lo ha dichiarato più volte: un partito fatto di collettivo, dove si prendono decisioni di sintesi comune e che unitamente sono da seguire.Un partito per la gente, con la gente che guarda alle necessità del tempo. Ma un partito vero!

E così il premier si è affrettato ad escludere scambi con Forza Italia sull’Italicum.

Un passo avanti dicono dalla minoranza che, a maggior ragione, si chiede quali siano le vere intenzioni del presidente del Consiglio sulla faccenda.

“Nelle interviste Renzi ripete in ogni occasione che non si tocca nulla, poi nelle ‘veline’ di palazzo Chigi si mostra più dialogante… Delle due l’una, faccia capire se intende trovare un’intesa dentro il Pd piuttosto che rivolgersi a Verdini e altri”, si vocifera nella minoranza dem.

Quell’accordo politico sul Senato, insomma, su cui è tornato il presidente Piero Grasso, in procinto di rientrare in Italia dagli Stati Uniti. Il famoso listino oppure demandare alle Regioni la scelta di come inviare i propri rappresentanti al Senato o ancora scegliere i senatori tra i primi eletti: le ipotesi sul tavolo sono diverse. Ma, allo stato, restano appunto ipotesi.

Tuttavia Renzi si trova a dover dipanare una bella matassa di  più di 500.000 emandamenti. Insomma questo ‘Senato nazional popolare’ non piace a tanti. Grillini in testa, i più agguerriti di tutti.

Il Senato è sempre stata una Camera bassa, in realtà in Italia. Guardato con molto rispetto ma anche con grande ‘sufficienza’ soprattutto dalla parte della Camera dei Deputati.  E’ questa la leva che ha fatto scattare la molla della necessità di modificare il Senato esistente. Quando fu ipotizzato il bicameralismo lo si fece per mettere un catenaccio di sicurezza ad eventuali ritorni nostalgici.  E’ la stessa molla che fece scattare la necessità della Costituzione rafforzata all’art.138, poi manomesso sapientemente da Berlusconi.

Il punto è che in Italia le lobbies che aleggiano per il paese, da quelle industriali a quelle malavitose, (che ci sono non nascondiamoci questo problema) potrebbero essere la prime ad avvantaggiarsi dei cambi costituzionali, al di là delle problematiche politiche.

Come diceva D’Alema un tempo: “l’Italia non è paese da presidenzialismo” … si finirebbe nell’immobbilismo. E’ questo il motivo per cui Bersani si appella al ‘metodo Mattarella’, un metodo che vorrebbe vedere applicato sempre nel Pd.

Tuttavia il premier Renzi lamenta che il suo Ddl sul Senato, non è stato letto bene … insomma, tutto in alto mare, incontri non ce ne sono stati ancora, il seguito alle prossime puntate …

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