Dalla fattura elettronica al canone Rai … ma questa storia che dè ?

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Ma questa benedetta digitalizzazione può effettivamente portare risparimi e ‘lavoro’? Può realmente rimettere in moto lo sviluppo di un paese ormai non più ai primissimi posti della lista dei paesi più industrializzati, come purtroppo è diventata l’Italia? Sono le domande che si pone la politica dei giorni nostri ma soprattutto sono le domande che sempre più si pongono i cittadini italiani. Tra il credere ed il toccare con mano c’è di mezzo un mare … di cose da fare!

Tra lo sperare ed il realizzare c’è di mezzo l’economia di un  paese, le best pratices, l’operatività e le abilità effettive.

Il cittadino comune, vede piuttosto che  i cambiamenti sociali ed economici del proprio paese, evolvono verso  un peggioramento – almeno così sembrerebbe a prima vista ed a tutti gli effetti:  un peggioramento delle proprie condizioni di vita ed esistenziali che fanno stentare nel credere alla bontà di un progetto che non decolla compiutamente e quando lo fa, mostra palesemente i suoi risvolti negativi, il digitale, per l’appunto.

Eppure gli intenti sono ottimi, le premesse eccezionali  Numerosi i benefici per l’Italia con l’attuazione degli interventi di digitalizzazione non solo della Pubblica Amministrazione, ma anche delle relazioni che coinvolgono Imprese e Cittadini.

Ad esempio l’avanzamento della Fatturazione Elettronica verso la PA sarebbe in grado di generare risparmi per oltre 1 miliardo all’anno, la Sanità digitale, invece, potrebbe arrivare a 6,5 miliardi di risparmi. Mentre l’aumento dell’utilizzo dell’e-Procurement per beni e servizi da parte della PA, dal 5% al 30%, si tradurrebbe in 5 miliardi risparmiati ogni anno. L’evasione fiscale potrebbe ridursi di almeno 15 miliardi all’anno aumentando al 30% l’incidenza dei pagamenti elettronici e introducendo l’obbligo della conservazione sostitutiva per i documenti fiscali.

Eppure non è così facile come a dirsi. Difficile compilare i form on line, difficile abituare le dirigenze ma anche tutto il personale della PA ad utilizzare e servirsi con efficacia ed efficienza delle possibilità digitali.

E’ come se le innovazioni fossero andate oltre il livello di competenza e cultura non solo dell’Italia ma di gran parte del “sistema mondo”

Dice il primo rapporto dell’Osservatorio DIGIFIN – DIGItal Finance INnovation, recentemente costituito da I-Com, che analizza le più recenti innovazioni di mercato e regolamentari in tema di pagamenti elettronici, credito al consumo e utilizzo dei big data nel settore finanziario:

Il mercato dei pagamenti elettronici si sta modificando globalmente in modo veloce e radicale: lo sviluppo della tecnologia, la crescente penetrazione dei mobile device,  l’evoluzione dei paradigmi di consumo dei clienti, le recenti innovazioni regolamentari, generano un impatto evidente sull’assetto della catena del valore e sul ruolo che su di essa assumono gli operatori già presenti ed i nuovi entranti

Che vuol dire ? Vuol dire che è evidente dover fare una selezione tra i pagamenti elettronici dei grossi sistemi finanziari, pubblici e privati, e quelli del singolo cittadino che, al contrario, è in grado di generare flussi di moneta liquida, utilissimi ad un efficiente sistema monetario in sviluppo costante e continuo.

Insomma pur volendo fare la dovuta e doverosa distinzione tra l’utilità indiscussa della fattura elettronica e pagamenti elettronici, importantissimi per creare tracciati e grosse banche dati, al fine – anche e soprattutto –  di combattere l’evasione ma anche per agevolare procedure e immediatezze, è vieppiù importantissimo favorire la parte del minicredito liquido.  In sostanza sotto una soglia limite è importante mantenere la fluidità dei pagamenti cash.

Infatti più avanti, nell’introduzione leggiamo :

I policy-maker si trovano quindi a dover gestire una sfida assai complessa, che deve porsi l’obiettivo di livellare il piano di gioco tra tutti i soggetti coinvolti: è auspicabile definire correttamente i profili di responsabilità delle parti nelle operazioni di pagamento, mantenendo elevato il livello di sicurezza delle nuove soluzioni proposte al mercato, senza per questo sacrificare la facilità d’uso per l’utente finale, che rappresenta unaspetto fondamentale su cui far leva per costruire soluzioni in grado di raggiungere più facilmente volumi di break-even in grado di giustificare i relativi investimenti in innovazione.
Se le stime sull’evoluzione di questo mercato fossero corrette, le economie più mature dovranno scontareun evidente svantaggio competitivo, che non deve essere acuito da previsioni normative che soffocherebbero ulteriormente lo sviluppo di questo mercato.
L’introduzione di un cap sulle MIF, ad esempio, potrebbe mettere in pericolo gli investimenti in innovazione che molti operatori stanno già compiendo.
Nel segmento delle carte commerciali, il rischio più
presente è che di fronte ad una diminuzione dei ricavi imposti ex-lege, molti player reagiscano aumentando i costi fissi delle carte (canoni) o razionalizzando i propri servizi di supporto alle aziende (es. riconciliazione dei flussi contabili).
Da un’indagine condotta da I-Com su un campione di aziende, questa eventualità farebbe diminuire la domanda di carte commerciali nel 54% dei casi, generando una diminuzione dei volumi transati compresi tra 1,5 ed 1,7 miliardi di euro l’anno, ed un aggravio di costi annuali di internalizzazione dei processi a carico delle aziende per circa 290 milioni di euro.

La serie storica di questo approccio di policy, che avrebbe l’obiettivo di allargare la rete di accettazione di strumenti di pagamento elettronici, purtroppo, non è per nulla positiva; in molti Paesi in cui si è proceduto per questa via, i risultati sperati non sono stati raggiunti: è il caso degli Stati Uniti e della Spagna.
In Spagna si è addirittura assistito ad una inversione del ciclo di replacement del contante, una volta introdotta una misura simile dal Governo.
Bisogna entrare nella logica del digitale, altrimenti può diventare un ulteriore strumento di distruzione, e non ne abbiamo proprio bisogno!

Per chi volesse apprerne un po’ di più, oltre all’Osservatorio I-Com← (link),  c’è il  Formez Pa che ha lanciato il sito www.rispondipa.it ← (link) per offrire supporto a domande, dubbi, per avanzare proposte o casi studio

La scadenza del 31 marzo 2015 è vicina e la fatturazione elettronica per tutte le pubbliche amministrazioni locali e centrali entrerà a pieno regime  per quasi 37mila uffici di oltre 21mila amministrazioni e 2milioni di aziende.  E’ un passaggio importante in termini di trasparenza, monitoraggio della spesa pubblica ed efficienza dei processi.

“La nostra PA ha bisogno di strumenti che aiutino a governare il cambiamento in atto in un’ottica di apertura e condivisione – dichiara Gianni Dominici, Direttore Generale di FORUM PA – e RispondiPA fa proprio questo, ma lo fa mettendo finalmente il cittadino al centro del processo in quanto portatore non solo di bisogni ma anche di competenze e di soluzioni che, inserite in un sistema di condivisione della conoscenza, portano ad un’ottimizzazione dei processi”.

L’iniziativa in meno di una settimana della sua messa on line ha già all’attivo circa 134 risposte alle 100 domande postate da dipendenti pubblici, PMI e professionisti. A testimonianza che c’è grande interesse al tema, come aveva già dimostrato il webinar organizzato lo scorso 27 febbraio da FORUM PA, che aveva registrato oltre 1000 partecipanti in diretta e oltre 1500 iscritti, per un totale di quasi 200 domande.

Nei prossimi mesi, su sito “RispondiPA” seguiranno altre tematiche: open data, cloud computing ad esempio, ma saranno gli utenti stessi a scegliere gli argomenti caldi e a proporli alla comunità.

“RispondiPA è basato sul modello Q&A, ed è in grado di produrre e alimentare la conoscenza condivisa grazie alla partecipazione motivata degli utenti stessi. – ha continuato Gianni Dominici – La motivazione che spinge alla partecipazione discende sia dal principio di solidarietà tipico delle logiche crowdsource, sia da un principio utilitaristico basato sulla “crescita della propria reputazione”. Ogni attività e le valutazioni degli altri utenti su queste attività, infatti, procurano un punteggio all’utente che è indice della propria reputazione. I soggetti più attivi, affidabili e competenti hanno maggiore reputazione e quindi visibilità.

 

Volendo già analizzare un caso studio, elaborato a tavolino, però, un  esempio molto importante lo ha condotto Gloria Marcotullio dell’Osservatorio I-Com sull’impatto del pagamento del canone Rai in bolletta. ← (link)

Scrive Marcotullio :

I-Com ha elaborato alcune opzioni di introduzione del canone in tariffa al fine di comprenderne meglio il possibile impatto.

Una prima ipotesi prevede l’introduzione di un canone fisso (circa 60€) uguale per tutti ottenuto spalmando l’attuale gettito sul totale dei punti di prelievo domestici.

Le altre ipotesi legano il canone al consumo (ripartendolo sui TWh/annui consumati nel 2013), in un caso incrementando la tariffa di una quota costante di circa 3 c€/kWh e in un altro seguendo la progressività degli oneri di sistema.

fiscalita_Rai canoneInsomma sostiene la Marcotullio che l’introduzione del canone in bolletta per consumi di kilowattora potrebbe sì portare ad aumentare l’onere del pagamento a chi consuma di più ma allo stesso tempo potrebbe, in tal modo, disincentivare non solo la fruizione del servizio pubblico ma bensì la semplificazione delle bollette

Gloria Marcotullio :

E’ possibile notare come nelle ipotesi di canone legato al consumo l’introduzione della nuova componente nell’attuale bolletta enfatizzi il fenomeno della progressività, portando a pagare ancora di più chi ha consumi più elevati.

Prendendo come riferimento tre tipologie di clienti domestici (1500, 2700, 4500 kWh/annui), l’incidenza del canone varia, passando dal 26%, al 13% e successivamente al 6% nell’ipotesi di canone flat, dal 15% (clienti 1500 e 2700 kWh/anno) al 13% nell’ipotesi legata al consumo in modo costante, progredendo, invece, dal 12% al 14%, seguendo l’andamento degli oneri.

Al di là degli esercizi teorici, fondamentali per comprendere la portata del fenomeno, sorge il dubbio che tale modalità di pagamento del canone RAI rischi di appesantire la bolletta con ulteriori oneri non strettamente legati al servizio reso e di rallentare, se non frenare del tutto, il percorso di semplificazione delle bollette intrapreso del Regolatore.

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