Digital Agenda, sei tu l’anticorruzione?

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Il 24 febbraio scorso è stato pubblicato il rapporto di Bruxelles sull’economia digitale europea. Risulta che l’Italia è al 25/mo posto su 28 Paesi nel 2015. Quindi Italia bocciata, sotto la media per l’economia digitale. Dietro solo Grecia, Bulgaria e Romania. L’analisi fa parte del Rapporto annuale della Commissione Ue che focalizza l’uso di tutte le nicchie del digitale. L’Italia è 26esima per la lettura delle notizie su internet, 22esima per l’uso dei social network , 12esima per video, musica e giochi online.
Nel rapporto sono inclusi anche e-commerce, e-government, uso del cloud , consumo di film e giornali online. Nel 2015 l’Italia si posiziona con un punteggio di 0,36, quasi la metà di quello del paese leader che è la Danimarca (0,67). Il nuovo indice dell’economia e della società digitalie – Desi – è stato messo a punto dalla Commissione europea e presentato al forum Digital4EU di Bruxelles.
L’Italia”- si legge nel profilo tracciato dalla Commissione Ue – dall’analisi di 33 parametri in cinque aree (connettività, competenze digitali, attività online, integrazione delle imprese, servizi pubblici digitali), “fa parte dei Paesi con prestazioni basse, ossia inferiori alla media” Ue che è di 0,47 punti.
Poco internet, poca banda larga : solo il 21% di connessioni internet veloci, e l’abbonamento alla banda larga fissa appena il 51%.
Per Bruxelles l’Italia deve anche “fare progressi sul fronte della domanda“, in quanto “solo il 59% degli utenti, una delle percentuali più basse dell’Ue, usa abitualmente internet e il 31% non lo ha mai utilizzato“. Mancano competenze !
E a questo dato un altro si lega irrimediabilmente: la trasparenza e lotta alla corruzione, di cui tanto se ne parla proprio oggi.
La trasparenza è un valore dell’Amministrazione Pubblica che può tradursi in buone prassi proprio attraverso le strumentazioni idonee e atte allo scopo. Si tratta di scelte strategiche che aiutano il presente ed il futuro dei ‘servizi pubblici‘ in capo alla res pubblica.

Scrive Pier Carlo Sommo

“Le battaglie per la trasparenza, noi comunicatori pubblici, le combattiamo da un quarto di secolo; era e rimane una lotta durissima, anche perchè vi sono ancora troppi amministratori pubblici che non comprendono, o non vogliono comprendere, che le Amministrazioni necessitano di tutte le figure professionali istituzionali previste dalla legge 150/2000, e non solo dei portavoce politici. Le facoltà univesitarie sfornano da tempo ottimi comunicatori che non trovano sbocco nel settore pubblico, perchè la loro professionalità evoluta e indispensabile per una PA moderna e vicina al cittadino, è ancora sottovalutata o trascurata dai contratti di lavoro pubblici”.

La trasparenza, supportata dai diritti di privacy, è uno strumento trasversale alla corruzione. Si può dire che il futuro migliore e sano viaggia proprio lungo la banda larga. Il punto centrale sono gli Open Data.
Il D.Lgs.n.33 del 14 marzo 2013, così detto ‘decreto trasparenza’, oltre ad introdurre il concetto di Amministrazione trasparente, accompagna il concetto di ‘riutilizzo del dato obbligatoriamente pubblicato‘. La cosa non è nuova nel panorama italiano, il cui governo, fino ad ora, ‘sulla carta‘, si è molto impegnato e prodigato ma, come si legge dal rapporto di Bruxelles, nei fatti resta ancora molto indietro.

Come sostiene Stefano Sepe

“I pilastri sui quali deve fondarsi un criterio di trasparenza, non ridotta a mero antidoto contro i fenomeni corruttivi, sono la legalità e la responsabilità. La prima non può ovviamente essere limitata al livello di formale rispetto delle norme, ma deve configurarsi come capacità di garantire la giustizia sostanziale delle politiche di intervento di ciascuna Amministrazione. In ogni ambito della sua molteplice attività. L’azione non può limitarsi alla conformità alle leggi – criterio necessario ma non sufficiente – bensì deve tradursi nel raggiungimento di risultati che diano adeguata risposta ai diritti ed alle esigenze degli utenti dei servizi. Proprio questa ‘tensione’ al risultato è presupposto e, insieme, prodotto della capacità delle istituzioni di essere responsabili del loro operato nei confronti della collettività”.

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