Donne, donne, donne …

 

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Nel corso della storia, l’emancipazione della donna ha avuto una connotazione sempre più rilevante.
Se infatti sino all’inizio del secolo scorso, la donna era relegata al solo ruolo di madre e moglie sottomessa, oggi si impone attivamente in tutti gli ambiti della società, con fermezza e successo.
Nonostante questo, c’è ancora bisogno di ricordare i diritti inviolabili della donna, motivo dell’origine della festa della donna.

Il potere delle donne è spesso determinante per le dinamiche sociali ma si esprime ancora troppo spesso nascostamente e per via indiretta. E’ nella maggior parte dei casi un potere di “cura”.

Eppure nonostante gli avanzamenti nella conquista dei diritti femminili –  che nel corso della storia sono costati “lacrime e sangue” –  negli ultimi tempi di globalizzazione tout court e  forse per effetto delle contaminazioni dei paesi meno progrediti su questi temi, si registra un tentativo di arretramento dei passi fin ora intrapresi e così faticosamente difesi

L’Italia, bisogna riconoscere non è tra i paesi più arretrati sull’argomento ma bisogna sottolineare che non è neanche tra i più progrediti.

Solo per fare un esempio numerico pur rappresentando il 58% dei laureati, le ricercatrici universitarie sono 10mila su 24mila, le professoresse associate 5.600 su 16mila, le ordinarie 3mila su 14.457 e sono solo 5 le donne su 78 sono rettori in tutta Italia.

Per non parlare della Pubblica Amministrazione, lì il dato è il più tristemente infelice rispetto a tutti gli altri settori

Secondo il rapporto IRPA (Istituto per le Ricerche nella Pubblica Amministrazione) del 2013 – presentato al Forumpa dell’agosto 2013

 

In base all’Indice globale (Global gender gap index), elaborato dal World Economic Forum, nel 2012 l’Italia si è collocata all’80° posto su 135 Paesi in riferimento alla disparità di genere. Il punteggio ottenuto dall’Italia è stato di 0,673 (laddove 1 equivale alla parità di genere). Il Global gender gap index costituisce un indicatore complesso, costruito sulla base di quattro parametri differenti: la partecipazione e le opportunità in ambito economico; la rappresentanza politica (in termini di cariche politiche ricoperte); l’istruzione; la salute (intesa come probabilità di sopravvivenza). Se si escludono questi ultimi due parametri – che, nei Paesi ad economia ad avanzata, costituiscono degli obiettivi già raggiunti – e si esaminano esclusivamente i primi due, la situazione dell’Italia, dal punto di vista della parità di genere, appare ancora peggiore: in relazione alla partecipazione economica, il nostro Paese si colloca al 101° posto (con un punteggio di 0,591); quanto alla rappresentanza politica, l’Italia è 71° (con un punteggio di 0,135).

Purtroppo abbiamo ancora tanti problemi da risolvere per dipanare la matassa delle problematiche relative ai diritti femminili

8 marzo, il Papa all’Angelus: “Un mondo che emargina le donne è sterile”←  (link a Rai news )

La differenza di genere incide ancora molto nel vecchio continente. Secondo Eurostat, nel 2013 la differenza tra i salari nell’UE era del 16 per cento. Solo il 33 per cento delle lavoratrici ricopre un incarico manageriale. Le donne e il lavoro in Europa. ← INFOGRAFICA A cura di Eliano Rossi

Pagine di storia recente : Bersani: “Porteremo in Parlamento il 40% di donne” ← (Video Sky)

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