RIFORMA RAI, FICO LANCIA PROPOSTA M5S. Risponde ANZALDI (PD): DIALOGO SULLA RAI POSSIBILE

 

“Si è andati a una privatizzazione senza alcun piano strategico. Manca una legge seria sul conflitto di interessi e sull’Antitrust”.

E su questo punto “la mancanza di una seria legge Antitrust” ha ragione da vendere Fico, presidente Vigilanza Rai, intervistato sulla vendita di azioni Rai Way, a “In Mezz’ora”

“Il 51% allo Stato non garantisce il controllo pubblico. Sulle 2340 torri passa il segnale radiotelevisivo,quello dei telefonini,ma anche dati sensibili. Chi prende questo asse strategico prende un pezzo importante di potere”.

E ribadisce che sulla riforma Rai:

“Vogliamo lavorare in Parlamento, non vogliamo il decreto” e anticipa la proposta M5S “Cda a 5 membri”

( da quì l’ipotesi che oggi gira sui giornali che i “grillini” vogliano “piazzare” i loro nel CdA Rai)

e ancora

“vogliamo un Agicom che valuta curricula e uno stop alla Commissione Vigilanza”

 

SULLA RAI E’ POSSIBILE un “Dialogo su progetto di legge di riforma, occasione storica per avere servizio pubblico senza partiti, europeo e competitivo”.

Così su twitter il deputato del partito democratico e segretario della Commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi ha inteso rispondere a Fico.

Il Presidente vigilanza Rai Roberto Fico a sua volta ha risposto a stretto giro di posta:

” Anzaldi ha dimostrato con l’approvazione a unanimità del Piano News che il dialogo è praticabile. Ora impegno di tutti per riforma”.

Intanto giunge la notizia, proprio di queste ore che Abertis – una società spagnola di telecomunicazioni – vorrebbe acquistare, se non l’ha già fatto, le antenne wind per seicento e passa milioni di euro. Un’altra opa, dopo quella di Mediaset su RaiWay

Ma insomma, questi canali televisivi come si ripartiscono gli spazi? A dire il vero non è dato saperlo con esattezza. L’Agcom dovrebbe gestire il censimento, in realtà la precisione millimetrica non è riuscita ad ottenerla. Si sa come sono queste strade via etere. Un dato solo è certo: bisogna fare attenzione a quello che si legge ed a quello che viene detto perchè una cosa sono le antenne, una cosa sono le torri ed un’altra ancora le strade telematiche e via etere.

Un altro dato sicurissimo è che la Rai, unica società a partecipazione pubblica, è la più forte di tutte, proprio perchè un tempo Azienda interamente statale e quindi con tutti i permessi e strumenti autorizzati.

Ma vediamo un attimo queste normative in campo delle telecomunicazioni

I primi provvedimenti in materia si possono riscontrare già dagli inizi del secolo scorso (periodo fascista ma anche prefascista volendo andare a dare anche uno sguardo allo Statuto Albertino)

Erano prevalentemente norme sulla radiofonia, di cui ampio uso ne fece Mussolini.

Sulle telecomunicazioni le prime norme, in Italia, arrivano a partire dal 1954, pochi anni dopo “l’apparizione” e diffusione della TV.

La Rai – Radio Televisione Italiana – era ed è l’attuale concessionaria esclusiva del Servizio Pubblico Radiotelevisivo Italiano, ed è una delle più grandi aziende di comunicazione d’Europa, operante non solo nel sistema televisivo ma anche in quello radiofonico, della carta stampata e maggiorment cinematografico.

Con il d.m. del 3 aprile 1952 ha assunto l’obbligo, l’onore e l’onere, di produrre trasmissioni di servizio pubblico e pubblica utilità. All’epoca esistevano delle fasce orarie prefissate e destinate esclusivamente alla  finalità della pubblica utilità, esercitata, tra l’altro ai sensi del d.m. 19/11/1953, ricevendo per questo la capacità di percepire un canone, fissato ed istituito con la Legge 1150/1954. A quel punto la Rai diviene ufficialmente “la Tv di Stato”.

Ma quì cominciano i problemi.

Nel 1960 “Il Tempo – TV” chiese al Ministero delle Post3 e Telecomunicazioni – da cui dipendeva la Rai – di poter affiancare la Rai nella diffusione televisiviva ma su altre frequenze. Vi fu un diniego che produsse un ricorso al Consiglio di Stato per incostituzionalità del monopolio statale. Ma la Corte Costituzionale, temendo che un oligopolio provato potesse contrastare con gli interessi dello Stato italiano, con senenza n.59 del 13/07/60 ed in forza del D.P.R. 1136/57 e del D.P.R. 1035/60, si oppose al ricorso per l’indisponibilità degli spazi etere.

Quindici anni dopo, il 10/07/1974 la stessa Consulta dovette affrontare un’altra questione radiotelevisiva : 16 Pretori si appellarono per l’uso degli spazi locali via etere. Ancora una volta fu messo in discussione il monopolio statale. Ma i Governi hanno sempr preferito il monopolio statale piuttosto che gli oligopoli privati. Una questione di valori, intenti e finalità generali, come da Costituzione, del resto.

Fu così che la Corte Costituzionale mise, tuttavia in rilievo la necessità di creae un riassetto radiotelevisivo, per via delle tante trasmissioni “private” e anche illegali, talvolta, che nel fattempo nascevano.

Arriviamo in breve alla Legge 103/1975 di riforma televisiva ed istitutiva della “Commissione di vigilanza Rai”               

Ma le trasmissioni locali continuavano a crescere e divennero nei fatti, concorrenti del monopolio statale e rischiavano di mettere in difficoltà l’Azienda sia a livello locale che nazionale, poichè spesso e volentieri i canali travalicavano gli spazi propri. In particolare erano tre i Canali che si cercò in un primo tempo di “arginare” con ogni mezzo : Canale 5, Italia 1 e Rete 4, che pur avndo diffusione locale, in un primo tempo soprattutto lombarda, stavano diventando di portata nazionale, grazie ai proventi della pubblicità.

Era cominciato il “dupolio” statale-privato. Al polo privato mancava la copertura di legge statale che arrivò di lì a poco con la discussa e discutibile Legge Mammì, la 223/1990 che in definitiva fu una conseguenza del così detto “decreto Berlusconi” del 1984.

La “Legge Mammì” non si limitò al solo suolo italiano, poichè recepiva una direttiva europea 1989/552/CEE detta “Televisione senza frontiere”, la quale una cosa buona fece, impose una normativa organica che mettesse a sistema tutte le televisioni private “fuori legge”, fissando all’art. 1 “il carattere di preminente interesse generale” per “la diffusione dei programmi radiofonici o televisivi”

Con questa legge la Fininvest dovette abbandonare alcuni programmi notturni non di preminente interesse generale”.

All’art. 3 è sistemato il piano di ripartizione delle frequenze che distingue le varie “bande”, in base anche ai bacini di utenza.

L’art. 4 istituisce la figura del Garante.

Con la “Legge Maccanico” 249/1997 si istituisce la famosa “par condicio” sostenendo che un singolo soggetto privato, in possesso di tre reti televisive non potesse essere in pòossesso di più del 25% delle concessioni di reti trasmissive per manifesta incostituzionalità e quindi antistatualità, se tra l’altro ha il maggior gettito degli introiti dell’editoria. Con questa legge si istituisce l’Autorità delle telecomunicazioni (AGCOM) e la modifica del Ministero delle Poste in Ministero delle Comunicazioni, il divieto di posizione dominate del privato  e delle trasmissioni politiche che nel frattempo avevano preso molto “piede” nel panorama radiotelevisivo, diventando vero punto di forza e share nel panorama politico-parlamentare.

La partecipazione pubblica della Rai non è mai stata messa in discussione data la decennale ed originaria missione del sistema radiotelevisivo, fin dagli anni precedenti la Repubblica, poichè il sistema fondava le proprie radici nell’antico Istituto Luce. Le così dette torri Rai sono numerosissime e diffuse su tutto il territorio nazionale, grazie all’interesse statale e sono il punto che maggiormente fa gola ai privati. Su queste totti, come ha detto bene il Presidente Fico, si gioca il futuro delle comunicazioni e degli assetti politici nazionali. E’ evidente che “se un privasto entrasse in possesso delle Torri Rai avrebbe in mano una grossissima fetta di potere, ancor più se detiene la più grossa percentuale dell’editoria”. Sulle torri – oggi a partecipazione pubblica –  si gioca l’assetto del pluralimo nel nostro paese. Alle torri sono intenzionati non solo i trasmettitori privati ma anche quelli politici che idealmente vorrebbero poter controllare. Una grossa torta statale, destinata a crescere d’importanza e di cui molti vorrebbero una fetta!!

Tralasciando tutto il registro delle normative europee che dopo la Legge Maccanico sono intervenute, si arriva alla Legge Gasparri. Di cui in seguito …

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