Un Cluod per Totti

pc

Ormai identità digitale – sistema Spid – e anagrafe unica – sistema Anpr – sono entrati nel linguaggio corrente. Eppure è come se parlassimo di nulla. Perchè? Perchè ancora pochi sono coloro che veramente hanno conoscenza approfondita della problematica digitale. Siamo ancora allo ieri in materia. Viviamo senza renderci conto che, abbiamo già in tasca (o nel portafoglio) una tessera magnetica che può essere usata non solo per ciò che pensiamo ma anche per tanti altri servizi della pubblica amministrazione o anche altro.

I dati statistici parlano chiaro. Il 32% degli italiani non ha mai navigato su Internet (Euroastat). Del resto per un Paese di analfabeti digitali come il nostro, dove il registro digitale è lo strumento per “imbrogliare” i professori, è pura normalità fare le cose meccanicamente senza sapere nemmeno cosa si fa. Più di tre italiani su 10, quindi, non si è mai approcciato ad Internet ossia nel mondo che oggi ‘governa’ l’era dell’informazione digitale.

E il fatto che la maggior parte della popolazione pensi che in fondo non sia un gran bene, o addirittura vede l’evoluzione tecnologica come un fatto che toglierà posti di lavoro o rovinerà la vita delle persone, la dice lunga sulla situazione dell’innovazione e modernizzazione sociale.

L’Italia è ovviamente maglia nera in Europa praticamente in tutto. Dalla corruzione alla banda larga.

Non c’è l’educazione digitale. Gli stessi professori –  maestri per la generazione futura che in realtà ne sa più di loro in materia –  sono disorientati.

Manca l’approccio, manca la cutura, manca la conoscenza, manca la giusta ottica …

Questo ci pone in una condizione di arretramento sociale che è pari alla condizione della popolazione Medieoevale rigurado le scoperte scientifiche e geopolitiche. Sconcerto!

Intanto i dati delle analisi, continue, tra l’altro, sono impietosi.

Guardando il nostro paese, siamo moltissimo indietro rispetto le altre popolazioni sia europee che mondiali, come Russia, Asia e America

Ad esempio sappiamo che l’Italia è 69esima per trasparenza. Di cosa ci sorprendiamo? Il nostro paese si trova insieme a Kuwait e Romania. Mentre siamo 65esimi per facilità di fare impresa dopo Cipro, (39esima) e lo Botswana (56esimo).

Ma quello che costa di più al nostro paese è la corruzione. Confindustria lamenta “Senza la piaga della corruzione oggi il Pil sarebbe di 300 miliardi in più”. E tralasciamo tutti gli episodi legati all’evasione fiscale ….

E qui ritoniamo al discorso trasparenza, fondamentalmente legato all’informazione via web.

Siamo sotto la media europea (65%) anche per il numero di internauti quotidiani: il 58%. Si sono più che dimezzati coloro che non hanno mai navigato online (scesi dal 43% al 18%, Italia da 59% a 32%). Più indietro dell’Italia solo Romania (39%) Bulgaria (37%) e Grecia (33%), mentre all’opposto sono quasi tutti connessi in Danimarca (solo il 3% non ha mai usato internet), Lussemburgo (4%), Olanda (5%), Finlandia, Svezia e Gran Bretagna (6%).

Cosicchè oltre a non conoscere vantaggi e possibilità della tessera sanitaria, non sappiamo neanche sfruttare le potenzialità degli open data o dei cluod.

Il cluod è una “nuvoletta” – ossia uno spazio libero ma circoscritto, su internet – che consente  lo stoccaggio online di dati, foto, video, che sale in Ue al 21% (e al 35% tra i giovani). L’Italia è più indietro anche su questo, con il 17% complessivo e il 28% tra i 16-24enni. Evidentemente tutti i ‘selfie’ che ci facciamo sono fini a se stessi. Come sempre. Per tutti ma non per Totti.

selfie totti

Utilizzare la “nuvoletta” per non caricare pc e memorie di dati pesanti, è omai una procedura quasi doverosa. Il punto però resta sempre la privacy di queste operazioni. E non tutti i governi dei paesi del mondo sono disposti a studiare e legiferare in materia. Così abbiamo episodi come quelli legati ad Assange.

Quindi partecipazione o privacy ? E’ un falso problema. Vediamo: strettamente collegato al diritto partecipativo di accesso è l’art. 12 del D.Lgs.267/2000 che recepisce la norma dell’art.6 del D.Lgs. 112/1998, adattandolo agli enti locali: compiti conoscitivi per la verifica dei risultati dei sistemi informativo-statistici. Il cluod e gli open data servono a scambiarsi informazioni, direttamente e velocemente. In particolare al comma 1 si prevede l’utilizzo dei sistemi informativi e statistici automatizzati, anche complessi, al punto da costituire una cosiddetta rete informatica finalizzata a favorire la circolazione e la conoscibilità delle informazioni tra le pubbliche amministrazioni. Perchè il punto fondamentale è questo! Ciò che si trasformerà dapprima del sistema operativo OPEN SOURCE, uno dei fenomeni più innovativi dell’ultimo decennio nel mondo dell’informatica, a cui si collega il VOIP, il protocollo di trasferimento chiamate gratis tra le pubbliche amministrazioni interconnesse, che possono così utilizzare i numeri brevi come numeri “interni” e risparmiare sulle telefonate, ed infine nel sistema CLOUD, che come detto sopra, è di ultimissima generazione. In pratica si tratta di un sistema per la gestione delle infrastrutture e erogazione dei servizi ICT delle Pa, ma che può essere utilizzato per i più svariati compiti e finalità. E’ il procedimento di astrazione delle componenti fisiche degli elaboratori (cioè dell’hardware) eseguito allo scopo di renderle disponibili in forma di risorsa virtuale al software soprastante.

Il nodo è la privacy. Il decreto legislativo n. 33 del 14 marzo 2013 ha riordinato la disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni. Il provvedimento definisce gli obblighi di trasparenza concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni nonché la qualità, l’accessibilità e l’aggiornamento delle informazioni. La trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, dal perseguimento delle funzioni istituzionali all’utilizzo delle risorse pubbliche. Ma la privacy è anche personale.

Oggi, come dicevamo, la politica volta al perseguimento della trasparenza e legalità degli atti delle amministrazioni e la sempre maggiore diffusione dei Pc, oltre che l’affermazione dei concetti di usabilità telematica, obbligo di pubblicazione digitale, libero accesso ai dati e documenti amministrativi, responsabilità dei procedimenti, certificazione telematica, qualità e sostenibilità della organizzazione sociale da parte dei governi locali e centrale, obbligo di pubblicazione dei criteri di selezione e pagamento della dirigenza pubblica, ha portato anche all’evidenza il nodo riguardante la complessità dei confini della privacy.
Diritto alla trasparenza e diritto alla riservatezza, tra cui rientra anche la certificazione degli introiti degli amministratori pubblici, sono un po’ come le due facce di un’unica medaglia. Questi diritti, infatti, sono stati definiti “separati in casa” da Giacchetti in quanto costituiscono l’uno il limite dell’altro pur essendo applicati nel medesimo ambito.

Sempre secondo le conoscenze in mio possesso, la prima normativa sul diritto di privacy si è avuta con la L.675/1996 . Prima che entrasse in vigore questa legge, una prima definizione di limite al diritto di accesso la troviamo nell’art.22 della L.241/1990 come modificata ed
integrata dalla Legge 11 febbraio 2005 n. 15 e dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35 convertito con modificazioni dalla Legge del 14 Maggio 2005, n. 80. Menzionato in un primo momento come limite all’ostensibilità dei soli documenti amministrativi, formati dalle pubbliche amministrazioni e a soli fini amministrativi (L.241/90 art.22 comma2), chiarificatori e determinanti furono in seguito dottrina e giurisprudenza ed illuminante è una comparazione con le successive modifiche dove allo stesso art.22 comma c, si introduce il concetto di controinteressati in modo tale che si profila la possibilità di eccepire contro l’accesso da parte di soggetti interessati alla tutela della privacy.
Potrebbe sembrare un passo indietro dalla precedente normativa, in realtà è un passo in avanti verso l’individuazione di quel diritto alla riservatezza che troverà più compiuto riconoscimento e tutela, in seguito, nella L. 675/1996.

Ma il puno che necessita di esser messo maggioirmente in evidenza è l’arretratezza che ancora permane nel nostro paese, della diffusione della banda larga.

Secondo il rapporto sullo Stato di Internet, realizzato da Akamai Technologies, relativo al terzo trimestre 2014, che fornisce le statistiche globali relative alla velocità delle connessioni e all’adozione della banda larga su reti fisse e mobili, i dati che riguardano l’Italia sono sconfortanti. I dati che si inseguono ci mostrano un quadro fluttuante dato da aumenti di velocità e diminuzioni, tra un mese e l’altro.

I governi dovrebbero tenerne conto perchè quanto più lento è un collegamento tanto più facile è subire un attacco informatico. Infatti Akamai è in grado di identificare i paesi da cui ha origine la maggior parte degli attacchi nonché le porte a cui essi indirizzano. I paesi maggiormenti colpiti sono proprio wquelli che hanno un altissimo controllo in rete.

Il paese da cui provengono maggiormente gli attacchi (50%) sono la Cina, quasi il triplo rispetto agli Stati Uniti, che ha evidenziato una crescita di traffico maligno di circa il 25% trimestre su trimestre.

E quindi si tratta, comunque, sempre di paesi con un altissimo tasso di controllo del traffico informatico. Stiamo aspettando …

scheletro_al_computer-1

Un pensiero su “Un Cluod per Totti

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...