Je suis Charlie : ovvero quando la solidarietà meccanica trasmigra in solidarietà organica.

 

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Diceva Durkheim che la coscienza collettiva segue sviluppi e maturazione diversi a seconda della dimensione del gruppo sociale interessato.
Per società di piccole dimensioni (gruppi religiosi, piccoli paesi, movimenti politici e/o culturali …) la rete sociale tende ad incidere sul comportamento individuale in maniera significativa, poiché gli individui attribuiscono grande valore alle idee collettive, vi si conformano o lasciano che le preminenze sociali riescano ad assumere grande potere sulla propria vita.
E’ la solidarietà meccanica che stimola l’emersione di idee rigide, poiché il fattore psicologico di omologazione ed “appartenenza” individuale diventa rilevante.
Durkheim puntava molto la sua analisi sulla divisione del lavoro, tipica delle società primitive, come elemento collante della solidarietà meccanica.
In realtà, l’analisi in chiave moderna, richiede un approccio doveroso sull’aspetto psicologico, decisamente più importante.

E sulla solidarietà meccanica basano i assetti i gruppi estremistici, ecco anche perchè sono divisi in “cellule”.

Ieri a Parigi la solidarietà meccanica ha ricevuto un durissimo colpo, evidenziando come le libertà ed i diritti – impostisi maggiormente con l’ottica globale della società –  facilmente aiutino la stessa a trasmigrare verso la solidarietà organica.
La solidarietà organica si sviluppa nelle società di grandi dimensioni in quanto gli individui non vengono immediatamente pressati dagli effetti della coscienza collettiva, piuttosto vengono sollecitati alla riflessione individuale ed alla ricerca di una identità più identitaria.
Come ha detto il premier Renzi, quella della identità è una caratteristica che non si risolve nel puro percorso individuale ma tende verso una condivisione di valori comuni e sociali, sostenibili, oggettivi e nello stesso tempo salvaguardanti i diritti individuali.

E’ la ricerca di un massimo comune denominatore inclusivo ed includente.
La coscienza collettiva di tipo organico, (non istintiva) è  più debole, meno in grado di esercitare il controllo sui membri della società, è più flessibile, più adattabile e meno associabile ad alcunché che possa somigliare al concetto di religione, ma è mille volte di più capace di salvaguardare la sopravvivenza degli individui e della società stessa.

L’epoca attuale, per effetto dei mutamenti sociali globalizzanti, è agitata da svariati fenomeni di trasformazioni, sia restrittivi dei gruppi sociali, che estensivi ed oggettivizzanti delle idee social-politiche, al punto da far confondere l’oggettività  con il contrasto alla personalità dell’individuo. Qui l’elemento pericoloso della globalizzazione.
Ma la globalizzazione ieri ha mostrato la sua faccia migliore del suo paradigma socio-politico di educazione del cittadino ed alla cittadinanza. Ha mostrato l’enorme differenza della solidarietà organica.

E’ illuminante a tale proposito rileggere un passo dell’appello degli studenti dell’Università di Pechino del 13 maggio 1981, in occasione della rivolta di Tienamen: “ La democrazia è un’ideale della vita umana, come la libertà ed il diritto … La democrazia non è un affare che riguarda poche persone”

Sin dagli albori della storia umana si è sempre cercato di dare un senso alla stessa ricerca di un “sistema democratico” di convivenza umana. Ma il termine “democrazia” spaventa ancora, perchè esso necessariamente deve tendere ad includere tutti i fenomeni sociali, anche quelli “insostenibili” per la società.

Ed è proprio Rousseau, figlio della terra della “rivoluzione sociale” contro ogni “strapotere”,  ad offrirci il rimedio agli aspetti negativi della democrazia inclusiva: il Contratto sociale, che oggi potremmo identificare – con le giuste trasformazioni ideal-politiche – alle Costituzioni alla base di tutti i paesi civili.

Il rimedio che egli propone non è quello semplicistico della distruzione della civiltà e del ritorno al mitico “stato di natura” sottinteso all’uomo, da cui prese l’avvio il giusnaturalismo.

Rousseau vuole invece indicare il dover essere di quelle istituzioni fondamentali che non vengono definite “istituzioni” perchè superiori all’uomo ma in quanto fondanti del patto sociale tra gli uomini e che, ove deviate rispetto alla loro forma naturale, portano con sé la maggiore responsabilità della corruzione e della infelicità dell’uomo.

Così nel Contratto sociale, luoghi comuni della filosofia politica come “stato di natura” e “contratto” assumono un valore del tutto nuovo.

La volontà generale è il fondamento della sovranità dello Stato, dove l’individuo si realizza, o ha la possibilità di realizzarsi, nella pienezza della sua persona e particolarità, in quanto diviene cittadino e parte di uno Stato che si arricchisce anche della sua presenza.
Tutto ciò è all’opposto dell’egoistico “amor proprio”, considerato da Voltaire e dai filosofi materialisti come il movente delle azioni umane.
Ma è anche all’opposto dell’annullamento ed annientamento in una omologazione di tipo pseudosacrale – o anche non necessariamente tale –  dove registreremo sempre il fallimento morale e civile dei pochi su una massa informe. Perchè è questo lo “scivolamento violento” delle società senza colore, caratterizzate da autorità ma non autorevolezza, ed alla fine divoratrici di se stesse.

Cogito ergo sum – diceva Cartesio

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