Chi controlla il controllore

Quanti sud ci sono: c’è un sud agricolo, un sud imprenditoriale, un sud politico, un sud culturale. Infinite sono le sfaccettature del sud. In tanti hanno scritto sul e del sud. Dall’Unità d’Italia ad oggi miliardi di pagine sono state scritte da giuristi, eminenti personaggi, letterati, studiosi, critici, società civile. Tutti siamo stati impegnati per un sud che mai si è nemmeno avviato verso il riscatto morale e d’immagine. Anzi ad ogni accenno di “rinascita” si registra statisticamente un ritorno all’arretratezza, più forte, sfacciata e subdola della precedente. Perché? Come dice Domenico Perrotta, forse perché in realtà una “questione meridionale” non esiste. E’ solo un termine di paragone per rapportare una parte d’Italia più vicina al Mediterraneo con l’altra, più vicina all’Europa. Ma ambedue le Italie mostrano i lati oscuri ed i lati chiari delle proprie filosofie di vita. Questo dualismo di pura facciata nasconde però un unico problema principale, tutto italiano. E’ il problema dei controlli, il problema italiano, della cultura alla coesione, al senso civico, che non si vuole rigido ma certamente diffuso e costruente. E quindi il problema italiano che si presenta non è soluto in una questione meridionale o questione settentrionale o questione centrale. Esso si presenta come una indefinita questione di controllati e controllori. In una questione di uomini, dunque.  Chi detta le regole è colui che le regole non rispetta. Si sente padrone. Di nulla ma pur sempre padrone. Chi subisce le regole è colui che insegna l’arte di agirare le regole e detta legge in questo. Questo schema è elevato a sistema. E dunque lo Stato italiano è un sistema in fuga dalla legalità. E lo riscontriamo in più casi di cronaca.

In siffatto sistema è difficile avviare riforme che possano essere efficaci, sarebbe più semplice tentare disperatamente – ossia con forza ultima – di ricostruire una coscienza civile. Sembra assurdo ma in definitiva è l’unica soluzione possibile che possa, nella realtà quotidiana, produrre autentici risultati.

L’Italia ce la farà se ce la faranno gli italiani –  diceva Bersani nel 2013 –  e al di là della collocazione geografica Nord-Sud. “Nel sostenere il Governo Monti, vogliamo avviare un processo di alternativa. Alternativa a Monti? No, alternativa alle destre”  – affermava con passione autentica, pensando che Monti incarnasse il Centro politico italiano e le destre, invece, il populismo, nemico del consolidamento di una vera, autentica e autonoma opinione pubblica.

La realtà non è così ben definita, soprattutto oggi, allo svelamento dei tanti sistemi corrosivi delle dinamiche che dovrebbero essere certe, dei confini sicuri tra le idee diverse, degli abiti chiari.

Alcuni sapevano, altri immaginavano, altri ancora neanche arrivavano ed arrivano ad immaginare, me compresa, gli equilibri delicati e mordaci del tessuto sociale che fino ad oggi hanno retto nel bene e nel male le sorti del nostro paese.

Perché quando un atteggiamento si eleva a sistema, diventa equilibrio, precario ma equilibrio. E diventano anche perno, difficile poi da modificare.

 

03 gennaio 2015 – h.15.45 Ogni anno sono 6 milioni i certificati di malattia con una prognosi inferiore ai tre giorni che vengono firmati dai medici di famiglia su richiesta dei lavoratori pubblici e privati. E’ quanto rileva il centro studi della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale. “Scovare l’assenteismo da malattia è molto complesso”, spiega il vice segretario di settore Fimmg, Trabalza. E indica la necessità di “un unico polo in campo all’Inps” per i controlli oppure l’autocertificazione di 1 o 2 giorni.

 

03 gennaio 2015 – h.16.05 Sul caso dei vigili assenti a Capodanno “già da ieri abbiamo avviato un accertamento a tappeto”, “c’è una task force deputata ad accertare documentalmente quello che è successo”. Lo ha detto il comandante della Polizia locale di Roma Capitale, Clemente, a Rai News 24, assicurando: “Andremo a fondo in maniera ostinata e precisa”. “E’ stata un’azione improvvisa e proditoria. Non avevamo avuto nessun tipo di segnale”,ha spiegato. “Credo che i cittadini romani siano disorientati per quel che è successo”:serve “riflettere”

E quindi L’Italia ce la farà se ce la faranno gli italiani a capire tutto questo.

Perché combattere le “destre” più di altro? Non perché destre ma lì dove incarnano il populismo di cui generalmente sono portatrici, che è un male distruttivo, che incattivisce e fa aumentare ulteriormente la portata del populismo e che, come un cane che si morde la coda, innescano quella distruzione lenta ed inesorabile della coesione sociale e del senso collettivo di comunità. Non è più filosofia di popolo cogente ma è filosofia individualista che non rende onore al merito ma è celebrativa del “si salvi chi può”; non produce generosità e riconoscenza verso chi ha un “quid” in più ma aggredisce la posizione per il puro scopo di sostituirvisi e al solo scopo di impossessarsi di eventuali benefici, i soli ormai a fare gola ad un popolo ormai “sfasciato” nel suo senso comune, privo e privato di obiettivi comunitari.

E non è un caso che un siffatto male aggredisce anche lo stesso concetto dell’Europa comunitaria. E’ un male che si può riconoscere in ogni area geografica del mondo in quanto si presenta sempre eguale.

03 gennaio 2015 –  h.16.35 Nel settore pubblico ci si ammala più spesso, ma mediamente si perdono meno giorni di lavoro che nel settore privato. E’ quanto emerge da uno studio della Cgia di Mestre. Secondo l’analisi nel 2012 (ultimo anno in cui i dati sono a disposizione) i giorni di malattia medi registrati tra i lavoratori del pubblico impiego sono 16,72 (2,62 eventi per lavoratore); nel settore privato, invece, le assenze per malattia raggiungono i 18,11 giorni (2,08 eventi per lavoratore). 1 dipendente su 3 si ammala da lunedì.

Roma: i dispetti dei Vigili Urbani contro le cure anticorruzione (link)

Roma – 3 gennaio 2015 – h. 17.07 – Il Sindaco di Roma non esclude licenziamenti ma fa appello al senso di responsabilità del “servizio pubblico” e non intende punire con astio, non vuole arrivare ai licenziamenti ma ricreare il senso comune di responsabilità di  servizio pubblico

In Italia, in un quadro simile, all’interno di una simile cornice, il controllore cerca il suo personale equilibrio e perde la sua funzione, perché è ormai senza progetto. Non ha fine, non ha scopo. Mira al mantenimento dell’esistente cercando di farlo quadrare in qualche modo con il dato generale, per tenere l’equilibrio consolidato ed eletto a sistema. La responsabilità di una simile vera rivoluzione, che scardini siffatto sistema, non se la assume nessuno, o almeno diciamo, nessuno è in grado di assumersela. Ci vogliono le “spalle forti” o anche solo basterebbero “idee forti”, “forte personalità” e anche una buona dose di coraggio ….

 

Bruxelles – Immigrazione, Ue: “Lotta ai trafficanti è la nostra priorità” – Il commissario all’Immigrazione Dimitris Avramopoulos risponde dopo i casi delle navi Ezadeen e Blue Sky M. (link)

ITALIA BENE COMUNE  (link)

 

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