La legge 150/2000, quanto ancora si potrebbe fare

 

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La legge 150/2000 e, in generale tutta la normativa sviluppata attorno ad essa, dagli anni 90 in poi, è una delle più significative norme dello Stato Italiano orientato alla modernizzazione.

Spiace dirlo tale tassello significativo è in fondo rimasto “lettera morta“, nel senso che ben poco è riuscito ad incidere sulla pubblica amministrazione all’atto pratico e ancor meno a conformare il modus agendi

Non è un’accusa ma una semplice constatazione. La L.150/2000 non ha molto a che fare con la quasi omonima legge 150/2009 se non nella direzione della governance , ossia nella rinnovata filosofia della pubblica amministrazione orientata alla trasparenza ed accessibilità.

Insomma gli intenti, come al solito, sono lodevolissimi, un po’ meno le azioni pratiche.

Dice Stefano Rolando che la portata della legge 150/2000 non è stata adeguatamente valutata ed in termini di comunicazione interna ed esterna della pubblica amministrazione, non tutti hanno una così piena e cosciente conoscenza.

Il punto dirimente è che la legge 150/2000 rapporta l’attività di comunicazione ad una professionalità specifica che ancora non è ben inquadrata e valutata nel “fare amministrativo”, ancor oggi, e soprattutto non è così diffusa la propensione alla considerazione della rilevanza del tema, per cui la legge – presa un po’ così alla leggera – ha finito per confluire idealmente in altre normative seguenti ma con le quali ben poco aveva ed ha a che vedere. Invece tale legge avrebbe bisogno assoluto di una “rivisitazione”

I PUNTI CONTROVERSI

  • La Legge 150/2000 colloca la prospettiva della comunicazione interna a riporto del comparto “comunicazione” e non nella stretta logica di gestione del personale o nel quadro di un soprammondo tecnologico astratto regolatore di traffico informativo che richiede invece alta creatività e adattamento contestuale correlati a rapporti diretti, ad analisi di impatto e di incidenza, a sviluppo di interattività costruita sul merito comparato delle funzioni
  • Un elemento importantissimo è quello per cui nella fuoriuscita dal letargo della pubblica amministrazione ritrova al suo interno risorse professionali che, al di là degli uffici deputati alla specifica funzione : comunicazione, trasparenza, servizio on demand ecc…, purtroppo non trovano adeguata collocazione, se non addirittura inserimento, per mancanza di effettiva prospettiva immediata o futuribile.

La crisi ha fatto emergere problematiche relative allo spreco di risorse da parte della pubblica amministrazione ma ancora non ha trovato le modalità effettive per esperire al compito complesso del raggiungimento dell’obiettivo di una comunicazione diffusa e soddisfacente, costruente insomma.

 

Art. 4 – Legge 150/2000
Formazione professionale

1.  Le  amministrazioni  pubbliche  individuano,  nell'ambito delle
 proprie  dotazioni  organiche, il personale da adibire alle attivita'
 di  informazione  e  di  comuni-cazione  e programmano la formazione,
 secondo   modelli   formativi  individuati  dal  regolamento  di  cui
 all'articolo 5.
 2.  Le  attivita'  di formazione sono svolte dalla Scuola superiore
 della  pubblica  amministrazione, secondo le disposizioni del decreto
 legislativo  30  luglio  1999,  n. 287, dalle scuole specializzate di
 altre  amministrazioni  centrali,  dalle universita', con particolare
 riferimento  ai  corsi  di  laurea  in  scienze della comunicazione e
 materie  assimilate,  dal  Centro  di  formazione  e  studi (FORMEZ),
 nonche'  da strutture pubbliche e private con finalita' formative che
 adottano i modelli di cui al comma 1.
Art. 5
 Regolamento
1.  Con regolamento da emanare, ai sensi dell'articolo 17, comma 1,
 della  legge  23  agosto  1988,  n.  400, e successive modificazioni,
 previa  intesa  con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del
 decreto  legislativo  28  agosto  1997, n. 281, entro sessanta giorni
 dalla  data  di  entrata  in vigore della presente legge, si provvede
 alla  individuazione  dei  titoli  per  l'accesso  del  personale  da
 utilizzare  presso  le  pubbliche amministrazioni per le attivita' di
 informazione  e  di  comunicazione. Il medesimo regolamento prevede e
 disciplina  altresi'  gli interventi formativi e di aggiornamento per
 il   personale  che  gia'  svolge  attivita'  di  informazione  e  di
 comunicazione.
Art. 6
 Strutture
l.  In conformita' alla disciplina dettata dal presente capo e, ove
 compatibili,  in  conformita'  alle  norme degli articoli 11 e 12 del
 decreto   legislativo   3   febbraio   1993,   n.  29,  e  successive
 modificazioni,  e  relative  disposizioni  attuative, le attivita' di
 informazione si realizzano attraverso il portavoce e l'ufficio stampa
 e  quelle  di comunicazione attraverso l'ufficio per le relazioni con
 il   pubblico,   nonche'  attraverso  analoghe  strutture  quali  gli
 sportelli  per  il  cittadino,  gli  sportelli  unici  della pubblica
 amministrazione,  gli sportelli polifunzionali e gli sportelli per le
 imprese.
 2.  Ciascuna  amministrazione  definisce,  nell'ambito  del proprio
 ordinamento  degli  uffici e del personale e nei limiti delle risorse
 disponibili,  le  strutture e i servizi finalizzati alle attivita' di
 informazione e comunicazione e al loro coordinamento, confermando, in
 sede  di  prima  applicazione  della  presente  legge, le funzioni di
 comunicazione e di informazione al personale che gia' le svolge.

La discrezionalità della legge ha portato a rendere labile il dettato normativo, per cui l’entusiasmo iniziale non ha poi trovato adeguato riscontro, mi sembra.

Art. 9
 Uffici stampa
1. Le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del
 decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, possono dotarsi, anche in
 forma  associata,  di  un  ufficio stampa, la cui attivita' e' in via
 prioritaria indirizzata ai mezzi di informazione di massa.
 2. Gli uffici stampa sono costituiti da personale iscritto all'albo
 nazionale  dei giornalisti. Tale dotazione di personale e' costituita
 da  dipendenti delle amministrazioni pubbliche, anche in posizione di
 comando  o  fuori  ruolo,  o  da  personale  estraneo  alla  pubblica
 amministrazione in possesso dei titoli individuati dal regolamento di
 cui  all'articolo  5, utilizzato con le modalita' di cui all'articolo
 7,  comma  6,  del  decreto  legislativo  3  febbraio  1993, n. 29, e
 successive  modificazioni,  nei  limiti delle risorse disponibili nei
 bilanci di ciascuna amministrazione per le medesime finalita'.
 3.  L'ufficio  stampa  e' diretto da un coordinatore, che assume la
 qualifica  di  capo  ufficio  stampa,  il  quale,  sulla  base  delle
 direttive impartite dall'organo di vertice dell'amministrazione, cura
 i collegamenti con gli organi di informazione, assicurando il massimo
 grado  di  trasparenza, chiarezza e tempestivita' delle comunicazioni
 da fornire nelle materie di interesse dell'amministrazione.
 4.  I  coordinatori  e i componenti dell'ufficio stampa non possono
 esercitare,  per  tutta  la  durata dei relativi incarichi, attivita'
 professionali  nei  settori  radiotelevisivo,  del giornalismo, della
 stampa  e delle relazioni pubbliche. Eventuali deroghe possono essere
 previste dalla contrattazione collettiva di cui al comma 5.
 5.  Negli  uffici stampa l'individuazione e la regolamentazione dei
 profili  professionali  sono  affidate alla contrattazione collettiva
 nell'ambito  di una speciale area di contrattazione, con l'intervento
 delle organizzazioni rappresentative della categoria dei giornalisti.
 Dall'attuazione  del  presente  comma  non  devono  derivare  nuovi o
 maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Ma siamo sicuri di aver adeguatamente applicato le finalità della normativa ?

Qualche dubbio legittimo c’è. Ma entrando ancor più nel merito il problema oltra che ad essere sindacale e degli organi collegiali è soprattutto statale.

Una rivisitazione della legge, meno discrezionale, e più aggiornata sulle nuove tematiche relative ai social network, che anzicchè bloccati o ridimensionati andrebbero liberalizzati, sembrerebbe opportuna

 LEGGE 7 giugno 2000, n. 150 Disciplina delle attivita’ di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni. (GU n.136 del 13-6-2000 ) (link)

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