Legge di stabilità: gli ecobonus prorogati ed il parere negativo della Camera

 

 

Dice Bersani : «Serve un pacchetto di incentivi alle imprese ed al lavoro»

L’impressione è che  il governo Renzi, molto concentrato su altri temi, dal Jobs Act alle Riforme istituzionali e frenato dai vincoli di deficit, ha fatto finora poco per le misure espansive a favore dell’economia reale.

Ma il Governo continua crederci e «tira dritto» – dice.

Infatti la Legge di stabilità, in discussione in Commissione Bilancio del Senato, sta proprio tirando la volata. La si potrebbe considerare la terza versione della Sabatini – la legge che incentiva le imprese alla modernizzazione e agli investimenti in macchinari nuovi –  tanto cara a Pierluigi Bersani, ma c’è di più. E da una lettura sommaria, non propriamente da addetto ai lavori, sembra niente male. Certo c’è il dossier della Camera che rileva delle incongruenze tra il testo originale e la RT, la relazione di accompagnamento, ma al Senato sembra che le cose cambino, ed in meglio a quanto pare: viene sottolineato un rifinanziamento che ha attivato un credito d’imposta al 15% sugli investimenti incrementali anche se, sembra, che sia appena un po’ d’acqua per le Pmi mentre un respiro maggiore potrebbe averne il «patent box» per brevetti e marchi.

Insomma il Governo sta giocando la sua partita tutta sullo «sblocco della liquidità» e questa, senza tema di smentita, è una buona intuizione, supportata dalla filosofia degli 80 euro, nonostante le critiche.

Piace e non piace Renzi ma le dimostrazioni per far pendere l’ago della bilancia sul “piace” devono ancora venire.

Entrando più nel dettaglio, nella Legge di Stabilità, ci sono novità per le famiglie  importantissime.

Al di là del fatto che sono stati respinti circa un migliaio di emendamenti ce n’è uno che è passato di rilievo

“Come Commissione Lavoro abbiamo dato parere favorevole alla legge di stabilità per le parti di nostra competenza, apprezzando in modo particolare l’attenzione per la famiglia e per la riduzione del costo del lavoro. Abbiamo raccomandato soprattutto l’aumento del fondo per gli ammortizzatori sociali e per le politiche attive, per dare piena attuazione al Jobs Act”. Lo dice la senatrice del Pd Nicoletta Favero, che ha redatto il parere.

“Abbiamo suggerito inoltre – prosegue – di prorogare l’attività dei centri per l’impiego, in attesa del riordino dei servizi che sarà previsto con la creazione dell’Agenzia nazionale per l’impiego. Altro tema, la disabilità: abbiamo chiesto di rifinanziare il fondo e di crearne un altro presso l’Inail per favorire l’inserimento al lavoro delle persone disabili adeguando ambienti e strumenti di lavoro”.

Ma quello che più preme in questa sede evidenziare è la previsione del comma 42 all’art.1 : Ecobonus ed incentivi

Il comma 42 prevede la proroga delle detrazioni per gli interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica, mantenendo anche per il 2015 le attuali misure:

  • 50 per cento per le ristrutturazioni e per il connesso acquisto di mobili;
  • 65 per cento per gli interventi di riqualificazione energetica, inclusi quelli relativi alle parti comuni degli edifici condominiali.

 

Per quanto concerne la detrazione d’imposta per le spese relative ad interventi di riqualificazione energetica degli edifici, nel testo approvato alla Camera ed ora in discussione al Senato, viene prorogata fino al 31 dicembre 2015  l’eccezione della misura della detrazione al 65 per cento attualmente prevista sino al 31 dicembre 2014, mentre la norma vigente (articolo 1, comma 139, della legge n. 147 del 2013) prevede che per l’anno 2015 la detrazione si applichi nella misura del 50 per cento.

Con riferimento agli interventi di recupero del patrimonio edilizio (per un ammontare massimo di spesa di 96 mila euro) viene prorogata al 31 dicembre 2015 la misura della detrazione al 50 per cento attualmente prevista sino al 31 dicembre 2014.

La norma vigente prevede che per l’anno 2015 la detrazione si applichi nella misura del 40 per cento.

Con riferimento alle spese per l’acquisto di mobili per l’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione viene prorogato di un anno il termine finale (31 dicembre 2015) entro cui devono essere sostenute le spese ai fini della detrazione del 50 per cento. Viene ribadito, inoltre, che le spese per l’acquisto di mobili (ammesse in detrazione se connesse ad una ristrutturazione edilizia) sono computate indipendentemente da quelle sostenute per i lavori di ristrutturazione.

Si evidenzia che non è stata disposta la proroga con riferimento agli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche. Per tali interventi, pertanto, rimangono ferme le misure delle detrazioni attualmente previste: 65 per cento sino al 31 dicembre 2014 e 50 per cento per le spese sostenute dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015.

Al di là degli incentivi agli adeguamenti termici degli edifici e ristrutturazioni di riscaldamenti, c’è la parte degli sgravi fiscali per l’acquisto di mobili di arredo che è interessante

Detrazioni fiscali per l’acquisto di mobili

Il punto 2) della lettera b) modifica il comma 2 dell’articolo 16 del D.L. n. 63 del 2013, prevedendo la proroga di un anno, fino al 31 dicembre 2015, della detrazione del 50 per cento per le ulteriori spese, fino ad un ammontare massimo di 10.000 euro, documentate e sostenute per l’acquisto dei seguenti prodotti finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione:

  • mobili;
  • grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+;
  • forni di classe A.

Si ricorda che, ai fini del riconoscimento della detrazione in oggetto, la norma fa riferimento ai contribuenti che fruiscono della detrazione di cui al comma 1, cioè a coloro che usufruiscono delle possibilità di detrarre – nel limite massimo di spesa di 96.000 euro – il 50 per cento delle spese di ristrutturazione edilizia sostenute nel periodo di tempo tra il 26 giugno 2012 e il 31 dicembre 2015 (come prorogato dalla norma supra).

La norma in esame prevede, inoltre, che le spese per l’acquisto di mobili sono calcolate indipendentemente da quelle sostenute per i lavori di ristrutturazione. Si tratta della stessa disposizione inserita dall’articolo 7, comma 2-ter del D.L. n. 47 del 2014 con riferimento alla prevedente proroga della detrazione in esame (per il periodo dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2014).

Si ricorda che le spese per l’acquisto di mobili possono anche essere più elevate di quelle per i lavori di ristrutturazione, fermo restando il tetto dei 10.000 euro. Infatti la disposizione della legge di stabilità 2014 che prevedeva che tali spese non potessero essere superiori a quelle sostenute per i lavori di ristrutturazione è stata abrogata dall’articolo 7 del D.L. n. 47 del 2014.

La norma in esame prevede, inoltre, che le spese per l’acquisto di mobili sono calcolate indipendentemente da quelle sostenute per i lavori di ristrutturazione. Si tratta della stessa disposizione inserita dall’articolo 7, comma 2-ter del D.L. n. 47 del 2014 con riferimento alla prevedente proroga della detrazione in esame (per il periodo dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2014).

Si ricorda che le spese per l’acquisto di mobili possono anche essere più elevate di quelle per i lavori di ristrutturazione, fermo restando il tetto dei 10.000 euro. Infatti la disposizione della legge di stabilità 2014 che prevedeva che tali spese non potessero essere superiori a quelle sostenute per i lavori di ristrutturazione è stata abrogata dall’articolo 7 del D.L. n. 47 del 2014.

La circolare tra l’altro ha fornito informazioni su modalità di pagamento, diritto alla detrazione, tipologia di mobili interessati e elettrodomestici. Rientrano tra i mobili agevolabili, a titolo esemplificativo, letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, nonché i materassi e gli apparecchi di illuminazione che costituiscono un necessario completamento dell’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione. Non sono agevolabili, invece, gli acquisti di porte, di pavimentazioni (ad esempio, il parquet), di tende e tendaggi, nonché di altri complementi di arredo. Rientrano i grandi elettrodomestici, a titolo esemplificativo: frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi di cottura, stufe elettriche, piastre riscaldanti elettriche, forni a microonde, apparecchi elettrici di riscaldamento, radiatori elettrici, ventilatori elettrici, apparecchi per il condizionamento. Devono essere in classe energetica non inferiore alla A+, A per i forni, per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica. I mobili devono essere nuovi. Nell’importo delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e elettrodomestici possono essere considerate anche le spese di trasporto e di montaggio dei beni acquistati, sempre che le spese stesse siano state sostenute con le modalità indicate. I contribuenti devono eseguire i pagamenti mediante bonifici bancari o postali, con le medesime modalità già previste per i pagamenti dei lavori di ristrutturazione fiscalmente agevolati; tuttavia, per esigenze di semplificazione legate alle tipologie di beni acquistabili, è consentito effettuare il pagamento degli acquisti di mobili o di grandi elettrodomestici anche mediante carte di credito o carte di debito.

Il punto a sfavore

Ma la Camera frena. Il punto a sfavore anche per questo articolo, come per altri esaminati, è segnalato nel dossier della Camera dei Deputati che in sostanza sostiene un minore introito del gettito statale per l’elevazione delle detrazioni fiscali.

Si legge nel dossier :

Un elemento di novità contenuto nella RT è costituito dall’aver preso in considerazione, al fine di utilizzare dati direttamente correlabili all’aliquota di detrazione prevista dalla normativa in esame, i versamenti delle ritenute del 4 per cento operate da Banche e Poste sui bonifici relativi alle spese in esame; viene dunque stimato un ammontare complessivo annuale di circa 24 miliardi. Rispetto a tale ammontare, si evidenzia che esso appare ricompreso nel dato che si riscontra sul Bollettino delle entrate tributarie con riferimento alle ritenute a titolo di acconto applicate ai pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per le spese per le quali spetta la detrazione d’imposta. In particolare, nell’ultimo numero disponibile di detta pubblicazione, si trova un il valore di 690 milioni euro per il periodo gennaio-settembre 2014; esso corrisponde dunque ad una base imponibile di 17.250 milioni (essendo la ritenuta pari al 4 per cento); nell’ipotesi di una distribuzione lineare di dette entrate nel corso dell’anno, l’ammontare su base annua risulta pari a 23 miliardi (17,250/9*12). Ciò che non sembra argomentato in modo circostanziato è il procedimento in base al quale è individuato l’ammontare da scomputare a titolo di spese per interventi di riqualificazione energetica, indicato  in 4.500 milioni di euro. Detto importo è infatti sottratto, insieme all’importo di 1.000 milioni associato alle spese per grandi elettrodomestici e mobili, per determinare il livello finanziario a partire dal quale vengono calcolati gli effetti finanziari associati alla misura in commento (24.000 – 4.500 – 1.000 = 18.000). Sarebbe opportuno un chiarimento sul punto.

Nel corso dell’esame del provvedimento sono state inserite modifiche suscettibili di determinare effetti finanziari, quali l’estensione della detrazione, in misura del 65 per cento, alle spese sostenute, dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, per le spese di acquisto e posa in opera degli impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, nonché la posa in opera delle schermature solari, sostenute dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, fino ad un valore massimo di 60.000 euro. nel limite massimo di detrazione di 30.000 euro, rispetto alle quali non si dispone al momento di RT. Si evidenzia che il prospetto riepilogativo aggiornato (allegato 3) rappresenta effetti in parte differenti da quelli riportati nel prospetto riepilogativo originario che potrebbero essere associati alle nuove disposizioni. Sarebbe opportuno avere chiarimenti sul punto.

Si evidenzia poi che potrebbe essere opportuno procedere ad una stima dei possibili effetti delle modifiche apportate all’articolo 16, comma 2, del decreto-legge n. 63 del 2013, che prevedono che le spese per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici siano conteggiate indipendentemente dall’importo delle spese sostenute per i lavori di ristrutturazione; ciò pur nella consapevolezza del fatto che alla disposizione transitoria sull’argomento introdotta dal D.L. 47/2014 non erano stati ascritti effetti finanziari; l’entità delle spese per l’acquisto di mobili potrebbe infatti risultare non trascurabile, determinando quindi specifici effetti di minor gettito meritevoli di quantificazione. Analogamente, non sembra che la RT tenga conto degli effetti sul gettito associabili alla sostituzione del comma 2 dell’articolo 14 del D.L. n. 63/2013; in particolare, mentre tale norma prevede la possibilità di detrazione delle spese sostenute per interventi relativi ai condomini, in misura del 65 per cento per quelle sostenute fino al 30 giugno 2015 e in misura del 50 per cento per quelle sostenute dal 1° luglio 2015 al 30 giugno 2016, la lettera a) del nuovo comma 2 prevede detrazioni in misura più elevata (ovvero 65 per cento), ma per un periodo di tempo più limitato (fino al 31 dicembre 2015), senza interessare l’esercizio 2016.

Si evidenzia, sotto altro profilo, che appare utile conoscere i dati più aggiornati sull’andamento recente delle agevolazioni fruite, per ottenere una quantificazione attendibile sull’entità degli effetti indotti, che contribuiscono in modo determinante alla determinazione della quantificazione degli effetti finanziari delle disposizioni in esame.

Si sottolinea infine che, come evidenziato anche dalla RT, gli effetti positivi sul gettito sono riferibili interamente al primo anno di riferimento, in questo caso il 2015. Nell’eventualità che la quantificazione del loro ammontare risultasse sovrastimata, si verificherebbe dunque uno squilibrio finanziario riferito a detto esercizio 2015, laddove resterebbero attivi gli effetti derivanti dalle agevolazioni – con i relativi impatti di minor gettito – per gli anni successivi. Né si può escludere che gli interventi ora agevolati sarebbero stati effettuati anche in assenza dei benefici fiscali prorogati, anche in considerazione del fatto che l’effetto indotto tende in genere a diventare meno consistente in presenza di un beneficio prorogato rispetto a quanto accade in occasione della sua prima applicazione. Sul punto appare necessario acquisire un chiarimento e/o provvedere ad attivare uno specifico monitoraggio, per ottenere una quantificazione attendibile sull’entità degli effetti indotti nel momento in cui essi manifestano il proprio auspicato apporto finanziario. Dal punto di vista metodologico, tenuto conto della possibile attenuazione degli effetti indotti in relazione alle reiterate proroghe delle disposizioni agevolative in esame, ed in considerazione della difficoltà di quantificare gli effetti stessi, in ottica prudenziale sarebbe auspicabile non utilizzarli a compensazione di disposizioni onerose.

Stabilità

Fonti : PD, Senato e Camera dei Deputati

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