Bersani: voto per disciplina avendo fatto per quattro anni il Segretario Pd

Bersani-675

Rush finale sul Jobs Act.

E’ ripreso alla Camera l’esame sulla riforma del lavoro

Voterà il Jobs act “per disciplina”, Pier Luigi Bersani. Lo spiega a chi lo interpella alla Camera. Nonostante alcuni “miglioramenti”, il Jobs act “non convince”, afferma. Dunque “voterò le parti che mi convincono con piacere e convinzione e le parti su cui non sono d’accordo per disciplina, avendo fatto per quattro anni il segretario del Pd”.

Tra le novità introdotte durante l’esame in Commissione, c’è la norma che da una parte esclude per le nuove assunzioni la possibilità di reintegro per i licenziamenti economici (prevedendo solo un indennizzo “certo e crescente con l’anzianità di servizio”) e dall’altra parte conserva il diritto al reintegro nel posto di lavoro solo per i licenziamenti “nulli e discriminatori” e per “specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato” che poi verranno definite nei decreti delegati dall’esecutivo.

In ogni caso, mentre la maggior parte dei deputati della componente di minoranza Area riformista dovrebbe votare sì,  prima del voto finale sul Jobs act, previsto per la serata, gli esponenti della minoranza Pd che hanno deciso di non votare il provvedimento, si sono riuniti alla ricerca di una linea comune, incontrando anche esponenti del sindacato Fiom che oggi si è recato alla Camera dei Deputati per una manifestazione compatta. La scelta è tra uscire dall’Aula e non partecipare al voto (opzione caldeggiata da Gianni Cuperlo) o dire no alla riforma (come ha già annunciato di voler fare Pippo Civati).

Ma il Presidente del Pd, Matteo Orfini lancia il suo appello:

“Pd voti unito sul Jobs Act per rispetto comunità. Abbiamo raggiunto una larghissima unità sul testo, spero che per rispetto della discussione fatta, dei cambiamenti apportati, del lavoro di ascolto reciproco e della nostra comunità, si voglia fare tutti un ultimo sforzo in Aula” – ha dichiarato

– 109 ordini del giorno. Il via libera dell’Assemblea di Montecitorio dovrebbe giungere con un giorno di anticipo rispetto alla tabella di marcia a suo tempo stabilita dalla conferenza dei capigruppo. Il provvedimento per avere l’ok definitivo, deve tornare in Senato, poiché il testo è stato modificato dalla commissione Lavoro,  dove sono stati approvatigli emendamenti frutto dell’accordo tra il governo e la minoranza Pd che puntava a ridimensionare la possibilità di modificare lo Statuto dei lavoratori.

Cuperlo: “Non ci sono condizioni per il sì”
Per Gianni Cuperlo non ci sono le condizioni per il sì: “Noi non ci sentiamo di esprimere un voto favorevole su Jobs act”, annuncia il deputato dem, che caldeggia l’ipotesi di non esprimere il voto sul testo. “Il punto a cui si è arrivati – sottolinea – non è soddisfacente. Il problema non è come licenziare, ma come assumere”.

Anche secondo Pippo Civati bisogna dire ‘no’ alla riforma. “Saremo in 3 o 5 a dire no” – ha ripetuto

Fassina: “Non saremo un gruppo sparuto”
Stesso parere il leader dell’ex area Giovani Turchi che aveva nella Segretaria Bersani la linea più vicina e favorevole. Oggi, invece, anche se la maggior parte dei deputati della componente di minoranza Area riformista dovrebbe votare sì, come annunciato,  Fassina è risoluto a procedere sulla linea della “resistenza” ad ogni costo . Per questo Fassina non  teme i numeri troppo bassi  “Per noi – afferma – è uno strappo rilevante, perché noi siamo parte della maggioranza, ma non voteremo per questa delega. Non saremo un gruppo sparuto, ma un numero politicamente impegnativo. E non temiamo conseguenze disciplinari. Comunque – ha aggiunto poi – penso che ci sia un tentativo di riposizionare il Pd sui poteri forti “.

Ma se l’area Dem di Cuperlo potrebbe semplicemente uscire dall’Aula, abbassando in questo modo il quorum per l’approvazione finale, a ribadire con forza il voto contrario sono Civati e Fassina, ancora incerto sulla scelta se uscire dall’Aula o votare contro

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