Bersani: “L’esito del voto in Emilia Romagna non va sottovalutato, indica che le questioni reali non vengono affrontate

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E niente il M5S è in fibrillazione. Il voto in Emilia ed in Calabria che dovrebbe “bruciare” di più al Governo, sembra che invece  abbia minato la già traballante “serenità del Movimento di Grillo.

Scatenatasi la bagarre in Aula sul Jobs Act,  proprio in discussione in queste ore e all’indomani dell’esito delle ultime elezioni regionali,  il grillino deputato Colletti non si è trattenuto dal rispondere rivolto alla Vice Presidenza della Camera che ha sospeso due esponenti pentastellati, con una frase tutta ad effetto di buono stampo 5 Stelle.

In pratica il fatto è questo:

“Non si può fare così, le regole valgono per tutti, difendo le regole per voi come per Damiano. Abbassate i toni, voi avete parlato tutti e nessuno vi ha interrotto. Non è accettabile che chi urla e strilla prevalga su chi sta democraticamente parlando”. Così il vicepresidente di turno dell’Aula della Camera, Roberto Giachetti.

Detto ciò  il Vice Presidente ha espulso i deputati M5S, Michele Dell’Orco e Ivan Della Valle, durante l’esame del Jobs Act, poiché avevano contestato il presidente della commissione Lavoro, Cesare Damiano, mentre stava intervenendo. Sinteticamente, poi,  il Vice Presidente Giacchetti ha definito la bagarre come una manifestazione da asilo nido.

Il Deputato grillino Colletti ha preso la parola e ha dichiarato che “ognuno si sceglie gli amici che vuole”. In pratica Colletti ha poi aggiunto che meglio scegliersi amici tra i bimbi da asilo nido che tra galeotti e delinquenti 

Ha rincarato la dose il grillino Cominardi, definendo il deputati Pd, pidduisti e mafiosi

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Ci vanno giù duro i pentastellati che evidentemente stanno anche ingoiando un rospetto indigesto con l’esito dell’ultimo voto regionale, dal quel evince che proprio sul territorio rischiano di sparire.

Ma la calma l’hanno persa anche in quel di destra.

Dentro Forza Italia si era già cominciato a fare i conti con la possibilità che la Lega avrebbe realizzato il sorpasso in Emilia Romagna, ma essere addirittura doppiati probabilmente non era previsto. I numeri ottenuti dal partito di Silvio Berlusconi in questa tornata elettorale parlano chiaro: 8,36% in Emilia Romagna e 12,30% in Calabria. Di fronte a questi dati, il malcontento non ci mette molto a esplodere. A innescare la miccia senza troppi giri di parole è Raffaele Fitto: di fronte a questo “esito drammatico” è necessario – dice – azzerare tutte le cariche. Parole seguite a ruota da una serie di dichiarazioni dello stesso tenore di esponenti vicini all’eurodeputato azzurro. Tra questi, anche quel Maurizio Bianconi che appena ieri si era scontrato con Giovanni Toti per aver avuto l’ardire di invitare Silvio Berlusconi a prendersi tutto il “nuovismo” che lo circonda e andare a fondare un altro partito. Non è bastato, evidentemente, il “chiarimento” tra Fitto e il Cavaliere di un paio di settimane fa ad allentare la tensione. La polvere nascosta sotto il tappeto della ritrovata concordia e unità, infatti, non poteva rimanere celata di fronte a questi dati elettorali. Altro tema è poi quello dell’unità del centrodestra: questione ineludibile visto che sia in Emilia Romagna che in Calabria i partiti di area sono andati divisi. Ma se da una parte Fitto e company lanciano la loro offensiva, a tacere, almeno per ora, è non soltanto l’ex premier ma anche tutta la dirigenza a lui vicina. L’unico commento sulle Regionali è di questa notte ed è di Giovanni Toti che si limita a guardare in casa altrui. “Emilia: affluenza dimezzata dalle Europee. Le promesse di Renzi – scrive su Twitter il consigliere politico di Fi – hanno le gambe corte, come le bugie. Anche i #feudirossi non ci credono più”.

Intanto il relatore alla Camera del Jobs Act non si fa impressionare. Procede a tutta forza l’on.le Cesare Damiano.  Il presidente della commissione Lavoro, Cesare Damiano per l’appunto, a dichiarato :

“Si potrebbe chiudere in Aula anche domani sera, scongiurando il voto di fiducia. Rilevo – ha poi proseguito l’on.le Damiano –  con grande soddisfazione, che contrariamente alle previsioni di alcuni ‘profeti di sventura’ non solo abbiamo cambiato nel profondo la Delega sul lavoro con 37 emendamenti ma abbiamo anche evitato la fiducia alla Camera. Non era scontato ed è il frutto della battaglia condotta con coerenza dal Pd”.

Ma le cose non stanno certamente bene neanche nel Pd. Nel corso della discussione in Aula alla Camera sul Jobs Act, un emendamento di Sel a difesa dell’art.18 sarebbe stato votato da 16 o 17 deputati della minoranza Pd. Lo hanno riferito i deputati Scotto e Fratoianni, di Sel. [Per inciso anche Fratoianni, ha definito il piddini, mafiosi e massoni]

La conferma che alcuni parlamentari del Pd, “in ordine sparso” hanno sostenuto la proposta è stata data dal dem D’Attorre, che ha riferito di non aver partecipato al voto.  Quel D’Attorre, bersaniano di ferro, esponente di spicco della minoranza Pd, attualmente sempre più assolutamente in fibrillazione con il governo Renzi, come dalle parole di Fassina e Cuperlo e dello stesso Bersani, leader dell’area riformista. Sembra che l’on.le Bersani, intervistato oggi alla Camera, abbia dichiarato:

“L’astensione in Emilia Romagna e’ impressionante. L’analisi su questa vicenda deve essere seria, non ci si puo’ accontentare di risposte superficiali”. “In buona parte dei cittadini e quindi degli elettori del Pd- aggiunge Bersani- c’e’ spaesamento e rifiuto. E c’e’ tanta gente che in questo momento non si fa convincere ne’ dalla politica ne’ dall’antipolitica. Questa e’ gente che non chiede ne’ miracoli, ne’ risse. Chiede, in una situazione difficile come la crisi sociale, credibilita’ e coesione. In quella regione nessuno ha mai affrontato un messaggio, un progetto, o fosse anche una retorica di coesione sulla base dell’equita’. C’e’ una questioncina di senso delle cose che si stanno facendo. Bisogna dar senso alle cose. E bisogna lavorarci cominciando a discuterne a fondo”.

Pier Luigi Bersani ravvisa nel clima di scontro tra il Pd e la Cgil una delle cause dell’alta astensione in Emilia Romagna.

“Sono mesi che dico che non bisogna accendere dei fuochi, che non servono a nessuno. Se si innervosiscono i lavoratori- ha poi concluso Pierluigi Bersani –  non si pensi che gli imprenditori son contenti. Non si pensi questo. In una situazione come l’Emilia Romagna non e’ cosi'”.

Bersani-675

Intanto il premier minimizza (link)

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