Il governo chiederà la fiducia alla Camera sullo Jobs Act?

 

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La Fornero ha ammesso che fu proprio Bersani a fermare sulla riforma più discussa d’Italia, soprattutto  frenò sul punto dei licenziamenti, ossia “art.18”. Contrarietà ribadita sempre da Bersani, che ha mantenuto coerenza e linea
Comunque:
“Prima di sera capiremo”, dice Poletti, ministro del Lavoro. “Ora non sono in grado di dare una risposta”. Riferendosi all’intenzione del governo di mettere la fiducia alla delega.
Proprio in questi minuti è in discussione alla Camera dei Deputati, il disegno di legge delega sul lavoro, detto Jobs Act . Il governo punta ad approvare la riforma,una delle principali dell’esecutivo Renzi, entro mercoledì prossimo a Montecitorio. –
Questa mattina il relatore ha presentato il Disegno ad un’Aula del Parlamento che “sfollava” probabilmente per inseguire un caffè …
Il discorso del Relatore :

– Relatore per la maggioranza. CESARE DAMIANO

– Pensavo che l’avvio di questa discussione fosse di interesse generale, ma vedo che il deflusso mi smentisce. Vuol dire che discuteremo in pochi.
Si avvia l’esame del disegno di legge delega in materia di lavoro. In premessa vorrei dire questo: io sono molto soddisfatto del lavoro che si è svolto in Commissione. Avevamo dei tempi brevi e non abbiamo avuto modo di tenere il provvedimento cinque mesi, come è stato fatto al Senato, ma, nonostante i tempi brevi, non abbiamo sacrificato il dibattito. Lo dico con forza e convinzione, perché abbiamo esaminato emendamento per emendamento, non abbiamo contingentato i tempi, abbiamo lasciato un’ampia espressione di pareri e politica.
Ho già espresso in Commissione il mio rammarico per la decisione dei gruppi di opposizione di abbandonare l’aula dopo il voto sull’articolo 18, però voglio ringraziare tutti: il Governo e i gruppi di maggioranza e di opposizione, perché il dibattito, anche se è stato aspro, come doveva essere, sui contenuti, è stato un dibattito rispettoso. Io credo che in questo binomio asprezza del dibattito-rispetto degli interlocutori stia il sale della buona politica, che troppo spesso abbiamo dimenticato, e io di questo sono molto contento.
Abbiamo approvato 37 emendamenti. Qualcuno dirà: avete cambiato le virgole. Non è così. Alcuni sono formali, altri sono sostanziali. È anche questo motivo – io credo – di orgoglio, perché questo risultato non era scontato. Io sono sempre abituato a partire dalla situazione concreta per valutare i risultati e noi abbiamo evitato quello che si sentiva dire anche da parte del Governo: la fiducia sul testo uscito dal Senato. Lo voglio dire, Presidente: il fatto di aver cambiato con 37 emendamenti la delega del Senato vuol dire che abbiamo combattuto perché non siamo dei bollinatori e non siamo dei passacarte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) di decisioni prese in altre sedi, per quanto importanti ! E vogliamo che questo, ovviamente, valga per tutti i rami del Parlamento.
Per quanto riguarda i contenuti, la battaglia si è già svolta al Senato, oltre che alla Camera. Noi votiamo tutta una delega, non soltanto gli ultimi cambiamenti, e purtroppo in politica abbiamo molte volte la memoria corta.
Al Senato, i nostri colleghi hanno già conquistato, ad esempio, che il compenso orario minimo di fatto sia riferibile esclusivamente ai lavoratori che non hanno un contratto di lavoro. Sembrerà poco, ma per me è molto, per chi come me si è sempre battuto per difendere i contratti nazionali di categoria, che rimangono intangibili con questa formula, che estende l’idea della dignità della retribuzione a chi, purtroppo, non ha la possibilità di avere dei contratti di lavoro. Così come sulle mansioni: si è parlato molto del cambio di mansioni di fronte ad una crisi aziendale. C’è già una disciplina su questa materia. Per evitare il licenziamento di un lavoratore, possiamo anche pensare che cambi mansione, ma giustamente al Senato si è aggiunta una parola importante, ossia che la tutela sarà anche di carattere economico e noi vedremo nei decreti attuativi che questa tutela di carattere economico si traduca nel mantenimento del salario del lavoratore. Mi pare che non sia una cosa di poco conto.
Così come, sempre al Senato, si è già conquistato un punto al quale noi tenevamo: il superamento delle forme di lavoro più precario, il disboscamento di quell’insieme, di quella pletora abbondante ed eccessiva di forme di lavoro precarizzante, che stanno inchiodando un’intera generazione al lavoro precario e al lavoro saltuario.
Abbiamo affermato, sempre nella delega che ci è arrivata, la centralità del lavoro a tempo indeterminato.
Abbiamo riconfermato il fatto che il plafond per i voucher sia di 5 mila euro annuali, consegnando questa tipologia di lavoro alla saltuarietà, all’occasionalità che deve avere. Si è acquisita già nel Senato una battaglia fatta dalle parlamentari di tutti i gruppi qui alla Camera: il tema della dimissioni in bianco. Anche questo lo abbiamo già dimenticato: al Senato si era arenato, adesso c’è nella delega ed è grazie alla battaglia delle parlamentari che noi avremo nei decreti attuativi anche una certificazione della firma autentica della lavoratrice per combattere la barbarie delle dimissioni in bianco. Queste cose ci sono, bisogna ricordarle, non bisogna avere la memoria corta per apprezzare i passi avanti che si compiono.
Per quanto riguarda la Camera, chiaramente non parlerò di trentasette emendamenti, ma sceglierò le cose fondamentali. Partirei dall’articolo 18: si è discusso tanto, forse troppo, di questo articolo 18. La nuova formula riguarda i lavoratori nuovi assunti: i lavoratori, i 6 milioni di lavoratori a tempo indeterminato attualmente occupati nei luoghi di lavoro non avranno un cambiamento di tutela rispetto all’esistente. Questo può essere un problema, una contraddizione: noi avremmo voluto un’altra formula. Lo dico: io ho sostenuto l’idea di un periodo di prova lungo, anche di tre anni, terminato il quale tutti avessero le stesse attuali tutele, ma il Governo non ha accettato.
Abbiamo lavorato per un compromesso. Siamo partiti con una tutela soltanto per i licenziamenti discriminatori: adesso, la formula parla di licenziamenti discriminatori nulli e per i licenziamenti disciplinari di una loro tipizzazione. Ne approfitto, perché qui c’è il Ministro Poletti, che ringrazio per il lavoro che ha svolto insieme al sottosegretario Bellanova: stiamo parlando di licenziamento individuale, non stiamo parlando di licenziamenti collettivi, Ministro. Licenziamento individuale: questa è la fattispecie di cui stiamo parlando. E poiché ci saranno i decreti attuativi, lo dico e lo chiedo al Governo: il Governo ha già confutato la tesi di alcuni esponenti del Nuovo Centrodestra, secondo la quale i decreti attuativi sarebbero già stati scritti sull’articolo 18 e che sarebbero a conoscenza di alcuni che avrebbero persino contribuito alla loro scrittura. Questa tesi il Governo l’ha confutata e sono sicuro che la confermerà, perché noi vogliamo combattere ad armi pari e ribadiamo che neanche in questa occasione, quella dei decreti attuativi, saremo dei semplici passacarte. Questa è una rivendicazione molto precisa che noi vogliamo avanzare.
Altri punti importanti. Sul controllo a distanza: abbiamo precisato in questa delega che noi abbiamo un controllo a distanza non sulle persone, non sulla mansione, non sulla prestazione individuale, ma tenendo conto dell’evoluzione tecnologica, delle nuove strumentazioni, della nuova configurazione delle fabbriche, della nuova dimensione della sicurezza degli impianti. Noi abbiamo un controllo a distanza – lo abbiamo aggiunto, l’abbiamo scritto, l’abbiamo votato, l’abbiamo convalidato – sugli impianti e sugli strumenti di lavoro, fugando la paura, il dubbio, l’angoscia di avere un «grande fratello» che controlla il singolo lavoratore; tesi che noi non avremmo mai accettato e che il Governo non aveva, io credo, neanche in mente.
Così come sulla cassa integrazione: perché dimenticare la battaglia che abbiamo fatto, che non era scontata, che ha trovato una resistenza sul tema dell’utilizzo della cassa integrazione di fronte alle aziende che cessano la loro attività ? Sì, abbiamo aggiunto un’espressione, ma un’espressione importante, «cessazione definitiva», perché, Ministro, noi abbiamo oggi centinaia di situazioni, migliaia di situazioni, nelle quali, a fronte di una cessazione può esserci una ripresa di attività, perché subentra un nuovo lavoratore, perché un’azienda è sequestrata alla mafia, perché quei lavoratori si organizzano in cooperativa, perché decidono di proseguire l’attività, perché c’è un nuovo compratore. Allora, in quei casi, nei decreti deve essere scritto che la cassa integrazione deve fungere da ponte per mantenere l’occupazione di quelle persone verso la nuova attività.

Altrimenti, correremmo il rischio di creare istantaneamente nuovi disoccupati, e non credo che il Governo abbia voglia o piacere di aggiungere alle statistiche nuovi disoccupati rispetto alla situazione drammatica esistente. Questa è stata una grande conquista nella delega.
Per quanto riguarda – e concludo – questioni che hanno interessato soprattutto l’attività delle nostre parlamentari, penso che sia stato importante cambiare una formula che c’era nella delega, quella del sostegno alla genitorialità. Abbiamo ritenuto questa formula una formula insufficiente e l’abbiamo sostituita con la formula «sostegno alle cure parentali»; una formula più larga, più innovativa, che guarda avanti, che non si ferma ad un concetto chiuso di genitorialità, che allarga la potenzialità della difesa delle persone più deboli, perché – lo dico rivolgendomi alla Presidente Boldrini – credo che l’aver inserito in questa delega, per nostra iniziativa, per iniziativa delle parlamentari, la possibilità di congedo per le donne inserite nei percorsi di protezione relativi a violenza di genere faccia onore al Parlamento, e di questo noi dobbiamo andare fieri, perché è un punto di civiltà di fronte all’orribile statistica del femminicidio che riguarda questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Infine, voglio dire che altri emendamenti sono stati presentati, per quanto riguarda altri gruppi: anche questi li abbiamo acquisiti; e ringrazio gli altri gruppi, come si dice, per il contributo che è stato dato alla definizione di questa delega.
Un’ultima annotazione, e anche qui approfitto della presenza del Ministro Poletti: noi attribuiamo grande importanza, ovviamente, alla definizione della delega e ci adopereremo perché vada in porto, a conclusione, nei tempi previsti; siamo ovviamente interessati alle misure del Governo per quanto riguarda l’alleggerimento del costo del lavoro. Credo che siano misure giuste, sagge; diminuire l’IRAP per i sei milioni di lavoratori dipendenti attualmente al lavoro e diminuire il gap di competitività che abbiamo con Paesi come la Germania è un fatto molto positivo. Incentivare le nuove assunzioni con degli sgravi fiscali interessanti, anche se solo per il 2015, anche questo, è un punto molto importante, che vuole affermare la centralità del lavoro a tempo indeterminato. Però, c’è un punto, Ministro, che non fa parte strettamente di questa delega, ma che riguarda la legge di stabilità: è il punto degli ammortizzatori sociali. Il Governo ha detto «noi vogliamo che le risorse siano aggiuntive», allora lo siano davvero. Faccio dei conti, come mia abitudine, e vorrei essere o confermato o smentito – abbiamo l’autorevole presenza di Giuliano Poletti –: 1 miliardo 600 milioni di euro, per essere aggiuntivo, significa che, rispetto al miliardo 720 milioni di euro spesi quest’anno per la cassa integrazione in deroga, dobbiamo arrivare, nel complesso, a 3 miliardi o a 3 miliardi 300 milioni di euro, che ancora non ci sono; un miliardo 600 milioni già ci sono, altri 400 milioni ci sono perché sono la cassa in deroga e, se non sbaglio, ci sono altri 700 milioni di euro della vecchia legge Fornero, che saranno utilizzati per la cassa integrazione in deroga, e andiamo a 2 miliardi 700 milioni: mancano all’appello 500 o 600 milioni di euro. Il Governo faccia uno sforzo, ci faccia sapere che si va in questa direzione, perché se si vuole tener fede all’idea dell’universalizzazione delle tutele a vantaggio anche degli ultimi, dei deboli, dei lavoratori più precari, questo passo va assolutamente compiuto.
Ho concluso e dico ancora una volta che il mio parere, il nostro parere positivo non è fondato su una posizione astratta, ideologica, è fondato sulla convinzione di aver fatto il nostro lavoro, il nostro mestiere, il nostro dovere di avere insistito e vinto una battaglia, quella del rispetto del Parlamento, delle sue prerogative, del lavoro dei parlamentari, della fiducia nel nostro lavoro, perché noi siamo persone competenti.
Siamo nati nel mondo del lavoro, siamo orgogliosi di arrivare da quel mondo, e vogliamo dare un risultato di miglioramento, facendo il nostro mestiere e rispettando le parti sociali, i sindacati, la Confindustria, che decidono le loro autonome iniziative. Perché il nostro compito è fare le leggi, e facendo leggi vogliamo, laddove possibile, migliorare la condizione delle persone vere, concrete, degli uomini e delle donne che stanno soffrendo una crisi, una mancanza di futuro, una preoccupazione per loro, per le loro famiglie, per i loro figli. Facciamo il nostro mestiere, e il Paese ci sarà riconoscente, e la distanza fra noi e il Paese reale potrà finalmente accorciarsi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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