Lezioni di Politica – “Tra terra e cielo. Credenti e non credenti nella società globale” – Analisi del nuovo libro del Senatore del Pd, Vannino Chiti

chiti

Già Firenze si era distinta negli ultimi giorni per l’iniziativa “Lascia un libro in taxi”, nell’ambito delle 18 settimane della Cultura Toscana che proprio a partire dalla settimana scorsa ha avviato un partenariato con il Nuovo Mercato Centrale, la Biblioteca delle Oblate, il Museo Stibbert, il Teatro della Pergola, Lady Radio, Toscana tascabile, la Florence Convention Bureau e la casa Giunti, per promuovere la lettura dei libri in qualunque modo. Un esperimento che s’incentra sul numero 18, fatidico per il nostro governo “fiorentino“! In queste 18 settimane, nell’ambito della rassegna “Leggere per non dimenticare”,  i clienti dei taxi fiorenti sono invitati a “dimenticare” un libro nell’auto per sollecitare consigli di lettura. I migliori “pensieri” verranno premiati da un’apposita giuria.

“Questa iniziativa vuole essere un modo per valorizzare e rendere significativo quello che altrimenti sarebbe solo un anonimo spostamento in auto – hanno spiegato Simone Giuliani e Cristiano Storchi, rispettivamente responsabile relazioni esterne e responsabile marketing del Radio Taxi 4242 -. Inizialmente, i taxi che offriranno questo servizio disporranno di un ‘parco libri’ di base fornito dalla casa editrice Giunti; successivamente all’utente verrà chiesto, in caso di prelievo di un libro, di lasciarne uno di sua proprietà come consiglio di lettura ad un altro sconosciuto utente, accompagnato da una breve dedica e un pensiero con cui spiegare perché vale la pena leggere il volume”. Nel corso dell’incontro è stato presentato anche “Susy cacao“, il libro scritto dalla tassista fiorentina Susanna Madarnàs (‘Bologna 29′), alla presenza dell’autrice.

 

Infine , ieri sera, Firenze ha fatto en plain con la presentazione, presso la Biblioteca delle Oblate, del libro di Vannino Chiti “Tra terra e cielo. Credenti e non credenti nella società globale”.

Che cosa sta per succedere?” – è la domanda che si è posta Pier Luigi Bersani. “Arriva un Papa dalla periferia del mondo e parla alle periferie del mondo, con un tratto di semplicità sconvolgente e  aprendo uno spazio enorme a cose nuove. Niente sarà più come prima” – ha commentato l’ex Segretario Pd.

Bersani e Chiti A confrontarsi sui temi approfonditi da Chiti nel libro, sono stati, oltre l’on.le Bersani, don Pierluigi Di Piazza, nato ad Udine,  insegnante di religione fino 2004,  impegnato nella diffusione della pace, della  non violenza e della solidarietà, parroco di Giugliano, dove nel 1989 ha fondato un centro di accoglienza per immigrati e rifugiati politici  intitolato a padre Ernesto Balducci e  Elzir Izzedin, Presidente dell’UCOII (comunità islamica di Firenze)  Ha moderato il dibattio Claudio Sardo, direttore dell’Unità. Le presentazioni sono state di Anna Benedetti, curatrice della rassegna “Leggere per non dimenticare”.

Claudio Sardo ha messo in rilievo che il libro è tra secolarismo e spiritualismo “parla del rapporto tra Dio e Cesare” – ha detto il Direttore, Segretario dell’Associazione Stampa Parlamentare. Sottolineando che la teoria della caduta del capitalismo non trova riscontro nella pratica. Ancora una volta il lavoro al centro, questa volta però al centro di un’analisi etnologica e spiritualistica.

– “Un fatto epocale questa novità, portata avanti da Papa Francesco, dopo il precedente illustre di Giovanni Paolo II” – ha dichiarato Sardo – ”Distinguere Benedetto da Francesco è una volontà dei conservatori, in questo momento fortemente destabilizzati” e ha poi spiegato :

– “Il libro non parla né della riforma del Senato né della legge di stabilità ma di questioni più profonde a fondamenta del nostro tempo: il dialogo tra le religioni ma non solo di ecumenismo, né di ricerca di umanesimo condiviso né di unità della religione, né di tutte le ideologie e categorie etiche  secolari che hanno interpretato le trasformazioni sociali e spezzato gli schemi precostituiti. Parla di tecnoscienze e dialogo tra i popoli, credenze e sistemi di vita, analizzando quel grande senso di omologazione che come una cappa, appunto, è nel cielo che copre le nostre vite”.

Una chiesa in affanno, dunque, in questi tempi agitati dai continui sommovimenti sociali, che la scuotono alle radici.

Ezzedin ha sottolineato, invece con forza il valore della libertà che si manifesta principalmente nella libertà di scelta: scelta della classe politica, scelta dei valori, scelte di vita, intorno a queste libertà, con il dialogo, bisogna costruire una coscienza sociale

Bersani si è dichiarato d’accordo su tutto con Claudio Sardo. “Non è la prima volta che mi capita con quest’uomo qui”  – ha detto l’on.le Bersani ed ha proseguito :

Io penso questo:  qual è la continuità in tutti questi Papi – (Giovanni Paolo II, Ratzinger e Bergoglio n.d.a)-  è che hanno cercato di parlare con il mondo, con la modernità.  Giovanni Paolo lo ha fatto in modo molto forte e quindi è riuscito a “sospingere la chiesa davanti al mondo,” ma anch’io rifiuto una prospettiva conservatrice di Ratzinger, anche lui ha cercato di dialogare con il mondo moderno prendendola però dal lato della ragione, e le sue dimissioni sono una riforma perché era tempo di Papa Bergoglio e questo è sconvolgente. Non dimentichiamoci che prima che arrivasse il 68 arrivò il Concilio. La Chiesa ha dei particolarissimi sensori.

E’ il segno che qualcosa si muove ma non solo nella Chiesa. Tentai di occuparmi di un’agenda italiana su temi antropologici, su temi di frontiera, su temi civili e quando arrivai al tema dei gay e se essere gay è una condizione o una scelta, ci si bloccava lì. Per me è una condizione e se è una scelta certamente non son quelli che spingono chiedendo il matrimonio. Poi è arrivato il Papa Francesco e ha detto “chi sono io per giudicare”, lì è cambiato tutto, abbiamo scoperto che è una condizione! Poi la stoccatina a Prodi “Anche noi facciamo fatica a capire che cosa sia la laicità. E’ partita come definizione dei battezzati poi è passata ad indicare i chierici. E’ tutta una roba giocata dentro la grande storia del cristianesimo e che poi ha tracimato verso il senso comune. Quindi è meglio dire credenti e non credenti”. ” E penso al Pd : il Pd è un partito formato da credenti e non credenti, mi si può dire ‘bè che banalità tutti i partiti sono formati da credenti e non credenti’. Io ho sempre pensato che non ci si può accontentare di questa banalità ma trasformarla in valore.  Ognuno porta il suo vino schietto e poi si vede come trasformare in valore comune questo elemento se può venire qualcosa di buono. Io ho sempre pensato che bisogna giocarsi la carta di un umanesimo forte, basti pensare quanti non credenti hanno dato la vita in nome di un concetto di dignità. Certo ti senti relativo: in questa natura ma non di questa natura. Ecco secondo me da questo punto di vista si deve partire. La politica non deve solo basarsi sulle leggi di stabilità. La politica deve avere una sua cultura, sui temi di frontiera, come il fine vita, per esempio. Ma perché dobbiamo litigare su temi importati da altri paesi che non hanno un Dio personale, come ad esempio sul problema della natura umana che potrebbe essere manipolata in futuro. Perché non ragioniamo fra noi, credenti e non credenti, perché metterci in mano alla tecnica e non parlare invece dell’”amore” che deve decidere. La politica deve negoziare la differenza, una mediazione in nome del bene comune. L’amicizia tra le religioni è un fatto dirimente anche per sviluppare la pace, è l’altra faccia della libertà religiosa che è la prima libertà. Io non credo che ci siano religioni guerrafondaie, io credo che le religioni vengono sbandierate per coprire altre cose, mettendoci dentro  poi l’elemento di idealità. Intanto l’Europa dovrebbe ricordarsi di cosa è successo nel 1919 con la Pace di Versailles che è stata fatta umiliando i vinti. In quello stesso anno si tirarono le linee del Medioriente, si smentì la promessa. Noi possiamo essere indifferenti e persino stupirci se il non riconoscimento di quelle righe è finito in mano agli assassini e allora la prima cosa che l’Europa deve fare è non far danni e aver rispetto per gente che c’era prima di te, guardarli negli occhi e ragionare con rispetto. Dar dei messaggi. Per esempio sulla condizione della donna: per noi ha parametri identificativi diversi a cui non potremmo rinunciare. Mi sorprende che nessuno parli, per fare un altro esempio, che da qualche mese il problema energetico per gli Stati Uniti non è più un problema significativo e questo deve porre un punto interrogativo per l’Europa. Se il dialogo tra le religioni può veicolare anche un tema significativo geopolitico senza alzare le bandiere, e allora usiamo anche il dialogo tra le religioni. In pratica salvaguardiamo la nostra cultura. Meno male che da noi, con Papa Bergoglio,  qualche bandierina che già si alzava se la son messa nel cassetto.

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