IL NUOVO CHE AVANZA

 

 

 

Presentazione standard1

 

Diceva Weber che i tecnocrati alla fine domineranno il mondo. Perché i tecnocrati sono per loro stessa natura corrotti e spiegava che i Dirigenti dei pubblic affairs , quando sono bravi, tendono ad accentrare ogni cosa. Poi tutti s’affidano, un po’ per pigrizia, un po’ per timore e anche per la convinzione, che è insita in ogni essere umano, di generare minore confusione se c’è uno che dà le direttive e si prende le responsabilità. Inolte, così, si forma lo spazio  per gli altri, tutti gli altri, cui spetta il solo compito di adattarsi, ognuno secondo la propria convenienza.

Diceva Weber che questo è un modo autorevole di gestire la Pubblica Amministrazione secondo l’attuale società.

E’ evidente che però in siffatto modo, il privato più forte vince in competizione, soprattutto nei riguardi del riferimento pubblico. In pratica, il privato più forte finanziariamente e accountabilmente non solo aumenta di prestigio ma gode di favore presso il “buon dirigente pubblico” …. e tutti gli altri …. ciccia!  [va bè Weber non diceva proprio ciccia ma ci siamo intesi]

Di conseguenza il bravo Dirigente pubblico è inevitabilmente orientato alla corruzione, ossia ad aprire le porte alle lobbies, e/o gruppi e/o persone singole di pressione, perché interessato anch’egli ad inserirsi nel circuito competitivo – al di là degli intenti per cui lo faccia.

Bene. Lo diceva Weber.

Presa con i dovuti distinguo, l’analisi è straordinariamente lucida.

Dico io, dipende dalla formazione culturale del “bravo Dirigente pubblico” , se orientata alla socialità o se inveteratamente costituita di avversione verso tutto ciò che non è visivamente elevato. Perché filosoficamente il conservatorismo, l’inveterato, la restaurazione, portano con sé l’idea di fondo che  la “vulgata” deve essere tenuta distinta dal pensiero “aulico”.

Bene. In realtà la vulgata è il pensiero aulico, – in quanto è lì che alligna Dio, direbbe il Papa – è lì che alligna saggezza ed esperienza, dicono i proverbi ma in fondo e lì che alligna anche l’errore, chè sbagliano entrambi (pensiero aulico e vulgata)  specularmente, l’uno rimanda lo stesso pensiero filosofico all’indirizzo dell’altro.  Il popolo pensa che il Dirigente sia casta, il Dirigente pensa che il popolo sia cesta… Siamo li. . E il cerchio si chiude. E la società non avanza, anzi forse arretra.

Applichiamo tutti questi bei principi – enunciati qui in modo molto sommario per comodità di tempo, di spazio e anche per non abusare troppo della pazienza del lettore – dicevo, applichiamo tutti questi bei principi all’indirizzo economico-governativo che un paese deve necessariamente darsi e avremo il fondamento della teoria della decrescita felice.

Ora sappiamo che Weber non amava il capitalismo, e forse un pochino aveva pure ragione, ma sappiamo anche che la società non ama il progresso e la ricerca scientifica, li teme. Perché la società chiede certezze, è come un bimbo che non vuole andare a scuola perché preferisce rimanere in casa tra i suoi giochi e con  la sua mamma (molto poetica questa immagine! )smile skatebordQuindi in definitiva il blocco sociale è su i due fronti: popolo e classe dirigente.

Arriva però il momento che la società deve necessariamente attuare un ricambio di mentalità e d’impostazione, pena l’abrutimento. Questo momento è dato dalla globalizzazione.

Globalizzazione vuol dire che sono divenuti straordinariamente esigui i confini geo-socio-economici e di conseguenza si esige una rimodulazione delle regole e dei diritti.

Ma rimodulazione non significa eliminazione dell’esistente, significa cambio d’impostazione culturale. Ad esempio: ciò che prima poteva apparire legittimo da un certo punto di vista, come la colonizzazione di territori, l’imposizione di ideali dall’alto, la chiusura a certe tematiche, ecc…. in tempi di globalizzazione ciò non può più essere perseguito.

Vale in tutti i campi. Ma i punti di riferimento e forza fondamentali restano, come:  il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto a condurre una vita dignitosa, il diritto alla tutela della propria persona, il diritto al rispetto da parte degli altri, dei propri spazi che potranno anche essere ridotti ma che non possono essere annullati [ qui aggiungi il diritto che vuoi ]

Questo è il nuovo che dovrebbe avanzare, la nuova impostazione, la riforma culturale da attuare. Non l’annullamento della Carta Costituzionale italiana, bensì un rinnovato rispetto di essa, un ritorno alla vision fondativa, un sentimento diffuso di appartenenza al genere umano, ognuno con il proprio contributo da offrire, ma tutti i contributi necessari e validi.

Quindi non più “decrescita felice” ma “crescita necessaria e felice”. A quel punto emergerà il vero “nuovo” , la vera generazione intestataria di questi tempi poveri economicamente ed idealmente, ma anche sentimentalmente.

Nota editoriale

Franco Ferrarotti ha scritto “Un popolo di frenetici informatissimi idioti” (Solfanelli 2013)
Franco Ferrarotti ha scritto “Un popolo di frenetici informatissimi idioti” (Solfanelli 2013)

 

Franco Ferrarotti ha scritto la premessa a “Weber – Parlamento e Governo” per editori Laterza. Egli ad un punto scrive: Ciò che peraltro sfugge a questo analista acutissimo è il fatto che si possano far convivere, come avviene oggi in Italia, burocrazia razionale e pirateria politica, valutazione scientifica e rapina a mano non armata, impresa capitalistica privata e impresa statale con scopi vagamente “pubblici”, naturalmente applauditi dai volenterosi “letterati della politica”, in realtà privatizzati a beneficio, più o meno occulto, di partiti e uomini politici. Il “virtuosismo” italico risulta, almeno per questo aspetto, superiore a quello dei tedeschi

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