“Attenzione a non finire nel “metodo Boffo” – così Bersani all’indirizzo di Matteo Renzi

Bersani

 

Se parliamo dei mille giorni poi devi stare attento a non farti scattare addosso. Dico la mia: in questa impostazione, anche se non parliamo di qualcosa di preciso, di scritto in chiaro, secondo me, dicevo,  c’è un deficit di sostanza riformatrice. Noi abbiamo fatto delle riforme hard, molto hard,  in passato, a nessuno gli trema il polso, per quello. Una riforma del genere andrebbe inquadrata in un esame della situazione economico-sociale. Vogliamo andare a raccontare in giro che non ci sono i disoccupati?. Ci distraiamo dal problema principale: si restringe la base produttiva. Qui ci sono delle politiche pubbliche da avviare: risorse e strumenti: riqualifichiamo la spesa pubblica e riorientiamola. L’unico bacino di risorse è nella infedeltà fiscale, in questo siamo al primo posto in Europa, le vedono anche loro queste cose, mentre per la produzione siamo al 4°- 5°posto.

Ma dico le rendite, quando parliamo di rendite pensiamo ad un povero disgraziato che lavora in fabbrica? Questo ci disastra dalla sinistra. La prendiamo sempre da quel lato?

Art.18

Ci vuole la riforma, ok, ma qual è il senso di una riforma? Qualità e produttività. E sappiamo che il nostro guaio è che non c’è qualità perché c’è frammentazione, dispersione.

C’ero io 2 anni fa con la Fornero e con Monti, ho preso anche insulti, è stato un passaggio complicato. E abbiamo fatto qualcosa. Ora dice: è simbolico non vale niente. No, un momento,  intanto è pratico perché su 8 ml di persone è incisivo.

Il posto di lavoro non è tutto monetizzabile, perchè lì c’è una persona ed il suo lavoro.

Allora nella Sala Verde, si instauri una grande negoziazione che dia meccanismi di partecipazione e rappresentanza dei lavoratori per governare la flessibilità funzionale interna all’azienda, questo ci manca, mica l’art.18

 

Gli ha fatto eco Stefano Fassina : “Cambiare non vuol dire necessariamente migliorare, può anche voler dire peggiorare. E allora bisogna stare attenti che cambiamo in senso progressivo, non regressivo”.

 

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