Bersani: Renzi ha ben interpretato l’impazienza del Paese

 

 

La forza dell’interpretazione è la forza della rappresentanza delle idee.

Difficile che Pier Luigi Bersani porti rancore contro qualcosa o qualcuno. Di questo bisogna dargliene atto. Capita così che il pensiero “freddo” ci proviene proprio dall’ex Segretario Pd rottamato.

 ”Renzi ha trasmesso la forza e  ha trasmesso un’impazienza che è nel Paese che a volte si scaglia genericamente anche contro la politica, ma altro non  è che il bisogno che succeda qualcosa che cambi in meglio lo stato delle cose, che ci riporti alla legalità. – ha dichiarato ad Agorà, la trasmissione di  Rai3, lo scorso 24 luglio.  “Lui ha interpretato molto bene questo bisogno. Così però metti le premesse di una sfida, stai creando molte aspettative, quindi poi bisogna portare a casa il risultato”.

Nessun rancore, nessun astio per il fallimento del “suo governo” ma solo l’interesse generale innanzi tutto.

Ma anche Renzi è mosso dallo stesso principio d’interesse generale. Così utilizza il suo “schema”, ritenuto più “svelto” per ottenere il risultato. Certo in tempi di trasformazioni così veloci, dove appunto, come vuole il premier Renzi, la velocità è addirittura un valore, fermarsi un attimo a riflettere sui pro e i contro di un governo di larghe intese può sembrare un lavoro superfluo.

Oggi impera la formula : Praticità e azione. Ciò che un tempo Mazzini sintetizzava in “Pensiero e azione”. Ma a volte a essere troppo “pratici” si finisce per sorvolare su aspetti di dettaglio rilevanti. La mediazione non può finire per sintetizzare come eccessivo l’attenzione all’infinitesimo, a volte invece rilevantissimo,  come il microcosmo della microeconomia, su cui poggia tutta la grande architettura del macro equilibrio materiale.

Eppure lo si è cercato di fare. Consapevoli che le ragioni dell’Europa sono quel macrocosmo che finisce per travolgere anche le ragioni del micro. Lo ha fatto Renzi generando degli intelligenti contrappesi per cercare di mantenere sia l’uno (il micro) che l’altro (il macro).

Lo avrebbe fatto Bersani che probabilmente avrebbe imboccato una strada diversa, meno sofferta o soggetta ai dictat incombenti sia dall’Europa che da certa finanza in difficoltà, o da certa parte politica sempre in luce per le cronache giudiziarie.

Ma sia Bersani che Renzi, sono consapevoli della responsabilità in capo a loro.

Renzi per aver avviato un governo ibrido con la speranza (per lui certezza) di modificare in positivo tutto il possibile, in realtà continuando a proseguire su un solco già tracciato da Monti, ma rendendolo meno amaro.

Bersani per non aver riscosso un fatidico “sì” al suo “governo del cambiamento”

”Qui c’è un dissenso radicale su un punto di fondo e ci sono dissensi su punti che forse non sono di fondo e sui quali io adesso lavorerei un po’, perchè oramai la strada della non elettività si è presa, è quella. E chi fa ostruzionismo deve prendere atto che, ad un certo punto, bisogna inchinarsi anche ad una volontà di una maggioranza in un consesso” – ha detto l’ex Segretario Pd ad Agorà.

Il messaggio è chiaro. Se l’indirizzo è quello e la maggioranza è quella, è inutile rigirare il dito nella piaga e creare più confusione, meglio sarebbe tentare di essere “più costruttivi”.

Tuttavia esiste una forma di governo cui l’Italia non può rinunciare: la democrazia costituzionale è la nostra bandiera, la nostra ancora di salvezza

Le stime dell’impoverimento generale finiscono per dare torto alle forzose mediazioni, perché alla fine il “micro” ha pur sempre il suo peso, ed i passaggi “aggravati” del bicameralismo sono quelle “utili perdite di tempo” che garantiscono democrazia e ampliamento della partecipazione. E così ciò che resta è la consapevolezza che più di tanto la corda non può essere tirata e che non si può inginocchiare un paese di fronte ad interessi particolari, siano essi macro o micro.

Il risultato è un continuo stop and go nell’avanzamento della legalità e del risparmio, un tira e molla senza soluzione di continuità, uno sfinimento generalizzato.

Ma Bersani ha lanciato anche un altro messaggio: non ci si aspetti di dividere il Pd su questo. Lui c’è, e anche gli altri. Si può dissentire ma non ci si sottrae dal compito di guida, dal confronto, dal dialogo. dal sostegno, dal consiglio….

Solo si prenda un po’ di coscienza: alle porte, non lontano da noi, c’è la guerra crudele, orribile, infinita …

La vita è una bella avventura ma facciamo che lo sia per tutti

 

 

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