Ecologia lavorativa

wud-piccolo

E lo dice la normativa stessa, nella legenda fornita dal governo che ha presentato il provvedimento: il buget per le nuove assunzioni è impegnato dai cambi di contratto dei dipendenti in servizio, impedendo il ricambio generazionale per motivi economici ma anche impedendo, fatto più grave, l’avanzamento delle professionalità incasellate, sempre per gli stessi motivi economici.  Gli schemi precostituiti e mai debellati, sembrano dare ragione alla creazione di uno iato di classe in tutti i settori sociali. Spesso l’avanzamento seconda la vecchia logica dell’appartenenza e “affiliazione” che sole velocizzano lo sblocco. 
Non è legittimo, non è elegante. Purtroppo è la verità. E allora vediamo di risolvere questa verità in una realtà sostenibile che tuteli i diritti fondamentali dei lavoratori e di chi vi aspira a lavorare.. La riforma Madia, per il settore di regolazione ed organizzazione della Pubblica Amministrazione ha messo in luce un punto piuttosto oscuro con tecnica schiacciante. E quindi il punto non può che incontrare parere favorevole .. spero.
Al di là di ciò, qualche dato sulla PA può chiarire meglio una materia tanto poliedrica ma che poi alla fine si dimostra unitariamente interconnessa, interoperabile e critica allo stesso tempo.
SPESA DELLA PA (visualizza i dati al link di rimando)
Quello che emerge è un dato allarmante: purtroppo la pubblica amministrazione è ancora investita di tanti sprechi, che non sono solo sulle professionalità, ma anche, come giustamente ha rilevato il dl di riforma, sulle partecipate e tutto il mondo che aleggia attorno alla pubblica amministrazione. Il punto è che, come dice la Camusso, non si può pretendere di dare impulso al rilancio produttivo tagliando migliaia di posti di lavoro (e sistemi di controllo) che fino ad oggi hanno dato un risultato se non buono, almeno discreto. La rete creata dalle Camere di Commercio, ad esempio, è una buona prassi che non bisognerebbe buttare alle ortiche secondo l’antica usanza di gettare l’acqua sporca con il bambino dentro. Ridisegnare il sistema dei servizi pubblici e delle relazioni al cittadino non vuol dire stravolgere l’intero assetto sociale, anche se con la riforma del Senato sembra poprio quella la direzione intrapresa dal governo.
Forse una registrata sulle garanzie sociali potrebbe portare un gran bene all’intera comunità italiana, oggi così tanto in difficoltà.
Fino a che punto si può pretendere di dare contrappeso alla trasparenza amministrativa con una stretta sociale così sofferta come l’abolizione delle Camere di Commercio o la sospensione di tanti lavoratori. E’ un problema di ecosostenibilità lavorativa. L’attenzione per l’ambiente può essere una cosa benefica ma è importante anche l’attenzione per l’ambiente sociale. E ciò ultimamente sembra venir meno.
Si ripete in questa sede, che nulla si ha contro la necessità riformista di un governo che sembra svecchiare molte antiche formule passate ma che poi dà l’impressione, allo stesso tempo, di andare un po’ oltre, un po’ al di là delle vere necessità, sprofondando nell’opposta inveterata usanza di radicalizzare (il famoso “qualunquismo”) un po’ tutte le sollecitazioni alla modernizzazione.
Ne è riprova il fatto che (facendo riferimento al grafico Istat, nulla di mio, per carità) nel 2001 le spese della PA, sulla percentuale di PIL, era tra il 47,4% e 48,8%, subendo un picco elevatissimo tra il 2009 e 2010 fino a giungere quasi al 53%, per ridursi poi nel 2011 al 50% circa, effetto dei tagli drastici del Governo Monti che però in termini sociali hanno voluto significare una considerevole perdita di PIL, tanto è vero che nel 2012, l’anno immediatamente seguente, la PA ha visto risalire le proprie spese, attualmente ancora in crescita. Ciò vuol significare, se non vado errata, che a fronte dei tagli così drastici, si è resa necessaria un’impegno di spesa maggiore per sostenere l’intero settore.
Dunque la logica dei tagli, e lo si dice da tempo, anche questo non è originale, non produce effetti di sostenibilità sociale, la definirei “ecolavorativa” …

Di ciò ci si lamenta anche a fronte delle politiche europee. L’impulso che viene dall’Europa non sembra dare ragione all’indirizzo “Merkel” poichè secondo ultimi dati, anche la forte Germania, sembra soffrire delle politiche innescate. Forse vuol dire che non funzionano così tanto ?

Se i paesi della zona euro calano a picco nei rendimenti, e gli investimenti sembrano piangere tempi più felici, neanche la forte Germania potrà sottrarsi a questo trend così negativo. E’ un problema di “sostenibilità”, i sistemi sono tutti interconnessi, c’è poco da fare.

 

Un pensiero su “Ecologia lavorativa

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