Clistene o Solone ? Il passo indietro

 

 

La Riforma di Clistene prevedeva una rappresentanza per ogni classe sociale. Dall'immagine si può vedere che il Senato - così come nell'articolo s'ipotizza - potrebbe essere paragonato all'antico Bulè
La Riforma di Clistene prevedeva una rappresentanza per ogni classe sociale. Dall’immagine si può vedere che il Senato – così come nell’articolo s’ipotizza – potrebbe essere paragonato all’antico Bulè

 

La riforma del Senato italiano è una delle novità più interessanti ed allo stesso tempo improponibili del panorama politico italiano. Se fossimo un paese “normale” potrebbe essere considerata anche una cosa giustissima e cronologicamente opportuna. Ma siamo un paese culla di “mafie” e “lobbies” più che di specificità e distinzione di poteri, nonchè competenze, e quindi una riforma così radicale cade nella perplessità generale. Sembra sottrarre potere ai cittadini per affidarlo ad indefinite gestioni, di là da venire. Il sistema del bicameralismo italiano, invece, tende a stabilire un equilibrio tra i poteri, almeno sulla carta, almeno per legge, perchè l’Italia, terra di mezzo, è da sempre soggetta ad appetiti interni ed internazionali, da sempre terreno di coltura per ideologie destabilizzanti e volontà di rivalsa.
L’epoca attuale è agitata dalla contrapposizione molto accentuata tra nuovismo e restaurazione, dove nuovismo non è proprio inteso nell’accezione precisa del termine e stessa cosa vale per restaurazione. Il nuovismo spesso porta con se la restaurazione mentre “l’antico” è promotore di evoluzione. Il parlamentarismo o democrazia parlamentare nasce ai promordi, proprio con il Senato romano, la prima Camera elettiva anche se di “classe”. C’è chi, addirittura, fa risalire le origini del Senato a Romolo, è certo però, che con la riforma di Clistene, prende origine l’esigenza della rappresentanza e suddivisione delle classi sociali e gentes E’ il momento in cui nasce il concetto di rappresentanza come forma democratica portatrice di interessi da mediare con altri, come fatto numerico, per essere agevolmente e logicamente tradotto in realtà concreta. Diversamente si potrebbe dire delle riforme di Solone o Pericle. Le loro riforme furono molto più restrittive riguardo la rappresentanza. E il nostro attuale premier, su questo punto, beninteso, per il momento rilevo solo questo appunto, potrebbe essere più simile a questi ultimi grandi “politici” del passato, che non all’immenso Clistene. “Sopprimere” o mutare la forma dell’ antico Senato è un po’ come “sopprimere” la storia delle radici italiane. Ma vi è mai capitato di dire : sono state costruite meglio le piramidi dell’antico Egitto che i palazzi moderni? Ebbene oggi in politica siamo proprio a quella frase lì: erano migliori le idee antiche che quelle attuali. E quindi il sistema parlamentare delle due Camere. Senza dilungare sul parlamentarismo comparato, il sistema bicamerale italiano è utile a gestire la complessità quando questa porta alla saturazione legislativa e indirizza verso “l’unicità” del pensiero per comodità di gestione. E’ un dato di fatto che si rileva nei corsi e ricorsi storici di vichiana memoria. Un ripetersi delle dinamiche di assorbimento delle articolazioni sociali ad ogni saturazione del tessuto sociale stesso.
Il balzo in avanti avviene con l’arretramento del passo. Ma è questione di anni.
Nel mondo tecnologizzato come il nostro tutto questo può essere sorpassato e converrebbe. La globalizzazione consente di trovare infinite vie di sbocco per la gestione della stessa globalizzazione. Basta volerlo. Ma, come dice Bersani, non è necessario buttare il “vecchio” dalla finestra, poichè questo “vecchio” potrebbe non rivelarsi come tale. Il passato è un “paletto” che la storia mette affinchè alcune derive possano essere arginate. Quale città rimuoverebbe i paletti e consentirebbe al fiume di dilagare per ottenere limo tra decine di anni ? Oggi nessuna. Perchè quel limo è già nelle cose ed il fiume non è necessario che dilaghi, basta apprendere la lezione del passato e tenerla bene a mente.
Mentre i capricci dei nostri governanti, a volte, sanno di molto “antico”. Se è un problema economico, quello che stiamo inseguendo, è molto più semplice onorare il Senato delle democrazie sostituendolo con un Senato delle competenze. Invece di far nominare Senatori a vita dal Presidente della Repubblica, li si potrebbe far nominare dal Parlamento per formare un Senato consultivo su materie di grande interesse scientifico, sociale ed etico, data proprio la novità dei tempi della globalizzazione. Allora privacy, internet, giustizia, società, non sarebbero più materie “maldette” ma argomenti cardini sottratti al potere politico ed affidati alle competenze legislative di Senatori, cui spetterebbe un “gettone di presenza”, ma sarebbe una gran presenza. Alla Camera l’affido del potere decisorio di approvazione o modifica con un chiaro confronto tra le due modalità. A questo punto sì, il parlamento diverrebbe il luogo principale del confronto nel senso di dialogo tra le parti in causa. Come si vede dall’immagine di copertina l’Ecclesia (paragona bile all’attuale Camera dei Deputati), sorteggia 500 membri eccellenti che formano la Bulè e che a loro volta nomina la Presidenza al loro interno. La Bulè propone le leggi all’Ecclesia, formata da tutte le classi sociali. La Bulè inoltre nomina l’Eliea, l’Areopago e 10 strateghi (che potrebbero essere paragonati agli odierni partiti).

Con tale sistema, oggi, la gestione tornerebbe in capo ai partiti. E non sarebbe sbagliato se questi fossero realmente riformati verso una maggiore trasparenza. Non è consentito gettare via l’acqua sporca con il bambino dentro . La società da riformare non vuol dire “eradicazione” della società.
Bersani ha preso molte critiche sull’argomento ma erano davvero ingiustificate, poichè tutto ciò è nella logica dei fatti, è nella migliore tradizione filosofica greco-latina.

Inoltre c’è da aggiungere che è  l’Ecclesia (Camera dei Deputati) il vero punto forte della riforma di Clistene, in senso “territoriale”. Essa era formata dai rappresentati di tutte le tribù insediatesi sul territorio, suddiviso in fasce orizzontali : fascia costiera, fascia montana, fascia interna…  E con Clistene non è che facciamo riferimento ad un periodo di “grandi democrazie”!
Infine, per concludere, non credo che mi farebbe piacere, ora, dopo tanti anni di vita vissuta come “italiana” ritrovarmi a dover modificare, oltre il sistema economico, che già ha prodotto i suoi nefasti frutti, anche il sistema politico-sociale. Temo di non riuscire a comprendere – e forse ad adattarmi – a tale modifica.  A meno che non sia un “riforma Clistene”, dove tutte le fasce sociali e territoriali trovano rappresentanza e voce.
Poi, è chiaro, il premier Renzi ha la facoltà, in capo ad egli solo (e già da qui si ravvisa la negatività dell’ uomo solo al comando)di decidere e gestire la propria decisione. Ma non credo che la riforma del Senato, così come profilata, porterà buoni frutti.

 

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Clistene  (Atene, 565 a.C. – Atene, 492 a.C.)
Clistene (Atene, 565 a.C. – Atene, 492 a.C.)

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