Questo pomeriggio alle 18 il Consiglio dei Ministri con il primo punto all’o.d.g.: “Riforma del Terzo settore”

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In fondo un paese civile e sociale, o meglio, socialmente sostenibile, basa tutta la propria organizzazione, del e nel quotidiano dipanarsi delle problematiche, passando attraverso le competenze, le conoscenze, le specialità, le specificità, le attribuzioni proprie del terzo settore.
Oltre le Istituzioni, oltre le amministrazioni, c’è la società civile con le sue molteplici sfaccettature e problematiche. Le organizzazioni che sovrintendono le diversità hanno la funzione di integrare quanto più omogeneamente possibile i nodi condivisibili e gli aspetti socialmente patrocinabili.
Definire i compiti del terzo settore rapportandoli al puro dato assistenzialistico sarebbe alquanto riduttivo. Eppure sono molti anni che in definitiva il terzo settore si occupa di tutte le disfunzioni organizzative della società,  potendo, realisticamente e semplicemente, apportare solo un sostegno assistenzialistico di tenuta.

Il Terzo Settore nasce all’incirca verso gli anni 70, verso la fine del boom economico italiano, come espressione civile di “mutuo soccorso” agli svantaggi e difficoltà sociali, in qualità di riconoscimento governativo per le politiche di uno Stato sempre più sociale, di centrosinistra e proiettato verso l’Europa.

La riforma del terzo settore sembra ormai necessaria per il proliferare autarchico del settore che vive senza veri sostegni o indirizzi organizzativi
Il Governo Renzi il 13 maggio ha pubblicato le Linee guida per una riforma del Terzo Settore ed ha lanciato un appello agli interessati per raccogliere suggerimenti di miglioramenti.
Esiste un’italia laboriosa e generosa che tutti i giorni opera silenziosamente per migliorare la qualità della vita delle persone. E’ l’Italia del volontariato, della cooperazione sociale, dell’associazionismo no profit, delle fondazioni e delle imprese sociali. Lo chiamano terzo settore ma in realtà è il primo – è scritto nell’incipit delle Linee guida.

La consultazione è terminata lo scorso 13 giugno.
Secondo il Forum nazionale del Terzo settore bisognerebbe innanzitutto definire bene cosa s’intende per terzo settore, cosa può essere considerato tale e cosa no.

L’Istat ha fornito dati significativi di uno stato di cose disastroso per quanto riguarda i risultati di rete sul territorio a sostegno della non caduta verticale della povertà. Il terzo settore, che sia sociale, di cooperativa, volontariato o impresa sociale, non riesce a far fronte agli attacchi della crisi economica. Le organizzazioni miracolosamente sopravvivono ed aumentano ogni anno di 2000 unità all’incirca ma il lavoro richiede migliore organizzazione ed una maggiore centratura degli obiettivi.
Industria e servizi richiedono sicuramente un aumento dei finanziamenti mirati. Ad esempio Sanità e protezione civile sono settori rilevantissimi ma sappiamo anche dai dati Istat che sono in aumento i volontari per questi settori che al 2011 si contano in circa 4, 7 milioni. Mentre le Fondazioni non profit sono le più numerose: dal 2001 al 2011 sono aumentate di circa il 102% e creano un indotto di 91.800 addetti con un incremento del 122% circa al 2011.

Ma terzo settore possono essere considerate anche tutte quelle organizzazioni para istituzionali che si occupano di immigrati, accoglienza ed inserimento stranieri, della distribuzione dei pasti ai poveri e dell’accoglienza ed assistenza ai senza tetto.
La componente femminile è in grande rappresentanza, manco a dirlo, in tutti i settori, assistenza civile, scuola, educazione, sanità, e relazioni sindacali (il dato più elevato)
Questo pomeriggio, alle ore 18, il governo Renzi si riunisce per il Consiglio dei Ministri numero 23 che ha come primo punto all’ordine del giorno la legge delega per la riforma del Terzo settore e la disciplina del Servizio civile nazionale universale.

Il Forum nazionale del terzo settore si è speso molto nel fornire dettagli giuridici e normativi sulla disciplina che il governo si appresta a varare.

Occorre definire bene che il valore sociale delle organizzazioni del settore che non può essere riferito al solo importo economico cui possono fare affidamento – ha lamentato in sintesi nelle osservazioni presentate al governo – ma soprattutto bisogna articolare bene quali sono gli output ed input delle varie settorialità.

Il punto di fondo, emerso anche in un tg informativo di ieri, è che la sanità, assorbe la gran parte dei fondi, imponendo al settore regole e costi.

Il ddl delega governativo e la pubblicazione sul sito web dei dettagli numerici ed informativi dell’associazionismo del terzo settore, come annunciato nei giorni precedenti, ci potranno dare un quadro normativo nuovo e avviare un dibattito proficuo ed efficace per un settore fondamentale di riassetto sociale.

Attendiamo tutti l’esito del Consiglio dei Ministri di questo pomeriggio.

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