Approvate alla Camera la mozione Migliore e la risoluzione Di Lello per il Piano Nazionale amianto

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Era il 5 novembre 2012, si era in piena campagna per le primarie Pd. Il candidato favorito, poi vincente, Pier Luigi Bersani girava e girava i territori per raccogliere le domande della popolazione, dei lavoratori, degli imprenditori, donne e uomini, per ridisegnare il governo del cambiamento che avrebbe fatto ripartire l’Italia verso lo sviluppo e la riorganizzazione sociale.

Era a Casale, Bersani, a parlare con i lavoratori dell’Eternit. “guardate – avrebbe confidato pubblicamente di lì a poco, in una trasmissione televisiva – non sapete quanta disperazione e quanti problemi ho incontrato in giro per l’Italia”

Era il 5 novembre 2012 e Bersani si assumeva l’impegno di aprire un fascicolo Eternit per risolvere i problemi o almeno per disegnarne una mappa in Parlamento, per riuscire ad arrivare alla soluzione.

L’allora candidato Presidente del Consiglio in corsa ricevette un dossier dall’Associazione vittime dell’amianto e interessò il Dipartimento Ambiente e Sanità del Pd per un’attenzione permanente sul problema.

Era il 2007, c’era il governo Prodi. Con la legge n. 244 del 2007 «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria per il 2008), all’articolo 2, commi 440-443 fu istituito il «Fondo nazionale per il risanamento degli edifici pubblici» con una dotazione pari a 5 milioni di euro per il 2008, al fine di avviare una campagna di progressiva eliminazione dell’amianto dagli edifici pubblici. Tuttavia, tale fondo, di fatto, non è mai stato operativo visto che è stato interamente svuotato, insieme ad altri stanziamenti, per far fronte agli oneri derivanti dall’applicazione del decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93 “Disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie”, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 126 del 2008, promossa dal governo Berlusconi (la famosa Ici prima casa).

 

Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, il numero di casi di malattie legate all’amianto nella sola Unione europea è compreso tra i 20.000 e 30.000 all’anno; in Italia, secondo quanto pubblicato dal Ministero della salute, il mesotelioma ha un’incidenza di 3,6 casi ogni 100 mila abitanti per gli uomini e di 1,6 casi ogni 100 mila per le donne e si registrano, ogni anno, oltre 4.000 vittime per malattie asbesto-correlate. Il problema è la latenza della malattia: oltre 40 anni, o addirittura 50 anni, potrebbero passare prima che i sintomi si manifestino nel malato. Per questo motivo il Ministero della salute attende un picco di ammalati tra il 2015 ed il 2020 e stima le persone a rischio in circa 680 mila.

Il problema veramente grosso è che le persone contaminate da amianto possono trasmettere simile patologia ai parenti che convivono con loro, e che possono inalare il materiale indirettamente.

Il rischio proveniente dall’esposizione all’amianto è noto al legislatore italiano. Nella ricostruzione fatta attraverso le mozioni della Camera dei Deputati, sappiamo che già il decreto n. 442 del 1909, cui conseguirono il regolamento di cui al decreto legislativo 6 agosto 1916, n. 1136, e la tabella di cui al regio decreto n. 1720 del 1936, si occuparono della questione, nata proprio con l’industrializzazione ed il cattivo uso che si è fatto – per mancanza di tecnologie adeguate – degli impianti di produzione.

Se ne è discusso alla Camera dei Deputati nella seduta del 18 giugno scorso. Sono state presentate interrogazioni e mozioni trasversali, da parte di tutti gli schieramenti politici. E’ stata infine approvata la mozione presentata dal deputato di Sel, Migliore e la risoluzione Di Lello nel testo riformulato, concernenti iniziative a favore delle vittime dell’amianto.

La Camera si è impegnata ad approvare definitivamente il Piano nazionale amianto, prevedendo i finanziamenti necessari alla sua completa attuazione; ad attivarsi, per quanto di competenza, in accordo con le regioni, affinché entro un anno sia concluso il programma dettagliato di censimento, bonifica e smaltimento dei materiali contaminati, anche tramite i piani regionali amianto; ad assumere iniziative per incrementare le risorse assegnate al Fondo per le vittime dell’amianto, istituito dalla legge finanziaria 2008, e rivedere l’attuale legge pensionistica, per garantire benefici ai lavoratori colpiti da patologie asbesto-correlate; ad assumere iniziative per prevedere la possibilità di estendere le prestazioni del Fondo per le vittime dell’amianto non solo a coloro che abbiano contratto una patologia asbesto-correlata per esposizione professionale all’amianto ma anche ai familiari delle vittime o a coloro che comunque, pur non lavorando direttamente con l’amianto, siano stati comunque esposti avendo poi contratto tali patologie; a prevedere opportune iniziative volte a salvaguardare i lavoratori che operano nella filiera delle bonifiche dello smaltimento dell’amianto; a garantire, per quanto di competenza, un’adeguata sorveglianza sanitaria per gli ex-esposti all’amianto; ad assumere iniziative per escludere dal saldo finanziario rilevante ai fini della verifica del rispetto del patto di stabilità interno le spese per gli interventi di messa in sicurezza e bonifica dell’amianto; ad attivarsi, in sede europea, affinché vengano scorporati dai saldi di finanza pubblica relativi al rispetto del patto di stabilità e crescita le risorse stanziate per gli interventi di messa in sicurezza e bonifica dell’amianto; ad assumere iniziative per la messa a regime delle detrazioni fiscali attualmente previste per gli interventi di bonifica dei manufatti contenenti amianto dagli edifici, valutando l’opportunità di incrementare le vigenti percentuali di detraibilità; ad assumere iniziative per finanziare adeguatamente il Fondo nazionale per il risanamento degli edifici pubblici, istituito dalla legge finanziaria 2008, e mai reso operativo per mancanza di risorse, dando priorità alla messa in sicurezza e bonifica degli edifici scolastici ed universitari, delle strutture ospedaliere, delle caserme e degli uffici aperti al pubblico; a dare priorità, nell’ambito degli interventi urgenti volti alla messa in sicurezza degli edifici scolastici, agli interventi di bonifica dall’amianto.

Il nostro Paese si è distinto per la sua prolungata inadempienza in materia di protezione dall’amianto. Nel 1989 le istituzioni europee, con la procedura di infrazione n. 240/89, terminata con la decisione di condanna della Corte di giustizia dell’Unione europea del 13 dicembre 1990,  dichiaravano l’Italia inadempiente in materia di obblighi derivanti dal Trattato istitutivo della Comunità economica europea, non avendo recepito la direttiva 83/477/CEE del 19 settembre 1983 «Sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con una esposizione ad amianto durante il lavoro» entro la scadenza del 1o gennaio 1987.

E fu fatto ricorso contro il nostro paese.

Finalmente, dopo qualche anno, l’Italia recepiva la direttiva con il decreto legislativo n. 277 del 1991, cui fece seguito la legge 27 marzo 1992, n. 257.

La «Conferenza governativa sull’amianto e le patologie asbesto correlate: stato dell’arte e prospettive», svoltasi a Venezia dal 22 al 24 novembre 2012, ha evidenziato che vi sono ancora oltre 40 mila siti con presenza di amianto sul territorio italiano, di cui circa 400 ad alto rischio.

Oltre la poco edificante cronistoria della normativa italiana, l’elemento più allarmante messo in risalto dalla comunità scientifica internazionale è quello che riguarda il periodo che va dal 2020 al 2025. In quell’arco di tempo, dicono infatti gli scienziati, si registrerà il picco massimo di patologie asbesto-correlate, in quanto la malattia presenta un lungo periodo d’incubazione.

 

Sul piano del sostegno ai soggetti colpiti dalle patologie suindicate ed ai loro familiari  lo Stato è già intervenuto con la legge finanziaria per il 2008 (commi 241-246 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244), come si è detto.

Ma sulla disponibilità di questi soldi vi sono numerosi dubbi, come detto sembrerebbe che il governo Berlusconi li abbia dirottati su altre destinazioni.  E’ vero, però,  che a seguito dell’emanazione del decreto ministeriale 12 gennaio 2011 il Fondo è diventato operativo ed eroga una prestazione aggiuntiva alle altre riconosciute per legge, per le vittime dell’amianto, per quanti abbiano contratto patologie asbesto-correlate per esposizione all’amianto e, in caso di premorte, in favore degli eredi. Il finanziamento del Fondo per le vittime dell’amianto è, per un quarto, a carico delle imprese e, per tre quarti, a carico del bilancio dello Stato; l’addizionale a carico delle imprese ha dato un gettito pari a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e di 7,3 milioni di euro a partire dal 2010; l’onere per lo Stato a decorrere dal 2010 assomma, quindi, a 22 milioni di euro. Sembra certo però che per il 2013 non sono stati previsti trasferimenti dal bilancio dello Stato.

 

Il problema più grave però si presenta con la bonifica del territorio che, a distanza di anni dall’entrata in vigore della legge n. 257 del 1992, risulta ancora necessaria visto che sono presenti migliaia e migliaia di tonnellate di fibre di amianto e di cemento-amianto nelle fabbriche, negli edifici pubblici e privati e in varie comunità. Secondo il Consiglio nazionale delle ricerche si tratta di oltre 32 milioni di tonnellate di cemento-amianto da bonificare, mentre sono ancora esposti agli agenti atmosferici 2,5 miliardi di metri quadri di coperture. Risulta problematico anche lo smaltimento per la mancanza di discariche specializzate; il 60 per cento del materiale dismesso viene regolarmente inviato all’estero.

Basterebbe applicare le disposizioni per i reati ambientali, oggi divenute di carattere penale.

A distanza di venti anni dall’entrata in vigore della legge n. 257 del 1992, emerge che, sul territorio nazionale, sono ancora presenti complessivamente diversi milioni di tonnellate di materiali e beni contenenti amianto, di cui molte tonnellate di amianto friabile localizzate in siti a destinazione industriale e residenziale pubblici e privati.

Desta particolare allarme la presenza, in un numero elevato ma imprecisato di plessi scolastici, di materiali, anche datati, contenenti amianto e si rileva positivamente l’inclusione dei siti interessati da attività produttive ed estrattive di amianto tra i siti di interesse nazionale, operata dal decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, recante «Misure urgenti per la crescita del Paese».

Tuttavia, secondo la mappatura degli impianti di smaltimento che accettano rifiuti contenenti amianto presentata dall’Inail-Dipia, è emerso che, a fronte degli elevati quantitativi di rifiuti contenenti amianto ancora da smaltire, sul territorio nazionale vi sia un’insufficienza di discariche per tale tipologia di rifiuti. Tale carenza è stata, altresì, confermata nel Piano nazionale amianto. Sulla base dei dati pervenuti tramite le amministrazioni pubbliche, regionali e locali competenti in materia ed i soggetti proprietari/gestori delle discariche, al giugno 2013 sono stati identificati, su tutto il territorio nazionale, settantatré impianti, dei quali solo diciannove in funzione, ma totalmente assenti nelle regioni Calabria, Campania, Lazio, Molise, nella provincia autonoma di Trento, nelle regioni Sicilia, Umbria, Valle D’Aosta, Veneto e Lombardia.

La ricerca condotta dall’Inail ha evidenziato che, sebbene le norme vigenti consentano la realizzazione di impianti di inertizzazione/recupero di tale tipologia di rifiuti, non vi è ancora nessun impianto attivo su scala nazionale per questo tipo di smaltimento.

 

 

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