Quelle connessioni fantasma che rischiano di svilire la comunicazione. Mussolini ci ha costruito un Impero. Platone un’Accademia

Platone e Cibele

Il Forum Public Affairs: Call for Speaker, organizzato da Comunicazione Italiana – il primo “Business Social Media” italiano che si occupa di mettere in relazione i “decision maker” e gli “opinion leader” di imprese ed istituzioni, giunto quest’anno alla seconda edizione – se colgo bene il senso, s’ispira a questa filosofia di fondo: la relazione come costruzione sociale attraverso la comunicazione.

Trasparenza, semplificazione e competitività per un new deal di Imprese & Istituzioni, è il titolo della giornata di lavori durante la quale si sono confrontati oltre 60 speaker, 30 discussant e 600 partecipanti.

Spero presto on line i materiali.

Nel frattempo una mia personale ed estemporanea sortita sulla comunicazione… mi sia consentito😀 …

Importante: astenersi i sofferenti di noia!

Prologo. La comunicazione è la nostra essenza

C’è qualcosa in questo mondo terrestre – ma anche nell’universo intero – che non rientra nella comunicazione ? Tutta l’evoluzione umana basa le sue leggi sulla comunicazione

“Non è possibile non comunicare”, non esiste un comportamento che non sia comunicativo- è uno degli assiomi della comunicazione di Paul Watzlawick.

Persino un Ente superiore come Dio, attraverso l’immaginazione umana, si serve della comunicazione orale, scritta e simbolica per significare la propria essenza. Di più! : l’atto creativo della vita è un discorso riflessivo: Dio parla a sé stesso, per certificare la propria esistenza: dialogo ergo sum, dialogo ergo creo: “Dio disse : sia fatta la luce, e la luce fu fatta (…) E Dio vide che ciò era giusto (…)” Nessuno può ascoltare eppure il comando di Dio parla, addirittura se approfondiamo le scritture sacre apprendiamo che Dio si fa Verbo! Con la V maiuscola. Il verbo, la parola, sia essa Una fondamentale con la maiuscola o mille superflue, diventa e diventano la sostanza espressiva dell’essere! Un segno importantissimo per significare quanto strutturale e significativa sia la comunicazione. La creazione dell’uomo e della donna fu un processo comunicativo dialogante : “l’uomo chiese una compagna ….” La prima richiesta della storia ad un Ente superiore ! Quindi, a questo punto, possiamo affermare che la comunicazione è un atto superiore avendola trovata in un testo sacro come azione esternalizzante e creativa – qui nel senso di generativa .

Ma tralasciamo per un momento l’impostazione filosofica del dato antropologico-escatologico-storico-religioso, per soffermarci sul puro dato ontologico- ecologico-biologico: la stessa evoluzione basa le sue leggi sulla comunicazione cellulare.

 

Tutta la costruzione della storia umana è un lungo, interminabile processo comunicativo.

Pensiamo al mistero della vita stessa. Una gestante ed il suo feto sono in costante comunicazione dall’interno verso l’esterno e dall’esterno verso l’interno. Studi scientifici hanno dimostrato che non vi è nulla di più vero. Se non altro vi è scambio di informazioni biologiche ma anche uditive, sonore ..

Qualunque cellula vivente – ma anche non vivente, questo è l’incredibile – scambia informazioni con le altre cellule proprie simili o anche estranee o diverse, e assorbe conoscenza da queste. Le pietre, ad esempio, con i loro colori e forme ci informano della loro funzione, della loro provenienza e formazione. E così facendo “scelgono anche i propri abitanti”.

E che dire quando scivoliamo nelle considerazioni fantascientifiche che tanto ci rallegrano: pensando agli extraterresti non li immaginiamo in comunicazione simbolica con noi? O magari negli assunti paradigmatici dei films dell’orrore dove vivi e morti comunicano su uno stesso piano, o anche su un piano diverso dall’umano, ma sempre comunicano!

E non sono che un esempi elementari.

Insomma è un continuo dialogo. La conoscenza è l’obiettivo. La conservazione e lo sviluppo, il fine.(clicca per il link di rimando)

 

§ 1. 1.Platone come Virgilio

Avendo subito la fascinazione di Platone, che ama molto vagare nel “mare” delle idee, gli chiederò di farmi da guida in una esposizione che pretende di essere analitica sulla comunicazione, e quindi si avvia a descrivere un mare incerto e burrascoso, che più si crede di conoscere e più offre scenari inediti ed inaspettati. Un mare che subisce l’effetto delle epoche storiche e dell’evoluzione umana. Nella nostra età tecnologica sono state scardinate parecchie verità precostituite sul linguaggio e la comunicazione. Chi ne conosce qualche piccolo segreto ha una buona dose di potere tra le mani.

Quindi comincerei a citare il “mio” maestro Platone che nel Fedone utilizza le metafore delle navigazioni come metodo, e della caverna come assunto. E poiché nessuno più di me si trova a navigare a remi, non avendo altro strumento che libri, conoscenza e intelletto, credo sia opportuno utilizzare in questo conteso una bellissima frase della seconda navigazione. (Curioso notare come Platone già parlasse di “navigazione” delle idee anticipando di 2000 anni l’avvento di Internet!)

La frase è questa: “[.. ] Ebbi paura che anche l’anima mia si accecasse completamente, guardando le cose con gli occhi e cercando di coglierle con ciascuno degli altri sensi. Perciò, ritenni di dovermi rifugiare nel postulare certi discorsi e di considerare in questi la verità delle cose esistenti. Forse il paragone che ora ti ho fatto in un certo senso non calza, giacche’ io non ammetto di certo che chi considera le cose alla luce di questi postulati le consideri in immagini più di chi le considera nella realtà. Comunque, io mi sono avviato in questa direzione e, di volta in volta, prendendo per base quel postulato che mi sembra più solido, giudico vero ciò che concorda con esso, sia rispetto alle cause sia rispetto alle altre cose, e ciò che non concorda lo giudico non vero. (…) E’ Socrate che parla ai due discepoli Cebete e Glaucone, che lo seguono prima della sua morte. Il filosofo parla del mondo della realtà e del mondo dell’immaginario affinché resti traccia e spiegazione di ciò che è Bene, in coloro che verranno o proseguiranno dopo di lui

La “Seconda navigazione” è una metafora desunta dal linguaggio marinaresco, e il suo significato più ovvio sembra essere quello fornitoci dal neoplatonico Eustazio di Cappadocia (IV sec. d.C.), il quale spiega (In Odyss., p. 1453, 20): “Si chiama seconda navigazione quella che uno intraprende quando, rimasto senza venti, naviga con i remi”. E questa spiegazione trova una conferma anche in Cicerone, il quale contrappone al metodo del pandere vela orationis, del “dispiegare le vele del discorso”, quello consistente nel procedere dialecticorum remis, con “i remi dei dialettici” (Tusc., IV, 5).

Questa frase che troviamo nel Libro VII che parla del mito della caverna – di come ciò che appare reale possa non essere reale e di come la realtà possa non essere accettata nella sua pienezza – aggancia un altro mito che Platone fa dire a Socrate, quello della linea , nel Libro VI, importantissimo poiché è dove Platone avanza tutti riguardo le teorie sull’opinione pubblica : l’uomo è prigioniero dell’opinione perché crede passivamente alle immagini delle cose sensibili, cioè le ombre delle forme proiettate sulla parete della caverna e anche quando osserva direttamente il dato reale rimane ancorato allo schema predefinito che egli stesso si è fatto o altri hanno costruito per lui. L’ancoraggio agli schemi predefiniti è causa del continuo divenire della realtà che genera nell’uomo incertezza e lo obbliga a cercare punti di solidità che possono essere, anzi che sono, pure ombre non reali.

Se vogliamo fare un altro riferimento ai giorni nostri possiamo rapportarci al film Il conformista di Bernardo Bertolucci.

Platone è un grande innovatore e non potevo scegliere guida migliore.

E quindi poiché non posso possedere conoscenza diretta dei fenomeni tutti – ed in questo Platone mi giustifica e anzi addirittura mi riabilita – osserverò le immagini del reale attraverso “lo specchio dell’acqua” – il che è anche meglio sempre secondo Platone – e proverò a descrivere il mondo delle “mie idee” attraverso il logoi – la forma più alta di ragionamento! – anche se purtroppo userò la parola scritta, la forma che il – ormai – “nostro” filosofo considera più incompleta di espressione.

In poche parole non potrò far nulla di più che prendere spunto dagli studi compiuti sul tema della comunicazione e attraverso il dialogo, l’argomentazione ed il ragionamento, avendo come base la semplice osservazione fenomenica indiretta e poche volte diretta, dei vari processi, proverò a concordare con i postulati già assunti o addirittura a trovarne di nuovi. Procedendo sempre con il metodo della navigazione e secondando il metro di Platone.

In poche parole il metro di Platone, o mito della linea, è in segmento che Platone divide in due parti : da un lato il mondo intellegibile e dall’altro il mondo sensibile. Secondo Platone la conoscenza si divide in 2 stadi : l’opinione (doxa)e la scienza (episteme). Poi suddivide ulteriormente ciascuno dei due segmenti in altri due segmenti di irregolare lunghezza, in modo da ottenere 4 segmenti irregolari.

Quindi il mondo intelligibile si suddivide in : ragionamento matematico-geometrico, afferrato dalla dianoia – procedimento per ipotesi; e ragionamento logico-dialogico afferrato dal logos, dalle idee. In questo caso le ipotesi sono trattate non come principi ma come supposizioni in senso proprio, cioè punti di appoggio o di impulso, affinché andando fino all’incondizionato (anypotheton), al principio (arché) di tutto, una volta ottenutolo, si scenda di nuovo verso la conclusione, senza servirsi di nulla di sensibile, ma solo di idee. E’ il mio punto d’appoggio !!!

 

Dunque la seconda navigazione si realizza in due momenti: nel primo momento si raggiunge il piano delle Idee, mentre nel momento successivo si raggiunge il piano dei Principi, il piano supremo.

In generale, la prima tappa della seconda navigazione consiste nel prendere per base il postulato più solido, che consiste nell’ammettere le realtà intelligibili come “vere cause”, e, di conseguenza, nel ritenere vere quelle cose che concordano con questo postulato, e non vere quelle che non concordano.

Infatti, al fine di giustificare un postulato, si dovrà ricercare un postulato ancora più elevato, e si dovrà procedere in questo modo fino a che non si sia ottenuto il postulato adeguato, ossia quel postulato che non ha più bisogno di nessun altro postulato. Pertanto, solo i Principi supremi possono costituire ciò che, una volta guadagnato, non richiede si ricerchi nient’altro di più elevato.

 

Quindi seconderò un lavoro antico, già intrapreso da altri – meglio dime e prima di me – in merito ad una materia che parla di cose immateriali ma che producono effetti sensibili, alla ricerca del significato più profondo di quel agire umano che si chiama comunicazione.

Si parva licet componere magnis ! (Virgilio – Georgiche, IV. 176) …

 

Inoltrandoci vediamo da vicino in cosa consiste la comunicazione, per brevi linee, poiché già libri e libri ne sono stati scritti in proposito – come si diceva…

 

1.2.1.COMUNICAZIONE

 

Il termine ha due radici: una greca ed una latina, ognuna delle due radici ha proprio significato che differisce lievemente dall’altro nella significazione più o meno estensiva. Come leggiamo anche su wikipedia, la comunicazione ha:

 *La radice greca Кοίνόώ (coinòo)

– transitivo – rendo comune, unisco, notifico ma anche prostituisco, ossia unisco e vendo platealmente (un atto che si rivolge al popolo e “popolino”), possiede anche una forma riflessiva ed intransitiva κοίνωνέω (coinonèo) nel senso di partecipo – sono implicato – sono d’accordo, entrambi sono legati al concetto di κοίνη “comunità”.

*La radice latina di comunicare

deriva dal latino cum = con e munire = legare : legare insieme, mettere insieme un sinonimo di condividere, infatti communico = far partecipe.

Ma in latino il significato “sociale” del termine, che ritroviamo nella forma greca, non è espresso con il solo “comunicare” giacché :

nuntio = do notizia

colloquor = colloquio

alloquor = rivolgo la parola

dico = parlo in pubblico

vulgo = divulgo

 

Di modo che è più la terminologia divulgo ad esprimere una funzione sociale informativa di conoscenza per tutte le classi sociali.

Ad ogni buon conto, nel significato originale del termine vi è l’implicazione dell’idea sociale di comunità ma non già i comportamenti sociali che oggi vi attribuiamo, le azioni.

Infatti oggi la comunicazione = cum+azione è un’azione comune ed interattiva. Una sorta di modus agendi e/o modus operandi e/o interpretandi. Una istituzione, quindi ma anche un paradigma attraverso cui si snocciola la costruzione sociale.

Il solo atto comunicativo originario nel latino communico, potrebbe essere inteso anche come solo riflessivo (comunico a me stesso – un po’ come fece Dio all’atto della creazione) e riguardare il solo pensiero.

Il pensiero come fatto comunicativo autonomo ed autodefinentesi (introspettivo, che si definisce da sé, da sé parte, a sé è diretto, in sé finisce). E’ vero è già questa la conoscenza. Il pensiero nel momento stesso in cui nasce chiarisce al pensante un fatto ed usa un proprio linguaggio immateriale, immaginativo. Potrebbe finire lì.

 

§1.3 Ma la COMUNICAZIONE è un fatto esterno (azione comune). E da questo assunto non ci si può discostare. Non siamo più nel solo campo delle idee platoniche, speculari e analitiche della realtà. Non si tratta di metodo d’indagine per arrivare alla conoscenza di un mondo intellegibile attraverso la navigazione del pensiero e delle immagini del reale. Si tratta dell’atto finale di questa azione. Far conoscere ciò che si è pensato agli altri e costruire il pensiero sociale attraverso la condivisione del pensiero singolo. Riguarda la Comunità. E’ una funzione. Un processo che mette in atto un’azione propulsiva che implica l’esistenza di almeno due soggetti diversi. E’ quindi un atto intenzionale che ha come spunto l’atto istintivo del pensare – la primordiale conoscenza al soggetto stesso pensante – ed infine l’espressione all’esterno del soggetto. Ciò può avvenire per parole, per gesti (immagini) ed infine attraverso la scrittura. Come si vede in questo contesto siamo agli elementi primordiali ed essenziali della comunicazione che seconda il modello di Jakobson

EPILOGO. Cosa si vuole significare

Gli studi oggi sulla comunicazione sono importantissimi, hanno solide basi scientifiche, teorico-matematiche, e forti connotazioni sociali. Le finalità sono nobilissime: costruzione sociale, si diceva.

Dunque cosa vuole significare questa costruzione sociale attraverso la comunicazione?

Psicologicamente è un puro atto di condivisione per ricercare un pensiero comune che possa caratterizzare una relazione individuo-individuo, oppure una multirelazione : individui-individui, o comunità-individuo, per formulare un codice comune, una specie di canovaccio su cui tessere i rapporti quotidiani.

Esso può essere di forte connotazione valoriale per suggellare con forza il motivo della condivisione.

Economicamente è l’abbreviazione delle regole per sciogliere i nodi delle contrapposizioni che si generano dalle idee del possesso. E’ il mondo dell’impossibile (le ombre e la caverna) regolato dalle possibilità (il sole e la libertà dell’aria aperta)

Sono i pubblici affari (una volta l’ager pubblicus, poi populus, infine Stato) attraverso la somma delle singolarità individuali.

La comunicazione, così, dimostra di essere fondamentale. E ironia della sorte, nell’era della maggiore espansione della comunicazione, il genere umano dimostra grossi problemi di comunicazione, come una sorta di timore, un cattivo uso della comunicazione.

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Un pensiero su “Quelle connessioni fantasma che rischiano di svilire la comunicazione. Mussolini ci ha costruito un Impero. Platone un’Accademia

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