Costituzioni e codici, il mondo che cambia

rodotà

 

In un mondo che si avvia ad essere ipertecnologizzato bisogna capire bene le regole “usabili” per disegnare gli spazi di libertà e opportunità per tutti.

Se Internet ed i social network non sono ancora molto diffusi, prima o poi lo diventeranno, le nuove generazioni sostituiranno le attuali, bisogna lasciar loro i principi base della democrazia, esattamente come hanno fatto i nostri padri con noi. Ed allora bisogna sapere bene che tipo di codici e di accessibilità si vuole dare allo spazio digitale.
E se l’Europa necessità di una revisione della propri Trattati per trasformarli finalmente in una reale, concreta, democratica e unificatrice Costituzione Europea – al momento solo allo stato embrionale – per combattere con efficacia le perdite di democrazia, le crisi economiche e i debiti sovrani, Internet, allo stesso modo, necessita di una propria Costituzione per stabilire leggi fondamentali, principi base e cornice entro cui dipanare tutti i nodi del vivere civile globalizzato.

A questi principi e queste necessità si è ispirato il convegno svoltosi ieri,16 giugno, alla Camera dei Deputati “Verso una Costituzione per Internet?”
Ha aperto i lavori la Presidente della Camera, Laura Boldrini. Sono seguiti i saluti di Andrea Orlando, Ministro della Giustizia (letti dal Capo dell’Ufficio legislativo, Domenico Carcano) e Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante della Privacy. La Relazione introduttiva su “Spazio globale, Internet e diritti”, è stata di Stefano Rodotà.

L’appuntamento si è svolto in diretta webTv, naturalmente.

Per Antonello Soro il dualismo tra virtuale e reale non esiste, in pratica essite un trasferimento di conoscenza e dati reali attraverso il digitale perchè possa diffondersi il più largamente possibile. Esiste però un problema di dittatura tecnologica o “dell’agloritmo” che attraverso i suoi codici sta trasformando le regole del vivere civile. Quello che ha inteso sottolineare il Presidente Soro è la necessità di stabilire regole di sorveglianza e di privacy per combattere la “tecnofobia”. Per questo – ha affermato – la Corte Ue, poi, ha stabilito un nuovo equilibrio tra sicurezza e protezione dei dati personali, tra diritto europeo e diritto statunitense, affinchè non possano ancora verificarsi casi come le recenti rivelazioni di Snowden. Diventa interesse anche delle grandi piattaforme coltivare la fiducia dei consumatori resi più consapevoli dalle vicende ancora recenti. La sentenza della Corte Europea cui si fa riferimento è stata pubblicata da La Stampa e la si può trovare al questo link :
Privacy, la Corte Ue contro Google: responsabile anche dei dati su altri siti

Per la Presidente della Camera Laura Boldrini Internet è un ponte essenziale per l’accesso alla conoscenza e per le relazioni con gli altri. Ma ha bisogno di regole. Le regole non sono una limitazione della libertà, le regole sono la garanzia della libertà. L’approccio costituzionale alle regole per internet è fondamentale per garantire che le regole da scrivere siano giuste.

Per Stefano Rodotà negli ultimi anni, dopo tentativi di elaborazione di un Internet Bill of Rights, la rete era stata affidata solo alle logiche del mercato, con un conseguente abbandono, per esempio, di ogni protezione dei dati personali. Invece l’aprile del 2014 è stato un mese di cambiamenti. Su privacy e net neutrality, per esempio, in Europa e Stati Uniti c’è stata una redistribuzione dei poteri.
Anche per il prof. Rodotà la Corte Europea ha fatto un very hard law. Era necessario dare una disciplina uniforme ai cittadini europei – ha detto – i diritti fondamentali non possono essere subordinati alle logiche del mercato. Si è tentato di introdurre un metodo per correggere l’autoreferenzialità delle grandi piattaforme multinazionali che erano abituate a farsi le norme da sole a trasformare le persone in meri fornitori di dati. E ha aggiunto che la Corte Europea con la sua decisione ha creato un contesto cui le multinazionali devono fare riferimento, ossia i diritti fondamentali, che sono affermati anche per internet e la logica di decisione multistakeholder non può funzionare solo in base al consenso

Io non credo – ha inoltre aggiunto Rodotà – che quello che è avvenuto possa essere limitato solo all’Unione europea. Non credo che Google potrà rifiutare a un non europeo gli stessi diritti che ora deve garantire agli europei. C’è una forza espansiva dei diritti. Ed è il senso dell’approccio dell’Internet Bill of Rights. Che ha conseguenze anche sulle scelte delle piattaforme.

Per Rodotà i cittadini sceglieranno in base alle proprie valutazioni ed alla fiducia che si innescherà con la reazione costruttiva di Google, il nuovo atteggiamento di Facebook e la comunicazione spontanea di Vodafone sulle intercettazioni.

Tutta questa vicenda – ha detto il professore – forse ha avuto origine da Julian Assange ed Edward Snowden. C’è stata molta ipocrisia nelle reazioni politiche. Ma ci sono stati anche cambiamenti fondamentali. La presidente del Brasile ha trovato l’appoggio della Cancelliera tedesca per andare all’Onu a chiedere diritti per le popolazioni sorvegliate. Le dinamic coalitions hanno sostenuto il percorso.

Infine Rodotà ha concluso: i diritti fondamentali non vanno lasciati fuori. Il processo di costituzionalizzazione passa da qui. Rimette in discussione l’idea dell’autoregolamentazione della rete. La netiquette non basta più. Ci vuole hard law. Come quello della Corte. Abbiamo di fronte a noi processi di inclusione, partecipazione, democrazia continua. Un punto costitutivo della costituzione di internet è la garanzia della partecipazione dei cittadini.

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