Femminicidio.Dall’India all’Italia è un problema sociale

fata sola

 

Se conviene di più chiamarlo Femminicidio o Femminafobia, oppure Mulieresfobia, o Feminafobia o anche Leifobia,  l’attacco violento contro il genere femminile, colpevole a volte, anzi per la maggior parte delle volte, di essere di “classe inferiore” o “classe sfruttata” (come le prostitute ad esempio). Il nuovo recentissimo caso di stupro di gruppo in India che ha visto 2 ragazze violentate e strangolate, perché di classe sociale inferiore, ha creato una eco vastissima e l’indignazione generale.

Non è un mondo sano, e non perché c’è mancanza di regole, anzi, se vogliamo, di quelle ce n’è fin troppe.

Non è un mondo sano perché vive di nicchie, di settori, di strati e stratificazioni, soprattutto culturali. La tendenza all’ineguaglianza è sempre esistita, ma l’attacco contro le donne, in generale, ha del paradossale. E’ un po’ fuori da ogni logica. Come sono lontani i tempi in cui la donna aveva quell’aura magica, quasi sacrale, per l’uomo. Perché metteva al mondo i figli, perché costituiva un mondo a parte, l’atro da sé, concorrenziale e per questo comunque sempre relegata nel chiuso di stanze arcane ed inaccessibili.

Psicologicamente la femminofobia è inspiegabile se non da un punto di vista propriamente sessuale. E’ contorto ciò che avviene, a volte è puro scatenamento di estrogeni. Certamente non è un aspetto sano della società. Siamo lontani anche dal tempo dei “figli dei fiori”, delle “comunità aperte”, oggi la femminofobia è una vera e propria malattia sociale. Più i tempi sono bui, più si scatena questo aspetto particolarissimo del sociale.

Secondo l’Istat nel 2012,  6,7 milioni di donne hanno subito aggressioni fisiche o sessuali nella loro vita. Pochissime le denunce. Perché la donna è mamma, è moglie, è figlia. Infatti spesso la violenza avviene tra le mura domestiche. Oppure per le strade dove troviamo tante sventurate che tentano al sopravvivenza per sé o per i propri figli, magari, mettendosi a rischio. A volte la violenza è sottile e psicologica, come nei luoghi di lavoro. Lì si possono rinvenire vere e proprie forme di fobia e giustifiche pretestuose.  Per le donne-vittima a volte si creano veri e propri ambienti ostili. Insomma il problema della classe sociale appare veramente marginale se non rispetto alla variante della maggiore sicurezza per le fortunate che vivono in classi economicamente e culturalmente più elevate.

Tempo fa l’Istat stilò una statistica, riportata anche da Repubblica, sulla situazione italiana, da cui si è evinto che in Italia una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, nella corso della vita è stata vittima di almeno una violenza da parte dell’uomo. Tre milioni di donne hanno subito aggressioni durante una relazione o dopo averla troncata.  La violenza è prevalentemente casalinga. Ai danni di mogli e fidanzate i reati sono gravi: 8 donne su 10 malmenate, ustionate o minacciate con armi. Un milione di donne hanno subito uno stupro o un tentato stupro. A ottenere con la forza rapporti sessuali il 70% delle volte è il partner stesso e in questi casi il reato è reiterato. Un’agghiacciante abitudine domestica.  Solo il 6,2% delle aggressioni è stato opera di estranei. La violenza spesso non è denunciata o per paura o per eccessiva prossimità tra vittima e aggressore. Mobbing, stalking sono parole che spesso celano veri e propri drammi.

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Non esiste un Osservatorio Nazionale  italiano sulla femminofobia, ma un po’ di dati ce li riportano i Centri antiviolenza, i nosocomi e le associazioni per le donne, come la più operosa Casa delle donne per non subire violenza. Sappiamo, così,  che in Italia, nel 2012 gli omicidi di donne sono stati 124 ed i tentati omicidi 47. Nel corso del 2013, i casi sono aumentati quasi dell’8%: 134 femminicidi, mentre quasi raddoppiati i tentati femminicidi: 83. Una recrudescenza impressionante. Sappiamo che di questi dati il 66% circa sono italiane (89) mentre 45 sono straniere, che la media d’età si aggira intorno ai 47 anni, che 45 casi sono avvenuti al nord, 34 al centro, 38 al sud e 17 nelle isole, che la media d’età dell’autore si aggira intorno ai 46 anni.

Questo il solo dato italiano, in un anno, rapportato all’anno dopo. E’ moltissimo, rispetto allo 0. Perché la società dà gli eventi come acquisiti, strutturali.  In realtà tutti i 134 casi o anche i 124, sono eccezionali e non dovrebbero proprio essere.

Anche gli uomini potrebbero lamentare violenze psicologiche o fisiche. In questo caso però si tratta di eventi criminali o con tendenza criminale, dove l’uomo-vittima si trova per sua sventura ad incrociare, nel 90% dei casi, il nodo sociale economico-illegale.

Altre variabili rilevantissime sono la gelosia, l’invidia, la competizione. Lì la differenza di genere, conta sempre, ma conta molto meno. Tuttavia il dato femminile è sempre più elevato rispetto a quello maschile.

Il 14 agosto 2013 il Parlamento italiano ha approvato un Decreto Legge contro il “femminicidio”, il n.93 Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere, nonche’ in tema di protezione civile e di commissariamento delle province, che Grillo criticò tanto perché :  “i partiti ci hanno inserito di tutto dentro” – disse e scrisse sul suo blog.

In realtà il Decreto è pieno di ottime norme : l’aumento di un terzo della pena se alla violenza assiste un minore o se la vittima è in gravidanza o se la violenza è commessa dal coniuge, anche se separato, e dal compagno,  anche se non convivente; le forze dell’ordine saranno obbligate al fermo di colui che viene sorpreso in un atto di violenza domestica o di stalking; la possibilità di mettere fuori di casa il coniuge o compagno violento se c’è un rischio per l’integrità fisica della donna; querela irrevocabile, si sottrae così, la vittima al rischio di una nuova intimidazione tendente a farle ritirare la querela; e la più importante novità, su tutte, la vittima di violenza o maltrattamenti sarà costantemente informata sulla condizione giudiziaria del colpevole, se si trova in carcere o in libertà, se è stato condannato, cosa che prima non avveniva.

Quello del femminicidio è un fenomeno gravissimo, frutto anche di un’arretratezza culturale del nostro Paese, anche se numericamente circoscritto – disse l’ex magistrato Gianrico Carofiglio – che rientra nella casistica dei rapporti che regolano  e legano le persone di potere con i soggetti più deboli : donne, bambini, anziani ecc…

Le parole più belle del Decreto Legge sono contenute nella Prefazione Presidenziale “Considerato,  altresi’,  necessario  affiancare  con   urgenza   ai predetti interventi, misure  di  carattere  preventivo  da  realizzare mediante la predisposizione  di  un  piano  di  azione  straordinario contro  la  violenza  sessuale  e  di  genere,  che  contenga  azioni strutturate e condivise, in ambito sociale,  educativo,  formativo  e informativo per garantire una maggiore e piena tutela alle vittime…

La tutela e la sicurezza di un paese e dei suoi cittadini o abitanti, partono dalla scuola, che sappia avviare la migliore costruzione sociale.

donna-luna

 

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