Rilancio dell’occupazione e semplificazione per le imprese che assumono : per M5S e Sel un grosso bluff

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Due le questioni pregioudiziali poste stamane alla Camera dei Deputati al Disegno di legge CONVERSIONE IN LEGGE DEL DECRETO-LEGGE 20 MARZO 2014, N. 34, RECANTE DISPOSIZIONI URGENTI PER FAVORIRE IL RILANCIO DELL’OCCUPAZIONE E PER LA SEMPLIFICAZIONE DEGLI ADEMPIMENTI A CARICO DELLE IMPRESE

 

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Il Deputato PD Marco Miccoli, aderisce alla questione di costituzionalità posta a carico del Disegno di legge proprio in questi minuti in esame alla Camera dei deputati

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M5S

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Per i deputati M5S, firmatari della prima questione di pregiudizialità, questo disegno di legge è tutto tranne che uno strumento per favorire l’occupazione. Anzi a ben sentire i loro interventi – anche su la stampa degli ultimi tempi – e a ben leggere la questione posta, il Governo Renzi è fortemente orientato a notevoli passi indietro sui temi dei diritti dei lavoratori e relativo0 rilancio e sviluppo sociale attraverso la contrattazione tra datore di lavoro e lavoratore. Altro che delega in bianco, il problema sembra immenso e anticostituzionale. Chiedono di non procedere all’esame del disegno di legge n.2208:
Cominardi, Tripiedi, Baldassarre, Rizzetto, Rostellato, Ciprini, Bechis, Chimienti, Nuti.

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SEL

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I firmatari della seconda questione di pregiudizialità posta al disegno di legge in esame è firmata dalla sinistra parlamentare, Sel. Per loro la questione è sostanzialmente di illeicità contrattuale e scavalco dei diritti sindacali, principalmente. Facendo tra l’altro appello alle disposizioni europee sui contratti a termine ( direttiva 1999/70/CE ) Definiscono il disegno di legge una incostituzionale “irraginevolezza dei rapporti di lavoro” e minacciano il ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea ed alla nostra Corte Costituzionale, e concludono con una esortazione “sarebbe dunque opportuna una valutazione della coerenza tra le disposizioni in merito al contratto unico a tutele crescenti contenute nella proposta di legge delega sul mercato del lavoro (cd. «Jobs Act») approvata dal Consiglio dei ministri del 12 marzo 2014 e le disposizioni dell’articolo 1 del decreto-legge al nostro esame”
Chiedono di non procedere all’esame del disegno di legge n.2208:
Migliore, Di Salvo, Airaudo, Placido, Aiello, Boccadutri, Franco Bordo, Costantino, Duranti, Daniele Farina, Fava, Ferrara, Giancarlo Giordano, Fratoianni, Kronbichler, Lacquaniti, Lavagno, Marcon, Matarrelli, Melilla, Nardi, Nicchi, Paglia, Palazzotto, Pannarale, Pellegrino, Piazzoni, Pilozzi, Piras, Quaranta, Ragosta, Ricciatti, Sannicandro, Scotto, Zan, Zaratti.

 


In particolare il M5S accusano i poteri bancari di desiderare lo sfascio delle tutele lavorative e richiamano la mancata considerazione dell’articolo 3 della Costituzione secondo i cui principi, la partecipazione, libertà, uguaglianza e sviluppo della persona umana devono continuare a essere rappresentati in modo concreto ed effettivo al di là dell’orientamento della nostra società che attualmente è costretta a piegarsi ai diktat dell’oligarchia bancaria con la penosa conseguenza di gravi lacerazioni al tessuto sociale, dove il lavoro ed il lavoratore non sono più stati posti al centro della scena, ma sono ridotti a semplice appendice di meccanismi economico/finanziari ben lontani dal rispetto della dignità dell’individuo – si legge nel documento

 

Mentre nel documento di Sel si legge :
il Consiglio dei ministri del 12 marzo 2014 ha approvato due distinti e contraddittori provvedimenti: una proposta di legge delega che propugna un contratto a tutele crescenti ed il presente decreto-legge che stabilisce nei fatti periodi di prova lunghissimi;
lo strumento della legge delega è stato utilizzato dal Governo per «semplificare» e «riordinare» le diverse figure contrattuali, introducendo «eventualmente in via sperimentale» un contratto «a tutele crescenti per i lavoratori coinvolti»;
con il decreto-legge è ora, invece, possibile assumere per otto volte nell’arco di tre anni un lavoratore con un contratto a tempo determinato di 4/5 mesi. Una norma di questo tipo, di fatto, introduce un periodo di prova di 3 anni in cui il datore può licenziare senza pagare un’indennità, senza dare un minimo di preavviso e senza neanche motivazione;
il decreto-legge con la nuova prova triennale rende del tutto improponibile un contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti come quello al quale si accenna nella proposta di legge delega. Un periodo di prova così lungo spiazza, infatti, qualsiasi altra tipologia contrattuale nel periodo di inserimento. E dopo un periodo di prova di 3 anni, non si può immaginare di avere un contratto di inserimento a tutele crescenti che allungherebbe la fase iniziale del contratto a 6 anni, quando l’anzianità aziendale media in Italia è attorno ai 15 anni. Inoltre, il decreto aumenta il dualismo nel mercato del lavoro e innalza le barriere che separano i contratti temporanei da quelli a tempo indeterminato;
il contratto di lavoro a tutele crescenti ha esattamente la filosofia opposta: ridurre le barriere, unificare laddove oggi c’è segmentazione. Invece con il decreto citato si è scelto di aumentarla ulteriormente: così il mercato del lavoro italiano sarà ancora più spaccato a metà. Le disposizioni del decreto-legge citate rendono improponibile la previsione della legge delega che introduce il contratto a tutele crescenti;

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La discussione è ancora in corso (clicca per la diretta)

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