LA FAMIGLIA DEI SOCIALISTI EUROPEI, UNITI CONTRO LA CRISI E PER LO SVILUPPO ECONOMICO DELL’ITALIA

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Come ipotizzare una Europa diversa nel quadro della crisi economica dei nostri tempi e come ridisegnare il ruolo dei socialisti per l’Italia e per l’Europa …

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Un primo sguardo al passato

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Visto in un quadro cinquantennale lo scenario politico italiano sembra confermare la persistenza di una linea politica di fondo, dall’affermarsi del periodo repubblicano in poi: la preponderanza ed il forte radicamento di due maggiori partiti all’interno della variegata offerta politica italiana, la Dc ed il Pci. Partiti tanto radicati e tanto ideologicamente determinanti da decidere le sorti del paese. La teoria delle tre tradizioni politiche, segnata dalla presenza di uno schieramento di estrema destra, uno di estrema sinistra ed  un marcato centrismo avvalora l’assioma secondo cui l’Italia non ama il proprio passato anche se lo ammira, preferendo al contempo un moderatismo di  convivenza civile e che i poli estremi della politica italiana, per questo solo fatto si fanno accesi in periodi di labilità dei confini politici.

Tutto ciò avvalora anche la teoria gramsciana secondo cui i partiti sono la “nomenclatura delle classi sociali”, le più popolari.

La riprova di questo stato di cose sono l’acuirsi di tematiche che faticano ad affermarsi in tempi di forte linea politica ma che trovano terreno fertile in tempi di relativa presenza leaderistica propensa più al personalismo che alla configurazione di un assetto determinato.

Tutto ciò in linea di massima.

E tutto ciò potrebbe anche non essere sbagliato se consideriamo che certe istanze popolari si impegnano a combattere battaglie storicamente difficili aspettando il tempo giusto per una legittimazione in precedenza impensabile. E dunque la mancanza di una linea politica netta, diciamo la presenza di un certo relativismo politico, potrebbe essere strumentale al progresso sociale verso forme di convivenza civile più inclusive.

Dunque si potrebbe affermare che i personalismi segnano  i periodi delle riforme, che viaggiano su linee delicatissime poiché  dipendono dalla condizione storico-politica presente al momento e quindi è da capire bene quali riforme si mettono in cantiere e per quale paese.

Il socialismo e la socialdemocrazia inseguono da sempre questi processi ma non sono mai riusciti a dominarli con una forte presenza caratterizzante. Soprattutto in Italia, limitandosi ad operare il cambiamento sociale nelle retrovie di una partecipazione territoriale ed interiore, più di humus, e più nella popolazione che per essa.

E’ la Democrazia Cristiana che ha sperimentato, in maggior misura, gli effetti del suo poderoso tentativo di promuovere una riforma sociale nel Paese attraverso la ormai datata riforma agraria, che, già all’epoca, divideva gli estremi della popolazione. Da De Gasperi in poi l’asprezza della lotta portò alla cristallizzazione delle posizioni, con una forte egemonia socialcomunista sul movimento contadino.

La cosa non era sbagliata e non lo è tutt’ora.

Purtroppo l’industrializzazione dei processi agricoli ha creato uno iato tra l’uomo e la sua terra che non è stato ben metabolizzato dal progresso e nel suo progressivo emergere, investendo di colpe, forse anche un po’ ingiuste, la sinistra e la socialdemocrazia.

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L’OGGI

Oggi sappiamo quanto ed in che modo la riforma agraria di De Gasperi andò in porto – un grave salto all’indietro! – eppure  si trattava di una riforma che godeva di grandi simpatie nei suoi inizi e che persino il governo statunitense salutò con favore.

Nei decenni immediatamente successivi, il paese non era stabile ed il delitto Moro segnò il confine dei continui flussi e riflussi politici che non riuscivano a distinguere e disegnare una corretta e definita linea politica e legislativa. Lo stesso riconoscimento delle Regioni seguì le difficoltà territoriali insite nel paese.

LA TRASFORMAZIONE

Nell’ultimo quindicennio, il lavoro in Italia ha subito una trasformazione intensa, caratterizzandosi per una forte propensione al terziario, restituendo un’immagine industriale al nostro paese che dal settecento in poi languiva in un sonno epocale e politico. La specializzazione nei servizi e nelle eccellenze ha dato maggior forza propulsiva alla coesione sociale ma, e c’era da aspettarselo,  ha “calpestato” il suolo e soprattutto il suolo agricolo.

Nel 1951 gli addetti al terziario erano circa 4 milioni di unità. Nel 1981 la forza lavoro industriale saliva a quasi il doppio. Una ulteriore trasformazione la registriamo negli ultimissimi anni, con  un forte ridimensionamento  della forza lavoro e,  per inverso, la particolare realtà  di un’agricoltura ed un territorio ormai abbandonato a se stesso ed alla buona volontà di qualche amante interessato.

La forbice nel paese aumenta ed i dilemmi sui risparmi, sull’energia, sulla compatibilità ambientale aumentano in misura drammatica.

Fortunatamente, o sfortunatamente diciamo,  la voce sofferta dell’Italia non è isolata.

La realtà europea ci mostra, sostanzialmente, un quadro abbastanza uniforme sulla crisi particolare che stiamo vivendo ai nostri giorni. Ed è sempre più mia convinzione che sia l’agricoltura la chiave del passaggio storico assai particolare. L’agricoltura con tutte le annesse problematiche sociali, politiche e ambientali. Se si riuscisse ad integrare la green economy con le ragioni della politica e della finanza, con lo sfruttamento più sano, razionale ed equo del nostro specialissimo suolo saremmo in grado di rilanciare lo sviluppo nel nostro paese, ripartendo con vera, sostenibile e strutturata forza.

IL FUTURO

E’ compito della famiglia dei socialisti e socialdemocratici in primo luogo,  rilanciando il senso ed il significato della presenza delle istanze sane della società, attraverso la più ampia partecipazione europea, realizzare questo sogno, che attende da troppo tempo di essere realizzato.

Dice Riccardo Nencini,   –  Segretario Nazionale del Partito Socialista Italiano dal 2008, dal 19 marzo 2013 senatore e vicecapogruppo vicario del gruppo Per le Autonomie – Partito Socialista Italiano facente parte della maggioranza di centrosinistra riunendo in sé SVP-UV-PATT-UpT-PSI, dal 28 febbraio 2014 viceministro dei Trasporti nel Governo Renzi, intervistato da Rai News durante il congresso PSE in corso a Roma, ..: “Non abbiamo ancora afferrato il timone della crescita economica, Renzi pensa come fare, la via maestra è questa”.

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