FINIREMO TUTTI COME TOKYO? Ragionando sull’ambiente, tra appuntamenti in calendario e “spulciando” intorno la calendarizzazione al Senato del decreto sui reati ambientali approvato dalla Camera dei Deputati

 

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Le emissioni di gas serra del Giappone preoccupano tutti in primo luogo il governo nipponico che rischia di non poter raggiungere gli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto. Il Paese del Sol Levante non riuscirà ad eliminare le emissione nocive, come si era proposto, entro il 2050 e non sarà in grado di ridurle del 6% nel periodo 2008-2012. Infatti i gruppi industriali, causa principale dell’inquinamento, si oppongono con forza a qualsiasi iniziativa del governo che miri a migliorare la qualità dell’aria e non solo. Alcuni esperti consigliano l’applicazione di misure drastiche ma “senza l’introduzione di politiche internazionali che fissino dei tetti massimi e incentivino la riduzione di emissioni, sarà praticamente impossibile per il Giappone riuscire a raggiungere i suoi obiettivi semplicemente adottando misure interne”- Lo afferma Kuniyuki Nishimura, capo ricercatore del centro di ricerca MItsubishi. E se lo dice lui !

 

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PROGRESSO E INNOVAZIONI

 

Dunque il progresso a tutti i costi non porta a nulla, anzi porta al disastro. L’ambiente per noi è come l’acqua per i pesci. Siamo immersi nell’ambiente e non possiamo uscirne fuori, nessuno di noi. E’ necessario quindi avere più cura e più rispetto dell’ambiente. Ma è anche vero che con il progresso abbiamo aumentato la soglia dell’aspettativa di vita, abbiamo debellato molte malattie, soprattutto in alcune aree specifiche, siamo diventati più resistenti ai fattori climatici e ambientali avversi, abbiamo piegato la natura alle nostre esigenze. Molto resta da fare ancora ma è un molto che deve imparare a misurarsi con la compatibilità ambientale, è un molto che deve imparare ad avere rispetto per l’humus nel quale ci muoviamo e viviamo, pena la nostra stessa sopravvivenza. Un antico detto popolare, di quella sana saggezza di un tempo, consapevole dei propri limiti ed allo stesso tempo potenziandoli con buon senso, cum grano salis, recita: in media stat virtus,nel mezzo è la virtù, la sostenibilità, la crescita possibile che abbia il solo fine del benessere sociale. Nel “mezzo” inteso anche come lo strumento che utilizziamo per esplicare la nostra virtù. Non possiamo pretendere di produrre virtù utilizzando fabbriche altamente inquinanti, perdendoci materiali radioattivi nei processi che attiviamo, utilizzando il suolo come pattumiera o il mare e l’aria come fonti inesauribili di alimentazione incontrollata, crudele nelle sue forme più elementari ( a noi “civilizzati” non dovrebbe essere concesso) o di riciclo nelle sue forme più selvagge.

 

L’uomo primitivo imparò a forgiare strumenti e a strumentalizzare la natura per la sopravvivenza. A noi uomini alle soglie del tremila, altamente industrializzati e tecnologizzati, questo assunto ci sta sfuggendo di mano sempre più. Stiamo perdendo la nostra dimensione e con essa la dimensione di tutte le cose. La teoria del “ad ogni costo” non è una teoria sostenibile nel 99% dei casi.

 

L’innovazione deve essere aperta e flessibile ai limiti di ciò che ci circonda. La libertà termina dove comincia la libertà dell’altro ma anche delle cose che sono intorno a noi.

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GREEN ECONOMY E INVESTIMENTI MIRATI

 

 

La Green Economy è ormai un elemento centrale dell’agenda globale e della politica ambientale, con un ruolo per l’innovazione sempre più importante e delicato, sempre più strategico. Le città svolgono un ruolo chiave nella Green Economy, esse spesso sono la culla dei problemi ambientali e sociali, come risultato di popolazioni sempre più in crescita. Gravissimi fattori, se non saremo in grado di porvi un rimedio con regole anch’esse di valore esponenziale, possono portarci al baratro irreversibile. Uno scenario da “day after”. Tuttavia, le città sono proprio la soluzione ai problemi che emergono con forza in quanto le città sono in grado di agire come catalizzatori per lo sviluppo di nuove soluzioni sostenibili per il trasporto, acqua, cibo, energia, rifiuti e stile di vita, problemi che a causa del loro potere d’acquisto, della loro influenza sul sistema economico, richiedono sempre più capacità innovativa, solutiva, semplificativa. Questo il ruolo chiave del sistema di innovazione. Ecco perchè è sempre più fondamentale anche la scelta e l’inserimento di un numero sempre maggiore di uomini “giusti” nei sistemi governativi mondiali. Ecco perchè l’implementazione del modello di soluzioni innovative stanno iniziando ad emergere nelle convinzioni ideologiche di un sempre crescente numero di leaders politici e come sistema strutturato ed incardinato in città “intelligenti” come ad esempio Stoccolma , New York , San Francisco e Copenhagen con un significativo investimento nei settori di avanzamento tecnologico, come IBM , Cisco , ABB e Siemens. Ecco perchè un certo numero di città e laboratori regionali stanno diventando incubatori e a volte cluster per stimolare l’eco-imprenditorialità e l’innovazione come istituiti sociali. Per accelerare queste attività sarà necessario progettare sistemi, strutture e reti per consentire alle buone idee di muoversi più rapidamente, dai laboratori alla realizzazione ed infine all’adozione da parte del mercato e del consumo. La chiave di questo è la condivisione di idee, di conoscenze e di proprietà intellettuale spesso attraverso piattaforme di social networking e ICT. L’innovazione e investimenti, mirati, ben ponderati.

 

 

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LEGISLAZIONE ITALIANA

 

 

Grandissimo plauso all’apertura della Camera dei Deputati verso la sostenibilità ambientale attraverso l’approvazione del decreto che fissa i “delitti contro l’ambiente”. E’ dal 1999 che seguo questo particolare iter legislativo. Nei vari decreti, fin’ora erano sempre state inserite norme per la salvaguardia ambientale, svelando con dossier e commissioni d’inchiesta, tutte le varie realtà “nere” del territorio italiano. A questi dossier ed a queste interrogazioni non era mai stato dato seguito sanzionatorio veramente rilevante, che impedisse la devastazione ulteriore di un territorio ormai già tanto compromesso. Il quadro normativo dei reati ambientali, fino ad oggi, era stato prevalentemente contenuto nel decreto legislativo n. 152 del 2006 – c.d. Codice dell’ambiente – che individua reati di pericolo astratto, prevalentemente collegati al superamento di valori soglia, puniti a titolo di contravvenzione. Ma mafie e contromafie d’ambiente, erano ben state individuate dalla Commissione d’inchiesta della Camera dei Deputati al tempo della Presidenza Violante.

 

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LA NORMATIVA NOVELLATA

 

 

L’attuale testo unificato delle proposte di legge A.C. 957 (Micillo), A.C. 342 (Realacci) e A.C. 1814 (Pellegrino), elaborato dalla Commissione Giustizia, approvato con 386 sì, 4 no e 45 astenuti alla Camera dei Deputati, passerà ora al Senato, e si spera faccia presto! Cconferma le contravvenzioni previste dal Codice dell’ambiente, che non vengono novellate, ma aggiunge a tutela dell’ambiente nuove fattispecie delittuose, incentrate sul prodursi di un danno all’ambiente, che vengono inserite in un apposito nuovo titolo del codice penale. In estrema sintesi, il provvedimento all’esame dell’assemblea:

 

 

  • inserisce nel codice penale un nuovo titolo, dedicato ai delitti contro l’ambiente;

  • introduce all’interno di tale titolo i delitti di inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale di alta radioattività, impedimento al controllo;

  • stabilisce che le pene previste possano essere diminuite per coloro che collaborano con le autorità prima della definizione del giudizio (ravvedimento operoso);

  • obbliga il condannato al recupero e – ove possibile – al ripristino dello stato dei luoghi;

  • prevede il raddoppio dei termini di prescrizione del reato per i nuovi delitti;

  • coordina la disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche in caso di reati ambientali;

  • introduce nel codice dell’ambiente un procedimento per l’estinzione delle contravvenzioni ivi previste, collegato all’adempimento da parte del responsabile della violazione di una serie di prescrizioni nonché al pagamento di una somma di denaro.

 

In pratica per i delitti contro l’ambiente si può finire in galera.

 

 

In particolare, come si legge dal sito della Camera dei Deputati, l’articolo 1, comma 1, del testo unificato introduce nel libro II del codice penale il Titolo VI-bis, Dei delitti contro l’ambiente, composto da 9 nuovi articoli; il titolo comprende i seguenti quattro nuovi delitti:

 

  • il delitto di inquinamento ambientale (art. 452-bis), che punisce con la reclusione da 2 a 6 anni e la multa da 10.000 a 100.000 euro chiunque, in violazione della normativa (disposizioni legislative, regolamentari o amministrative) a tutela dell’ambiente, cagiona una compromissione o un deterioramento rilevante: 1) delle qualità del suolo, del sottosuolo, delle acque o dell’aria; 2) dell’ecosistema, della biodiversità, della flora o della fauna selvatica (primo comma). Il secondo comma prevede un’ipotesi aggravata (pena aumentata fino a un terzo) quando il delitto sia commesso in un’area naturale protetta o sottoposta a specifici vincoli, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette;

  • il delitto di disastro ambientale (art. 452-ter), che punisce con la reclusione da 5 a 15 anni chiunque, in violazione della normativa (disposizioni legislative, regolamentari o amministrative) a tutela dell’ambiente, cagiona un disastro ambientale (primo comma). Il concetto di disastro ambientale è definito dal secondo comma come:

 

a) un’alterazione irreversibile dell’equilibrio dell’ecosistema o,

 

b) un’alterazione dell’equilibrio dell’ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali, o

 

c) l’offesa all’incolumità pubblica collegata alla rilevanza oggettiva dell’evento, per l’estensione della compromissione o il numero di persone offese o esposte a pericolo.

 

 

Il terzo comma prevede un’aggravante quando il delitto di disastro sia commesso in un’area naturale protetta o sottoposta a specifici vincoli, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette (pena aumentata fino a un terzo);

 

– il delitto di traffico ed abbandono di materiale di alta radioattività (art. 452-quinquies), che punisce con la reclusione da 2 a 6 anni e la multa da 10.000 a 50.000 euro chiunque illegittimamente – o comunque in violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative – «cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene o trasferisce materiale di alta radioattività» ovvero, detenendo tale materiale, lo abbandona o se ne disfa illegittimamente (primo comma). Si tratta di un reato di pericolo per il quale il secondo ed il terzo comma prevedono aggravanti: la pena è aumentata di un terzo quando si verifica l’evento della compromissione o del deterioramento dell’ambiente; se dal fatto deriva un pericolo per la vita o l’incolumità delle persone, la pena è aumentata fino alla metà.

 

 

– il delitto di di impedimento del controllo (art. 452-sexies), che punisce con la reclusione da 6 mesi a 3 anni, sempre che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientale ovvero ne compromette gli esiti. L’impedimento deve realizzarsi negando o ostacolando l’accesso ai luoghi, ovvero mutando artificiosamente lo stato dei luoghi. Questa fattispecie non costituisce un semplice corollario di quanto disposto dagli articoli precedenti perché è destinata a trovare applicazione ogniqualvolta sia ostacolato un campionamento o una verifica ambientale. Peraltro, laddove l’ostacolo sia posto, ad esempio, con mezzi meccanici, in base al successivo art. 452-novies (v. infra) deve esserne disposta la confisca.

 

 

Troppo morbido il legislatore rispetto alle quattro nuove fattispecie, di cui solo due possono essere commesse per colpa: il delitto di inquinamento ambientale (art. 452-bis) e il delitto di disastro ambientale (art. 452-ter). In tali casi, in base al nuovo art. 452-quater, le pene sono diminuite da un terzo alla metà.

 

 

La commissione dei nuovi delitti contro l’ambiente in forma associativa determina un’aggravante (art. 452-septies): sono aumentate fino a un terzo le pene previste dall’art. 416, quando l’associazione a delinquere è diretta alla commissione di un delitto ambientale (primo comma); sono aumentate fino a un terzo le pene previste dall’art. 416-bis, quando l’associazione mafiosa è finalizzata a commettere un delitto ambientale, ovvero «all’acquisizione della gestione o comunque del controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti o servizi pubblici in materia ambientale»; sono ulteriormente aumentate le pene (da un terzo alla metà) quando l’associazione (tanto comune quanto mafiosa) include pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che esercitano funzioni o svolgono servizi in materia ambientale.

 

 

Fattivo e logico, il legislatore, nel dettato dell’articolo 452-octies che disciplina il c.d. ravvedimento operoso, prevedendo una diminuzione dalla metà ai due terzi delle pene nei confronti di chi si adopera per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, o aiuta concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella ricostruzione dei fatti, nell’individuazione degli autori e nel consentire la sottrazione di risorse rilevanti per la commissione di delitti ovvero di chi provvede alla messa in sicurezza e alla bonifica nonché se possibile al ripristino dello stato dei luoghi (primo comma). Se per operare tali attività l’imputato chiede la sospensione del procedimento penale, il giudice può accordare al massimo un anno, durante il quale il corso della prescrizione è sospeso (secondo comma). La disposizione sul ravvedimento operoso è destinata a trovare applicazione per i nuovi delitti contro l’ambiente, per il delitto di associazione a delinquere (non mafiosa) finalizzata alla commisisone di un delitto ambientale, nonché per il delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260, Codice dell’ambiente).

 

 

Le ultime due disposizioni del titolo VI-bis intervengono su confisca obbligatoria e ripristino dello stato dei luoghi. In particolare:

 

 

l’art. 452-novies prevede che, in caso di condanna o patteggiamento per uno dei nuovi delitti ambientali, nonché per associazione a delinquere (tanto comune quanto mafiosa) finalizzata alla commissione di delitti ambientali, il giudice debba sempre ordinare la confisca delle cose che costituiscono il prodotto o il profitto del reato o che servirono a commetterlo (primo comma); se la confisca dei beni non è possibile, il giudice ordina la confisca per equivalente, individuando i beni sui quali procedere dei quali il condannato abbia disponibilità anche per interposta persona;

 

l’art. 452-decies prevede che, in caso di condanna o patteggiamento per uno dei nuovi delitti ambientali, il giudice debba ordinare il recupero e, ove tecnicamente possibile, il ripristino dello stato dei luoghi, ponendo le spese per tali attività a carico del condannato e delle persone giuridiche obbligate al pagamento delle pene pecuniarie in caso di insolvibilità del primo.

 

 

Sempre in tema di confisca, disposizione analoga a quella di cui all’art. 452-novies è inserita nell’art. 260 del Codice dell’ambiente, in relazione alla commissione del delitto di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (articolo 1, comma 2), mentre il comma 3 inserisce tale delitto previsto dal Codice dell’ambiente anche nel catalogo di delitti per i quali è consentita la confisca di valori ingiustificati (art. 12-sexies del D.L. 306/1992);

 

 

L’articolo 1, comma 4, del testo unificato novella l’art. 32-quater del codice penale, relativo ai casi nei quali alla condanna consegue l’incapacità di contrarre con la PA. La novella determina l’inserimento – nel catalogo dei delitti ivi previsti – dei nuovi delitti di inquinamento ambientale, disastro ambientale e traffico ed abbandono di materiale di alta radioattività (resta dunque fuori il delitto di impedimento del controllo).

 

 

Il comma 5 novella invece l’art. 157 c.p., prevedendo il raddoppio dei termini di prescrizione per tutti e quattro i nuovi delitti introdotti dal testo unificato.

 

 

Il comma 6 introduce nelle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale l’art. 118-ter, in base al quale il PM deve dare comunicazione al Procuratore nazionale antimafia dell’avvio delle indagini su ipotesi di inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico ed abbandono di materiale di alta radioattività nonché attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260, Codice dell’ambiente).

 

 

Il comma 7 novella il decreto legislativo n. 231 del 2001 in tema di responsabilità delle persone giuridiche per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato, prevedendo all’articolo 25-undecies, comma 1, specifiche sanzioni pecuniarie per la commissione del delitto di inquinamento ambientale (da 250 a 600 quote), di disastro ambientale (da 400 a 800 quote) e di associazione a delinquere (comune e mafiosa) aggravata (da 300 a 1.000 quote). Con l’inserimento del comma 1-bis si specifica, in caso di delitto di inquinamento ambientale e di disastro ambientale, l’applicazione delle sanzioni interdittive per l’ente previste dall’art. 9 del decreto legislativo (interdizione dall’esercizio dell’attività; sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze o concessioni; divieto di contrattare con la PA; esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già concessi; divieto di pubblicizzare beni o servizi). La disposizione specifica che per il delitto di inquinamento ambientale, la durata di tali misure non può essere superiore a un anno. Per le ipotesi colpose (previste esclusivamente per i delitti di inquinamento e di disastro ambientale), in base al comma 1-ter, le sanzioni pecuniarie e interdittive sono ridotte di un terzo.

 

 

Infine, il comma 8 introduce nel Codice dell’ambiente una parte VII che reca una disciplina sanzionatoria (artt. da 318-bis a 318-octies) per le violazioni ambientali di natura contravvenzionale ovvero quelle che non abbiano cagionato né danno né pericolo concreto attuale all’ambiente.

 

In particolare, mentre l’art. 318-bis indica l’ambito applicativo della disciplina, l’art. 318-ter riguarda le prescrizioni da impartire al contravventore. Si prevede che spetti all’organo di vigilanza (o alla polizia giudiziaria) impartire al contravventore le prescrizioni necessarie all’eliminazione (recte, all’estinzione; cfr. art. 318-septies) del reato fissando un termine, pur in presenza di possibili proroghe, comunque non superiore a sei mesi per l’adempimento. Solo se il ritardo nel realizzare le prescrizioni – che possono comprendere anche misure volte a fare cessare o proseguire situazioni di pericolo – non è imputabile al contravventore, il termine può essere di un anno.

 

Nell’ipotesi in cui il reo operi al servizio di un ente, si prevede un obbligo di notifica-comunicazione delle prescrizioni anche al rappresentante legale dell’ente stesso. Resta fermo, in ogni caso, l’obbligo per chi accerta la contravvenzione di riferire al PM la notizia di reato.

 

 

L’art. 318-quater concerne la verifica dell’adempimento e l’irrogazione della sanzione, entro termini specificamente determinati, attraverso le seguenti fasi:

 

 

– verifica dell’adempimento della prescrizione da parte dell’organo accertatore;

 

– in caso positivo, ammissione del contravventore al pagamento in misura ridotta (1/4 del massimo dell’ammenda) e comunicazione dell’avvenuto pagamento al PM;

 

– in caso negativo, l’accertatore ne dà comunicazione al PM e al contravventore.

 

 

L’art. 318-quinquies prevede obblighi di comunicazione da parte del PM che abbia in qualsiasi modo notizia della contravvenzione all’organo di vigilanza o alla polizia giudiziaria per consentire di imporre le prescrizioni ed effettuare le relative verifiche (in tal caso il procedimento è sospeso).

 

L’art. 318-sexies stabilisce che i termini di sospensione del procedimento penale relativo alla contravvenzione decorrono dalla iscrizione nella notizia di reato nel relativo registro fino al momento del ricevimento da parte dell’autorità requirente della comunicazione dell’avvenuto adempimento della prescrizione.

 

Si prevede, tuttavia, che la sospensione, oltre a non impedire l’eventuale archiviazione, non preclude l’adozione di atti d’indagine e il sequestro preventivo.

 

L’art. 318-septies prevede l’estinzione della contravvenzione a seguito sia del buon esito della prescrizione che del pagamento della sanzione amministrativa. All’estinzione consegue l’archiviazione del procedimento da parte del PM. La disposizione configura, infine, l’ipotesi di adempimento tardivo o con modalità diverse della prescrizione, facendone derivare la possibile applicazione di un oblazione ridotta rispetto alle previsioni di cui all’art. 162-bis del codice penale.

 

L’art. 318-octies reca infine una norma transitoria della nuova disciplina.

 

 

L’articolo 2 del testo unificato dispone in ordine all’entrata in vigore del provvedimento (il giorno successivo alla pubblicazione nella G.U.), escludendo la consueta vacatio legis di quindici giorni.

 

 

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QUALE TIPO DI SVILUPPO ?

 

 

Ma ritornando a “bomba” come si dice, in che modo si dovrebbe ripensare oggi l’innovazione SOSTENIBILE ancorandola al ripensamento dei modelli di business attuali? Non è facile rispondere a questa domanda che ne presuppone molte altre. Eppure a questa domanda cercherà di rispondere la conferenza organizzata “Innovazione Sostenibile” del Centre for Sustainable Design (CfSD).

 

Il CfSD, con sede nel Regno Unito, organizza ogni anno questa conferenza, sin dal 1995. E’ riconosciuta come un importante forum per fare il punto su come le aziende possono diventare più sostenibili, e come i prodotti possono essere realizzati con la sostenibilità dettata dalle legislazioni mondiali. Ogni anno il CfSD pubblica anche gli insegnamenti chiave della conferenza annuale ed i materiali d’interesse, fornendo un’istantanea fedele dello stato dell’arte attuale.

 

 

Secondo gli insegnamenti principali della conferenza 2013 , che si è tenuta nei pressi di Londra, l’economia dovrebbe essere “circolare”, come le idee innovative e le soluzioni più avanzate, e dovrebbe essere supportata dai social network, che giocano un ruolo fondamentale nella costruzione dell’ecosostenibilità.

 

 

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APPUNTAMENTI :

Sarebbe molto bello ed interessante che alla prossima tavola rotonda, preparatoria dell’Expo2015 di Milano, in programma il 15 marzo pv., alle ore 17.00, presso la sala Conferenze – Palazzo Turati, via Meravigli 9/b – Milano, si discutesse anche di questo: come l’imprenditoria femminile possa implementarsi in qualità di elemento fondamentale a supporto della greeneconomy.

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La prossima conferenza sull’Innovazione Sostenibile 2014, si terrà a Copenaghen il 3-4 novembre e si baserà su questi temi: Aree urbane; Democratizzazione dell’innovazione e della produzione; Bottom-up “maker” e cultura “fixer”, come gli hackspaces . La Carta della Conferenza dice che bisognerebbe incoraggiare misure quali la promozione di ecodesign attraverso appalti pubblici verdi, o la fornitura di piccoli sussidi agli innovatori in modo che possano produrre prototipi ecosostenibili.

 

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