ROSATI E CAUSI (ma anche altri) contro il sistema europeo dell’aliquota IVA

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L’aliquota IVA in Italia è alta, si sa. Tutto il sistema imprenditoriale e produttivo, è scosso dalle tasse. Ma le lamentele maggiori provengono dal mondo impiegatizio: l’unico a sostenere l’onere tassativo senza nessuna possibilità di scorciatoie, se non le blande concessioni governative. Insomma le tasse non fa piacere a nessuno pagarle.

Disse Émile de Girardin La forza dei governi è inversamente proporzionale al peso delle imposte. Il socialismo e l’imposta, 1850

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Guardiamo l’IVA, la tassa più comune e più discussa in tutto il mondo – tranne rarissimi esempi di paesi esentasse, in genere definiti “paesi fuorilegge” sono tutti concordi che va pagata ma nessuno la vuole pagare …

In Europa l’Iva al 22% non è un’anomalia. Esistono paesi con un prelievo maggiore del nostro. Esistono, però anche paesi con un prelievo minore.

Ma l’Iva cos’è e perchè si paga ce lo spiega bene il sito italiano della Comunità Europea: Europa Lex 

Si tratta di un valore aggiunto che aumenta a mano a mano che una produzione segue i vari passaggi per arrivare al consumatore finale. Questo valore aggiunto comporta un onere statale ed un maggior gettito per la produzione, ecco perchè esiste un’aliquota che comunque finisce a carico del consumatore finale, il quale a sua volta potrà rivalersi in parte e a volte, non in tutti i casi, sullo Stato Gli imprenditori si lamentano ma la tassa è a carico del cittadino, c’è poco da fare.

Non sono un tecnico, persone ben più autorevoli della sottoscritta ne evidenziano le criticità e a volte le assurdità

Fatto sta che l’Iva, comunque la si chiami, va pagata proprio per mantenere il sistema produttivo efficiente ed evitare “impennate economiche” disastrose. La libertà in un contesto sociale ha un suo costo.

La quinta raccomandazione che la Commissione europea ha indirizzato all’Italia a fine maggio 2013 recita : “Spostare l’onere fiscale sul consumo”, alleggerendo altre voci, a partire dal cuneo fiscale e dalle tasse sul lavoro. L’aumento dell’Iva, scattato a causa della crisi politica in atto, non è, una preoccupazione per Bruxelles in quanto esattamente in linea con la politica economica indicata dalla Commissione a tutti i paesi dell’Ue: ogni paese applica il regime di aliquota ch ritiene più necessario.

In Italia siamo al settimo ritocco al rialzo dell’aliquota ordinaria. Siamo partiti dal 12% nel 1973, per approdare lentamente al 19% alla fine degli anni Ottanta e, poi, al 20% nel 1997. A quel livello siamo rimasti inchiodati fino al 17 settembre del 2011, quando è scattata la crescita al 21%. Adesso andiamo al 22%, ma i numeri dicono che molti altri paesi dell’Unione europea sono a un livello di imposizione simile al nostro se non maggiore. Ad esempio in Danimarca, al momento, l’aliquota ordinaria è al tasso record del 25%. Ed è in buona compagnia: stesso livello in Croazia. L’ Ungheria è addirittura 27%, un tasso da record. Si tratta, però, a ben guardare, di paesi con uno sviluppo economico ed industriale di molto inferiore al nostro. In Germania l’aliquota è al 19%.

Tutto questo cosa comporta.

Innanzitutto comporta un’evasione fiscale ai massimi storici. Sia in Italia che nel resto del mondo. Quindi un abbattimento delle prestazioni per servizi e oneri a carico dello Stato. Quindi un aggravio delle “imposizioni”, dirette, indirette e di efficienza, al cittadino o utente finale.

“Sarebbe meglio se l’Italia migliorasse i controlli sull’Iva” ha detto una portavoce della Commissione Europea, Emer Traynor, in occasione della presentazione dello studio sulla perdita di gettito Iva negli Stati membri. Frase riportata da più giornali.

Nello studio diffuso dalla Commissione europea l’Italia ha il più alto divario tra il gettito Iva che dovrebbe essere raccolto e quello effettivamente incassato, con una perdita stimata di circa 36 miliardi di euro. Il mancato gettito, nel 2011, è stato equivalente al 2,3% del Prodotto interno lordo (Pil) nazionale e ha portato a un incasso di circa 98 miliardi di euro anzichè di 134. A livello europeo la perdita totale è stata stimata a 193 miliardi di euro, l’1,5% del Pil.

Già nella primavera 2013 la Commissione aveva diramato alcune linee guide in materia di fiscalità: tra queste c’erano il consiglio di ridurre le tasse sul lavoro e quello di creare una tassa immobiliare progressiva. Come sostenuto dalla Commissione, una fiscalità immobiliare fatta con criteri progressivi ʺè un modo efficace ed equo di aumentare le entrate pubblicheʺ.

Uno degli strumenti citati dal commissario Šemeta, per il contrasto all’evasione fiscale in ambito europeo ma da applicare ad ogni singolo partners, è l’Eurofisc, una rete di funzionari nazionali creata per favorire lo scambio di informazioni tra Stati in ambito fiscale. Insieme a questi strumenti, l’Ue ha più volte raccomandato agli Stati membri di adottare misure valide alla propria situazione particolare. Come ricordato dalla Commissione, ʺuna repressione più dura verso quelli che evadono può fare una grande differenza in termini di recupero del gettito Ivaʺ.

All’inverso vanno gli orientamenti più recenti, soprattutto nel Parlamento Italiano. Ad esempio l’On.le Ettore Rosato (PD) si è fatto sostenitore di una mozione presentata alla Camera dei Deputati il 7 febbraio scorso, sull’IVA http://fb.me/6Bf9BUbhB discussa in Aula questa mattina, assieme alle altre presentate nella stessa materia da tutti gli schieramenti politici presenti alla Camera dei Deputati : Discussione delle mozioni Ruocco ed altri n. 1-00288, Busin ed altri n. 1-00329, Paglia ed altri n. 1-00330, Zanetti ed altri n. 1-00331, Causi ed altri n. 1-00332, Dorina Bianchi e Bernardo 1-00333 e Buttiglione ed altri n. 1-00336 concernenti iniziative per armonizzare il sistema europeo dell’imposta sul valore aggiunto alla luce del Libro verde sul futuro dell’IVA adottato dalla Commissione europea. 

Su tutte il Governo si è riservato d’intervenire in altra seduta da concordare.

La mozione Causi, come le altre, segue il malessere generale, e le pertinenti obiezioni, che in Europa da più parti si stanno sollevando. E’ stato attivato un “forum”, tutt’ora in corso, sulla migliore governance dell’Iva in Europa. Secondo il trend di pensiero più recente, infatti, è non è solo un “trend id pensiero”, un’IVA uniforme in tutta la Comunità Europea consentirebbe maggiore facilità di pagamento per i singoli produttori e per le transazioni intereuropee e faciliterebbe il contrasto all’evasione, attraverso un sistema facilitato di digitalizzazione che abbatterebbe anche costi ed oneri a carico di tutti, riducendo le aliquote in tutti i 27 stati comunitari.

Stenografico della seduta di questa mattina alla Camera dei Deputati (link)

Esigibilità dell’Iva  (link)

La direttiva eu modificata nel 2013 (link)

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