Il discorso di Barroso sulle politiche europee in programma a favore dell’energia, clima e industria

Se anche Barroso s’innamora della green economy ….

barroso123 gennaio 2014

In arrivo 100 MILIARDI di € dai fondi europei  per l’innovazione industriale.

E’ quanto annunciato ieri  alla CONFERENZA STAMPA da  José Manuel Durão Barroso – Presidente della Commissione Europea – con accanto il Vice Presidente Tajani

E’ ”possibile” il ”matrimonio tra ambiente e industria” – ha detto José Barroso dopo l’adozione, da parte della Commissione Europea,  del pacchetto sul clima, che prevede il taglio delle emissioni di CO2 al 40% entro il 2030, e dell’Industrial Compact, che punta al 20% del Pil dal manifatturiero entro il 2020. ”E’ vero che alcuni settori dell’industria non sono contenti ma” –  ha assicurato Barroso –  ”l’industria non sta all’opposto del cambiamento climatico”.

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Sì al taglio delle emissioni di CO2 ma con ”obiettivi raggiungibili” e che non mettano ulteriormente in difficoltà l’industria europea, perché questa ”deve essere al centro dell’azione per uscire dalla crisi” con l’obiettivo di raggiungere il 20% del Pil Ue entro il 2020. E’ la posizione ribadita dal vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani in un’intervista all’ANSA già lo scorso venerdì.

Da parte di Bruxelles ormai prendono l’avvio  una serie di proposte tra loro strettamente legate su clima, energia, ambiente e industria.

Secondo quanto riporta l’ANSA, Tajani ha aggiunto:
”Non si esce dalla crisi senza economia reale, ecco perché bisogna avere delle scelte equilibrate per questo” – ha sottolineato – ”mi auguro che questo pacchetto sia veramente utile all’industria”. ”L’Europa – ha avvertito il commissario Ue – deve continuare ad essere all’avanguardia nel mondo nella lotta al cambiamento climatico ma deve fissare per le proprie imprese obiettivi raggiungibili che non le costringano ad andare a produrre altrove con un doppio danno per l’ambiente e l’occupazione”.

Parte dei commissari Ue e diversi ministri dell’ambiente di alcuni stati membri, tra cui l’Italia, hanno chiesto una riduzione delle emissioni di CO2 del 40%, un obiettivo contro cui ha preso posizione il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ritenendolo penalizzante per il sistema produttivo. ”Gli obiettivi ambiziosi si possono raggiungere solo se si ha un accordo a livello globale, a volte l’ottimo è nemico del bene”, ha affermato Tajani, auspicando quindi che ”il Consiglio europeo di marzo, incentrato sull’economia, faccia proprio l’obiettivo del 20% del Pil dal manifatturiero e una serie di misure di politica industriale e per le piccole e medie imprese, in modo da costruire un contraltare al ‘Fiscal compact'”.

La produzione manifatturiera copre al momento circa il 15% del Pil comunitario (in Italia, dati del 2012, il 15,2%) con una contrazione di circa mezzo punto registrata nell’ultimo anno a causa della crisi. “L’Italia – ha ricordato Tajani – è il secondo Paese manifatturiero d’Europa, abbiamo bisogno di una politica europea fatta non solo di sacrifici, ma anche che aiuti le imprese in tutti i settori. Questo vuol dire anche difendere un tessuto che ci ha permesso, in Italia, di resistere alla crisi meglio che in altri Paesi”.

manifatturiero

22 GENNAIO 2014 : José Manuel Durão Barroso

il discorso: Dichiarazione sulla comunicazione a favore della rinascita industriale in Europa

Oggi stiamo lanciando una grande ambizione per l’Europa 2030 che non solo riguarda la politica energetica e la lotta contro il cambiamento climatico, ma anche l’industria.

I progetti ambiziosi che abbiamo per l’energia e le azioni per il clima non avverranno senza la partecipazione attiva di un forte settore industriale europeo in grado di rispondere alle sfide della crisi e della modernizzazione.

L’Europa ha bisogno di una solida base industriale per generare crescita, posti di lavoro e consentire alle nostre economie di continuare a innovare e conquistare i mercati all’estero.

Io non sono uno di quelli che pensano che la politica industriale si oppone alla lotta contro i cambiamenti climatici. Nè credo che le industrie del passato dovrebbero ora concentrarsi sui soli servizi .

Lo sviluppo economico dei nostri principali partner economici mostra chiaramente che il settore industriale sta portando dinamismo, crescita e occupazione.

Che cosa possiamo fare?

Non credo nel fatalismo economico. Non c’è fatalità economica che condanni le nostre industrie ad essere meno competitive rispetto ai nostri partner.

Ciò di cui abbiamo bisogno è una risposta politica, assieme agli Stati membri e l’industria europea.

La Commissione europea ha deciso oggi e fino al Consiglio europeo di marzo a mobilitare gli Stati membri a rafforzare la competitività industriale e raggiungere l’obiettivo che fissammo nel 2012, vale a dire mantenere il nostro settore Industriale al 20% dell’economia europea.

La crisi ha rivelato le debolezze del nostro settore:

la domanda interna debole, che ci impone di esportare di più ed essere più competitivi quindi,

la mancanza di investimenti in molti settori industriali, che limita la capacità di modernizzare, innovare e creare nuovi prodotti,

norme amministrative e finanziarie troppo pesanti, troppa burocrazia, e troppo concentrate sugli Stati membri, che rendono troppo costose le nostre industrie,

e poi non possiamo ignorare il costo dei prezzi dell’energia sulla finanza aziendale e che si ripercuote suoi loro margini e prezzi dei prodotti finali. Lo studio presentato, è a cura del Commissario Oettinger e dei servizi per l’energia, di cui abbiamo appena parlato, che spiega molto bene le molteplici cause di questo importante problema della nostra competitività.

Dobbiamo essere lucidi. La ripresa della crescita in Europa avrà un effetto limitato su questi problemi strutturali. I nostri partner non non investiranno molto se le cose permangono così. E ‘ importante, per noi europei, poter fornire soluzioni per le nostre industrie.

Chiedo inoltre agli Stati membri di portare la questione al Consiglio europeo di marzo e di prendere nel frattempo provvedimenti concreti su ciascuno dei problemi individuati.

La Commissione ha già presentato numerose proposte per diversi anni. Dobbiamo fare di più – unitamente al Vice-Presidente Tajani che voglio qui ringraziare per tutte le energie impegnate per questo problema . Abbiamo fatto un sacco di proposte per accelerare questa azione.

Prendo alcuni esempi.

1. In primo luogo, l’accesso vitale per finanziamenti pubblici e privati.

Abbiamo identificato nel bilancio UE per il periodo 2014-2020 una somma di € 100.000.000.000 per aiutare gli Stati membri e le regioni per modernizzare e soprattutto per specializzare le loro industrie. Nel frattempo, i fondi considerevoli sono stati specificamente individuati nel nuovo programma di ricerca Horizon 2020 per sostenere l’innovazione industriale. Questi investimenti sono disponibili per Stati, regioni e imprese. Essi sono la prova vivente del valore aggiunto del nostro bilancio.

Tutte le proposte che abbiamo fatto per sviluppare fondi di venture capital della Banca europea per gli investimenti, o per stabilire un’unione bancaria, vanno esattamente nella stessa direzione.

Questo darà la necessaria spinta a che le decisioni siano prese su queste proposte.

2. In secondo luogo, dobbiamo rendere la vita più facile per le nostre imprese che incontrano ancora troppi ostacoli normativi e finanziari nel loro sviluppo.

Abbiamo bisogno di collegare meglio il mercato delle industrie, i loro fornitori e i loro clienti tramite le infrastrutture dei trasporti e delle telecomunicazioni. Chiedo quindi al Parlamento europeo e agli Stati membri di adottare le misure che abbiamo proposto, compreso quelle ferroviarie e aeree.

Ma abbiamo bisogno di facilitare anche la vita quotidiana delle imprese. Oggi, vi proponiamo un nuovo “Small Business Act” per aiutare ad avviare un’attività imprenditoriale con meno di 100 € ed in meno di tre giorni, contro la media di oggi che è di 372 € e in 5 giorni.

Più in generale, riteniamo che gli Stati membri dovrebbero esaminare attentamente le loro legislazioni nazionali – come fanno e facciamo con il diritto europeo – individuare gli oneri inutili, costi eccessivi per le imprese e rendere le semplificazioni necessarie. Non c’è un deposito a risparmio da sfruttare per le industrie e anche per il governo.

3. Infine, l’accesso alle materie prime e fonti energetiche a prezzi accessibili dovrebbe essere una priorità assoluta per l’UE e gli Stati membri. La Commissione continuerà a concentrarsi su questi aspetti, in particolare sui negoziati commerciali per garantire l’accesso, e continuare a spingere gli Stati membri a creare un vero mercato europeo dell’energia che facilita una offerta a prezzo basso. Nelo stesso tempo dobbiamo innovare per darci alternative tecnologiche ai materiali e risorse energetiche importate. La Commissione presenterà proposte in tal senso nel corso dell’anno.

La verità è, onorevoli colleghi, che l’industria europea rimane essenzialmente competitiva. Abbiamo un grande surplus commerciale nel settore. Inoltre, ora abbiamo un avanzo in tutti i settori, ad eccezione di materie prime ed energia. Questo è precisamente il motivo per cui dobbiamo anche avere una particolare attenzione alle merci. Ma abbiamo un surplus commerciale, abbiamo il potenziale della nostra energia. Inoltre, vorrei riconoscere gli sforzi notevoli che rendono alcune delle nostre industrie, in particolare nei paesi in crisi e proprio a causa della crisi in Europa, che sono alla ricerca di nuovi mercati altrove, ciò evidenzia la loro energia e capacità, anche per le piccole e medie imprese.

Ma possiamo fare di più per la politica industriale. Nessuna politica industriale del passato, questo è fuori discussione, è più compatibile con le regole della concorrenza, né con le regole del commercio internazionale, in alcuni casi. Ma usando l’intera gamma degli strumenti che abbiamo: ricerca, fondi strutturali, in alcuni casi anche iniziative di azione concreta – per esempio come le iniziative tecnologiche congiunte – possiamo sostenere il nostro settore, siamo in grado di proteggere l’industria senza essere protezionisti.

E il futuro è in Europa, questo è il messaggio che vogliamo spendere oggi perché, effettivamente, basandosi sulle iniziative già intraprese, è qualcosa di realistico, si può aumentare il prodotto interno lordo europeo a livello industriale.

Grazie.

IN FRANCESE

José Manuel Durão Barroso

Président de la Commission européenne

Déclaration du Président Barroso sur la communication en faveur d’une renaissance industrielle en Europe

Conférence de presse avec le Vice-Président Tajani

Bruxelles, 22 janvier 2014

Nous lançons aujourd’hui une grande ambition pour l’Europe à l’horizon 2030, en ce qui concerne non seulement la politique énergétique et la lutte contre le changement climatique mais aussi l’industrie.

L’ambition que nous avons pour l’énergie et pour l’action climatique ne se réalisera pas sans la participation active d’un secteur industriel européen fort, capable de relever les défis de la crise et de se moderniser.

L’Europe a besoin d’une base industrielle forte pour créer de la croissance, des emplois et permettre à nos économies de continuer à innover et à conquérir des marchés à l’étranger.

Je ne suis pas de ceux qui pensent que la politique industrielle s’oppose à la lutte contre le changement climatique. Je ne crois pas non plus que les industries appartiennent au passé et qu’il faudrait aujourd’hui nous concentrer sur les seuls services.

Le développement économique de nos grands partenaires économiques montre clairement que le secteur industriel est porteur de dynamisme, de croissance et d’emploi.

Alors qu’est-ce que nous pouvons faire de plus?

Je ne crois pas au fatalisme économique. Il n’existe aucune fatalité économique qui condamnerait nos industries à être moins compétitifs que nos partenaires.

Ce dont nous avons besoin, c’est d’une réponse politique, avec les Etats membres et les industries européennes.

La Commission européenne a donc décidé aujourd’hui, en vue du Conseil européen de mars, de mobiliser les Etats membres à renforcer notre compétitivité industrielle et ainsi atteindre l’objectif que nous nous sommes fixés en 2012, à savoir ramener la part de notre secteur industriel à 20% de l’économie européenne.

La crise a révélé les faiblesses de notre industrie:

la trop faible demande interne qui nous oblige à exporter davantage et donc à être plus compétitifs,le manque d’investissements dans beaucoup de secteurs industriels, qui limitent leur capacité à se moderniser, à innover et à créer de nouveaux produits,les règles administratives et financières, toute une bureaucratie, encore souvent trop lourdes aussi dans les Etats membres et qui coûtent beaucoup trop cher à nos industries,et puis, nous ne pouvons pas ignorer le coût des prix énergétiques sur les finances des entreprises, et qui se répercutent sur leurs marges et les prix des produits. L’étude qui vient d’être présentée, préparée par le Commissaire Oettinger et les services en charge de l’énergie, et dont on vient de parler, établit très bien les causes multiples de ce problème important de notre compétitivité.

Nous devons être lucides. La reprise de la croissance européenne n’aura qu’un effet limité sur ces problèmes structurels. Pointer du doigt nos partenaires ne servira pas à grand-chose. C’est à nous Européens d’apporter des solutions pour nos industries.

Aussi j’appelle les Etats membres à se saisir de cette question lors du Conseil européen de mars et à prendre des décisions concrètes sur chacun des problèmes identifiés.

La Commission a déjà fait de nombreuses propositions depuis plusieurs années. Nous en faisons encore d’autres aujourd’hui – notamment le Vice-Président Tajani que je veux remercier pour toute son énergie dans ce dossier – nous avons fait beaucoup de propositions pour accélérer ce mouvement.

Je prends quelques exemples concrets.

1. Premièrement, l’accès vital aux financements publics et privés.

Nous avons dégagé dans le budget européen voté pour 2014-2020 une enveloppe de 100 milliards d’euros pour aider les Etats membres et les régions à moderniser et surtout à spécialiser leurs industries. Parallèlement, des fonds très importants ont été spécifiquement identifiés dans le nouveau programme de recherche Horizon 2020 pour soutenir l’innovation industrielle. Ces investissements sont disponibles pour les Etats, les régions, et les entreprises. Ils sont la preuve concrète de la valeur ajoutée de notre budget.

Toutes les propositions que nous avons faites pour développer le capital-risque, le soutien financier de la Banque Européenne d’Investissement, ou pour mettre en place une Union bancaire vont exactement dans le même sens.

Il faudra maintenant donner l’impulsion politique nécessaire pour que des décisions se prennent sur ces propositions.

2. Deuxièmement, nous devons faciliter la vie de nos entreprises qui rencontrent encore trop d’obstacles réglementaires et financiers dans leur développement.

Nous devons mieux connecter les industries au marché, à leurs fournisseurs et à leurs clients via des infrastructures de transports et de télécommunications. J’appelle donc le Parlement européen et les Etats membres à adopter les législations que nous avons proposées, notamment sur le rail et le ciel unique.

Mais c’est aussi la vie quotidienne des entreprises que nous devons faciliter. Aujourd’hui, nous proposons un nouveau “Small Business Act” pour aider à la création d’une entreprise pour moins de 100€ et en moins de 3 jours contre la moyenne aujourd’hui que est de 372€ et 5 jours.

Plus globalement, nous pensons que les Etats membres devraient examiner de près leurs législations nationales – comme nous le faisons avec le droit européen – pour identifier les charges inutiles, les coûts excessifs sur les entreprises et opérer les simplifications nécessaires. Il y a là un gisement d’économies à exploiter pour les industries et aussi pour les administrations.

3. Enfin, l’accès aux matières premières et aux sources d’énergies à des prix abordables doit être une priorité absolue pour l’Union et les Etats membres. La Commission continuera à mettre l’accent sur ces aspects notamment dans les négociations commerciales pour assurer cet accès, et continuera à pousser les Etats membres pour mettre en place un véritable marché européen de l’énergie qui facilite une offre à bas prix. Nous devons parallèlement innover pour nous offrir les alternatives technologiques à ces matières premières et à ces ressources énergétiques importées. La Commission fera des propositions en ce sens au cours de l’année.

La vérité c’est, Mesdames et Messieurs, que l’industrie européenne reste essentiellement compétitive. Nous avons un excédent commercial très important dans l’industrie. D’ailleurs nous avons aujourd’hui un excédent dans tous les secteurs, sauf les matières premières et l’énergie. C’est précisément pourquoi d’ailleurs on doit avoir une attention spéciale à ce domaine de matières premières. Mais nous avons un excèdent commercial, nous avons le potentiel dans notre énergie. D’ailleurs je voudrais saluer l’effort notable qui font certains de nos industries, surtout dans les pays en crise, précisément à cause de la crise en Europe, elles sont allées chercher, elles sont en train de chercher de nouveaux marchés ailleurs, ce que montre leur dynamisme et leur capacité, aussi pour les petites et moyennes entreprises.

Mais nous pouvons faire plus pour la politique industrielle. Pas la politique industrielle du passé, ça c’est hors question, ce ne serait pas compatible ni avec nos règles de concurrence ni avec les règles du commerce international, dans certains cas. Mais en utilisant toute la panoplie d’instruments qui nous avons, de la recherche aux fonds structurels, aussi dans certains cas des initiatives d’actions concrètes – par exemple ce que nous avons comme Joint Technology Initiatives –, nous pouvons appuyez notre industrie, nous pouvons protéger l’industrie sans être protectionniste. Et l’industrie a de l’avenir en Europe, ça c’est le message qu’aujourd’hui nous voulons passer, parce que, effectivement, en nous appuyant sur des initiatives déjà prises, est quelque chose de réaliste, accroître la part de l’industrie dans le produit intérieur brut européen.

Je vous remercie.

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