Bersani shock!

COMITATO NAPOLETANO BERSANI PRIMO MINISTRO

 

RASSEGNA STAMPA

 

martedì 7 gennaio 2014

 

bersani pugni chiusi Auguri

 

 UN PREAMBOLO DECISIVO

di Pier Luigi Bersani – pagg.1 e 8 Unità del 2 giugno 2013

È giusto leggere la partecipazione alle elezioni amministrative come la conferma di una grave  disaffezione dei cittadini. È  altrettanto giusto rimarcare che, in quel quadro, viene riconosciuto un primato al Partito democratico e ai suoi candidati (dire che si è perso anche quando si è vinto serve spesso per stare con un piede fuori dalle proprie responsabilità!). Il giorno seguente, il nostro risultato è scomparso. In un passaggio parlamentare relativo alla legge elettorale si è dato l’argomento ai giornali per titolare: il Pd si divide, il Pd sull’orlo della crisi, e così via. Già peraltro comincia a vedersi lo sport antico di tirare il sasso e nascondere la mano verso il governo che sosteniamo. Niente di nuovo sotto il sole: in una recente e dolorosa esperienza abbiamo visto come il venir meno a nostre decisioni collettive abbia cambiato il corso degli eventi nella politica del Paese. È tempo di riconoscere che tutto questo è il segno di un problema profondo e strutturale, che non può essere affrontato con richiami al buon cuore ma piuttosto con un sincero confronto fra noi. Ho già provato a descrivere il tema con un interrogativo: vogliamo essere un soggetto politico o semplicemente uno spazio politico? Il Pd è nato mentre già la crisi democratica italiana e l’umore antipolitico avevano generato formazioni a impronta padronale o comunque personalistica; formazioni, cioè, connesse in modo strutturale ed esistenziale al leader. La crisi ha accelerato e approfondito il processo, facendolo emergere un po’ ovunque in Europa. In proposito, le analisi ormai riempiono le biblioteche e convergono. Si sono affermate ovunque esigenze di semplificazione e accorciamento anche emotivo nei meccanismi di rappresentanza; la partecipazione si è andata riducendo ad un ruolo esornativo; la comunicazione si è messa al comando; la «sostanzialità» del consenso ha cominciato a rompere argini formali, istituzionali o addirittura costituzionali. In Italia abbiamo visto per primi come quel tipo di offerta politica sia efficacissimo nel promettere risultati, ma impotente o disastroso nel produrli. Sappiamo ormai che interpretare abilmente ciò che pensa «la gente» non significa governare! Noi democratici abbiamo vissuto questa fase, che è stata per il Pd di affermazione e di radicamento, mettendo a critica quel modello e tuttavia tenendoci, rispetto a quel modello, flessibili fino al punto di essere, qua e là, cedevoli. Nella sostanza ci è sfuggita la radicalità della nostra alternativa e quanto fosse e sia controcorrente la nostra sfida. È tempo di chiarirci le idee fino in fondo. Dentro la transizione e la crisi il nostro modello alternativo pretende di incrociare e interpretare la complessità, l’esplosione delle soggettività, gli spazi inediti di comunicazione e relazione attraverso la partecipazione consapevole, il pluralismo; attraverso la costruzione di una sintesi che muova da meccanismi che non semplificano ma anzi sollecitano e moltiplicano i protagonismi. Come non vedere che questo nostro incompiuto tratto distintivo (arricchito naturalmente da significati valoriali e contenuti programmatici) ha consentito comunque di essere una formazione che ormai «esiste in natura» in ogni luogo del Paese, di superare difficoltà e smentite quotidiane, di candidarci ad essere l’unico potenziale riferimento politico per uscire dalla transizione? D’altra parte, come non vedere il limite strutturale della nostra esperienza che ci trattiene dall’essere pienamente all’altezza delle responsabilità che il Paese ormai ci riconosce? Questo limite sta nella forza e nell’univocità della sintesi. Il nostro modello per definizione drammatizza l’esigenza di sintesi, il nostro modello per definizione esclude di affidarla all’uomo solo al comando. La sintesi può venire solo dalla scelta politica consapevole e  dichiarata da parte dei protagonisti diffusi di devolvere alla decisione del proprio collettivo una parte delle proprie convinzioni e delle proprie ambizioni (è in questa devoluzione peraltro che si materializzano il disinteresse personale e la moralità politica!). Più soggettività e più sintesi: non c’è altra strada, io credo, per stare nella modernità e per essere utili al Paese. Il Paese deve via via percepire che il Partito  democratico ha una fisiologia che dà voce con grande apertura alle complessità e che assieme garantisce decisioni certe ed efficaci e capaci di resistere, quando è necessario, al senso comune del momento. Senza questo saremo trascinati dove, spero, non vogliamo andare: ad essere cioè uno spazio politico anche affascinante ed accogliente ma troppo esposto alle esibizioni individualistiche, alle baronie politiche o ai rabdomanti del senso comune. Un simile spazio può essere utile ad alcuni, a tanti, a tantissimi, ma non al Paese!

Questa necessaria discussione infatti non parla di noi, ma dell’Italia. Viviamo una crisi senza precedenti che ancora non ha esiti prevedibili. Ciò che stiamo vivendo non è politicamente il nostro orizzonte. Le sfide non sono finite, le abbiamo davanti. Programmi, contenuti, soluzioni possono essere discusse liberamente. Ma prima di tutto chiediamoci: vogliamo metterci all’altezza delle nostre responsabilità e del nostro compito? Vogliamo essere finalmente e pienamente un soggetto politico, traendone le conseguenze? Tutto questo è, ovviamente, un semplice preambolo. Ma un preambolo decisivo.

 

5 gennaio 2014

L’ex segretario Pd colpito da lieve emorragia cerebrale Grave malore per Bersani, l’ex segretario Pd in sala operatoria

 

Che cos’è l’emorragia cerebrale subaracnoidea

 

La sfida più difficile di Pier Luigi Bersani. Lealtà e coerenza di un leader

 

Pier Luigi Bersani operato per un’emorragia cerebrale: è andato bene, condizioni stabili

 Gli auguri della politica.  E su Twitter il Pd esprime il proprio sostegno.”Un abbraccio fortissimo a Pier Luigi Bersani” scrive Matteo Renzi. Messaggi analoghi da Pina Picierno a Alessia Morani, che incoraggiano Bersani a superare il momento difficile. Un “forza” arriva anche dal presidente del Senato Pietro Grasso, mentre da Forza Italia fanno sentire la loro voce il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri, Mariastella Gelmini, vicecapogruppo vicario alla Camera, la responsabile Comunicazione del partito Deborah Bergamini. In una nota il sindaco di Torino Piero Fassino esprime il suo dolore “Ci auguriamo tutti che Pier Luigi possa riprendersi al più presto”. Anche il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha espresso in una nota la sua vicinanza all’ex segretario Pd: “Con l’auspicio che si tratti di un malore passeggero, e di rivederlo al più presto al lavoro con la consueta energia e determinazione, rivolgo i miei più affettuosi auguri di pronta guarigione a Pier Luigi Bersani”.

 

6 gennaio 2014

 

Dall’Unità al Giornale, tutti uniti per #forzabersani

 

Bersani, dopo l’intervento

si respira ottimismo

 

Bersani prima dell’intervento: ”Registratemi Juve-Roma”

Cuperlo: “Pier Luigi è un combattente”

Fassina in visita da Bersani rischia di incrociare Renzi

Bersani, dai medici un cauto ottimismo. Renzi: “E’ uno tosto, lo aspetto per tornare a litigare”

 

4° bollettino medico della giornata

 

Dulcis in fundo con Bersani ignaro e ancora in rianimazione qualcuno pensa di “candidarlo” alla Presidenza della Repubblica. Più che bruciare Bersani, sembra che “l’anonimo autore” bruci dalla voglia di falciare il terreno per prepararlo ad altri scontri … e come al solito la tensione viene dal web …

Tanta commozione per Bersani. Che sia lui il miglior successore di Napolitano?

 smile pensante

 

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