I governi in Italia dalla fine degli anni 90: brevissimo escursus

COMITATO NAPOLETANO BERSANI PRIMO MINISTRO

RASSEGNA STAMPA

lunedì 16 dicembre 2013

bersani europa

Tranne la brevissima parentesi del secondo governo Prodi (dal 2006 al 2008), è dal 2001 che Berlusconi è al governo ininterrottamente, considerando il governo Monti (2011-2013) e l’ibrido governo Letta delle larghe intese (2013) che come tutte le cose eccezionali italiane corre il rischio di diventare norma. Anzi con il governo Letta, il “governo Berlusconi” si è anche procurato una “prolunga” sine die. Basta questo semplicissimo dato per imputare in maggior misura al centro destra la responsabilità di molti disastri politici e fallimenti italiani. La legge Bossi-Fini ne è un esempio lampante.  Come altro esempio lampante è il decreto campano sui rifiuti che vede la luce con la giunta Rastrelli (AN), Napolitano Ministro dell’Interno, e che ha trasformato la Campania nella attuale “Terra dei fuochi”. A dire il vero fu il bando di gara, affidatario alla ditta vincitrice l’appalto, a creare il più grave disastro. Vinse la ditta societaria meno accreditata, cui furono affidati pieni poteri anche nell’individuazione dei siti per le discariche. Ma questa è un’altra e lunghissima storia, piena di tappe e …  provvedimenti.

Precedentemente al 2001, con i governi a maggioranza di centrosinistra:  Dini (1995), fino ad Amato II (2001), si parlava di sussidiarietà e sviluppo, di 5^ potenza industriale europea e progresso sociale, e la crisi la si vedeva e percepiva con il binocolo. Eppure si intravedevano i lampi all’orizzonte che annunciavano tempesta. A dire il vero una tempesta sempre annunciata ma mai nei fatti realmente concretizzatasi, fino alla convergenza della maggioranza di centrodestra al governo di molti paesi dell’area euro: ossia fino al 2011. In Italia la data corrisponde al governo Berlusconi II. Scriveva in quel periodo Sergio Chiamparino, sulla rivista diretta da Cesare Damiano,  “Walfare e Lavoro” :

Per i paesi sviluppati, fra cui il nostro, s’impone tassativamente la ricostruzione di un equilibrio sostenibile fra produzione e consumo. Bisogna che produciamo quel che consumiamo o che esportiamo una quota sufficiente di prodotti sufficiente a pagare il debito pubblico e privato necessario a mantenere il livello di benessere desiderato. Questo obiettivo si può raggiunge in due modi: o con la decrescita, vale a dire gestendo un ridimensionamento del benessere privato e pubblico adeguandolo alla nostra capacità di produrre; o con la crescita, vale a dire reinnescando un processo di sviluppo sostenibile che adegui la capacità di produrre e vendere beni e servizi ai livelli di benessere desiderato. Naturalmente l’alternativa non è neutra.

In una situazione di ristagno o decrescita della produzione, tende a resistere di più chi ha condizioni patrimoniali alle spalle più solide, quindi tali da poter sostenere l’indebitamento o comunque da consumare patrimonio per  garantire consumo. In altre parole chi è più ricco ha maggiori probabilità di mantenere livelli di benessere maggiori di chi, viceversa, non ha ricchezza patrimonializzata alle spalle. In una situazione di crescita non vi è la certezza ma vi è la possibilità che la redistribuzione del reddito prodotto possa avvenire con modalità tali da riequilibrare le posizioni sociali che si sono determinate dopo decenni di stagnazione. In sintesi, la decrescita va incontro ad un ampliamento certo delle diseguaglianze sociali; la crescita lascia aperta la prospettiva di un’eguaglianza possibile”.

Questa una delle sfide del riformismo…

– Un paio di macchie

La macchia profonda si è verificata con l’introduzione in Costituzione “dell’obbligo del pareggio di bilancio”, imposta dalla Germania. In pratica la Merkel ha “messo mano” alla Costituzione italiana. Una cosa davvero scandalosa, passata nel silenzio generale, offensiva della gloriosa storia rivoluzionaria e repubblicana della nostra patria difesa con il sangue ed oggi oltraggiata a suon di Würstel, crauti e fiumi di birra. Ma la vera grossa “macchia” il Pd se l’è procurata con l’appoggio al governo Monti, per senso di responsabilità, per non lasciare il paese in balia di elezioni con il “porcellum” dopo la caduta del governo Berlusconi, con lo spread che incombeva, anche se poi sempre con il porcellum siamo andati a votare, con i risultati che tutti conosciamo. … Che dire … povero Mazzini …Intanto neanche la Merkel si schioda …

Però, e purtroppo, allo stato delle cose attuali,  tutto va preso cum grano salis, con buon senso. In realtà è sempre cosa saggia appoggiare e sostenere l’idea d’Europa che ancora tutti continuiamo ad immaginare e per cui continuiamo a lottare. E’ proprio nella grande comunità dei popoli europei che risiede la vera salvezza dalla crisi che ci attraversa e che ci lascia più amareggiati che mai ed è proprio negli assetti politici, assai critici, attuali che risiede la soluzione per uscire dallo stallo e criticità attuali.

In sociologia le crisi, i nodi, le problematicità emergono e sono funzionali al sistema proprio per far sì che esso trovi la via d’uscita per ricreare un rinnovato equilibrio ottimale.

 

past-present-future

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